Posts Tagged ‘Paolo Marchi’

Il libro di Alice: le foto

26 November 2012 - Commenti »

Presentazione a InKitchen di Alice e le meraviglie del pesce, il libro dedicato alla cucina del ristorante Alice di Viviana Varese e Sandra Ciciriello, edito da Giunti, testi di Fiorenza Auriemma, presentazione di Paolo Marchi.

Il nostro fotografo Bruno Cordioli ha colto alcuni momenti della presentazione; da notare l’abbondanza di cibo sui tavoli: io non c’ero…

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157632074024561/

Emanuele Bonati

Aggiungi un pasto a tavola!

16 April 2012 - Commenti »

Bel titolo per una bella iniziativa di Identità Golose, quindi Paolo Marchi, e del Comune di Milano: giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 aprile 2012 in 5 Mercati Comunali Coperti saranno disponibili 5 menu di 3 portate ideati da 5 grandi cuochi con gli ingredienti disponibili nel Mercato (e quindi a prezzi convenienti: ogni menu ha un costo di circa 20€), menu che ciascuno può preparare a casa propria.

Chi sono gli chef, e quali sono i mercati?

  • Mercato Wagner (piazza Wagner) – Aimo Moroni, Luogo di Aimo e Nadia
  • Mercato Ticinese (piazza XXIV Maggio) – Davide Oldani, D’O
  • Mercato Morsenchio (largo Guerrieri Gonzaga) – Viviana Varese, Alice
  • Mercato Ca’ Granda (via Moncalieri) – Pietro Leemann, Joia
  • Mercato Prealpi (piazza Prealpi) – Carlo Cracco, Cracco

Inoltre, Aggiungi un pasto a tavola è un’iniziativa solidale: sarà possibile effettuare una piccola donazione per partecipare a una raccolta di ingredienti per i cittadini meno abbienti.

Emanuele Bonati

Pensieri oziosi di un goloso ozioso

22 February 2012 - Commenti »

A margine di Identità, Food&Wine e altro, a palato fermo, papille gustative che hanno ormai decantato, cosa si può dire ancora?

Il percorso fra le varie sale dei due eventi è stato diciamo ondivago, fluttuante, extravagante – all’inseguimento di profumi, luci, colori, aromi, visi, sensazioni, che in questa occasione certo non mancavano. Soste obbligate, i diversi incontri nelle varie sale di Identità: la voglia di comunicazione, di racconto, di condivisione delle esperienze sembra ormai un virus, e un indubbio merito di queste due manifestazioni è stato quello di portarci qui, fra gli altri, una serie di chef irraggiungibili proprio geograficamente (non impossibili da raggiungere, certo: posso uscire una sera o un weekend e andare da Battisti, da Bottura o da Uliassi; andare da Rodrigo Oliveira a San Paolo del Brasile richiede un tanticchio di improvvisazione in meno…).

Bisogna dire che ormai tutti i cuochi sono diventati dei bravi comunicatori – l’assiduità con manifestazioni come queste, in cui si confrontano con il pubblico, e con gli studi televisivi, che segna ormai la nostra epoca (il “quarto d’ora di celebrità”, pronosticato da Andy Warhol per tutti, è ormai parte dei curricula, e si punta già alla “serie di puntate” di notorietà…), ha prodotto chef sorridenti (quando sono truci o immusoniti, lo sono per contratto, per personaggio), che comunque di base sanno quello che dicono, e soprattutto ce lo fanno capire; uno poi (sarà l’accumularsi di stelle…) si spinge a bersagliare di briciole (o croste di formaggio?) il cameraman che lo riprende… E anche la presentazione dei filmati si inserisce in questo quadro di comunicazione a 360°.

L’unico cruccio – il non poter seguire tutto, la contemporaneità di eventi assaggi lezioni showcooking. Ovviamente, mettere tutti in fila, uno dopo l’altro, i cuochi su uno stesso palco, comporterebbe un paio di settimane di Identità – difficili da reggere da un punto di vista nutrizionistico (io devo assaggiare assolutamente tutto…). Ma è stato difficile scegliere fra i giovani chef e la cucina naturale (ci sono stato solo domenica, e ho scelto i giovani), e lo sarebbe stato nei giorni successivi fra donne e pizza, o pasta e carne e dessert… Meno male che i resoconti di Identità (nella newsletter, sul sito…) ci hanno permesso di seguire, o per lo meno di farci un’idea piuttosto precisa, di tutto quanto.

Donne, dicevamo: tante, poche, abbastanza? Giuste perché non ce ne sono altre? O ghettizzate in Identità Donna, o meglio diffuse nei vari programmi (una pasta di donna, carne di donna, questa donna è una pizza…)? E allora – scusate – perché non anche Identità Gay, dedicata a cuochi e cuoche omosessuali, Identità Daltonici, incentrata sulle difficoltà dei cuochi che non distinguono i colori a creare piatti esteticamente soddisfacenti, Identità Occhi Azzurri…

La polemica è circolata – è sempre un problema, se misurare le donne in termini di quantità, una ogni tre cuochi, no facciamo due, o se considerarle “normali” chef… E pure, un racconto di cuoche in quanto tali ha un senso, perché è indubbio che le specificità di genere hanno un qualche rapporto anche con la creatività (ovviamente, non nel senso che le donne sono fragili fanciulle che non scuoierebbero mai un pitone per cucinarlo, ma che piuttosto l’essere donne, e spesso madri, danno loro tempi e sensibilità diversi, ad esempio).

OK – è la prima edizione a cui partecipiamo, e non abbiamo termini di paragone. Ma l’organizzazione del tutto ci è piaciuta (meno il tenere separati Food&Wine e Identità, forse: organizzare un unico grande evento sarebbe stato preferibile, e più “comodo”), gli sponsor erano onnipresenti e visibili ma non opprimenti (qualcuno ha chiesto allo stand del Grana Padano se poteva prendere un pezzo di Parmigiano…), le lezioni gli showcooking e la mediazione di foodblogger e giornalisti un modo per avvicinarsi a quello che c’è dietro il piatto molto interessante.

La presenza delle e dei foodblogger (e un Identità Foodbloggero Masculo l’anno prossimo?) alla conduzione è una novità: stanno prendendo piede come realtà in grado di influenzare più o meno i media, con tutti i “rischi” che questo comporta, ovviamente, come una loro “commercializzazione” (peraltro possibile a tutti i livelli…).

Siamo a una via di mezzo fra l’incontro tra professionisti e la fiera campionaria, forse è vero – ma nessuna delle due sarebbe stata forse così interessante. E il risvolto commerciale è un male o un bene? Non so: certo è necessario, certo presenta dei problemi (come dire, è possibile che ci siano tutte le mucche di razza fassona che ci vengono cucinate, tutte le lenticchie di castelluccio, tutti i lardi di colonnata? e i peperoni coltivati dieci metri più in là, ma bene, non sono buoni?); cerchiamo di mantenere una distanza critica, di costruirci una nostra Identità di Golosi.

Emanuele Bonati

I consigli di Malafarina: “Cucina di montagna 1″ di Paolo Marchi

16 February 2012 - Commenti »

Paolo Marchi

Cucina di montagna

vol. 1 Le Alpi Centrali

Bibliotheca Culinaria

160 pagine, 40€
Primo di una collana che racconterà l’Italia delle cime percorrendo prima la catena delle Alpi e più avanti anche quella degli Appennini, questo libro conduce il lettore per montagne e valli lombarde alla scoperta dei cuochi che vedono nel loro legame col territorio l’antidoto all’appiattimento del gusto generato dalla globalizzazione. Il giro non passa solo per le cucine: sono diversi i prodotti tipici da scoprire, dalla Bresaola al Bitto e molti altri ancora.
Stupende fotografie di Stefania Sainaghi.

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Totò nel paese delle meraviglie di Alice

14 February 2012 - Commenti »

“Non mi piace proprio.”

“Come?”

“Questo ristorante, Acciuga. Non mi piace.”

“Ma se non siamo nemmeno arrivati in via Adige! E poi si chiama Alice, non Acciuga.”

“E allora? Fai mente locale: continuiamo ad andare fuori a mangiare, e mai una volta che demoliamo un locale, critichiamo non dico la cucina, ma almeno la disposizione delle posate o delle briciole sui tavoli, le divise del personale, gli spifferi… Quindi, per dare una svolta alla nostra carriera gastronomica, dobbiamo darci alla cattiveria. Anche immotivata, per carità, ma se no non ci si fila più nessuno.”

Avevo paura che prima o poi sarebbe successo: il mio amico Totò è impazzito, il fatto che le nostre avventurette conviviali abbiano una certa diffusione lo ha precipitato in un delirio di onnipotenza. Ci manca solo che si metta ad attribuire delle “scope” ai locali che gli stanno antipatici (anche se proprio a cavallo di una scopa se ne è andato da Milano…), delle “baracche” a quelli poco ospitali, dei “calderoni” alle cucine non all’altezza (de che?)…

Comunque – dopo avergli spiegato che una critica negativa deve essere sostanziata da cospicui assaggi, punto sul quale Totò è stato pienamente d’accordo, e da un’analisi organolettica dei più vari dettagli, punto sul quale invece si è grazie al cielo perso, eccoci da Alice Ristorante, locale neostellato Michelin.

Abbiamo deciso – con Christian e Vincenzo Pagano – di portare Totò da Viviana Varese dopo i nostri vari passaggi a Identità Golose 2012. Il tema “Quote Rosa” era stato appena accennato, serpeggiava lungo tutta la giornata, ma non è per riportarci in quota che abbiamo deciso di venire da Alice: è la lunga lontananza da questa cucina del pesce, e la relazione della mattinata a Identità, che ci hanno fatto rompere gli indugi (e magari anche la gigantesca ombrina, teneramente abbracciata da Sandra Ciciriello, socia di Viviana – esperta di prodotti ittici, e sommelier – destinata a transitare dal palco alla cucina di Alice…).

Totò vorrebbe indagare sui motivi della critica gastronomica, sul rapporto tra giudici e giudicati – ma noi tagliamo corto: siamo narratori, raccontiamo il nostro pranzo, o cena, per quello che sono state le nostre sensazioni, dettate dal nostro umore, dalla compagnia, dal tempo, dal piacere di stare insieme in quel posto e in quel momento.

Il locale è molto piacevole, colori caldi, senza eccessi – il personale cortese quel giusto, cordiale quel giusto, amichevole e non invadente. Anche Viviana e Sandra  (in sala), che lo portano avanti destreggiandosi fra sala e cucina, sono come il loro locale: piacevoli. Ed è a loro che ci siamo affidati, lasciando a loro la scelta del menu da sottoporci.

“Ecco una nota di demerito”, dice Totò: “non possiamo mangiare quello che vogliamo!”

“Ma se l’abbiamo chiesto noi, di portarci quello che vogliono loro…”

Sopito il primo spunto critico di Totò, ci siamo dedicati all’antipasto: una serie di deliziosi finger food, molto delicati, a cui è seguito un Mini-hamburger di seppia con cime di rapa e burrata.

“Questo devo dirlo: a me ’sta storia del fingo food, no, finger, mi ha stufato: un bell’hamburger con una maxi seppia mi sarebbe piaciuto, va’.”

Lasciando perdere i tentativi di critica controcorrente di Totò, il Mini-hamburger non era male: sapore e consistenza, accostamenti, funzionava tutto. Diciamo che predisponeva favorevolmente al proseguimento della cena.

Christian:  “Sapore di cime di rapa anche nel pane! Delicato…”

Vincenzo: “Amuse bouche che dichiarano subito l’orientamento del ristorante votato sicuramente alle specialità di mare. Mini panino da mangiare in quantità industriali, netto e saporito con una seppia tonica.”

Totò mi ha guardato con aria ironica: anche Vincenzo ne avrebbe mangiato ancora… La predilezione ittica si materializzava poco dopo in una Zuppa di ceci al naturale con triglie, pomodorini confit, rosmarino, cipolla di Tropea e gamberetti, su cui nemmeno Totò ha avuto da ridire. Ingredienti della tradizione, mantenuti a un livello elementare, accostati con equilibrio e semplicità. E gusto. E sapore.

Christian è d’accordo: “Un totale equilibrio del piatto, tutto ben distinguibile.”

Vincenzo: “La triglia freschissima, spalleggiata da un gambero corposo, adagia il suo sapore di iodio sul gusto rotondo e pieno dei ceci ravvivati dalla nota appuntita del pomodoro confit. Ingredienti tradizionali, esecuzione contemporanea.”

A seguire, Baccalà cotto nella birra con insalata di rinforzo (piatto campano: Viviana è nata a Salerno) rivisitata, sottaceti “fatti in casa”, crema di cavolfiore, capperi e salsa all’acciuga. Ottimo il gusto dei sottaceti “fatti in casa”, che si sposano benissimo col pesce (si sente la birra, ma non prepondera come temevo) e con gli altri elementi che compongono il piatto (a proposito, le varie portate sono impiattate benissimo, direi con un gusto del colore molto “meridionale”).

Il critico Totò tace – ma il sorriso gli arriva alle orecchie… “Ora devo dire a mia madre che qualcuno ha superato la bontà della sua giardiniera!” si lamenta Christian. “E quella Moretti gran crù si sposava alla grande col piatto.”

Vincenzo: “L’insalata di rinforzo è un classico della tradizione campana e Viviana ne cura l’esecuzione con attenzione. Giardiniera da manuale con acidità ben calibrata sul baccalà, che non eccede in sapidità.”

Superspaghettino con brodo di pesce affumicato, vongole, julienne di calamaro, zeste di limone e polvere di tarallo: “Spaghetti in brodo? No, è una cucina troppo moderna per me, lo spaghetto non si fa in brodo, di pesce poi, e la polvere…” Vi risparmio la sequela di lamentazioni, che non ha impedito peraltro a Totò di mangiarsi gli spaghetti, il brodo, la polvere di tarallo e tutto quanto. Un piatto insolito, dai sapori originali, interessante: mi è piaciuto anche di più stasera di quando l’ho gustato a Taste of Milano l’anno scorso (assieme alla pizza fritta Omaggio a Sofia aveva fatto avanzare Alice nella classifica dei ristoranti da visitare quanto prima…).

Christian: “Davvero evocativo. Un tuffo nel sud Italia.” E secondo Vincenzo “è il piatto che meglio identifica il percorso di tradizione e di creazione della chef. Per chi è meridionale, l’utilizzo del limone e del tarallo riportano a giardini e a profumi che purtroppo oggi non sono più netti come una volta. Touché sull’amarcord ma anche sulla convinzione che il miglior utilizzo del superspaghettino al momento sia questo di Viviana e quello di Niko Romito con i porri. Già evitare di scuocerlo dal passavivande al tavolo è cosa di non poco conto.”

“Ecco: si fanno delle discriminazioni, il tuo pezzo di carne nella minestra è più grande del mio!”

La Minestra maritata alla mia maniera è una specie di poesia. Mi sembra di capire che da Alice si tenda a scomporre i piatti, la tradizione, ricomponendoli in modo più leggero, mettendone in evidenza lati cui prima non si era fatta attenzione – un po’ come Cézanne nelle sue nature morte metteva monetine e spessori sotto i piatti di arance o le brocche, sempre una natura morta era, ma vista con un occhio diverso. Anche l’insalata di rinforzo assieme al baccalà: da tradizione, era una grande insalata dai vari ingredienti (che veniva “rinforzata” riaggiungendo gli ingredienti man mano mangiati, o, secondo altri, usata per “rinforzare” il pranzo di magro della vigilia); qui, diventa un suggerimento, un’eco.

“Non avrei mai pensato di assaggiarne una versione così leggera, priva di grassi che possono appesantire. Il rischio sarebbe stato quello di ”ammazzare” l’intero percorso.”. aggiunge Christian. E Vincenzo osserva: “Totò ha poco da recriminare circa il lasciar fare alle signore del locale. In realtà due paletti li avevo messi: la minestra maritata e l’ombrina. Questa minestra è molto più contemporanea di quanto si possa credere. Per leggerezza, innanzitutto, ma anche per la scelta di virare la tradizione delle sette verdure a fare da corollario alla carne un’antecchia (un po’) troppo speziata.”

Travolta da un insolito panino. “Almeno questo me lo farai criticare, spero…” Cosa c’è da criticare? “Non mi hanno fatto mangiare il panino!”

Un trancio di ombrina avvolto in foglie di limone e cotto in un panino fatto con acqua, sale, uova, farina di grano arso, tè nero affumicato, timo e cenere di potature di limone, servito con un’insalatina di finocchi, una patata cotta nella cenere e un panino piccolino (a proposito, non diciamo nulla del pane: sette o otto tipi diversi, tutti fatti in casa), una serie di profumi che da soli bastavano – cottura perfetta, sapore anche.

Christian: “Io direi… travolti da grandiosi profumi!”

“La relazione della mattina prende forma sul tavolo.” chiosa Vincenzo. “Arrivano i panetti, non commestibili, che come piccoli scrigni tengono insieme il sapore del mare, l’arruscato (il bruciato) e l’intenso sentore del limone. E’ come te la aspetti l’ombrina, morbida e forte, con l’esatto punto di cedevolezza della carne. Il panino da mangiare è accanto, insieme ai finocchi. Vuoi vedere che le cotture in crosta potrebbero ritornare in auge dal lontano passato di forni a legna d’uso comune?”

Anche il carciofo era molto buono (“Monotono” secondo Totò: un piatto solo di carciofi…): ci è stato presentato in tutte le consistenze possibili: bollito, alla griglia, fritto, come crema, e come gelato, con qualche fogliolina di liquirizia. “Almeno posso dire che il cucchiaino di gelato era proprio poco?” – in effetti, Totò ha ragione (anche se il suo non ha fatto in tempo a sciogliersi), il gelato non era abbastanza per farsi notare, si è perso quasi subito nella crema, forse si potrebbe equilibrare meglio; molto bella l’idea delle foglioline di liquirizia (è piaciuta anche a Totò, che non ama la liquirizia, se non sotto forma di rotelle…).

Ha ragione Christian: “Ho avuto come la sensazione che Viviana avrebbe potuto proporci altre infinite varianti sul carciofo. Perfetto.” E per Vincenzo, “Un esercizio stilistico divertente con le diverse consistenze e temperature che si rincorrono, ma non è il piatto su cui punterei alla tavola di Alice.”

Interessante il predessert: sorbetto con insalata di agrumi e kiwi su finocchi.

Il dolce (“Una sceneggiata”, pensavo che dicesse Totò di fronte alla piccola cerimonia dell’apertura della “palla” con un martellone di legno – ma ormai, evidentemente conquistato, stava già meditando di intrufolarsi in cucina per dichiarare il suo amore incondizionato a tutto lo staff, e magari anche alle batterie di pentole) si chiama Che palla! ed è un tartufo con gelato al cioccolato amaro 84%, gelato alla vaniglia, zabaione e croccante di pan di spagna al cacao: la palla viene appunto presa a martellate ed aperta di fronte al commensale. Mi è piaciuto, e carina l’idea di fondo – ma forse troppo cioccolatoso. E mi sta ahimé venendo una piccola idiosincrasia per i petali di fiori che vengono sempre più spesso sparsi fra i piatti, buoni, carini, ma per carità non facciamoli diventare la nuova rucola…

Christian: “L’emozione finale. Grande sorriso.”

Vincenzo: “Un dolce gluten free appariscente e gustoso.”

E dolcini precaffè a seguire… “Troppo pochi! Questo è uno scandalo! Esigo un cabaret da 24 pasticcini!”

Ma forse forse Totò non ha tutti i torti, almeno stavolta…

Detto questo, Viviana è una delle poche cuoche in circolazione; il suo percorso l’ha portata dalla natìa Salerno a una serie di esperienze (con Gualtiero Marchesi, Maurizio Santin, Moreno Cedroni, Leonardo Di Carlo) fino all’incontro con Sandra, sommelier ma anche grande conoscitrice del pesce, e nel 2007 ad aprire questo locale (stella Michelin in 4 anni: non male, le ragazze…) – Alice. Il ristorante delle meraviglie.

Emanuele Bonati con Christian e Vincenzo Pagano

Grazie a Vincenzo e a Scatti di gusto per le foto

via Adige 9, Milano

Telefono             02 5462930

Milano Food&Wine Festival Flash / 3 – Cesare Battisti e Paola Sucato

5 February 2012 - Commenti (3) »

Paola Sucato (di cui sono profondamente innamorato: per quello che fa dentro e fuori le cucine, non tanto per come beve – non beve – quanto per come panifica, per come è) ha presentato Cesare Battisti, cioè il Ratanà (locale abbastanza nuovo, con un piede nell’Erba Brusca…): di lui non posso dire di essere innamorato – anche se, dopo il suo Riso con latte di capra (crudo, leggermente acidificato), grana padano, vaniglia, pepe nero e carciofi croccanti i miei sentimenti nei suoi confronti registrano un notevole trasporto.

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 2 – Alice Delcourt e Chiara Giovoni

5 February 2012 - Commenti »

Chiara Giovoni (di cui sono profondamente innamorato: per come scrive, per come beve, per come è) ha presentato Alice Delcourt, la giovane carina elegante cuoca de L’Erba Brusca (locale con orto annesso, aperto l’estate scorsa con Cesare Battisti, che era all’altra postazione), di cui mi sono innamorato – e che ha preparato Sgombro leggermente affumicato su un cous cous di frutta ed erbe (lei ha vinto il CousCous Fest l’anno scorso) affumicato con foglie di tè nero, con melograno e yogurt greco (che forse avrei evitato: secondo me il tutto reggeva anche senza… e avrei volentieri ripulito le pentole…).

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash/1

5 February 2012 - Commenti »

Iniziato il Milano Food&Wine Festival – parallelo a Identità Golose, sfalsato di un giorno, fianco a fianco.

Se ci fossero dei miei lettori fedeli, saprebbero che io in queste cose ci sguazzo – tanta gente, tavoli con cibi prodotti assaggi, vini, bicchieri, chef, cucine… mi piace girare, vedere, assaggiare, conoscere, capire (ok, cercare di capire), incontrare gente che conosco e conoscere gente che non conoscevo – e se capita mangiare qualche cosa.

Il Milano Food&Wine è diciamo la vacanza milanese del Merano Food&Wine Festival (no, non ci sono mai stato, ma devo proprio andarci: se questo fratellogemellominore è così, beh, chissà il fratellogemellomaggiore…).

Allora: Wine – 100 produttori, ovviamente con prodotto, ovvero bottiglie, al seguito (e per buona misura Acqua San Pellegrino e Panna, birra Peroni, e aggiungiamoci un pezzo di Grana Padano, aperitivo San Pellegrino…).

Food: due postazioni cucina (ahimé senza la cappa a raccogliere il fumo… e lo sgombro della prima preparazione pervadeva tutto l’aere dintorno), in cui si alternano cuochi (alle 12, alle 18, alle 20.30) e preparano assemblano servono il loro piatto, introdotti da uno/a foodblogger giornalista o che.

Festival: io che corro da una parte all’altra dell’ampio spazio a saggiando bevendo degustando tastando assaporando tutto quello che sembra potabile commestibile.

E non ultimo le Phood: nove fanciulle scatenate che fotografano twittano bloggano intervistano circolano imperversano…

Mi sa che sono arrivato troppo presto... Paolo Marchi sta ancora contattando gli chef...?

Sete...
Sete?

Sete, sì.

Ma questo è Biscalchin!

Emanuele Bonati

Food @ work: Identità Milano 2012 si avvicina…

27 January 2012 - Commenti »

«Tornando dalla manifestazione Lo Mejor de La Gastronomia mi sono chiesto: perché i nostri cuochi devono andare in pellegrinaggio a San Sebastian, nei Paesi Baschi, per scambiarsi – e spesso copiare – idee con gli altri cuochi del mondo? Mettiamo in piedi anche noi un congresso di cucina». Tutto qui. Semplice, no?

No, forse no. Questa è stata effettivamente l’intuizione di Paolo Marchi di otto anni fa – ma a giudicare dai risultati, dai programmi delle varie edizioni, a essa è seguito un lavoro enorme, che si è protratto negli anni, ha proliferato  generando una miriade ormai di Identità diverse, da Identità Naturali, a Identità Vent’anni (i giovanissimi cuochi), a Identità Donna, Identità di Pizza, Identità di Pasta e Identità di Carne, alle altre manifestazioni che si susseguono ormai in tutto il mondo.

Identità, per uno che vuole occuparsi di cibo, a qualsiasi titolo, è una via di mezzo fra un paradiso e un luna park: anziché andare in giro a mangiare dai grandi chef, sono loro a venire a te, e non portandosi dietro pentole e padelle, ma se stessi, e degli assaggi della loro storia-cultura-filosofia-personalità. Il cuoco “parlante”, che esce dalle cucine e si mette in gioco nel confronto con gli altri – siano essi chef, esperti, giornalisti, ma anche gente comune –, è una delle cose più interessanti, forse, di questi ultimi anni. E ogni anno Identità ci aiuta ad assaggiarne un pezzetto.

Identità Golose si terrà a Milano dal 5 al 7 febbraio; dal 4 al 6, in contemporanea, aprirà il Milano Food&Wine Festival, un grande temporary restaurant; il tutto presso il MiCo MILANO CONGRESSI ala nord, gate 14 (via Gattamelata 5).

E nei prossimi giorni vi racconteremo qualche cosa di quello che accadrà – e cercheremo anche di raccontarvi qualcosa da dentro; fermo restando che sul sito di Identità le notizie, le curiosità, gli aggiornamenti si susseguono in tempo reale…

Emanuele Bonati

Il food porn di Scatti di Gusto e un vecchio sporcaccione

3 January 2012 - Commenti (2) »

Scatti  di Gusto: due anni on line, e circa 20.000 foto – che poi sono quelle che hanno ispirato a Vincenzo Pagano il nome del blog. Inutile dire che la foto, oggetto voyeuristico per eccellenza, che fissa l’attimo nell’eternità, in questo caso, come foto enogastronomica, si offre come un vero e proprio feticcio del porno più puro: evoca suscita provoca lasciandoti a distanza, ti ritrovi bramoso di un possesso che non puoi avere, almeno ora subito, se non surrogato… Porno, appunto.
Vincenzo ha pubblicato una summa di questo anno food-porno, come saluto al 2011 che ci ha abbandonato, illacrimato ospite, e come augurio per il 2012. E noi ci permettiamo di riportarla, e di commentarla, con la nostra esperienza di “vecchi” e “sporcaccioni”, salutando dipartita (del 2011) e ripartenza (2012) con un apprezzamento al lato più cochon della cucina…

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1. Cosa c’è di più porn nel food di una cozza con prosciutto? La realizza Carmelo Chiaromonte alla festa di Longino&Cardenal, un appuntamento ineludibile per gli appassionati e gli operatori che partecipano a Identità Golose di Paolo Marchi.

Una cozza con prosciutto? Siamo nel porno di lusso, patinato, alla Jenna Jameson, per intenderci.

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2. Forse più lasciva è la maialata, altro appuntamento imperdibile che la famiglia Tinari di Villa Maiella organizza ogni anno. Troppo forte.

Maialata. Porno centroitalico, con quel che di casareccio, ruspante, maialoso: zona Renzo Montagnani, un grande.

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3. Una veste elegantissima e indimenticabile per le cozze con il latte di mozzarella nera preparate da Rosanna Marziale de Le Colonne.

Cozze con latte di mozzarella nera. Porno multietnico, alla Mandinga: la nera che piace.

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4. Ogni volta che la rivedo penso che sia la minestra più sexy del pianeta: quella con crostacei e piccoli pesci di Gennaro Esposito.

Minestra con crostacei e piccoli pesci: porno poetico, delicato, alla Bilitis di davidhamiltoniana memoria, alla Patti d’Arbanville…

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5. Il concetto di esclusività può trascendere dal soggetto? Voi pensereste al caviale o al tartufo? Io penso alle lumache di Oliver Glowig, due stelle Michelin nella nuova location di Roma al primo colpo, che mi regala anche il riconoscimento della cartolina di auguri.

Lumache? Bruttine a vedersi, ma una sorpresa di bellezza al palato. Ma l’apparenza inganna – e l’apparenza non ha impedito a Ron Jeremy di offfrire il meglio di sé con il gotha delle femmine del porno, l’ingresso del fisicamente scorretto nell’empireo dell’esclusività.

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6. Eleganti i due gamberi rossi al sale di Gianfranco Pascucci, nuova stella Michelin a Fiumicino (Roma).

Gamberi rossi al sale. Eleganti, eppure sfacciatamente porno. la stessa eleganza che hanno conservato Carmen Villani, Karin Schubert e le altre nelle loro performance a luci rosse – il rosso dei nostri gamberi, delle nostre vergogne, ipocrisie; il sale amaro della vergogna, ma anche della sapidità, del sapore della vita.

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7. Pensi al cibo che fa innamorare e non puoi fare a mano di pensare a un’ostrica. Come quella di Salvatore Tassa (le Colline Ciociare). Uno scatto che profuma di mare e di terra.

Ostrica. Porno sontuoso, di cui riempirsi la bocca, la vita. Un attimo, e non c’è più, scivola via. Ma il gusto rimane e ti accompagna. Chi altra? Moana Pozzi, no? Sontuosa, eppure normale, sensuale e preziosa. Troppo poco tra noi, eppure ancora qui.

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8. Il movimento in cucina. Marzia Buzzanca sembra volare leggera con la pizza fritta preparata in occasione di una delle Cene a 4 Mani il cui cartellone Scatti di Gusto ha seguito in diretta.

La pizza fritta di Marzia Buzzanca. Porno come voglia di vivere, di ricominciare, pulsione vitale, natura che lotta per sopravvivere nelle avversità. Porno come vita.

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9. La verdura. Da Pomarius a prendere gli ingredienti per una vignarola da manuale.

Vignarola. Vitalità esplosa, la primavera, la natura, la grazia, la sostanza, l’innocenza della stagione nuova, la potenza degli ingredienti freschi. Cicciolina, Ilona Staller, fresca ventata nel porno nostrano.

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10. La pizza per antonomasia. La Margherita nella splendida esecuzione di Gino Sorbillo.

Pizza. Italianità alla massima potenza. La potenza di Rocco Siffredi, ovvio: il porno moderno, sdoganato anche nel cinema d’autore, come la pizza nei ristoranti stellati.

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11. La pizza più antica. La Mastunicola di Franco Pepe, antica pizzeria a Caiazzo.

La pizza antica. Il sapore di quei filmini, quelle foto in bianco e nero, d’inizio secolo, signorine polpose, uomini mustacchiuti. Ma anche le bellezze pasoliniane dei film della Trilogia della vita, ricerca di un eden lontano dall’intellettualità, eppure forse tutto mentale, eppure su una salda base – di lievito madre…

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12. La carne. Le salsicce di maiale nero ripiene di broccoli di Sabatino Cillo. Le mangeresti crude.

Salsicce di maiale nero. Porno glorioso, sfacciato: John Holmes nel suo pieno rigoglio, una vita per il cinema, diceva Elio. Ma anche il Supersex di Gabriel Pontello, l’Ifix-tchen-tchen come momento supremo dell’accoppiamento qui celebrato fra la carne di porco e il broccolo.

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Un inno al porno, dunque, quello di Scatti di Gusto, al quale ho associato qualche puntualizzazione pornografica anch’essa, anche se di segno leggermente spostato: all’insegna comunque, io e Vincenzo, del godimento, della sensualità nel senso dell’accarezzare i sensi, del vellicare il vellicabile, e soprattutto dell’augurio per un buon 2012…

Emanuele Bonati

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