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BLOGVS | September 19, 2019

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2 Comments

In Clinica… sì, ma Gastronomica!

Emanuele Bonati

Eravamo tre. Eravamo CibVs. Eravamo a Reggio Emilia, anzi, stavamo venendo via da Reggio Emilia.

“Ussignùr, non mi sento mica tanto bene…”

“Emanuele! Cos’hai?”

“No, niente, non è grave, ma mi sono sentito come mancare, non so, una debolezza, una fiacca improvvisa…”

“In che senso – come stai adesso? Ti senti ancora poco bene?”

“No, è questo senso di… spossatezza, di mancamento…”

“Aspetta, adesso cerchiamo un medico, un ospedale…”

“…una… una clinica…”

“Ma va bene anche un ospedale, no? Cos’ha un osp… ma… ehi! Razza di vigliaccone – non è che vorresti che ti portassimo nella clinica più vicina, che casualmente, visto che siamo a Reggio Emilia, anzi, a Rubiera, è la Clinica Gastronomica Arnaldo, no?”

“Cosa vai a pensare… Io sto malissimo….”

“E allora non puoi venire da Arnaldo, ti sembra?”

“Ma no, se non ricordo male fanno anche il brodino leggerino di pollo, che magari mi rimette in sesto…”

“Guarda, taci che è meglio – fra poco arriviamo, e ti arrangi.”

“Va’ che bel posticino – mi sembra già di sentirmi meglio!”

“Ema – nessuno ti ha detto che potevi riprendere a parlare!”

“Quante storie – comunque è un bel posto davvero. L’edificio risale al 1400: era una stazione di posta, con la stalla per carrozze e cavalli e la locanda per i viaggiatori, che potevano mangiare e dormire. Ma entriamo che mi sento ancora debole… Ah… anche solo vedere questo ambiente mi fa sentire meglio… Ed ecco là in fondo il carrello delle medicine!”

“Ma non è il carrello dei bolliti?”

“Appunto! Un toccasana, una panacea, una manodidio!”

“Smettila!”

“Scherzi a parte, questo posto si chiama ‘Clinica’ perché Arnaldo, che lo ha aperto nel 1936…”

“1936? Allora sono 75 anni che è aperto! Caspita!”

“Dicevo, che Arnaldo Degoli, il proprietario, diceva sempre ai dottori del Policlinico di Modena, che erano clienti abituali, che la gente usciva dalla loro clinica triste e sconsolata, mentre dal suo locale, dalla sua ‘clinica’, uscivano tutti allegri e contenti, perché al posto dei carrelli delle medicine e delle flebo c’erano i carrelli dei bolliti…”

“Ora però taci, che ci portano gli antipasti.”

“Buono il pane. Buoni gli antipasti, gli affettati. Buono il lambrusco locale, imbottigliato per loro – vero?”

“Allora, come primo facciamo due cappelletti in brodo e un tagliolini in brodo, grazie.”

“Ma avete visto come sono carine le cameriere in divisa? Mi piacciono moltissimo, danno un tono al locale, e sono anche sexy…”

“Ma dai! Sono delle signore e signorine che lavorano!! Ma hai ragione, danno un tono – e pure sono estremamente gentili e cordiali, e sorridenti: e questo vuol dire moltissimo in un locale: il giusto equilibrio fra efficienza e accoglienza.”

“…e sexy…”

“Attenti che scotta! Ed ecco qui il parmigiano.”

“Grazie! Sentite che profumo… e che belli che sono…”

“Hai ragione – e tutto sommato sono sexy anche loro: non per niente la loro forma, secondo alcuni, richiama quella dell’ombelico di Venere.”

“Il ripieno è molto buono, la pasta ha una buona consistenza, il brodo è buonissimo: sono un uomo felice.”

“E io sono già sulla via della guarigione.”

“Scommetto che avresti bisogno di un pezzetto di carne per rimetterti in forze completamente.”

“Esatto: bollito misto per tutti?”

“Certo.”

“Mamma mia che meraviglia: potrei mettermi davanti il carrello e mangiarmi tutto.”

“Ti crediamo, Emanuele, ma lascia perdere…”

“Allora: nel bollito ci vanno, o ci possono andare: manzo, vitello, gallina (o cappone) in una pentola; in un’altra, testina e lingua; in un’altra ancora, cotechino, zampone o cappello del prete. Il tutto viene servito con salsine, verdure… dove sono?”

“Eccole! Vedi che sta arrivando una cameriera sexy con le tue salsine?”

“Taci, scemo!”

“Questa verde… fammela assaggiare – buona, ma quella che faceva mia nonna era più buona, molto simile, ma più buona. Prezzemolo tritato, uovo sodo, acciughe, mollica di pane imbevuta nell’aceto…”

“Si sa che i piatti delle nonne sono sempre i migliori.”

“Certo che questo bollito è una meraviglia! Tenero, saporito, le salse – anche questa rossa – ci stanno benissimo, e il purè…”

“Trovo che anche il bollito sia molto sexy.”

“C’è tutta la tradizione dell’Emilia, la conoscenza, la qualità degli ingredienti, la maestria nella preparazione…”

“Mangiare qui, in un certo senso, è come mangiare dalla nonna – il sapore del ricordo che ritorna, niente potrà essere come lo faceva lei, ma in un certo senso tutto è come avrebbe potuto farlo lei.”

“Anche il dolce?”

“Il carrello dei dolci è anch’esso simile ai dolci che faceva lei, a parte la sua torta sorbettiera che un giorno o l’altro vi farò, se trovo la ricetta… Ma la zuppa inglese, lo zuccotto, la crostata… le pere al forno con lo zabaglione…”

“Acc… anche qui una torta di pere e cioccolato… ma non importa, gli altri dolci sono così buoni…”

Comments

  1. Giuliana

    Anche la mia mamma faceva la salsa verde con la mollica bagnata nell’aceto, il prezzemolo, l’uovo sodo e l’acciuga mmmmmm, bisogna che faccia un bel bollito!!!!!grazie Emanuele per l’idea è un po’ che non lo faccio

  2. Troppo facile “grazie per l’idea”… un vero ringraziamento comprende una bella porzione di bollito, salsine, mostarda e quant’altro…

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