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BLOGVS | January 21, 2021

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Dal nostro inviato a Milano Food&Wine: Cantine in Fiera

Dal nostro inviato a Milano Food&Wine: Cantine in Fiera
Marco Lupi

Porta a porta, fianco a fianco con Identità Golose, anche quest’anno, il Milano Food&Wine Festival: potevamo forse ignorarlo? No, certamente: vi racconteremo la nostra visita attraverso i nostri appunti, partendo con bollicine bianche e rosa, passando da rossi mossi a rossi di corpo, e concludendo con un passito.

Anzitutto: come precisano le aziende espositrici, i vini da loro proposti in questo contesto sono stati selezionati dall’organizzazione, e quindi qualche assente, anche illustre, è rimasto a casa, anzi in cantina.

Poi: dimentichiamoci – purtroppo – di gustare qualche delizia della tavola italiana: mentre ci si immerge nelle cantine di tutt’italia, ci si deve accontentare di crostini (ben adatti peraltro a una degustazione di vini) ma semplici, molto semplici.

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Cà Rugate (produzione di 550.000 bottiglie, che tratta, ci tengono a sottolinearlo, solo vitigni autoctoni): siamo in provincia di Verona, vicini a Gambellara: eccoci di fronte alla loro selezione di oggi, e a scalare esordiamo con un Soave Classico ‘Monte Alto’ 2013 (50% botte grande + 50% in barrique): semplicità della terra veneta, il più classico di queste zone. Ci trasferiamo poi ad uno Studio del 2012 (mix di Trebbiano 60% + Garganega 40%r affinato in botte di rovere francese): non male, fresco profumato avvolgente.

Si continua con il ‘tormento’ di oggi, un Rosè: il Fulvio Beo Rosè è 100% Molinara metodo classico (richiesto da chi ci accompagna in questa avventura giornaliera): viene lasciato per ben 2 gg nelle vinacce e poi trasferito in acciaio per l’affinamento. Il profumo è tipico dei frutti rossi di bosco, e merita un buono.

Ma il mio preferito in questa degustazione è il loro Ripasso (un 2012 – un po’ giovane – che dimostra già la sua struttura) 14.5% di alcool realizzato con 45% Corvina, 15% Rondinella e 40% Corvinone ripassate ovviamente nelle vinacce residue dell’Amarone: un vino quasi perfetto, tutto tondo nel gusto e nel corpo.

Spagnol ‘Col del Sas’: siamo in terra di Valdobbiadene e ovviamente tante e tante bollicine (produce circa 800.000 bottiglie). Questa azienda già apprezzata in altre occasioni: oggi estendiamo la degustazione all’Extra Dry un Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore: solo glera (vitigno a bacca bianca, componente base del prosecco) lavorato con metodo italiano: un prosecco dai profumi tipici della mela trentina, un extra Dry al palato morbido. Il preferito rimane il Brut, un prosecco rotondo che pur avendo un residuo zuccherino inferiore al fratello, non è irruento e presenta una bollicina amabile.

Seguendo le indicazioni dell’amico Emanuele (noto inesperto ma ineffabile degustatore) siamo andati allo stand Le Marchesine dove avrebbe dovuto esserci una (a suo dire) graziosa e simpatica Camilla – sorpresa, una barbetta ci fa subito capire che non si tratta di Camilla, bensì di uno dei giovani della famiglia Biatta. Tre le proposte di questa azienda (420.000 bottiglie) della linea ‘Franciacorta’: un Saten (2011) di uve Chardonnay, morbido e tipico perlage fine ottimo, e il Rosé Brut Millesimato 2009 (uve Chardonnay e Pinot nero che rimane 6-8 ore con le vinacce), leggermente amarognolo, meno apprezzato dal sottoscritto ma assai dalla compagna di merende.

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Ritterhofall’ingresso dell’Alto Agide, a Caldaro, dal 1987 della famiglia Roner di Termeno (famosa per i suoi distillati d’uva e di frutta), ha una produzione di circa 300.000 bottiglie anno, e sono tra i pochi in Alto Adige a produrre spumanti (qui a base di Pinot Bianco). Questa bollicina, Metodo classico, 30 mesi sui lieviti, 50% Pinot Bianco 30% Chardonnay e 20% Pinot nero (in acciaio) è ‘normale’; abbiamo assaggiato invece un Rosè che ci ha stupito (Pinot Nero in purezza della collina sopra il lago di Caldaro), ottenuto dopo 9 ore di permanenza con le bucce. Proviamo anche il Lagrein (2010) che pur essendo tra i rossi da me preferiti, in questa veste non mi ha colpito particolarmente.

Ma poiché siamo quasi al termine del nostro cammino ci affidiamo al loro passito Sonus, tutto Gewürztraminer, una luce di dolci armonie di frutta: uno splendido passito, una vera delizia di sapore e di profumi.

Dopo sette ore di duro lavoro ci accingiamo ad abbandonare questa “festa” di amici, stanchi ma appagati da un’esperienza nuova nel modello e in parte nei contenuti. Un solo rammarico, sarà che è domenica, sarà l’interesse di questo evento ma… è troppo presto… e ci piacerebbe tornare domani.

Marco Lupi

foto: Milano Food&Wine Festival, Marco Lupi

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