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BLOGVS | June 19, 2019

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Sul leggio di BlogVs: Zaff&rano e altre spezie di Hans Tuzzi

Sul leggio di BlogVs: Zaff&rano e altre spezie di Hans Tuzzi
Emanuele Bonati

Hans Tuzzi non è, a quanto pare, Hans Tuzzi. Da un lato perché le sue molteplici esperienze e vite e conoscenze e opere e apparenze ed esternazioni difficilmente si possono pensare concentrate in un’unica persona. Ma soprattutto perché Hans Tuzzi è un nom-de-plume, un nome d’arte, uno pseudonimo.

Hans Tuzzi non è uno scrittore qualsiasi. Perché, dopo essersi dedicato a varie forme di bibliomania (fra le quali vedo alcuni volumetti editi da Mursia, casa editrice con cui ai tempi collaboravo, e che magari mi han sfiorato…), è passato a una forma direi estrema di questa diciamo malattia, ovvero il “giallo”, nelle sue forme migliori forse più “libresco” di altri generi. E ovviamente (lo dico io) sempre in ambito bibliofilo, poiché Hans Tuzzi è un personaggio dell’Uomo senza qualità di Robert Musil (questo lo dice Wikipedia: una delle mie non-qualità è di non avere letto Musil, ahimé – o perlomeno non ancora).

Hans Tuzzi non è uno scrittore di libri di cucina. Anche perché il volumetto di cui voglio parlare è pubblicato sì da Slow Food Editore, ma nella “Piccola Biblioteca di Cucina Letteraria”, i cui autori pendono più verso il “letteraria” che dalla parte della “cucina” (ma stanno tutti benissimo in “biblioteca”).

Hans Tuzzi non è simpatico: come può essere simpatico un uomo elegante (a una cena dedicata agli ottant’anni di Nero Wolfe si è presentato con una camicio giallina) e forbito, e colto e distinto, ottimo parlatore e narratore, di sé e non solo, che è riuscito a scrivere un librettino che è esattamente come lui, anche perché il librino è Hans Tuzzi, anzi, la bambina Hans Tuzzi (no, non è un errore: leggetevelo).

Hans Tuzzi non racconta solo la sua infanzia in cucina: racconta un mondo, o una serie di mondi (padre milanese, madre austriaca, vissuto a Roma) che trascorrono fra piatti e cuoche, parenti assortiti, usanze e mescolanze (il cioccolato nella coda alla vaccinara…).

Hans Tuzzi non ha nemmeno fatto lo sforzo di cercare un editore dopo aver faticosamente vergato il suo libretto: è stato Slow Food a cercarlo, e a proporgli di scrivere qualcosa, e lui mi sa che preso una parte di qualcosa che stava scrivendo e l’ha “librettata” per l’occasione.

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Hans Tuzzi non è nemmeno quel personaggio distinto e gentile che vuol far apparire. Nel dedicarmi il suo volumetto, dopo una presentazione alla Libreria Gastronomica Malafarina (condotta da Manuela Bergomi), ha alluso a un mio supposto girovita sovrabbondante e circonvallatorio, pur celando la supposizione sotto un complimento (“vive il suo girovita più serenamente di me”).

Hans Tuzzi – non ti sarai dimenticato di quella ventilata cena con coda alla vaccinara al cioccolato all’uso di casa tua?

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Emanuele Bonati

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