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BLOGVS | June 18, 2018

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Emanuele Bonati, ci vieni a Olio Officina?

Emanuele Bonati, ci vieni a Olio Officina?
Daniela Ferrando

A metà gennaio la conferenza stampa e poi, Olio Officina Festival (che ormai possiamo tranquillamente abbreviare in #oof2018torna anche quest’anno. Nei giorni 1-3 febbraio, presso il Palazzo delle Stelline a Milano, dimostrando ogni anno che l’olio è un tema inesauribile.


Il mantra della nuova edizione è “Io sono un albero”. Che facilmente diventerà #iosonounalbero.

Come di consueto olivi, olive, olio in tutte le sue sue forme esteriori, filosofiche, scientifiche e in definitiva parlate e provate saranno i contenuti. Luigi Caricato, ideatore e one-man di #oof, ci ha messo il carico anche stavolta.

Sapendo che Emanuele Bonati è un immancabile visitatore – e non indifferente e appiattito, ma attivo e critico, ho voluto sentirlo sul tema. Solo quattro (4 di numero) domande.

1. Olio Officina Festival, che titolo lungo. Ormai tutti dicono “Olio Officina”. Perché, in realtà cosa ti sembra che sia, un festival o un’officina?

Probabilmente tutt’e due. C’è un lato diciamo ludico, con gli espositori, le degustazioni, le idee; e c’è un lato più operativo, da officina appunto, i corsi le conferenze gli interventi. 

2. Ed è un evento ben condito?

Posso dirlo? Forse è troppo condito, tutto si succede senza sosta – incontri dibattiti conferenze si affollano e a volte sforano i tempi quasi a sovrapporsi senza soluzione di continuità. In realtà gli argomenti da trattare sono ovviamente tanti, e tutti interessanti – perché dover scegliere fra troppe proposte? E perché se un evento si prolunga troppo corro il rischio di perderne un altro?

3. Ho sbirciato qualche anticipazione. Io so già a cosa sono più interessata: all’analisi sensoriale e agli olii eroici – cioè quelli da olive coltivate in condizioni difficili. Sì, prendo in prestito l’aggettivo “eroici” dalla viticoltura. Tu?

L’idea dell’olio eroico mi piace. Ma non mi lascio mai limitare dalle scelte a priori: vado annuso e mi faccio guidare dall’estro e dall’istinto del momento. Tanto, #oof è ormai ben rodato, non c’è nulla di men che interessante – sono sicuro che tutto andrà liscio come l’olio (battutona, eh?).

4. Un tema che rende OOF una tre-giorni unica è l’arte da mangiare, l’olio secondo gli artisti. Ho scoperto ogni anno un’opera di cui innamorarmi. Ma una delle preferite in assoluto resta quella di Silvia Capiluppi, datata 2015, che ho scelto per aprire questo articolo.
Ordunque, qual è il filo che segui tu nell’olio?

Oh, beh, è semplice: quello che mi porta da un banchetto all’altro, ad assaggiare provare degustare. Certo – non ho ancora deciso l’itinerario: regionale? per cultivar? da nord a sud? alternando sud e nord? 

Daniela Ferrando

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