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BLOGVS | March 30, 2020

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2 Comments

10 consigli per farsi notare al ristorante e ottenere indebiti vantaggi

Emanuele Bonati

Su Scatti di gusto sono stati pubblicati “10 consigli per farsi amico un food blogger, ammesso che serva” – da chef (anonimo) a chef, una guida a come ottenere delle recensioni favorevoli da parte dei blogger, nuovi leader opinion maker sicuramente più abbordabili dei recensori delle Guide.

Quindi: consigli su come “circuire” un blogger, che vanno dal farselo amico su Facebook (compresi svariati “mi piace” e commenti e interazioni) al prospettare senza parere una richiesta di parere sul proprio locale (facendo capire che l’eventuale cena sarà magari scontata ma dovrà essere comunque pagata), alle modalità di accoglienza (compresa la scelta di un posto ben illuminato, per le foto), e così via.

Mai successo, mi hanno sempre fatto pagare, tutti tanti maledetti e subito… E allora? Ecco i miei 10 consigli per farsi notare al ristorante e ottenere indebiti vantaggi.

1. Prenotare telefonicamente borbottando e biascicando un po’ le parole: vi si chiederà di ripetere il nome, e – in base alle vostre capacità attoriali – potrete fare in modo di ripeterlo più volte, facendo così in modo da farlo ricordare alla persona che risponde, facendo così in modo che nella peggiore delle ipotesi rimanga incuriosita da questo mezzo idiota senza voce che non riusciva a dire il suo nome…

2. Entrata 1: dimessa e modesta, ma volutamente eccessivamente dimessa e modesta, da renderla comunque appariscente. Vestiti un po’ così, rimanere in disparte nell’ingresso fingendo maldestramente di telefonare all’ipotetico editore che vi ha inviato in missione nel locale (keywords: pezzo, scadenza, tempo, foto, rimborso), osservare platealmente il locale da dietro le foglie dei ficus dell’ingresso, dare l’impressione di essere lì per ritirare le camicie stirate e piegate.

3. Entrata 2: flamboyant, alla WandaOsiris senza boys e senza rose, ma come se ci fossero dozzine di boys e rose. Mugoliiiii di apprezzamento mentre si viene condotti al tavolo, sedersi con aria soddisfatta e ripiena di sé. Salutare a caso in sala. Strombazzare con un filo di voce frasi del tipo “Sono felice di essere qui… Questo è sempre stato il mio locale preferito…”.

4. Esibitevi in complimenti sommessi al maître o al cameriere su questo o quel particolare, facendo trapelare competenza (“Sbaglio o queste sedie sono le copie di quelle di Macintosh del 1897, ma le copie fatte a mano da Charles Rennie stesso nella fabbrica di Houghton-sur-Muffin l’anno dopo…?”), aria vissuta e engagé e un tanto di spocchia (“Ah, avete anche voi la cornucopia di uova Fabergé a centrotavola, ricordo che la usava Concassé negli anni Settanta…”). Naturalmente i commenti devono essere sommessi quel tanto che basta per farli sentire al personale del locale momentaneamente allocato nei bagni di servizio.

5. Lasciate cadere qualche commento stentoreo… che so, “Ma qui avete messo mezzo cucchiaino di lievito, vero? Dite per cortesia allo chef la prossima volta di usarne solo un quarto, almassimo un quarto e tre quarti, non di più…”, non necessariamente a tono (“Interessante questo consommé di murice… Ho partecipato a una battuta di caccia al murice nella tundra…”).

6. Ormai tutti fotografano tutte le portate, per cui non è tanto un tratto distintivo utile. Suggerirei di tornare alla buona vecchia clandestinità: un quotidiano aperto con un buco in mezzo per farci passare l’obiettivo della canonreflexmultipanoramic, utilizzare il cellulare come se si stesse facendo una telefonata e intanto scattare alla disperata, torcendosi su se stessi, sperando di ottenere almeno un’immagine decente. Non cercate di portare il piatto in toilette per incipriarvi il naso: soprattutto se siete un foodblogger masculo, non funziona…

7. Due parole sulle tecniche di degustazione: non serve sezionare i piselli per determinare lo spessore della pellicina esterna, applicare le tecniche della plicometria alla cotenna dello zampone, verificare controluce la traslucidità delle fette di mortadella: ormai la degustazionologia è arrivata alla tv del mattino (Oltolini docet), è alla portata di tutti, anche se largamente affidata al caso, ed è difficile farla diventare un discrimine identificativo.

8. Fate attenzione: la stragrande maggioranza dei foodblogger è femmina, per cui è possibile, anche adottando questi accorgimenti, che – se appartenete all’altro sesso (i sessi intermedi non contano, vengono conteggiati direttamente nel ramo muliebre) – non veniate riconosciuti come appartenenti alla casta. Nei casi disperati, cercate di azionare la suoneria del vostro iPhone (tratto distintivo dei blogger di qualsiasi sesso), fingete di rispondere e sussurrate tenendo la mano a coppa davanti al microfono, in modo da fare da cassa di risonanza alla vostra voce, frasi del tipo “Ti ho detto di non chiamarmi mentre sto lavorando… Devo scrivere il pezzo per domani mattina… No, non sono io il titolare di BlogVs…”.

9. Tenete bene presente come una specie di mantra alcune frasi topiche, da sussurrarvi a vostro uso e consumo: “Tu ancora non lo sai, anche se forse lo sospetti, ma IO sono IL blogger che determinerà la tua fortuna.”, “Chiamatemi Ismaele – no, anzi, Armageddon.”, “Io sono Valeriomassimovisintin!”, “Dove passo io non crescono più cappelli da chef.”

10. Far cadere in un qualsiasi momento della serata la scatoletta dei biglietti da visita del blog – meglio quella da 1500 pezzi. Se avete quelli sottili e piccini di Moo, dovrete scivolare rovinosamente tipo su buccia di banana, facendo attenzione a lanciare contemporanemente la scatola aperta verso l’alto.

Fatemi sapere se e quali di questi punti funzionano… con me non sono ancora serviti a niente, salvo essere bandito da un paio di locali per molestie e disturbo della quiete pubblica.

Emanuele Bonati

foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom

Comments

  1. Sto già facendo il buco al giornale! ahahahhahahaha

  2. Chiara (@kiainga)

    A-DO-RA-BI-LE!!!

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