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BLOGVS | June 19, 2019

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Cinque cose da fare a Taste of Milano oggi venerdì

Cinque cose da fare a Taste of Milano oggi venerdì
Emanuele Bonati

Aperto ieri sera, durerà fino a domenica: è Taste of Milano, il festival che ormai da anni propone assaggi delle più buone cucine, stellate e non, di Milano e d’Italia. Nuova la location: quest’anno siamo a The Mall, all’inizio delle ex-Varesine (lato Fabio Filzi). In buona parte rinnovato il parterre di chef (nove ieri sera e stasera, altri nove sabato e domenica), pochi gli stand di espositori/produttori, tante le attività e le novità. Qualche dubbio sull’acustica (insomma), sugli spazi (lasciare libero il corridoio centrale è stata un’ottima idea: al Salon du Chocolat, qualche mese fa, non ci si riusciva a muovere), ma – devo ripeterlo? – a me Taste piace sempre e comunque (certo che all’Ippodromo…).

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1. Assaggiare i piatti di Felix Lo Basso in attesa del suo fantomatico – per ora, ma probabilmente verso la fine del mese potrebbe concretizzarsi – Felix Lo Basso Restaurant. Perché Felix ha lasciato Unico Milano già da qualche settimana, e siamo tutti ansiosi di vederlo atterrare, come dice il nome, Felice. Perché il Fior di zucca con ricotta di bufala e verdurine e patè di pomodoro fa ben sperare. E la Parmigiana di melanzana, gambero rosso, stracciatella di burrata e basilico ti induce a prenotare quanto prima un tavolo.

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2. Provare un’ennesima volta un risotto dei Costardi Brothers per vedere se finalmente, almeno una volta, è, che so, poco o troppo condito, poco o troppo cotto, insomma se ha qualcosa che non va. Io l’ho fatto, e vi avviso: sarà inutile. Il loro Costardi’s Tomato Rice è – ancora una volta – ottimo. Una visita da Christian&Manuel è d’uopo.

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3. Cercare di capire qualcosa di più di Yoji Tokuyoshi. Non mi aveva entusiasmato quando ero stato dal suo Tokuyoshi, pochi giorni dopo l’inaugurazione (bravo, buono, e poi?). Non mi aveva entusiasmato nemmeno a un evento giapponese, in cui aveva proposto qualche finger food. Prima di tornare al Tokuyoshi, cosa che vorrei fare una volta o l’altra, vediamo se fra i piatti proposti c’è qualcosa di buono: la parola “lingua” mi attira sempre, se poi precede “in salsa di nasturzio”, la curiosità prevale. Ed effettivamente è un piatto molto piacevole. Sì, va bene: tornerò a cenare da Tokuyoshi.

13256436_769668246502459_9208351224861580985_n4. Mangiare di nuovo, di Edoardo Fumagalli, la Spuma di patate, crumble al cacao, uovo di quaglia all’erba cipollina e cicerones di maiale. Anche qui, la presenza di uovo e patate in uno spazio così ristretto mi attirano irresistibilmente. Non conoscevo Edoardo Fumagalli, men che meno la sua Locanda del Notaio a Pellio Intelvi, nel Comasco – ora desidero assolutamente approfondire la conoscenza. A partire dagli altri piatti proposti qui a Taste, come la Battuta di Fassone con maionese bianca di capperi e prezzemolo, acciughe del Mar Cantabrico, e il Filetto di Merlano al latte, Viennese al tartufo e crema di pisellini.

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5. Non perdetevi nemmeno uno dei piatti di Giuseppe Iannotti. Lo avevo già detto l’anno scorso, lo ripeto anche quest’anno. Perché – anche se al giorno d’oggi i cuochi viaggiano più dei commessi viaggiatori (già – ci sono ancora? O sono stati sostituiti dagli agenti di commercio?), e li si vede spuntare nei posti più impensati – il suo ristorante Kresios è a Telese Terme, nel Beneventano. Per noi milanesi non proprio dietro l’angolo. Perché nei suoi quattro piatti non c’è niente fuori posto, niente di inutile, niente di poco equilibrato, niente di irriconoscibile. Perché se il suo To…Nnato sbagliato mi ha entusiasmato, il suo piatto-icona (quest’anno ogni cuoco presenta un suo piatto significativo), Triglia 35, mi ha commosso – e non mi succede spesso.

Emanuele Bonati

[Immagini: grazie a Francesca Romana Mezzadri, a cui ho rubato la foto del fior di zucca di Lo Basso, e ad Alessia Saro, che invece è l’autrice della foto del piatto di Iannotti; le altre vengono dai siti e da Facebook dei vari chef; la copertina, invece, è mia]

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