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BLOGVS | July 2, 2022

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Dal nostro inviato al 5° Milano Whisky Festival

Emanuele Bonati

Il 6 e 7 novembre scorsi si è svolto a Milano presso l’Hotel Mariott di via Washington la quinta edizione del Milano Whisky Festival, praticamente l’unica manifestazione italiota dedicata al single malt scozzese. Sul sito www.whiskyfestival.it, oltre alle informazioni sugli altri eventi (come le degustazioni guidate che si tengono ogni mese, di solito il lunedì, presso il Pub Entropia in via De Amicis, sempre a Milano), si possono anche acquistare bottiglie difficilmente reperibili sui circuiti commerciali “normali”.

Al Festival ho deciso di partecipare ad una delle numerose degustazioni guidate: quella titolata “Forgotten distilleries”, dove venivano proposti cinque single malt scozzesi provenienti da distillerie ormai chiuse da tempo, le cui botti al momento della chiusura sono state acquistate per lo più da imbottigliatori indipendenti. Questi poi, dopo un adeguato invecchiamento, le hanno imbottigliate e messe in vendita. Dato che sono distillerie chiuse da diversi anni (qualcuna da oltre 20), si tratta di whisky sempre più rari (e quindi sempre più costosi), che tra qualche anno non esisteranno più se non nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di degustarli. Si capisce quindi che era un’occasione che non potevo perdere.

E devo dire che ne valeva la pena e, anche se in questo campo i prezzi sono tutt’altro che popolari, i 20 euro del costo della degustazione non li ho rimpianti…

I cinque single malt erano tutti a gradazione piena (ovvero come escono dai barili, senza l’aggiunta di acqua per abbassarla), tra i 50 e i 58 gradi, e tra i 20 e i 31 anni di invecchiamento.

Il primi tre single malt venivano tutti dalla zona dello Speyside. Il primo, dalla distilleria Banff, sul Mare del Nord, era un 21 anni imbottigliato nel 2004 con 57.1% di gradazione; gli altri due, un Auchroisk di 20 anni del 2010 al 58,1%  e un Glen Spey di 20 anni del 2010 al 50.4%, dal cuore dello Speyside. Tutti e tre hanno in comune la caratteristica di non essere torbati ma di risultare (anche ai tifosi della sponda torbata come il sottoscritto) di una complessità straordinaria. Difficile rendere con delle parole le sensazioni date dai sorsi dei tre whisky: posso solo dire che l’aroma del legno più o meno dolce (a seconda se invecchiati in botti che avevano precedentemente contenuto Bourbon o Sherry) si sposava benissimo con il fruttato dell’erica e del miele o la fragranza della frutta matura con una persistenza al palato impressionante. Alcune gocce d’acqua aggiunte successivamente “aprivano” il whisky con una girandola di profumi inebrianti.

Gli altri due whisky erano invece del versante torbato: un Brora (Highland versante Mare del Nord) di 24 anni del 2001 al 56.1% e un Port Ellen (isola di Islay, la patria della torba) di 31 anni del 2010 al 54.6%. Brora, che non conoscevo per niente, è stata una vera rivelazione, e dato che la distilleria è stata chiusa nel 1983 probabilmente in futuro non riuscirò più a rinnovare questa conoscenza. Se non fosse per il whisky seguente, il Brora avrebbe ottenuto il mio massimo consenso – che invece va a Port Ellen, di cui ho avuto modo di assaggiare precedenti release (oltre ad essere stato su Islay due volte ed aver visto l’impianto di maltazione in cui è stata trasformata la distilleria). Non si riesce a credere come dopo 31 anni di legno questo whisky abbia mantenuto il sapore pungente della torba, che neppure le poche gocce d’acqua aggiunte riescono a scalfire.

Per quanto riguarda invece le degustazioni libere, nel salone principale, devo ovviamente segnalare Ardbeg Corryvreckan, una versione della famosa distilleria di Islay (sempre quella) di 57.1%, un whisky che nel 2010 ha vinto il premio di miglior single malt del mondo al World Whisky Award. Mai nome fu più azzeccato: Corryvreckan è infatti il nome di un vortice d’acqua (uno dei più grandi d’Europa) che il gioco delle maree e delle correnti forma nei pressi dell’isola di Islay, appunto come il vortice di profumi e di sapori che inebria in questo single malt.

L’ultimo whisky di cui parliamo è della distilleria Springbank di Campbeltown, all’estremo sud-ovest della Scozia, e ci consente di parlare di un’altra benemerita iniziativa degli organizzatori del Festival, ovvero degli imbottigliamenti esclusivi per il Festival, in un numero limitato di bottiglie da singoli barili di whisky. In questo caso si tratta appunto del barile numero 264 (che aveva contenuto Sherry fino) di Springbank, distillato nel 1996 e imbottigliato nel 2009 nel numero limitato di 600 bottiglie – a gradazione piena di 57,1%, obviously.

Si tratta di un vero e proprio classico del single malt scozzese, che riflette le caratteristiche di questa distilleria ritenuta tra le migliori in terra di Caledonia dove la rotondità dello sherry e del legno avvolgono letteralmente il palato.

Alla fine del pomeriggio sono uscito dal Mariott e mentre aspettavo che mia moglie arrivasse e mi portasse a casa in auto (di guidare io neanche a pensarci), continuavo e ripetermi una vecchia frase di Groucho Marx: “Nel mondo ci sono cose più belle e importanti del denaro… ma costano tutte un sacco di soldi”.

À bientôt

Ernestino “Virgilio” Losio

Comments

  1. wow!
    ovviamente non conosco nessuna delle etichette menzionate. Non me ne intendo granchè, però ho scoperto il piacere di sorseggiare un buon whisky. Per questo in casa mia non può mancarne una bottiglia. Al momento ho del GLENROTHES distillato nel 1994 ed imbottigliato nel 2008. Non male…

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