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BLOGVS | October 31, 2020

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8 marzo. “Oh se almeno mi fosse possibile sfiorare la mano di Neobule!”

8 marzo. “Oh se almeno mi fosse possibile sfiorare la mano di Neobule!”
Daniela Ferrando

Torneremo a desiderare di essere anche solo sfiorati, in questi giorni di contatti fisici temuti e controllati, nel nostro isolamento da coronavirus voluto, obbligato o mal sopportato? Essere sfiorati, di un tocco che può essere più erotico, più intenso di un approccio diretto?

Almeno sfiorare…

Così Archiloco di Paros, poeta lirico greco, nel VII secolo a.C., più di 2.500 anni fa.

Ho scelto questo verso, un frammento, per l’8 marzo di quest’anno. Eccolo nell’originale in greco, per chi lo legge:

εἰ γὰρ ὣς ἐμοὶ γένοιτο χεῖρα Νεοβοὺλης θιγεῖν

Qui il messaggio non è “tutte le donne dovrebbero essere soltanto sfiorate”: userei banalmente un luogo comune, ci metteremmo a parlare di fiori e mentirei sull’importanza dell’amore-passione. Tanto più che questo gesto, il primo contatto, è spesso il detonatore di tutto il resto. E questo è verità per qualsiasi combinazione amorosa, chiunque prenda l’iniziativa.

E nemmeno il messaggio è “ma guarda quanto può essere dolce un uomo”. Anche perché l’Archiloco in questione non era così dolce. Nei versi che di lui ci rimangono – sempre ammesso che nel dire “io” parli di se stesso – ora si infuria, ora si sgola, ora perde lo scudo in battaglia, ora insulta la volubile Neobule, ora insidia pesantemente e descrive quello che ha fatto, fino all’orgasmo, con una ragazzina…

Ho scelto questo verso perché esprime l’urgenza di una sentita necessità di contatto.
Siamo tutte un po’ Neobule. Siamo tutti un po’ Archiloco.

Dolce conclusione che è una partenza

vasetto miele Epiro

Non mi piace essere mielosa, nel senso di versare miele sulle parole. Il miele, mettiamolo nelle nostre bevande. Spalmiamolo su un pezzo di pane. Miele greco, magari. Mi hanno regalato un vasetto di miele dell’Epiro. Mi sa che da lì potrei partire per un viaggio, per ora mentale ma sempre più #foodcultural, verso la Grecia tutta.

Daniela Ferrando

 

Per leggere 8 marzo precedenti…

2019: Oh, un altro 8 Marzo!
2018: Non l’8 marzo

[Immagini: iPhone di Daniela; “Mano”, di Auguste Rodin]

Comments

  1. Le tue riflessioni e le immagini mi hanno sollecitato due pensieri, uno dei quali – ahimè – spinge sul versante “nero” del tocco. La “Mano” di Rodin mi ha fatto venire in mente “Apollo e Dafne” del Bernini. Una leggiadra fanciulla in fuga da un dio, pur giovane e bello. Il miele di quercia mi ha fatto pensare invece alla Royal Oak in cui si nascose Carlo II (ne conobbi la storia grazie a una bella mostra a Londra: recensione su ALIBI). Si potrebbe quasi dire che l’albero, proteggendolo, lo ridiede alla luce. Un albero – madre, come nel mito di Adone…

  2. Grazie Saul: da un lettore come te, solo altri intriganti stimoli e storie da approfondire!

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