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Lettera dalla Renna

31 January 2011 - Commenti »

Il Top Italian Wines Roadshow a Stoccolma

L’occasione per questa seconda Lettera dalla Renna ruota ancora intorno al mondo del vino.

Ormai sta diventando un appuntamento fisso a Stoccolma: per la quarta volta il Gambero Rosso con il suo Top Italian Wines Roadshow ha visitato la capitale svedese – martedi 18 Gennaio, nella bellissima sala degli specchi, la Spegelsalen. L’evento ha attirato professionisti del settore e tantissimi appassionati come me!

Il tour quest’anno comprendeva 6 manifestazioni in giro per le capitali europee: è partito a Novembre con Mosca, seguito da Varsavia e Praga; a Gennaio, Stoccolma, poi Oslo e a chiudere Berlino. 56 produttori italiani selezionati fra i vincitori dei Tre Bicchieri della Guida del Gambero Rosso hanno presentato oltre 200 vini, fra cui molti dei Tre Bicchieri 2011.
Per i consumatori svedesi è stata un’opportunità unica per scoprire nuovi produttori e nuovi vitigni al momento non presenti nel mercato locale (in Svezia vige il monopolio di stato: ne abbiamo parlato nella Lettera dalla Renna di dicembre).
Nel mio girovagare, con il mio bicchiere in mano, fra i tavoli degli espositori mi sono soffermato a lungo a degustare vini del meridione: Cusumano, Librandi, Donnafugata, Planeta e Settesoli. Produttori del meridone sono presenti nei cataloghi del monopolio di stato svedese ma troppo spesso solo con vini di fascia medio bassa, e si fatica a volte a trovare i vini di punta: al Top Italian Wines invece il Sud d’Italia era ben rappresentato:
Sicilia: Cusumano, Donnafugata, Firriato, Gulfi, Planeta, Settesoli e Tasca D’Almerita
Sardegna: Argiolas, Cantina Gallura, Feudi della Medusa e Tenuta Sella&Mosca
Calabria: Librandi
Puglia: Cantine Due Palme, Conti Zecca, Leone de Castris, Torrevento
Molise: Di Majo Norante
Fra Piemonte e Toscana invece c’erano solo 13 produttori presenti, e pochi quelli di punta. E questa forse è stata l’unica pecca di questa iniziativa.

Oltre alle degustazioni pubbliche sono stati organizzati alcuni seminari che hanno visto Daniele Cernilli e Marco Sabellico come moderatori.
La sera prima dell’evento, al Grand Hotel di Stoccolma, Antonio Argiolas con il suo importatore svedese (Enjoy Wines) hanno organizzato un’interessantissima degustazione dei vini di questa prestigiosa cantina sarda nell’enoteca Grappe.


L’occasione è stata resa ancora più ghiotta dalla presentazione in prima mondiale assoluta di 2 nuovi vini di Argiolas: Iselis Bianco, Isola dei Nuraghi IGT 2009 a base di uva Nasco; e Iselis Rosso, Isola dei Nuraghi IGT 2008 a base di uva Monica.

Naturalmente non poteva mancare il mitico Turriga con la vendemmia 2005.
Decisamente un bel periodo per i vini italiani in Svezia, che incontrano un sempre maggiore interesse da parte dei consumatori.
Questa settimana infatti si apre con la visita a Stoccolma di Andrea Franchetti, Tenuta di Trinoro, di cui non mancherò di raccontarvi, e con l’arrivo del Sassicaia 2007 nei negozi del monopolio di stato Svedese.
La vostra Renna si metterà pazientemente in fila martedì mattina per accaparrarsi qualche bottiglia. Speriamo non faccia troppo freddo!!

Alessandro

CibVs per la mente

30 October 2010 - Commenti »

CibVs per TriestEspresso

“Un buon caffè e in quantità abbondante mi risveglia lo spirito, mi dà vigore, una forza eccezionale e una ferma volontà d’agire.”

Napoleone Bonaparte

CibVs per la mente

29 October 2010 - Commenti »

CibVs per TriestEspresso

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.

Erri De Luca

CibVs per la mente

28 October 2010 - Commenti »

CibVs per TriestEspresso

“Il caffè, per esser buono, deve essere nero come la notte, dolce come l’amore e caldo come l’inferno”

Michail Bakunin

CibVs per la mente

27 October 2010 - Commenti »

CibVs per TriestEspresso

“Il caffè è una bevanda che fa dormire…  quando non la si prende”

Alphonse Allais

La fonduta di vongole di Michele Serra

25 August 2010 - Commenti »

Pubblichiamo qui qualche stralcio dall’articolo di Michele SerraFonduta di vongole e altri inganni“, apparso su “la Repubblica” del 22 agosto 2010 a corredo di un servizio di Licia Granello che fa il punto su sagre, feste e fiere gastronomiche che costellano la nostra penisola (circa 37.500 quelle segnalate, cui partecipa il 75% degli italiani…).

«Ogni sagra gastronomica parte avvantaggiata da un pregiudizio favorevole quasi indiscriminato: perché è conviviale (si mangia insieme), perché è informale (si mangia anche con le mani), perché è liberatoria (si mangia molto e si mangia qualsiasi cosa, anche certe trionfali porcherie, summa di grassi e calorie, che in condizioni normali rifiuteresti con sdegno).

Questi evidenti meriti rischiano di far passare in second’ordine anche l’approfondimento della “genuinità” della sagra: se cioè affonda la sua storia in qualche tradizione o produzione locale, o se è l’invenzione last minute di un assessore spregiudicato, o di una proloco invidiosa della sagra accanto. Il rapporto tra tradizione e invenzione, del resto, è molto studiato e molto discusso: ogni tradizione in fin dei conti ha un suo inventore, una sua arbitrarietà più o meno accertabile e accettabile.

[...] le sagre vivono una crisi da troppo successo che le moltiplica a dismisura. Per orientarsi tra villaggi fumiganti e nubi di frittura che catturano il viandante anche a dieci chilometri, sarebbe dunque opportuno darsi un minimo di criterio selettivo. In una sagra doc, per evidenti ragioni identitarie e perfino etiche, il terroir dovrebbe fare la parte del leone, con i suoi corollari classici: filiera corta, tipicità di quello che si mangia, legame stretto tra stomaco e tradizione, tra metabolismo e cultura locale. Sarà ovvio diffidare, dunque, di una sagra della fonduta in Calabria, o di una sagra della vongola nel Bresciano, perché per quanto la globalizzazione mischi le carte e confonda i sapori, la sagra ha un suo senso se descrive (e circoscrive) un luogo e le sue tradizioni gastronomiche. In questo senso, meglio sarebbe – e stupisce che ancora non ce ne sia una – una festosa sagra del kebab a Milano, dove quegli spiedi arabo-turchi oramai sono di casa, piuttosto che una Sagra Celtica nelle campagne emiliane. Perché per quanto inventata possa essere una tradizione, ha radici più forti il kebab a Milano che il crauto a Bologna, specie se servito da camerieri in elmo cornuto.”

Chissà se le cifre fornite da Granello sono accurate – in effetti nei weekend, facendo i 35km che da Voghera salgono a Varzi, è tutto un fiorire di poster cartelloni striscioni che propongono le sagre e le fiere più svariate, ogni settimana, dall’immancabile festa della birra alla frutta, al salame…

Emanuele Bonati

Mercato della Terra a Milano

19 February 2010 - Commenti (2) »

SABATO 20 FEBBRAIO

A MILANO IN LARGO MARINAI D’ITALIA

DALLE 9 ALLE 15

MERCATO DELLA TERRA

I Mercati della Terra sono mercati contadini creati secondo linee guida che seguono la filosofia Slow Food. Mercati gestiti collettivamente, che sono luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori, a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l’ambiente. Inoltre, preservano la cultura alimentare delle comunità locali e contribuiscono a difendere la biodiversità.

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www.mercatidellaterra.it