Archivio per la categoria ’Uncategorized’

La frase della settimana

20 May 2013 - Commenti »

Da oggi sono a dieta: basta con le droghe pesanti!

Larsen (Marco Della Noce)

Tutti alla Milano Food Week

18 May 2013 - Commenti »

Perché? Perché ci sono un sacchissimo di cose dappertutto, tanto per cominciare – per tutti i gusti, a tutte le ore, in ogni angolo di strada o quasi…

E cosa? La scelta, lo abbiamo visto  sfogliando i programmi, è spropositata – noi vi segnaleremo qualche cosa qua e là, a gusto nostro.

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Iniziamo con un evento temporary che è un’anticipazione di una più lunga serie di eventi consimili. Al Carlyle Brera infatti è partito un temporary restaurant – “Caffè Carlyle” – che proporrà per una settimana al mese i menu di uno chef “straniero”. Si parte con Franceschetta58, il bistrot di Massimo Bottura e Marta Pulini, fino al 25 maggio, tutte le sere, escluso domenica 19. Provateci: ne vale la pena, ci sono stato su invito dell’organizzatore, Fabiano Guatteri: ho assaggiato una serie di salumi e formaggi e conserve e mostarde su cui non ho molto da dire, se non che le fette erano piccole, e non hanno volutoi darmi i prosciutti interi, e che lo gnocco fritto non era espressamente consegnato a me ma messo in cestini sul tavolo per tutti, e che i barattoli delle mostarde erano sorvegliati e non sono riuscito a mettermene in tasca nemmeno uno… Meno male che ho mangiato una marea di alici marinate su crostini e con pomodori pendolini, una… due… tre porzioni di timballo di aneletti con melanzane pomodorini arrostiti e ricotta salata, e alcune crostatine meringate ai pistacchi di Bronte…  E un aperitivo Leone da scoprire…

Mi sono trattenuto – ma ho deciso che amo marta Pulini. E prima o poi glielo dirò.

Idea molto piacevole, insomma – molto “comfort food”, semplice e “caldo”, amichevole – i piatti hanno tutti lo stesso prezzo, 15€; sono serviti su piatti tutti diversi l’uno dall’altro (anche se – diciamo le cose come stanno – ho visto che ce n’erano due uguali…); e devo ancora assaggiare tutti gli altri del menu…

E poi ci sarà Stefania Corrado – la multitasking chef con il suo brunch domenicale (il 19 e il 26, dalle 11 alle 15; baby-sitter per i bambini).

E domenica 19 maggio “Making Mozzarella”, aperitivo con mozzarelle appena sfornat… ehm, no… munte? mozzate? mozzarellate? insomma, fatte sul momento.

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Stefania Multitasking Corrado sarà anche lunedì sera dalle 19 da De Longhi in via Borgogna per uno showcooking “Flan e sformati primaverili”: imperdibile, soprattutto perché ci sara anche Emanuele Bonati a fare da “ingrediente”…

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Come imperdibile sabato in Cucinoteca (via Muratori 32) la presentazione del libro di Lorenza Pliteri Cannella e zafferano, Ponte alle Grazie, condotta con spirito acume e professionalità da Emanuele Bonati; seguirà un mini-corso di cucina “Spezie con dolce e salato”.

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Per finire, consigliamo un bel gelato – ma non un gelato qualunque, bensì uno di quelli appositamente ideati  per noi e per la Milano Food Week dalle nostre gelaterie (per noi nel senso che le abbiamo praticamente costrette, povere geltaerie):

Attimi di gusto – via Cesare Correnti, via Vigevano, viale Piave (sono come i funghi, ogni tanto ne spunta una…)

Gelateria Paganelli – via Adda angolo via Fara (o via Fara angolo via Adda)

Gelateria PortaRomana – in corso di Porta Romana, poco prima della Porta Romana

Anzi, adesso vado ad assaggiarli e a fotografarli tutti quanti…!

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Stay tuned! Other news on the go!

Emanuele Bonati

La frase della settimana

13 May 2013 - Commenti »

“Ogni volta che siedo qui penso a Borges che, in un racconto, fa sostenere da Paracelso che il Paradiso esiste ed è questa terra. Ma esiste anche l’inferno, ed è il non accorgersi che questa terra in cui siamo è il paradiso.”

Luigi Veronelli a proposito dell’Enoteca Pinchiorri

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Cuoco sandwich

14 October 2012 - Commenti »

Tempo di crisi? Lo chef si inventa uomo-sandwich e autopromuove il proprio locale, decisamente in crisi all’orario di pranzo, uscendo in strada – e recuperando clienti, e pubblicità gratuita.

Succede a Villongo, nel bergamasco, al Tango Risto Bar (Viale Italia 46, 24060 Villongo, 035928264): lo chef, argentino, Leonardo Gutierrez, ha pensato di attirare clienti con questa idea. Funziona.

(Detto così, en passant, non certo per promozione: a giorni sarà disponibile su iTunes, e fra un paio di settimane entrerà in funzione, Eat2, una app che i ristoranti potranno utilizzare per mandare delle offerte last minute per i tavoli che rimangono vuoti a possibili clienti geolocalizzati e profilati… d’accordo, per ora solo a Milano: ma ci espanderemo!)

Emanuele Bonati

Notizia tratta da L’Eco di Bergamo

(Foto by sanmarco K2)

Miracolo a Milano: Totò a “Casa Tua”

25 July 2012 - Commento (1) »

“Sai cos’è che mi piace? Le cose buone da mangiare, certamente; gli ingredienti, le preparazioni, la cura nell’apparecchio della sala, il servizio, l’arredo… Tutto quello che contribuisce a rendere la mia esperienza unica e personale e più o meno riuscita. Ma quello che mi piace è quando incontri qualcuno in grado di renderti conto di tutto quello che hai sul tavolo, di ogni ingrediente e di ogni singola briciola di pane, di ogni mattone, dei figli del produttore di pasta o del raffreddore delle pecore che hanno dato per questo meno latte e allora il pecorino…”

Quando Totò parte, bisogna lasciarlo andare – sorvegliandolo, certo, ma lasciargli percorrere tutte le tangenti e tangenziali che vuole – tanto ritorna sempre (ahimé…).

“Ti ho sentito, sai? E non trovi anche tu che sia un gran bell’uomo?”

Beh, sì, certo, ma, normale, insomma…

“Hi, hi, sei imbarazzato?”

Ma figurati – per così poco? Semplicemente, non avevo considerato il lato estetico del nostro ospite, preso com’ero dal fascino dei suoi discorsi…

“Anch’io – e non sto facendo un discorso estetico – ma mi è venuto in mente il grande Totò, in Totòtruffa, mi sembra…” (Ah, le origini cinematografiche del nostro Totò vengono fuori in modo del tutto inaspettato, a volte…) “Ecco, Totò se non sbaglio impersonava una signora distinta ed elegante, nonostante la faccia di Totò e certi pelacci sugli avambracci… Insomma, questa signora Totò si sdilinquiva tutta con un signore per non pagare l’affitto, civettava e lo adulava… ecco, per farmi offrire una cena da David…” David? “Se si chiama così, come devo chiamarlo, Asdrubale? Insomma, i suoi racconti, i suoi ricordi, e della sua famiglia, e la descrizione dei prodotti, dei piatti, delle sue ricerche sul territorio…”

Alt – riprendo in mano la situazione, e cerco di fare un poco di ordine.

Siamo andati – con un gruppo di amici blogger – a conoscere il signor “Giulio Pane e Ojo” (“Che poi abbiamo scoperto essere un sacco di altre cose: ‘Abbottega’, ‘Casa Tua’, ‘Osteria del Mare’ a Montecarlo, ‘Quinto Quarto’ a Manhattan…”), ovvero David Ranucci – “Oste fondatore”, si definisce giustamente nel suo biglietto da visita.

Origine centroitalica, fra Lazio e Toscana, famiglia che si occupa di ristorazione da un centinaio d’anni (il Giulio di “Pane e Ojo” è una dedica a suo nonno), gestore di discoteche a Roma, a Milano quasi per caso, decide di fare qualcosa – e pensa studia si informa e apre appunto “Giulio Pane e Ojo”, avamposto delle cucine romane (non c’è un’unica cucina romana, ma come spesso, o sempre, c’è un’unione e un incontro di tradizioni e usi e prodotti…) a Milano dal 1999: una base di piatti tradizionali, all’insegna della qualità e del prezzo conveniente, per un locale inizialmente non molto grande (non sono riuscito ad andarci per anni, scoraggiato dalle code fuori – anche se mi si dice che di tanto in tanto venisse apparecchiato anche il tetto di qualche auto parcheggiata…), ma che pian piano si è espanso – il negozietto a fianco, l’appartamentino sopra, il magazzino sul retro, il locale dall’altra parte del cortile (“Vero: ho visto un paio di inquilini rientrare furtivi in casa, strisciando lungo le pareti, per non farsi vedere ed evitare di essere fagocitati; e anche la scala condominiale è chiusa da un cancello di ferro, per evitare che David vi si introduca e ti cominci a cucinare in salotto…”). Ambienti piacevolmente “casalinghi”, ma senza “casalinghitudine” di maniera: familiarità, piuttosto, convivialità.

Grande successo: è così che Ranucci è diventato “Oste Fondatore”, e ha dato vita ai locali di cui sopra – il recente “Abbottega”, pressoché di fronte a Giulio, aperto fino a mezzanotte, con un angolo per la vendita di vini salumi e formaggi (“Ma hai sentito che meraviglia il pecorino romano? Sai che il produttore è forse l’unico romano rimasto a produrre l’autentico pecorino romano, mentre gli altri produttori pastori si sono stabiliti lì venendo dalla Sardegna, e quindi…”) scelti personalmente, con un rapporto diretto col (piccolo) produttore, “biologico” a sua insaputa… – “Casa Tua”, Toscana a tutto spiano dal 2007, un po’ più avanti dall’altra parte della strada (ci si espande a macchia d’olio – siamo in zona Porta Romana, e c’è chi assicura di aver visto sui resti dell’antica Porta un citofono con il campanello “David Ranucci”) – ma anche un “Quinto Quarto” a Manhattan, e, sempre in una città con la “M”, Monaco, a Montecarlo, “Osteria del Mare” (quando esce di casa per andare a comprare una pizza, torna con una pizzeria a Miami e una a Mombasa…).

OK – siamo stati invitati da Ranucci, con un gruppetto di blogger, a conoscere “Casa Tua” (“Quindi mia, no? ma anche degli altri? e allora ‘nostra’, o ‘vostra’, se la precisione…”), e il cuoco di “Giulio”, Sami, di origine egiziana (“Ecco, questi stranieri che vengono qui a rubarci il lavoro! Vero che lo fa benissimo? Mi piace che la cucina del territorio passi tra le mani di gente che viene da tutti gli ‘altrove’ possibili e venga ad un tempo conservata e rinnovata…” – stai diventando verboso e noioso, lo sai, vero?), per una cena di introduzione alla loro idea di cucina del territorio che… o mamma, sto diventando verboso anch’io…

Panzanella, per cominciare: un classico, con varianti, pane sciapo, raffermo abbrustolito inumidito bagnato (“Sai che non amo i piatti inzuppati, che i crostini li faccio passare appena dentro la minestra e li mangio subito – ma qui era proprio al punto giusto di imbibitura, morbido e croccante assieme – e le verdure: insomma, se le materie prime sono buone…”), con verdurine fresche, giro d’olio…

Pappa al pomodoro: siamo sempre nel classico, con un piatto tutto sommato semplice, e forse per questo a volte clamorosamente sbagliato; qui, perfetto, dev’essere sempre una questione di ingredienti, di qualità, ma anche di cura e di attenzione (e di studio della tradizione, perché no?).

Testaroli – forse il formato di pasta più antico, “sopravvissuto” in zone come la Lunigiana: un mix di acqua e farina cotto in un apposito contenitore di terracotta, il testo – un nome che suona di latino… –  tagliato poi a rombi e ri-cotto come una pasta e condito – qui con pecorino e olio, e poi con un pesto di pistacchi, straordinari, semplici, buonissimi.

Arrosto morto – altro piatto tradizionale, un arrosto di petto di tacchino lardellato con guanciale, cotto in pentola (“morto” perché non si muove come quando cucinato al girarrosto..?!) – “Non male, forse mi ha colpito meno del resto, il tacchino non è la mia passione…” – in effetti, “appena” buono.

Il dolce – magari non proprio tradizionale, ma delicato (“E la mia fetta era un po’ piccola…”) – crostata con nutella ricotta un po’ di rum cioccolato grattugiato sopra…

E allora? Mangiato proprio bene, un posto piacevole, Ranucci è effettivamente un personaggio (e un imprenditore) notevole, il cuoco bravissimo. E – cosa importante – qui come da Giulio (andremo a verificare a Montecarlo e a Manhattan…) il conto è moderato: antipasti da 4,50 a 7,50/9,50€, pasta 9/10€, secondi 13, dolci da 3 a 6..

“Mi sa che ‘Casa Tua’ la senti proprio tua, vero?”

Sarà un “Miracolo a Milano”…

***

Grazie a Paola Sucato Ci_polla, Marta Tovaglieri Streghetta in cucina e Anna Maria Simonini The Kitchen Times per le foto… quelle scattate da Totò erano pessime (l’emozione di fronte ai piatti? era intento ad ascoltare le affabulazioni di Ranucci? chissà…).

Casa Tua Osteria

Via Muratori angolo Via Corio

Milano

Tel. 02.55.14.269 

Emanuele Bonati

Miracolo a Milano: Totò da Gattò

23 July 2012 - Commenti »

Totò hai visto dove sono finite le mie bretelle?

“Quali? quelle a fiori? Le ho prese in prestito io.”

A parte che ti ho già detto di lasciare stare le mie cose, sempre e comunque, cosa te ne fai?

“Guarda come mi stanno bene! Sai com’è, la cintura dev’essere rotta, non riesco a chiuderla…”

Magari non è la cintura, è che sei tu che sei un po’ ingrassato…?

“Magari è l’umidità che fa rattrappire un po’ il cuoio!”

Ma senti…

“Comunque, ho pensato: per non correre il rischio di ingrassare, dobbiamo deciderci a mangiare meno, specie se dobbiamo farlo spesso, per scrivere i nostri articoli, magari prendendoci un piatto per uno e scambiandoci degli assaggi…”

Ma…

“No no guarda va bene così anzi risparmiamo che sai di questi tempi la crisi io non posso permettermi…”

Ma se pago sempre io!

Per assecondare questa nuova mania di Totò – fuori a mangiare in tempo di crisi – siamo stati a pranzo in un posto carino, un ristorantino-ma-non-solo, circa: Gattò Viaggi Robe & Cucina.

Aperto già da qualche anno, mette in vetrina, oltre al menu, alcuni vari articoli – oggetti, borse, e altro. Un po’ boutique, un  po’ bistrot, un po’ non so. Negozi che uniscono culinaria e commercio di altre cose, più comuni forse all’estero, ne sono sorti di recente un po’ dappertutto, a Milano, oltre a Libri & Caffè (purtroppo chiusa di recente), un negozio che vende fiori e vino in via Fauché, un altro di salumi e scarpe in Cesare Correnti… Tutto da esplorare. Partiamo da qui, allora. A pranzo da Gattò…

“Mi piace il nome Gattò, è originale –Miciò sembra poco serio, Cané no, troppe assonanze strane… e Topò no, non va proprio…”

Ecco, il mood di umorismo autarchico no – da uno che le battute gliele scriveva Cesare Zavattini, mi aspetterei altro. ‘Gattò’ è la napoletanizzazione del termine francese gâteau (durante la permanenza francese in queste contrade nacquero anche il crocchè e il ragù), che indica una torta di patate, salame e formaggio.

“Sembra buona! Posso prenderne una fetta come stuzzichino…?”

Passiamo a leggere la carta, che racconta per bene i vari piatti, e usa dei nomi molto molto indovinati e originali, e raccontiamo cosa abbiamo assaggiato.

• McGattò, 12€. La proposta piatto unico con acqua e caffè: hamburger di manzo con insalata mista e patatine.

• Promenade des Anglais. Una salade Niçoise con insalata mista acciughe tonno pomodoro cuore di bue, 11€

• Gioco di gamberi, 12€: insalatona gamberi avocado. Buona, abbondante.

• Arragusado mio, 12€. Maltagliati freschi home made (“Certo che anche se li chiamavano fatti in casa… anzi, suonava pure meglio…”) con ragù rosso napoletano fatto con pomodori passati e un pezzo di manzo cotto per ore pippiando fino a sbriciolarsi. “Che bello!” In effetti l’occhio è soddisfatto subito al primo impatto: un bel piatto, colorato, invitante – e buono, si sente preparato con passione, se queste cose si possono sentire. Un filo d’acqua di cottura di troppo nel piatto, qualche grado di temperatura di troppo della pasta; ma dopo un attimo veramente un piatto gustoso.

• Una risata di gusto: riso carnaroli mantecato con mazzancolle rucola pomodoro fresco. Sarebbe stato da prendere solo per il nome – “E perché mi piace il riso…” – ma continuo ad avere delle remore sulla rucola, che a volte mi sembra veramente un succedaneo del prezzemolo – va bene dappertutto, si trova dappertutto – no, grazie.

• Pork Avenue 14€: filetto di maialino mantovano saltato in padella con patate novelle e zucchine al profumo di senape. Ma che belli i nomi di questi piatti. Questo era da prendere solo per il nome, ma abbiamo preferito…

• Qui tutti i salmoni finiscono in gloria 14€: salmone fresco impanato al sesamo cotto al forno con mini taccole fresche saltate in padella e finocchio, e meno male che abbiamo scelto questo, anch’esso buono a vedersi bello a mangiarsi e viceversa, cottura perfetta, morbido, saporito, buone le taccole, ancora ancora bis… (“Emanuele! controllati!!”).

• Il nonno grasso è semifreddo, un semifreddo appunto torroncino caffè crema (ma cosa ridi? non penserai che iolo abbiano dedicato – preventivamente – a me, vero?).

• Amaretto in bocca, semifreddo home made (“Ancora? che sia il nome di una fabbrichetta…?”) amaretto crema inglese granella croccante di mandorle: ecco, il dolce abbastanza irrilevante, buono, per carità, ma senza raggiungere la delicata poesia di gusto delle altre portate. Peccato.

Tavolini all’aperto, ambiente piacevole, gentilissimo il cameriere. La sera il menu, e i prezzi, sono più impegnativi.

Dal loro sito: “La nostra è una cucina mediterranea, fatta di sapori semplici ma decisi e cotture leggere senza grassi, da mangiare tutti i giorni, che partono dalla qualità e dalla freschezza quotidiana degli ingredienti: nei nostri piatti, le materie prime sono il risultato di una ricerca continua e fortunata, di una selezione accurata, di una passione totale. Questa scelta ‘casalinga’ comporta che a metà serata possano non esserci tutti i piatti indicati nel menu, vi chiediamo scusa in anticipo. Siamo felici di avere clienti affezionati e per garantire sempre un’offerta coerente (e divertirci lavorando), ogni giorno sostituiamo qualche piatto e spesso sperimentiamo novità, seguendo il corso delle stagioni. Avviso ai napoletani: alcuni piatti hanno origine a Napoli ma sono stati un po’ rielaborati, non li troverete fatti come da mammà.” Promesse diremmo mantenute.

E i viaggi del nome? A quanto pare, sono il ricordo della precedente avventura di Gattò – “morta” per ragioni tristemente burocratiche, per un “miracolo a Milano” non avvenuto…

Gattò

Via Castel Morrone 10

Milano

Tel. +39 02 70006870

Emanuele Bonati

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Pelle all’arrabbiata per Le Grand Fooding

5 June 2012 - Commenti »

“Come ci stupiranno  l’anno prossimo quelli di Le Grand Fooding?” Questo è stato il mio primo pensiero, tornando a casa dopo “Il Trionfo dello Spaghetto Gigante” di ottobre.

Bene, eccoci qua – ci siamo. Dopo una prima edizione street super-cool e una seconda di notevole impatto scenografico, per la terza edizione hanno pensato di tornare allo street… E il 4 e 5 Luglio alla Segheria di via Meda si terrà Pelle all’arrabbiata.
“Sembra quasi un grido…” ho subito pensato quando Alessia Rizzetto, la p.r. di Le Grand Fooding, mi ha detto il titolo e mi ha raccontato la nuova edizione, davanti a un bel bicchiere di prosecco col fondo.
L’idea è affascinante, forse perchè abbiamo bisogno di evadere un po’ dal finto perbenismo dilagante, di rompere gli  schemi che vogliono gli chef superstar, tutti abbottonati nelle loro giacche su misura, che spesso costringono il loro vero io in una posa da divi.
Ebbene sì! Vogliamo vedere il lato rock degli chef. Gente tatuata, magari con i capelli arruffati, e con le chiazze di sugo! Abbiamo voglia di anticonformismo in cucina!
Si può essere “massicci e incazzati” e cucinare al passo coi tempi con una cura estrema verso il prodotto? La risposta è sì!
E allora ecco i nomi degli chef e dei loro ristoranti, da ogni parte d’Europa – e alcuni sono davvero punk!
Così assaggeremo le delicate prelibatezze, proposte però con piglio da rocker, di:
Andreas Dahlberg e Wade Brown
(Bastards, Malmö)

Vinny Dotolo e Jon Shook
(Animal, Los Angeles)

Eugenio Roncoroni e Beniamino Nespor
(Al Mercato, Milano)

James Lowe e Isaac Mchale
(The Young Turks, Londra)
Jerome Bigot
(Les Grés)

Matteo Torretta
(Al V Piano/ Visconti Street Food, Milano)
La location?
All’interno della Segheria di via Meda, dove troverete tante Ape Classic Piaggio adibite a cucine in movimento, che interpreteranno al meglio il tema delle serate. Non trovate?
Alexander Cammas, il signor Le fooding,  dice: Pelle all’arrabbiata è un’istantanea schietta e vivace del meglio del 2012, all’incrocio tra il boulevard dello Stile e il viale della Bontà. Lì, dove parte la via tortuosa e un po’ oscura dell’Avvenire.
Ah – dimenticavo… Portate un regalino perchè l’aranciata S.Pellegrino spegnerà 80 candeline – anzi no… micce – sulla torta della mitica pasticceria Galdina della Seta.
I festeggiamenti saranno accompagnati dalla musica del mitico Nicola Guiducci, da Barbarella e da Alex Carrara.
Da lunedì in vendita i biglietti qui. Due i tipi di biglietto:
Pochi i biglietti disponibili per entrata dalle 19 alle 20  da 45€ che comprendono anche Le Grand scoppio con Veuve Clicquot abbinato ai piatti dello chef. Dalle 20 in poi ingresso a 30€. Totale posti disponibili 400 per serata.
Il 20% del ricavato andrà al CAF-ONLUS Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi.
Massicci e incazzati ma dal cuore tenero.
Quindi:
Vi vogliamo molto rockers, molto street e molto pelle all’arrabbiata.
Christian Sarti

Per fare un cuoco: Carlo Cracco

19 December 2011 - Commenti »

Antonio Marchello per Anforchettabol, il volume di Trenta Editore, ha intervistato anche Carlo Cracco, uno degli chef più importanti oggi in Italia.

Carlo Cracco, un altro chef cresciuto alla scuola di Gualtiero Marchesi, collezionista di stelle cappelli forchette, alla fama gastronomica ha recentemente aggiunto quella mediatico-televisiva, esibendosi come chef bello-e-cattivo a Masterchef, con grande successo… Il sito del suo ristorante è disegnato da Max Bunker.

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Carlo Cracco fotografato da Monica Placanica.

CHEF Carlo Cracco, Ristorante Cracco, Via Victor Hugo,4 Milano

NATO A Vicenza nel 1965

I MAESTRI Gualtiero Marchesi

IL RICORDO Il ragù alla bolognese, la lasagna

IL PIATTO Pasta e fagioli

UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Persecuzione di Alessandro Piperno; Io sono l’amore di Luca Guadagnino; da Beethoven a Mengoni

DICE “Mio padre non era contentissimo anche perché nel primo semestre avevo 4 in cucina! Il professore mi disse ’secondo me non sei molto portato’.”

INGREDIENTI Grande curiosità, grande apertura, grande rigore, umiltà

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Emanuele Bonati

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Solo buono, il M…Bun?!

16 December 2011 - Commenti »

Dopo aver visitato la Reggia di Venaria, compresi i giardini, che coprono un’area che equivale a 1/3 del paese in cui sono nato, mi è venuto un certo appetito.
Devo dire che sono stato stimolato anche dalle video installazioni di Peter Greenaway, il quale ha creato per quelli che erano gli ambienti delle cucine dei filmati in loop dove si vede il cuoco-attore alle prese con spiegazioni e raccomandazioni varie ai suoi sottoposti… (pare che in quella Reggia fossero impiegate solo 66 persone nelle cucine, poi altri 20 tra servitori ai tavoli ecc.).
Mi sono catapultato quindi all’agrihamburgheria Mac Bun – ormai M**BUN – di Rivoli. Si tratta di un progetto molto interessante e di cui si è parlato molto in passato. Sul sito si trovano tutte le informazioni relative agli ingredienti impiegati, ai progetti, e molto altro. Gli ambienti luminosi, bianchi rossi, mi piacciono.

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C’è aria di festa qui. Gente sorridente, bimbi felici. Gente che si smeriglia il panozzo, le patate e si suggella la gola con una bella bibita con presidio slowfood o con un birrozzo artigianale. Forse non sono proprio i termini utilizzati da queste parti, ma ho reso l’idea?!
Mi guardo attorno e capisco come sia radicata la filosofia slowfood in questo territorio. Me ne ero già accorto girando altri paesi – ma qui si respira proprio anche un’aria slow. Ci sono in vendita molti prodotti enogastronomici, giochi ecologici per bimbi, libri.
Ti metti in fila, le ragazze al servizio sono tutte molto veloci, e prenoti il tuo panino o menù o piatto composto da carne cruda, o robiola al forno aromatizzata, bevanda e dolce. Alta qualità ad un prezzo piuttosto popolare.
Stordito da tutto questo bendidio, opto per il menù da 10 soldi che comprende panino dal nome MACAPUNETT, birra artigianale MACBIUNDA e patate fritte che qui si chiamano FRICIULA.
Velocemente mi fanno pagare, mi danno da bere e, assieme allo scontrino, un apparecchio tipo cercapersone. Guardo la cassiera un po’ perplesso e mi sento stupido. Lei capisce e mi spiega che suonerà il cicalino appena sarà pronto il mio ordine.
Sbalordito mi trovo un tavolino fuori, perché dentro è strapieno, e mi siedo aspettando con ansia che l’aggeggio mi dia segnali di vita.
Assaggio nel frattempo la birra artigianale bionda anzi Biunda e la trovo di mio gradimento. Leggera, amarognola, fresca.
Passano 5 interminabili minuti, suona!
Entro e trovo il mio vassoio pronto. Esco ed apro il mio sacchettino contenente il panino scelto.

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Un hamburger con un buon profumo, delle verze stufate e del gorgonzola. Il pane è buono, morbido e con sapore delicato per valorizzare il contenuto. Lo finisco in pochi minuti e mi accorgo che non sono appesantito. Quasi ne mangerei un altro. La carne viene cotta con particolari forni e non presenta quindi la pesantezza dovuta all’uso della griglia. Mi sparo anche le patate a foglie che sono davvero ottime, dolciastre. Finisco il mio pranzo assaggiando la robiola al forno con peperoncino spalmata sul del pane. Buona!

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Posate, piatti e tutto ciò che si utilizza per il pasto è biodegradabile. Tutti siamo più contenti, soprattutto i bimbi che hanno ricevuto in regalo HAPPY MAIS, questi giochi a base di amido di mais.
Ah. Come sono felice. Finalmente anche io ho provato il fastfood. scusate… lo slowfastfood.
La prossima volta però.. menù bimbi anche per me. Devo avere uno di questi giochi di mais…

cVs

L’AntipatiCibVs: destrutturate, destrutturate, qualcosa resterà

2 December 2011 - Commenti »

I piselli odorosi stanno indubitabilmente tutti qua, anche se qualcuno è in giro che si sta destrutturando; la spuma di capitone alla lavanda è anch’essa concentrata a spumeggiarsi per i fatti suoi a una distanza conveniente sia dal centro del piatto che dal suo bordo – si capisce che è alla lavanda perché c’è un petalo di fiore di lavanda che viaggia imperterrito verso l’ignoto, rappresentato da un cespuglietto di germogli di lenticchia disidratati e disseminati per il piatto (dalle dimensioni di una piccola Piazza Rossa in scala) a inseguire il grano di pepe di cayenna il coriandolo di coriandolo la bacca di cacao grattugiata sopra gli spazi vuoti vicino al velo di sugna croccante.

E il piccolo aspiratore, la ruspettina da tavola per raccogliere il tutto e portarsi un boccone decente alla bocca?