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Anforchettabol di Antonio Marchello

10 December 2011 - Commenti (3) »

Anpadellabol… Anabbattitorabol… Antortierabol… Anzuppierabol… Insomma, prima o poi troverò anch’io un bel titolo… Se c’è riuscito Antonio Marchello, vincitore a mani basse del premio “Miglior titolo di libro di enogastronomia del decennio” (l’ho appena istituito), posso riuscirci anch’io.

Il titolo (sgrunt: bellissimo, eufonico, divertente, pieno di suggestioni, da Nat King Cole in poi) è Anforchettabol. Pubblicato da Trenta Editore, presentato a Taste of Milano a settembre, e nuovamente domani domenica 11 dicembre alle 18 a Cooks&Books, lo spazio dedicato alla cucina del Mondadori Multicenter di Piazza Duomo a Milano, il libro raccoglie dodici interviste ad altrettanti chef – in ordine alfabetico: Andrea Berton, Carlo Cracco, Pietro Leemann, Luca Montersino, Davide Oldani, Andrea Provenzani, Simone Rugiati, Claudio Sadler, Maurizio Santin, Gaetano Simonato, Matteo Torretta, Viviana Varese. E proprio a Viviana abbiamo dedicato un primo post, in cui abbiamo raccolto qualche spunto “rivelatore” della sua personalità e storia, descritte a fondo nel libro. Seguiranno altri post per tutti gli chef presenti nel volume.

Ormai gli chef sono presenti dappertutto: ci istruiscono o ci giudicano o si sfidano in televisione, dove sono cuochi esperti ospiti divulgatori e un sacco di altre cose; ammiccano nelle pubblicità, come testimonial di buone cause o di buoni prodotti; si affacciano dalle pagine delle riviste patinate, o di gossip – immagini ormai onnipresenti, facce ormai ben note (me li aspetto scendere nell’agone politico in nome della dieta mediterranea…). Nelle pagine, nelle domande di Antonio Marchello scopriamo una dimensione diversa di questi protagonisti, tutta da esplorare: la loro storia, le loro radici, i loro gusti. Scopo delle interviste è spesso permettere agli intervistati di dire quello che vogliono dire – una specie di versione “animata” di un comunicato stampa; qui, invece, è come se fossi anche tu lettore lì a parlare con Antonio e con lo chef, le domande che leggi sono quelle che avresti voluto fare tu. E quando mangerai un piatto cucinato da loro, scoprirai un sapore in più.

Emanuele Bonati

Per fare un cuoco: Viviana Varese

10 December 2011 - Commenti (2) »

Quali sono gli ingredienti per fare un cuoco? Cosa ci vuole, in che quantità? Ovviamente, ci vogliono tante cose: la famiglia, l’ambiente, la storia, il lavoro, le delusioni, i successi. Ma non solo, forse. Possiamo trovare qualche indizio e qualche risposta in Anforchettabol, un bel libro di interviste raccolte da Antonio Marchello (Trenta Editore), da cui abbiamo “rubato” e rielaborato qualche spunto. Ve li presenteremo in una serie di post, ciascuno dedicato a uno degli chef protagonisti del libro. Sono pochi cenni: leggendo il libro, andranno a comporre un ritratto a tutto tondo, che ci farà amare le persone e le storie che stanno dietro ai piatti.

Incominciamo dall’unica donna del gruppo: Viviana Varese. Il suo ristorante, Alice, aperto (con Sandra Ciciriello) nel 2007, ha appena ottenuto una stella nella Guida Michelin 2012. Ho assaggiato a Taste of Milano il suo “Omaggio a Sofia”: pizza fritta con mozzarella di bufala, pomodori confit e bavarese di pomodoro: decisamente buono, interessante per il gioco di accostamenti, come del resto il Super spaghettino con brodo affumicato, vongole, julienne di seppie, polvere di tarallo e limone candito.

Viviana Varese con il suo cane Carlotta: la foto è di Monica Placanica.

CHEF Viviana Varese, Alice Ristorante, Via Adige 9, Milano

NATA A Salerno nel 1974

I MAESTRI Gualtiero Marchesi, Maurizio Santin, Moreno Cedroni, Leonardo Di Carlo

IL RICORDO Le granite, i sospiri di Maiori

IL PIATTO Carpaccio fantasia

UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Pomodori verdi fritti; Renato Zero

DICE “[...] la tradizione. A dire il vero non l’ho tradita o rinnegata del tutto, anzi. Però ho cominciato a togliere, ad alleggerire. E alla fine ti congratuli con te stessa, perché io sono nata da una grandissima tradizione gastronomica, nel senso che se fossi nata in una famiglia dove non sapevano cucinare, sarebbe stato un altro discorso. Ma io ero nata in una biblioteca di sapori, che, piacciano o no, erano importanti. E questa tradizione alla fine mi è servita tantissimo!”

INGREDIENTI Solarità, passione, amore, follia


Emanuele Bonati

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