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BLOGVS | September 25, 2017

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L’AntipatiCibVs: Ma perché?

L’AntipatiCibVs: Ma perché?
Veneranda Astrusi

Ma perché se uno passa di fronte al container vetrato dedicato a un noto whisky, con cinque o sei giovanotti fighi all’interno, e si ferma fuori a dare un’occhiata per capire di cosa esattamente si tratti, pensando comunque di ripassare con più calma, nessuno comunque sente il bisogno di uscire dal box avvicinarlo e dirgli guarda, è per far conoscere una nuova bottiglia / blend / o che altro, è riservata alla stampa, ma te lo dico perché il mio lavoro sarebbe comunque di dare un’impressione positiva del prodotto, grazie per esserti fermato, e ora togliti di torno pezzente…?

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Ma perché invece se uno passando rallenta incuriosito da un fiore che non ha riconosciuto in un portafiori su un tavolino di un dehors di un ristorante, viene immediatamente assalito da un più o meno giovanotto con un menù in un ulfido portamenù multipagina in plastica, con foto policromissime, che gli chiede, in almeno tre lingue contemporaneamente, se vuole entraresedersimangiareprendereunaperitivofarelapipìuncafferinobastacheentri?

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Ma perché ti devono invitare a un evento in cui si presenta il nuovo design di un’etichetta, si utilizza il prodotto in due cocktail (ma tu hai diritto ad averne solo uno), senza uno straccio di cartella stampa, senza nessuno che introduca racconti qualcosa, con due personaggi trampolati che si aggirano sulla tua testa, senza nemmeno una bottiglietta da vedere rimirare portarsi a casa?

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Ma perché la nota catena di gelaterie, reduce dal grande e meritato successo di pubblico a Expo2015, assume meritoriamente alcune delle persone impiegate ai tempi di Expo, ma al tempo stesso lancia un gelato al panettone – in collaborazione con una nota pasticceria di Porta Genova – di modesto momento?

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Ma perché è sempre più raro trovare, specie nei ristoranti, degli gnocchi a forma di gnocco, con le loro belle scanalature fatte rotolandoli a uno a uno sui rebbi della forchetta?

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Ma perché una guida alle prime colazioni milanesi deve definire la cottura di tutte le brioche – tutte – di Milano come “perfetta”, mentre quando ci vado io le trovo a volte un po’ crude, qualche volta parzialmente bruciaticce, alquanto di frequente dalla sfogliatura compattata?

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Ma perché a certi eventi ci sono diverse persone variamente afferenti all’organizzazione, ma nessuna che si occupi di chi entra o esce – salvo ad un certo punto mettersi a puntare gli evidenti infiltrati chiedendo più o meno gentilmente di smetterla di mangiare e di andarsene?

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Ma perché le foodblogger diciamo con più anni di esperienza e di vita giudicano quelle con meno anni come delle simpatiche marmocchie che preparano ancora i loro piatti sulla cucina della Barbie, e le garrule fanciulle di contro ipotizzano che le loro “rivali” cucinino ancora inginocchiate davanti al camino usando solo il ricettario di Apicio, che era probabilmente loro compagno di scuola?

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Ma perché quando leggi sul noto portale di dissacrante critica enogastronomica il titolo di un articolo sui libri di cucina da non regalare a Natale – sai già quali libri ci troverai dentro, con quali motivazioni, e quasi quasi anche in quale ordine? E naturalmente puoi fare lo stesso gioco con i consigli, tenendo presente che ci saranno almeno tre o quattro titoli già usciti da qualche anno, per la serie “tutto è già stato detto scritto e mangiato, noi lo sappiamo bene”?

Veneranda Astrusi

 

 

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