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BLOGVS | June 19, 2018

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Il copyright sul piatto, il mock trial in scena

Il copyright sul piatto, il mock trial in scena
Daniela Ferrando

Quale piatto? Quello della tavola, della bilancia, della giustizia? Tutti. Ma facciamo qualche passo indietro. Non è un piatto qualunque quello di cui si parla: è un piatto-signature, l’equivalente della firma del suo creatore.

Quando gli chiedono la foto di un piatto che lo rappresenti, Gualtiero Marchesi racconta di non pensarci due volte: manda la foto di riso, oro e zafferano. Nero il cerchio del piano d’appoggio, giallo il colore (e anche il calore) del risotto, oro finissimo la foglia quadrata che scintilla al centro. Fotografato a perpendicolo, ecco una geometria inconfondibile. Una creazione – anzi, un’idea creativa – di grande potenza iconica. Unica. Ma non nel senso che rimane unico esemplare, bensì in quanto ripetibile secondo precise regole formali che includono ingredienti, procedimenti, ricetta, forma, design, sapore, profumo. Regole unicizzanti.
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Bene. Cosa succede se un piatto tanto presente nell’immaginario collettivo viene imitato da altri, con ingredienti meno pregiati, con un’esecuzione meno impeccabile, con un titolo adulatorio, tipo “Omaggio a…”?

Succede (è successo, per la cronaca a metà novembre in Triennale a Milano) che diventa l’occasione per riflettere sul concetto di proprietà intellettuale in cucina. Ma non nella forma di un pomposo (leggi: soporifero) convegno. Piuttosto, mettendo in scena un mock trial, cioè un processo simulato. Questo aspetto, cioè il tribunale fittizio e il processo come recita funzionale, non è emerso adeguatamente da molti degli articoli usciti sull’evento. Autentico è stato comunque il leggero turbinar di toghe di avvocati veri, testimoni, consulenti ed esperti*, slide, raffinate disquisizioni e prove a confronto, sotto forma di due risotti – l’originale e l’imitazione – cucinati sotto gli occhi degli astanti. E degustati ahimè soltanto dal collegio giudicante.

Solidi però, gli argomenti di questo processo, concreti, provocatori. In modo tale da permettere che un esercizio intellettuale possa portare un giorno a un diritto esercitabile. Una mossa finissima: mediaticamente, strategicamente, commercialmente e culturalmente.
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Non sorprenderà allora che riso oro e zafferano di Gualtiero Marchesi sia uscito dal processo simulato come un vincitore sotto ogni rispetto. Come recita il dispositivo della sentenza, letta dal Giudice Relatore Avv. Anna Maria Stein: “La Corte ha ritenuto innanzitutto che al piatto del Maestro Gualtiero Marchesi denominato riso, oro e zafferano possa essere riconosciuta la validità della registrazione come marchio di forma non trattandosi di una forma imposta dalla natura del prodotto, non trattandosi di una forma che dà valore sostanziale al prodotto stesso e non essendo certo una forma necessaria ad ottenere un risultato tecnico.
Oltre ad essere tutelabile come marchio di forma, il prodotto è altresì tutelabile in forza della capacità distintiva che ha acquistato come è stato dimostrato dai testi assunti nel corso del procedimento, anche dalle dichiarazioni rese dai consumatori medi, e si deve anche dare atto che si tratta di un prodotto molto pubblicizzato su libri, su riviste in Italia, in Europa e in tutto il mondo e anche nel mondo più allargato non solo in quello riservato agli addetti alla ristorazione e della cucina.
Il piatto del Maestro Marchesi è parso alla Corte degno di essere protetto anche con la tutela del diritto d’autore ai sensi dell’art.2 n.10 della Legge sul diritto d’autore e questo, perché è dotato di creatività e di valore artistico. Si ritiene di attribuire il cumulo delle tutele in questo caso, perché il prodotto della creazione del Maestro Marchesi lo merita.”

Allora non sorprenderà nemmeno che con questa operazione Gualtiero Marchesi sia ancora una volta stato protagonista nel riportare la figura del cuoco a un livello meno pettegolo e sminuente di quanto non accada negli ultimi tempi, offrendo oltretutto:
• alla giurisprudenza, l’opportunità di misurarsi con la multisensorialità e la natura temporanea di un’opera d’arte commestibile
• ai colleghi cuochi toccati dal problema delle contraffazioni, una strada da percorrere per difendere tanto le ricette quanto le realizzazioni
• ai food designer, una serie di riferimenti a supporto della loro progettualità

Scommettiamo, scommettete, che tutto questo produrrà altro diletto?

Daniela Ferrando

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Avv. Gilberto Cavagna di Gualdana; Avv. Anna Maria Stein; Dott.ssa Cinzia Simonelli, Centro Ricerche sul Riso; Avv. Prof. Mario Franzosi; Avv. Marina Lanfranconi; Avv. Cristiano Bacchini; Avv. Elisabetta Mina; Avv. Luca Ponti; Natalia Bobba, imprenditrice e Presidente dell’Associazione Femminile Donne e Riso; Dott.ssa Marina Tavassi – Presidente Coord. Sez. Impresa Tribunale di Milano; Dott. Roberto Magnaghi – Direttore Generale Ente Nazionale Risi; Dott. Claudio Bergonzi – Segretario Generale di Indicam

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