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BLOGVS | September 19, 2019

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Ancora buttafuori i buttadentro

Emanuele Bonati

Via Dante. Ho già avuto modo di deplorare il marketing on the road dei camerieri in agguato all’ingresso dei bar ristorante con dehors lungo la via, che con occhio lungo e modi suadenti e toni seduttivi identificano e cercano di attrarre la possibile clientela – mi sembra un po’ fuori luogo, poco “elegante”, non particolarmente allettante… A parte che qualche volta sbagliano clamorosamente bersaglio – ci hanno provato con me, che non credo di avere l’aria particolarmente straniera o comunque “abbindolabile” (non tanto nel senso che io sembri particolarmente furbo e accorto, quanto perché non mi aggiro con aria spaesata affamata e da turista…).

Non è detto che poi in questi locali si debba per forza mangiar male, nonostante la genericità dei menu esposti, che sembrerebbero esprimere l’ordinarietà della cucina… Anche se mi permetto di osservare, anzi di raccontare di aver osservtao, in giornate piovose, o meglio in cui iniziava a piovere, goccioloni peraltro, camerieri uscire dal locale e percorrere il paio di metri che li separavano dal dehors ben coperto e imbottito con un piatto fumante “condito” dall’allegro sgocciolare degli elementi…

Quindi, questo sarebbe un bis di un post vecchio? Una replica rivestita di nuovo? Una ri-polemica di fronte a un ignaro buttadentro che ha osato propormi un pasto men-che-stellato?

No. In realtà mi sto interrogando di nuovo su questa forma di approccio al cliente, che mi sembrava un po’ stereotipa e cheap  Che ho visto all’imbocco di via Dogana, con giovani muniti di menu plastificato che invitavano a visitare il loro locale posto più all’interno nella via. E che qualche giorno fa ho visto replicata in modi consimili (cameriere all’interno del locale, anzi del dehors del locale, che all’approssimarsi di potenziali clienti al menu esposto esce ed inizia a declamare decantare decorare il menu stesso…)  in Galleria Vittorio Emanuele, prima da Savini e poi dalla Locanda del Gatto Rosso, posti l’uno di fronte all’altro. Savini inteso come bar-ristorante, non il ristorante vero e proprio, che ha mi sembra anche un suo ingresso autonomo.

E allora? Devo ricredermi, smorzare la mia impressione di vaghissimo disagio? Plaudire all’approccio customer-friendly al cliente? Se guerrilla marketing dev’essere, che sia?

Emanuele Bonati

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