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BLOGVS | June 16, 2019

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Il terreno pretesto del torrone

Il terreno pretesto del torrone
Daniela Ferrando

Questa narrazione vi è offerta a 4 mani (o si deve dire due?) da Daniela in corsivo e da Lorenza in tondo. Poi parliamo, ma prima segnatevi la data doppia della #festadeltorrone:
24/25 ottobre partendo da EXPO, l’Anteprima
21/29 novembre a Cremona, la Festa vera e propria
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Si parte per conoscere tutti i segreti del torrone e della Sperlari, e si scopre una città splendida, Cremona. L’opportunità, golosa in tutti i sensi, si è presentata in occasione della conferenza stampa per la presentazione della Festa del Torrone, ma in realtà abbiamo, o almeno ho, scoperto Cremona. Provincia (purtroppo, o per fortuna?) al di fuori delle rotte tradizionali, ci fa ricordare come sia bella l’Italia e i tesori che custodisce.
Troppo poco il tempo e tanta l’intensità della bellezza. Già solo quella concentrata tra Cattedrale e Battistero!
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Cremona è ricordata da tutti soprattutto per le famose tre T – Touròon, Touràss e Tetàss – anzi quattro perché è stato aggiunto anche Tugnaz, il grande Tognazzi, ma in realtà ha una storia antica e molto ricca fin dai tempi dei Romani, soprattutto grazie al porto fluviale sulla rotta tra Aquileia e Genova. Ed è al suo porto – da dove passavano numerosi i carichi di legname – che si deve la sua profonda conoscenza del legno e la conseguente nascita della liuteria.

E le grandi famiglie artigiane come Stradivari, Guarneri, Amati. E gli idoli delle folle e le follie collettive per gli strumenti, con le loro straordinarie vicissitudini. E gli artigiani di oggi, l’attività formativa e concertistica. E il museo del violino, da visitare.
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Ma a Cremona ci siamo andati per il torrone e per visitare la Sperlari. Secondo la tradizione il torrone (si dice che il nome nasca dalla somiglianza con il Torrazzo) è stato creato come dolce per il matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti avvenuto il 25 ottobre del 1441 e per rievocarlo, proprio il 25 ottobre, ad Expo sfileranno ben 150 figuranti, alle 10.30, lungo il Decumano.
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Questo il motivo per cui la nona edizione quest’anno si sdoppia. Non solo i classici 9 giorni dal 21 al 29 novembre, ma anche il 24 e 25 ottobre per le strade di Cremona sarà possibile scoprire e assaggiare una selezione dei migliori produttori di torrone artigianale e ad Expo per far conoscere questa chicca della tradizione italiana a tutti i visitatori.
Se il programma della #festadeltorrone fosse un torrone, sarebbe in scaglie golose e minutissime. Comprende 250 eventi. Vedete un po’ voi.

“Caramelle non ne voglio più”, cantava Mina – altro grande personaggio della storia cremonese – noi invece ne avremmo volute di più (vero Daniela?) durante la visita alla Sperlari.
Vero. Anche come Madeleines, diciamo, per stimolare la memoria vintage di cofanetti a forma di piccoli forzieri, Caroselli in tv con Gianrico Tedeschi, visite domenicali, “nepuoiprenderesolouna” e via caramellando.
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Una fabbrica che profuma di antiche tradizioni, non solo dolciarie, ma anche di conduzione: nonostante sia passata a colossi stranieri (il Sperlari) quando cammini tra i suoi macchinari e vedi le persone che ci lavorano, ti sembra tutto a misura d’uomo.

Parlare coi manager interni e fare un tour col direttore degli stabilimenti, uomo d’azienda dall’eccezionale memoria storica, è stato la conferma delle impressioni descritte sopra. Orgoglioso di una soluzione tecnica da lui ideata anni prima come dell’estrema meccanizzazione e informatizzazione del magazzino che serve tutti i clienti Sperlari nel mondo e può ovviamente tracciare ogni pezzo prodotto e spedito in qualsiasi momento. (sembrava di trovarsi nello sconfinato magazzino della scena finale de “I predatori dell’arca perduta”) Che bell’incontro.

In realtà tutta la linea di produzione è modernissima e ben organizzata: un unico grande tapis roulant – lungo più di 30 m per permettere all’impasto di raffreddarsi – trasporta il torrone da quando cade bollente tra due rulli fino al suo confezionamento.
Io mi sono incantata davanti alla massa dell’impasto, candida come marmo e calda, profumata, modellabile, che scende dall’alto e subito sparisce in un enorme imbuto per ricomparire già fredda come un’enorme lamina, un continuum di torrone, già racchiuso tra due fogli di ostia, via verso il taglio.
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Anni fa un ingegnere studiò diverse lame intercambiabili per tagliare il torrone nelle diverse misure senza dover modificare la linea di produzione.
Sembrano i tasti di un pianoforte – e i torroni lungo il nastro trasportatore sfrecciano come macchinine in pista. Forse l’effetto madeleine ha funzionato troppo e sono tornata troppo bambina?

Tutti i prodotti, una volta impacchettati e inscatolati, vengono smistati nel suddetto magazzino alto quattro piani, ed eccoli sugli scaffali dei negozi e sulle tavole dei golosi.
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Ecco, all’uscita avremmo voluto acquistare torroni, caramelle, mostarde … ma non è stato possibile. Ricordiamoci di tornare di mercoledì, quando lo spaccio è aperto.
Lo spaccio chiuso in una giornata di visite, l’unico appunto. Che però ispira una riflessione generale sulle parti più nettamente autoreferenziali di un’azienda carica di storia e così radicata nell’immaginario e nella memoria nazionale: create un museo aziendale. Raccogliete le vostre confezioni e tutte le pubblicità storiche, compresi gli spot televisivi degli anni del boom. Ritroveremo– e compreremo anche, in un certo senso, tutto questo – nel gusto dei vostri prodotti.

Lorenza Pliteri, Daniela Ferrando

ph Ufficio stampa Festa del Torrone, sito Sperlari, iPhone delle autrici
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