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BLOGVS | August 17, 2019

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Microbiota. 6 memos per il prossimo decennio (il n°3, inaspettato)

Microbiota. 6 memos per il prossimo decennio (il n°3, inaspettato)
Daniela Ferrando

Ricordate i 6 memos for the next millennium delle “Lezioni Americane” di Italo Calvino? Allora, i 6 in questione erano: leggerezza, velocità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza. Bene. In nome dell’esattezza e della visibilità parliamo di microbiota, perché non sono ammissibili fake news su qualcosa che è nel nostro organismo e in rapporto con quello che mangiamo.

1. Siamo tutti miliardari. In batteri

microbiota al microscopio elettronico rielaborazione

Siamo fatti di miliardi di cellule, ma ancor più di batteri – il rapporto è 1 a 10. Tradotto: se ognuno di noi è centomila miliardi di cellule, il microbiota è un milione di miliardi di batteri.

Tutta questa popolazione batterica, che ci accompagna dalla nascita e che ci rende unici ancor più dei cromosomi, costituisce il nostro microbiota. Dalla testa ai piedi, dalla superficie all’interno del corpo, ospitiamo batteri – per la maggior parte non patogeni – con particolari concentrazioni nel cavo orale e nell’intestino.

Il microbiota è sempre più considerato alla stregua di un organo.

2. La connessione microbiota, alimentazione e salute

Il microbiota convive con noi in un rapporto di do ut des: coopera con il sistema immunitario, assorbe i nutrienti, agevola il metabolismo, ci protegge dai patogeni. La sua composizione si modifica con l’età, i farmaci con cui ci curiamo e con l’alimentazione.

Assume nuovo senso il vecchio adagio “siamo quello che mangiamo”.

Ci sono nemici, es. cibi troppo ricchi di zuccheri e molto elaborati, possono alterare l’equilibrio del microbiota intestinale con rischio di gravi danni e infezioni.

Ci sono grandi alleati, come i prodotti probiotici e la dieta mediterranea. E un alimento che adoriamo e di cui parliamo spesso: l’olio EVO.

L’olio EVO, per le sue proprietà antinfiammatorie – riconosciute anche dalla FDA e dall’EFSA – e preventive di molte patologie, dalle neoplasie spontanee dell’intestino alle malattie cardiovascolari, dai deficit cognitivi tipici della terza età al diabete mellito di tipo 2.

E se l’olio è un tesoro per la nostra salute, l’olivicultura lo è per il nostro intero sistema – cultura, ambiente, territorio, gastronomia, turismo

3. Il brasato al barolo fa bene al microbiota!

brasato al barolo con polenta

Detto così, fa un po’ impressione, ma è vero.

Questo piatto, ricco delle proteine nobili della carne, dell’alta percentuali di antociani e tannini nel vino, delle fibre della polenta, è bilanciato e fa ben lavorare la digestione. Piace al microbiota. Al brasato al barolo di cui sopra fanno compagnia, tra gli altri, il pane e la pasta sardi, il moros y cristianos dei cubani, la nostra pasta e lenticchie, i dolci fatti in casa come una sana torta di prugne

Questo inno a piatti della tradizione (non sempre percepiti come leggeri) è emerso, in modo insieme provocatorio e gratificante, da una presentazione sul rapporto storico tra cibo e salute – due aspetti rimasti connessi dall’antichità all’ottocento nell’avvicendarsi nelle mode alimentari e delle scuole mediche, poi separati con il nutrizionismo farmacologico nato negli anni ’60, per trovare infine un nuovo percorso comune in anni recenti.

È infatti solo nel 2014 che il Parlamento Europeo ha sancito la necessità di un’educazione alimentare, anche perché in molti casi la pubblicità promuove unapiramide alimentare fortemente distorta.

Sarebbe già molto, invece, riscoprire e rivisitare la nostra enorme eredità foodcultural.

4. Il ragionamento vale anche per il vino

 Molti dei ragionamenti applicati al cibo, si estendono al vino.

Non è un caso se l’azienda vitivinicola piemontese Beni di Batasiolo, con L’Accademia di Medicina di Torino, ha lanciato il bando di ricerca Cibo, Microbiota e salute con due premi di ricerca biennali di €40.000 ciascuno all’anno.

Il bando ha ricevuto proposte da 114 gruppi di ricerca italiani di varia estrazione specialistica, 23 dei quali concorrono a diventare i due finalisti che saranno annunciati a settembre.

Ma perché un produttore di vini dovrebbe investire nella ricerca sul microbiota?

In una riga: per produrre vino sempre migliore, più sicuro e più salutare.

E tutto questo si ottiene attrezzandosi con le tecnologie adeguate dalla vigna alla bottiglia… nuovi impianti di pigiatura, tavoli di cernita per la scelta manuale dell’uva, sistemi di vinificazione e macerazione dove tutto è controllato elettronicamente dalla temperatura ai rimontaggi e permette nei casi opportuni l’eliminazione dei vinaccioli. Anche in barricaia… controllo di temperatura e umidità costanti ed appropriate.” così Valentina Dogliani, vice presidente Batasiolo SPA.

5. Il futuro è della ricerca

Microbiota and Nutrition Day

Nel piccolo e nel grande, a livello medico, chimico, biologico, nutrizionistico, ingegneristico, tecnologico-alimentare, pediatrico, neurologico, geriatrico, … non ultimo, a livello gastronomico ed enologico, lo studio del microbiota – o del microbioma, il suo patrimonio genetico – dovrà e potrà consentire di elevare sempre di più non solo la qualità dei prodotti, ma proprio la qualità della nostra vita.

6. Vogliamo diventare centenari?

Elevare la qualità della nostra vita. Aggiungere anni alla vita o, meglio, vita agli anni – slogan o aspirazione?

Vivere una lunga, sana vita non è un sogno, non è un’eccezione di poche fortunate isole geo-antropologiche popolate di ultracentenari, come l’Ogliastra in Sardegna o Okinawa in Giappone.

Invecchiare senza invecchiare, invecchiare mangiando bene è un obiettivo raggiungibile – non solo grazie ai progressi della scienza ma anche a poche e sensate regole pratiche. Vogliamo ricordarle? Per capriccio e per curiosità, in giapponese (in omaggio ai centenari di Okinawa).

Kuten gwa > piccole porzioni in piatti piccoli

Hara hachi bu > alzarsi da tavola prima di essere sazi

Nuch gusui > nutrirsi come se il cibo avesse proprietà medicinali

 

[Immagini: Micropia; ufficio stampa Mailander; winwdharma; Castedduonline; ]

Questo articolo è una rielaborazione delle presentazioni dei professori Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino; Rossana Cavallo, direttore della struttura complessa di Microbiologia della Città della Salute e della Scienza di Torino; Etta Finocchiaro, Dirigente Medico del Servizio Nutrizione Clinica AOU Città della Salute e della Scienza di Torino;Maurizio Fadda, Dirigente Biologico del Servizio Nutrizione Clinica AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, coordinati dal giornalista scientifico Giorgio Vivalda presso Il Boscareto resort & SPA in occasione del Microbiota and Nutrition Day.

 

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