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I protagonisti di Taste of Milano: Andrea Aprea

11 May 2012 - Commenti »

Abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Aprea, chef del Vun al Park Hyatt Hotel, che parteciperà anche quest’anno – come l’anno scorso – a Taste of Milano (come dove quando? dal 17 al 20 maggio all’Ippodromo).

Andrea Aprea a Taste 2011 (foto di Bruno Cordioli)

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Giovane (trentaquattrenne), Aprea ha una carriera di tutto rispetto che lo ha portato in giro in Europa e non solo – in Inghilterra a Bray on Thames, cioè The Fat Duck di Heston Blumenthal e The Waterside Inn di Michel Roux, al Grand Hotel et De Milan, a Sirmione al Villa Cortina, a Kuala Lumpur, a Villa San Michele a Firenze, al Comandante presso il Romeo Hotel di Napoli, per poi approdare al Vun, qui a Milano. Bello che un ristorante di Milano, geolocalizzato praticamente in Galleria, e che si chiama appunto “Vun”, uno in milanese (con tutti i “doppi sensi” del caso, da “primo” in poi…), appartenga a una catena multinazionale, e si avvalga di uno chef partenopeo: è una delle cose che mi sembrano intimamente “milanesi”…

Aprea proporrà a Taste tre suoi piatti: Crudo di gambero rosso, fave, pancetta e agrodolce di eucalipto (in abbinamento a Champagne Perrier-Jouët Gran Brut), Cubo di guancia di manzo, patata affumicata, pepe rosso e tartufo estivo (e Champagne Perrier-Jouët Blanc de Blancs 2002) e Rabarbaro, biscotto all’olio d’oliva, cioccolato bianco e arachidi (ma, se posso ricordare con un attimo di commozione, mi mancherà il suo Uovo patata bitto tartufo dell’anno scorso, che deve essere stato il piatto che ho assaggiato più volte…).

Ma Andrea sarà anche protagonista di tre showcooking al Teatro degli Chef per Formaggi dalla Svizzera, preparando “in diretta” Pappa al pomodoro, acciughe e Emmentaler DOP (il 17), Fettuccia di Gragnano, tuorlo d’uovo, Sbrinz DOP e tartufo estivo (il 18) e Uovo asparagi pancetta e Tête de Moine DOP (il 19). E venerdì 18 alle 14 sarà intervistato da Gianluca Biscalchin per “20 minuti in compagnia di…”.

E visto l’andazzo, non mi stupirei se a notte fonda fosse ancora lì a spignattare qualcosa per A Taste by Night…

Come mai hai deciso di partecipare anche quest’anno a Taste of Milano?

Perché Taste è una kermesse che mette a disposizione del grande pubblico la possibilità di assaggiare i nostri piatti, e quindi ci dà la possibilità di creare confronti con gli ospiti, ma anche tra colleghi.

Che cosa vuoi comunicare con i tuoi piatti?

La filosofia della nostra cucina, fatta di materie prime di qualità, di attenzione e di pulizia dei sapori.

Questa edizione di Taste ha come tagline #purogodimento. Qual è il tuo momento di “puro godimento”?

Ovviamente, è far godere l’ospite che siede al tavolo del mio ristorante, o qui a Taste. Il mio momento personale invece è viaggiare: è puro godimento perchè è un continuo conoscere e arricchirsi.

A Taste of CibVs: il nostro programma

10 May 2012 - Commenti (3) »

In pratica, manca una settimana all’inizio di Taste of Milano – e di conseguenza all’inizio di A Taste of CibVs, gli showcooking che abbiamo organizzato all’interno di “In cucina con…” (lo spazio proposto da Crodino in collaborazione con Arca e Teatro7 da giovedì 17 a domenica 20 maggio). Dodici blogger, dodici prodotti, dodici produttori si incontreranno in cucina – e ne usciranno altrettante ricette, spiegate e illustrate davanti ai vostri occhi (non solo: io le assaggerò in diretta…!).

Taste of Milano non presenta solo grandi chef, ma anche una serie di prodotti di eccellenza; abbiamo quindi scelto alcuni blogger e abbiamo affidato a ciascuno di loro un prodotto, incaricandoli di trovare il modo migliore per cucinarlo con delle preparazioni semplici e veloci, che si possano ripetere senza problemi anche a casa, e per presentarlo (grazie a Cristallerie Livellara per Maxwell&Williams).

Ecco il calendario degli showcooking:

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Giovedì 17

h. 22.00-22.30: Marta Tovaglieri (Una streghetta in cucina) e la frutta di Macè: Mousse di yogurt con mousse di frutta

h. 22.50-23.20: Federico Malgarini (THE Old now) e il pesce di Coam: Crudo o cotto? L’importante è che sia sicuro!


Venerdì 18

h. 12.30-13.00: Paola Sucato (Il Blog di Ci_polla) con Olio Fabio Sidoti: Pomodorini tronfi: quando il pomodoro è pieno di sè

h. 13.20-13.50: Cristiano Bonolo (Il Cucinotto) e Tartufi Jimmy: Tartufo e cucina vegetariana

h. 19.30-20.00: Francesca con Giorgia (Milano loves food) con i prodotti del Consorzio Produttori Agricoli Parco del Ticino: Arancini del Parco del Ticino con crema di borlotti

h. 22.50-23.20: Gnam Box e Caffè Hardy: La torta al caffè di nonna Marghe


Sabato 19

h. 12.30-13.00: Pietro e Francesca (SingerFood & Chiccherie) e il riso Acquerello: Acquerello… a tinte forti!

h. 13.20-13.50: Annamaria Pellegrino (La cucina di qb) e Fattoria del Pesce: Carpe diem, trota gnam… La scoperta della trota in cucina

h. 20.20-20.50: Giovanna Nobile (La cuoca eclettica) e Lenti: Colazione sull’erba: un cestino pieno di prelibatezze

h. 22.00-22.30: Claudia Minnella (La Femme du Chef) e Pasta Rummo: Tradizione e ricerca: la pasta nel Terzo Millennio


Domenica 20

h. 18.00-18.30: Teresa Balzano (Peperoni e Patate) e il Consorzio dei Formaggi della Svizzera: Tartellette ai formaggi svizzeri

h. 21.20-21.50: Giada Bellegotti (Eat it! Milano) e le erbe di Koppert Cress: Formaggio ed erbetta… et voilá: nel cheesecake la crema è perfetta!


Food @ work: Olio Officina Food Festival

25 January 2012 - Commenti »

Milano sempre più capitale del cibo, o almeno degli avvenimenti-eventi che intorno al cibo ruotano: quest0 weekend si inizia con Olio Officina Food Festival al Palazzo dei Giureconsulti, seguiranno il Food&Wine Festival e Identità Golose, e poi ancora la Milano Food Week, e Taste of Milano… Tutte doverosamente segnalate su Agendafood, il nostro sito-calendario di eventi.

Cercheremo di seguire un po’ tutto, ovviamente. Grazie al cielo, il mondo del food è attualmente piuttosto Milanocentrico – grazie al cielo per noi blogger milanesi, che abbiamo tutto – tanto – troppo sotto casa…

Una faticaccia, comunque. Eppure c’è sempre qualcosa di nuovo, di interessante, anche se sembra che ormai di food e consimili ce ne sia anche troppo in giro, ci si sente a volte cinti d’assedio da cuochi spadellanti trincianti che incombono ormai anche dal lattaio sotto casa. Cercheremo di raccontarvi qualche cosa nei prossimi giorni su tutte queste manifestazioni.

Prendiamo Olio Officina Food Festival – il sito recita: “Olio Officina Food Festival – Condimenti per il palato & per la mente è un progetto culturale con cui si intende riformulare l’abituale approccio con i grassi, e più in generale con i condimenti, in cucina. L’obiettivo è soddisfare l’urgente necessità di volgere lo sguardo a nuovi percorsi esplorativi, attraverso l’adozione di linguaggi e stili interpretativi inediti e inusuali. Olio Officina Food Festival non è soltanto cultura materiale, ma è soprattutto un luogo di cultura alta e di confronto. Da qui l’impegno a non confinare l’attenzione ai soli condimenti che soddisfano il palato, ma di estendere equamente il medesimo interesse anche ai condimenti che nutrono e impreziosiscono la mente. All’interno del festival, pertanto, accanto all’officina, c’è un apposito spazio per il salotto e l’intrattenimento.”

C’è dentro un po’ di tutto quello che è food (& wine) oggi: l’attenzione all’ingrediente, alla qualità, ma anche a quello che ci sta intorno, la cultura, la società – si veda il programma, che prevede un’apertura, venerdì 27, con una conversazione filosofica sul cibo fra Gualtiero Marchesi e Nicola Dal Falco, tanto per dire…

Il tutto pensato ideato organizzato da Luigi Caricato, “oleologo” insigne, e dai suoi collaboratori co-coordinatori Angelo Ruta e Giuseppe Capano.

Faremo un salto (magari un po’ di “un salto”…) per vedere qualcosa di quello che succederà nelle varie aree – Cooking, Approfondimenti, Consumatori, Salotto Culturale, Bambini, Percorso Olistico (e qui vorrei segnalare l’”incursione” Verso la tolleranza. Ritrovare la capacità di nutrirsi dallo svezzamento all’età adulta, Malvarosa Edizioni, di un’amica, Irene Binaghi, Cristina Insaghi e Valeria Pincini), Impariamo a degustare…

E intanto preparatevi a scoprire cosa succederà a Identità golose e…

Per fare un cuoco: Andrea Provenzani

18 December 2011 - Commenti »

Anforchettabol, il volume, pubblicato da Trenta Editore, di interviste di Antonio Marchello ai più grandi chef di oggi, contiene anche un’intervista ad Andrea Provenzani, ovvero Il Liberty.

Andrea Provenzani è partito dall’Istituto Alberghiero Carlo Porta di Milano, è diventato sommelier professionista, e nel 2002 ha aperto il suo locale, Il Liberty appunto. Non ha avuto maestri stellati, ma ha lavorato in piccoli ristoranti familiari, e ha avuto come insegnanti le materie prime. Un esempio? La Parmigiana di melanzane “incartata” con stracciatella e julienne di zucchine al basilico che ho assaggiato a Taste of Milano.

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CHEF Andrea ProvenzaniIl Liberty, Viale Monte Grappa 6, Milano

NATO A Milano nel 1971

I MAESTRI Claudio Sadler, Maurizio Bosotti, Aimo Moroni

IL RICORDO La lasagna della mamma

IL PIATTO Parmigiana di melanzane

UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Due di due di Andrea De Carlo; Marrakesh Express di Salvatores; Incredibile romantica di Vasco Rossi

DICE “[...] mi accorgo che nei miei menù, nella mia cucina, la mia memoria storica mi porta sempre più indietro a dire ‘guarda che stai lasciando qualcosa, riprendilo, riprendilo!’ E la gente gode di queste cose. Mi rendo conto che la concretezza del piatto, la semplicità, l’essenzialità è ciò che conta.”

INGREDIENTI La determinazione, la perseveranza, il disordine, l’istinto

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Emanuele Bonati

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Mangiare da cani

4 December 2011 - Commento (1) »

Certo che ho un bel daffare a spiegare alle amiche di Doggy-Bag che io della loro Bag non me ne faccio proprio nulla: io non ho un cane (avevo un gatto, morto da poco, povero Ariel tesoro: ma stiamo parlando di Doggy-Bag, non Pussy-Bag), e soprattutto io non avanzo mai nulla, anzi, se non mi tolgono il piatto vuoto di sotto…

Ma andiamo con ordine. A Taste of Milano le abbiamo incontrate una prima volta: molto carine e gentili, ci hanno spiegato la loro idea, il loro prodotto, e ce ne hanno regalata una, di Bag – e di nuovo, a Golosaria, abbiamo incontrato Elisabetta, che voleva rifilarmene una a tutti i costi – e io, no, ce l’ho, non mi serve… Ma mentre provavo a spiegarle che appunto io eccetera, mi sono venuti in mente Spike e Tito, due cagnoloni dolci e atterriti dalla gente, che vivevano in un paesino sperduto sopra Varzi, semi-adottati dalla Titti e nutriti da lei e dagli abitanti del posto (semi- perché non si facevano avvicinare e toccare o quasi), con i quali passeggiavamo spesso, la domenica, arrivando fino a un ristorante sotto il Penice, La Pernice Rossa, dove i cagnoloni bevevano un po’ d’acqua, e dove noi qualche volta mangiavamo qualcosa (molto bene, devo dire). Eravamo in confidenza coi proprietari, che di tanto in tanto allungavano ai cani qualche osso, qualche avanzo – e loro, timorosi ma contenti, si pappavano tutto.

Un giorno, vedendo la generosa porzione di risotto con gli asparagi, ancora caldo e profumato benché avanzato, che veniva servita loro, non potendo avvicinarmi alla loro ciotola, ché i due non me lo avrebbero permesso, mi sono rivolto alla cuoca e… ecco, io… insomma: le ho detto – ehm – sì, detto – “Bau! Bau!”, e ho scodinzolato, con le zampine a mezz’aria come il cane-gatto che si alza e protende verso il cibo tenuto fuori portata, finché non ho avuto anch’io il mio cartoccetto di riso con gli asparagi (più che un cartoccetto: la sera ci abbiamo mangiato in quattro). Ma che dico cartoccetto! Era una vera propria Doggy Bag – quindi, cara Elisabetta, mi correggo: mi serve, la voglio, ne hai una da quindici litri?

A questo punto forse è meglio se vi racconto qualcosa di più sulla Doggy-Bag. L’idea di fondo da un lato è mutuata dal mondo anglosassone, dove richiedere di portarsi via gli avanzi del pranzo o della cena per portarli al proprio cane a casa è assolutamente normale (lo ha fatto anche Michelle Obama al termine di una cena in un noto ristorante romano) , dall’altro rientra in quella tendenza della lotta allo spreco, anche alimentare, che è oggi molto sentita. Ecco quindi queste comode vaschette a uno o due scomparti, chiusura ermetica, riutilizzabili e riciclabili, che reggono il microonde, con il loro elegante sacchettino (e per i San Bernardo che non usano più la botticella, e gli altri cani alcolisti, c’è anche un sacchetto per la bottiglia di vino…), che i ristoranti possono mettere a disposizione dei loro clienti canemuniti o meno.

Idea semplice, utile, elegante, si eliminano gli sprechi di cibo, il contenitore può essere riutilizzato come tale, oppure usato come vaschetta per il pranzo degli amici a quattro zampe; ma si presta anche ad altri usi, ad esempio per dare ai bambini una fetta di torta fatta in casa e un succo di frutta da portare a scuola per la merenda.

Idea già molto apprezzata: diversi ristoranti, agriturismi, e anche alberghi (che la utilizzano anche per i clienti con cani al seguito), hanno adottato la Doggy Bag – fra gli altri, per restare a Milano, Don Carlos, Charleston, a Santa Lucia, Torre di Pisa, A’ Riccione, Di Gennaro, Food’s Good, Malastrana Rossa, Iyo, e fra gli alberghi il Grand Hotel et de Milan. Se ne comincia a parlare in giro (in settimana è uscito un trafiletto sul Vivimilano del Corriere della Sera).

Proprio una bella idea, nel solco di quella rinnovata attenzione agli amici a quattro zampe di cui abbiamo già parlato a proposito dei ricettari di Laura Rangoni. E non solo: chiedere Doggy-Bag al ristorante, al bar, a un catering o alla propria tavola calda significa anche contribuire a dare un sostegno (attraverso la Lu srl, la società distributrice, che devolverà a questo scopo parte degli utili) alle persone che soffrono a causa dell’indigenza e della povertà e ad aiutare animali abbandonati e bisognosi di cure veterinarie.

Bau!

Emanuele Bonati

La cena dei campioni

9 November 2011 - Commenti (2) »

Senza dubbio in molti si chiederanno: ma chi mai avrà into il ConTaste di CibVs? Quel giochino organizzato in occasione di Taste of Milano a settembre… abbiamo visto Roberto alle prese con il suo corso a California Bakery: e i vincitori della cena? Sono poi andati a cena? E dove?

Taste of Milano 2011


Eccovi il racconto della loro cena al Liberty di Andrea Provenzani qui a Milano: parlano Luigi e Francesca.

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La nostra cena premio per la vittoria del ConTaste di Cibvs inizia in modo molto buffo: non so se avete presente com’è fatto l’ingresso del Liberty, subito a sinistra della porta c’è un gradino dal quale inizia la scalinata che porta a un piccolo soppalco con alcuni tavoli. Per raggiungere il guardaroba bisogna salire il suddetto gradino e se siete un attimo obnubilati dalla botta di caldo che vi prende arrivando in una piovosa serata autunnale, magari con gli occhiali un po’ appannati, è facile che mettiate un piede in fallo: è quello che è successo a me, e se Francesca e il cameriere non mi avessero afferrato per tempo sarei cascato bellamente sul parquet, inaugurando così clamorosamente la serata.
Seduti al tavolo ci chiedono subito se gradiamo dell’acqua, ovviamente sì; ma poiché non mi sono ancora ripreso dalla quasi caduta, faccio per versarla nel calice del vino – tenete presente che c’erano almeno tre bicchieri a persona, e il bicchiere dell’acqua era il più nascosto di tutti… Il cameriere lo nota e prontamente mi stoppa, ma intanto nel calice c’è già mezzo dito di acqua e io ho inanellato la seconda figura di palta nel giro di cinque minuti e senza neanche avere aperto il menù.
Dopo questa falsa partenza ci rilassiamo un attimo e, complice il teporino e il drink di benvenuto, riacquisto un poco di sanità mentale.
Il locale è piccolo ma non piccolissimo, il pavimento della sala è in parquet (come dicevo, l’ho visto da vicino…), e le pareti sono dipinte con una una fascia rossa nella parte inferiore, che corre lungo tutta la superfice della sala. Ci portano un bicchierino di pinzimonio come starter e mentre Francesca va alla toilette mi guardo intorno: alle pareti sono appesi alcuni quadri, e la mia percezione è che la maggior parte dei tavoli siano per due, l’illuminazione è a parete e piacevolmente soffusa, il giusto, la luce non è eccessivamente violenta né si mangia in penombra come ci è invece capitato in alcuni ristoranti. Sono quasi le nove e buona parte dei tavoli sono pieni, il brusio però è molto soft e non supera mai il livello di guardia.
Lo chef, Andrea Provenzani, ci viene a dare personalmente il benvenuto, e concordiamo con lui una variante del menù degustazione che escluda il crudo e il poco cotto, dal momento che Francesca è in dolce attesa. Per questo stesso motivo rinunceremo al vino di accompagnamento.
Nel frattempo assaggiamo i panini che ci hanno portato su un piattino: ci sono alcuni bocconi di focaccia, dei paninetti alle olive e alle acciughe, alcune fette di pane nero dal sapore fruttato e delle fette di pane casereccio. Apprezzo sempre quando il cestino del pane comprende varie tipologie di pane, e soprattutto quando il pane è freschissimo e gustoso come in questo caso.
Il primo antipasto è Pane, panelle e brandade di baccalà, crescione e pomodorini confit. Ora, io sono di Palermo e amo smisuratamente le panelle: questo piatto lo avrei scelto in qualsiasi caso, quindi potete credermi se vi dico che in tutta la mia vita questo è il secondo ristorante dove ho assaggiato delle panelle eccellenti. Non eccessivamente untuose né troppo asciutte: la temperatura giusta, insomma, perfette. La consistenza cremosa del baccalà è squisita e si abbina in un modo molto equilibrato alla farina di ceci di cui è composta la panella. Il pane è piacevolmente bruschettato e si sente delicatamente il pomodoro.
Allora preparo la macchina fotografica: mi sono portato dietro la nostra compatta, con tanto di minicavalletto e due batterie cariche, in modo da documentare opportunamente i piatti. Ma ecco la terza sorpresa della serata… accendo la macchina e compare il messaggio: “No memory card!”. Già, ho pensato a tutto tranne al fatto che la scheda di memoria è rimasta inserita nel mio pc dall’ultima volta che ho scaricato delle foto. Mi rabbuio un attimo. Vaaaa bene. Andiamo avanti e pazienza per le fotografie…
Il secondo antipasto è una Crépinette di puntine di maiale arrosto avvolte nella verza, farcite con porri brasati su ristretto di carne alle nocciole. Questo è il piatto che forse ho apprezzato di più dell’intera cena – e dire che non sono un amante della carne di maiale! Ma questi rotolini sono tenerissimi, il sapore della cremina di accompagno alla nocciola è qualcosa di sublime, il tutto avvolto da un’ottima verza. Francesca invece non rimane entusiasta, conoscendola so che non è nelle sue corde e forse avrebbe preferito il carciofo croccante ripieno di pecorino siciliano, la prossima volta lo proveremo senz’altro.
Arriva il primo piatto: Risotto con castagne, Castelmagno, ristretto al Marsala e fave di cacao. Il risotto è un’altra cosa che adoro e questo piatto è sicuramente all’altezza, l’abbinamento di cacao, formaggio e Marsala si rivela azzeccatissimo, mi soffermo ad assaggiare i granuli di cacao amaro singolarmente, per apprezzare ancora di più il contrasto con il sapore del risotto.
Arriva il branzino – anzi, il nome del piatto è Carpaccio caldo di branzino su passata di favette secche, cicoria appena saltata e guanciale croccante.
Servito su un piatto rettangolare, il pesce è sfilettato a tranci romboidali e adagiato su un letto di cicoria, circondato da pezzettini di guanciale croccante. Bizzarra coincidenza: giusto la settimana scorsa ascoltavo Moreno Cedroni a Masterchef consigliare proprio l’abbinamento del bacon con il pesce e oggi mi ritrovo questo abbinamento nel piatto. Il pesce è, ça va sans dire, freschissimo, mentre la consistenza del maiale è speciale, friabilissimo, appena messo in bocca si disintegra rilasciando tutto il suo sapore. Il tutto contrasta sapientemente con l’amaro della cicoria. Ci esalta in modo particolare la purea di favette, quasi nascosta sotto la cicoria, che però ha il suo perché.
Infine il dolce: non siamo sicuri del nome, sul sito il menu recita Castagne allo Sherry, mousse di marroni, salsa ai cachi e chips di cioccolato. Nel nostro dessert la mousse di marroni era sicuramente protagonista, ma c’erano dei lamponi e qualche castagna sgusciata e non ci è sembrato di sentire il sapore dello Sherry o della salsa di cachi, in ogni caso era qualcosa di celestiale,  il degno coronamento di questa cena deliziosa ed elegante.

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Che dire? Senz’altro che il prossimo concorso sarà pilotato, e lo vincerò io. E comunque: la cena era per due, e vi siete presentati in tre: non vale!

Scherzi a parte, grazie per il bel racconto che verremo a leggere anche sul vostro blog Essenza indivisibile, per la simpatia, e un saluto al/la nascituro/a: vedo che inizate ad abituare l’esserino alla buona cucina…

il liberty    viale monte grappa 6 – milano
tel. 02.29011439
chiuso sabato a pranzo e

Ma i cuochi mangiano?

22 September 2011 - Commenti »

I cuochi di Taste of Milano hanno mangiato qualcosina o hanno solo cucinato per noi? Vediamo insieme…

Diciamo che prima ci pensano, come a California Bakery

…ma poi ci provano  – vedi Angelo Gangemi (Don Carlos)…

…e poi mangiano proprio: lo fa, con gusto, Andrea Aprea (The Park Restaurant)…

Emanuele Bonati

foto di Bruno Cordioli

Dai nostri inviati a Taste of Milano: Giovanna Nobile e il risotto di Daniel Canzian

20 September 2011 - Commento (1) »

Noi di BlogVs abbiamo a disposizione – per così dire – una “Cuoca eclettica”, che non si occupa solo di tè, come nella sua rubrica Buon CibVs col tè: perché non approfittarne, mandandola a sentire Daniel Canzian al Teatro degli Chef di Taste of Milano? Ecco quindi Giovanna Nobile che ci racconta il risotto de Il Marchesino.

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Precisione, chiarezza e simpatia: questi gli elementi distintivi della dimostrazione di Daniel Canzian, che durante Taste of Milano si è esibito (al Teatro degli chef, lo spazio curato dalla scuola di cucina Teatro 7 Lab e da Scholtès) in un risotto al nero di seppia mantecato con olio extravergine di oliva e pecorino romano, con le note acide fornite dallo zenzero, e impreziosito da pagliuzze d’argento.

Sono impaziente e curiosa: questa ricetta è stata preparata da Gualtiero Marchesi come “omaggio” ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Basta dare un’occhiata veloce alla lista degli ingredienti per capire che questa ricetta, piatto tradizionale settentrionale per eccellenza, è stato concepito come fusion tra il nord e il sud d’Italia, come conferma Canzian: il riso Carnaroli, simbolo della cucina del nord, e l’olio extravergine di oliva e il pecorino romano, utilizzati per la mantecatura, tipici del sud.
Lo chef, gentile e disponibile, spiega i vari passaggi della ricetta, premettendo che, rispetto al risotto tradizionale, non è stato fatto il soffritto di cipolla perché  fornirebbe una base acida, che contrasterebbe con quella conferita dallo zenzero. Aggiunge anche che il nero di seppia, prima di essere unito al risotto, è stato addizionato con acqua, ridotto e filtrato. Questa operazione, ripetuta tre volte, lo rende più luminoso, e lo priva di varie impurità quali la sabbia.
Con la tostatura del riso, che serve a caramellizzare i chicchi, regalando la piacevole sgranatura tipica del risotto, nell’aria si diffonde un profumo davvero molto invitante.
Dopo la sfumatura col vino, il risotto viene portato a cottura, aggiungendo mano a mano un leggero brodo di pesce. A pochi minuti dalla fine della cottura al risotto non viene aggiunto più brodo: in questo modo, quando viene aggiunto il nero di seppia, prima di mantecarlo con olio e pecorino, avrà la giusta e perfetta consistenza all’onda.
La mantecatura, il momento clou della preparazione del risotto, sembra un rito magico: Canzian grattugia il pecorino, quindi aggiunge l’olio, poi la base acida, ovvero lo zenzero, quindi mescola, assaggia, aggiunge altro pecorino, qualche mestolino di brodo, per poi passare all’impiattamento e alla “pioggia” di pagliuzze d’argento. Gualtiero Marchesi al Marchesino decora il piatto con la foglia d’argento, mentre le pagliuzze sono utilizzate nel ristorante di Erbusco.

Il risotto è pronto, le pagliuzze argentee spiccano nel nero luccicando, a me ricordano i riflessi della luna nel mare.
Giovanna

la cuoca eclettica


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Dai nostri inviati a Taste of Milano: Christian e quel che resta di Taste

20 September 2011 - Commenti »

Cosa mi resta di questa edizione di Taste of Milano?

Restano fisicamente un paio di sneakers inzaccherate, una guida consumata e scarabocchiata, un pass.

Ma restano anche altre cose…
Resta l’arcobaleno nel cielo rosso-rosato domenicale dopo una pioggia assurda.

Restano le  persone che, nonostante il fango dell’ultimo giorno, trotterellavano felici per gli stand dei ristoranti senza molte lamentele.

Restano le facce  degli chef, che spesso facevano incursione nelle cucine altrui, con spirito di cameratismo e amicizia. Anche chi non era presente con il suo ristorante, passava a trovare gli altri. Ho individuato un certo bruciapadelle – come si autodefinisce –, alias Andrea Alfieri, molto in forma, che si aggirava per il campo gastronomico e che rivedo con piacere dopo un po’ di mesi. Ho visto anche Maurizio Santin al Teatro degli chef, mentre assisteva allo showcooking di Andrea Provenzani, ma non sono riuscito ad incrociarlo per salutarlo.
Restano le immagini dei visi sempre sorridenti delle ragazze e dei ragazzi di California Bakery (un ringraziamento speciale a Caroline, Alessio e Michela per la simpatia e la disponibilità: sono loro infatti ad avere offero come premio per il nostro ConTaste un laboratorio di cake decoration…).
E poi verba volant, scripta manent… e resteranno i post di Emanuele qui su BlogVs, quelli di Vincenzo Pagano su Scatti di gusto e di Annamaria Pellegrino su la cucina di qb.
Insomma resta un bel ricordo. Nonostante la pioggia.
Grazie a tutti,  arrivederci a ToM2012.
cVs

Blogger coraggiosi, professione reporter, la tempesta perfetta, il desiderio interrotto

18 September 2011 - Commenti »

In tutti i film su tornadi uragani trombe d’aria c’è sempre il genialoide pazzerello di turno che comunque la sapeva lunga, aveva previsto sapeva già tutto, e che invariabilmente sfida le avversità, viene risucchiato dalla tromba d’aria con la casa la roulotte il furgone e il cane, e ridiscende integro con tutto quanto su un promontorio bellissimo al tramonto… Anch’io, con in mano un ombrellone di Taste of Milano, sotto la sferza del vento che aveva deciso di portarci entrambi (anzi, c’era anche una fanciulla che scioglieva le corde…) da qualche parte non meglio precisata fra piazzale Lotto e la Patagonia, mi vedevo già vagare tra le sfere celesti, novello Mario Poppins – ma in realtà l’ombrellone è stato richiuso, assieme a un paio d’altri, fra uno svolazzare di fogli cartelli banner cappelli da cuoco sacchetti pacchetti cestini, e io – bravo blogger coraggioso – sono uscito in buon ordine, dopo aver scattato qualche foto – professione reporter…

Insomma – come recitano le cronache, alle 18, mentre rientravo a Taste, entrato nell’area espositiva dopo aver mandato un sms a Bruno (il nostro fotografo) raccomandandogli di munirsi di ombrelleria assortita, un improvviso tornad(in)o, una tromb(ett)a d’aria, un gran vento improvviso (sì era nuvolo, ma basta…) ha iniziato a spazzare l’area, travolgendo sedie tavolini ombrelloni, suppellettili varie, cartelloni e banner degli stand, oggetti vari (ero vicino alla “stella” di California Bakery, e mi sono subito allertato per afferrare al volo pezzi di crumble, brownies volanti, cheesecake a fette, per metterle al riparo nel mio stomaco), insomma un piccolo disastro. Il tutto è andato avanti per diversi minuti – divelte anche le palizzate che delimitavano il passaggio sulla pista dei cavalli – e ho dato una mano a richiudere un paio di ombrelloni, appumto, mentre i cuochi chiudevano le tende davanti ai loro stand, spegnevano i fornelli, i ragazzi di California Bakery rincorrevano cappelli da cuoco e cestini sul prato, e l’altoparlante invitava a sgombrare l’area. Obbedisco!

Fuori, Bruno con l’ombrello – iniziava a piovere, prima pian piano, poi a scroscio, poi tuoni lampi fulmini e saette, poi piano, poi forte… la versione milanese della tempesta perfetta. Noi in auto, i vetri appannati, dai fammi completare il post sulla lezione di Andrea Berton, poi butto giù quello su Roux e Oldani, tanto poi rientriamo…  E io mi mangio il risottino del Marchesino, io l’ho mangiato ieri, ma quasi quasi, e io, e invece non devi perdere l’uovo patata bitto tartufo di Andrea Aprea, ma allora io… niente. Desiderio interrotto.

In effetti, avevo proprio voglia di rientrare. Avevo appena letto le buone ragioni per andare al Taste of Milano che Vincenzo Pagano ha postato su Scattidigusto: erano, sono anche le mie, più qualcun’altra…

Non siamo rientrati, ci siamo arresi – mi dicono che comunque sono riusciti a riaprire e a salvare la serata. I complimenti all’organizzazione, che mi volevo riservare per la fine della manifestazione, vanno probabilmente anticipati: sia a Brandevents Italy, sia alle singole persone, che già durante la tempesta di vento, e subito dopo, erano lì a sistemare riparare chiudere salvaguardare – e in pochi minuti hanno sistemato le situazioni più critiche.
Peccato. Ma domenica mattina all’alba saremo lì – CibVs, BlogVs, Agendafood, Foodsletter.
Promesso.