Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

BLOGVS | January 28, 2022

Scroll to top

Top

No Comments

Varrone: “Voi che avete viaggiato…”

Varrone: “Voi che avete viaggiato…”
Emanuele Bonati

(3) Appena fummo seduti, Agrasio disse: “Voi che avete viaggiato in tanti paesi, ne avete mai trovato nessuno meglio coltivato dell’Italia?”. “Io – rispose Agrio – non credo che ce ne sia nessuno altrettanto coltivato nella sua totalità. Sapete che il mondo è stato diviso da Eratostene in due parti, che secondo l’ordine naturale guardano una a settentrione e una a mezzogiorno. (4) Quella volta a settentrione è senza dubbio più salubre, e le zone più salubri sono anche le più fertili: qui sta l’Italia, e si deve riconoscere che è molto più adatta alla coltivazione dell’Asia, non solo perché è in Europa, ma perché la parte dove si trova è più temperata dell’interno. Nell’Europa continentale si ha un perpetuo inverno e non c’è da meravigliarsi, perché queste regioni stanno tra il circolo settentrionale e il polo, dove il sole non si vede anche per sei mesi interi. Neanche l’oceano, dicono, è navigabile in quelle regioni, perché l’acqua è ghiacciata”.

roma.h17

(5) Allora Fundanio: “E tu credi che là possa nascere qualcosa, o crescere una volta nato! È ben vero quel verso di Pacuvio che se c’è sole perpetuo o notte perpetua, tutti i frutti della terra morirebbero o per il vapore caldo o per il freddo. Perfino qui, dove la notte e il giorno si alternano con ritmo moderato, io durante l’estate non riuscirei a vivere se non rompessi la giornata con una siesta a mezzogiorno. (6) Ma in un giorno o in una notte di sei mesi, come si può piantare, far crescere, mietere un qualunque prodotto? Viceversa in Italia quale prodotto utile non nasce e non raggiunge eccellente qualità? Quale farro si può paragonare a quello di Campania? Quale frumento a quello di Puglia? Quale vino al Falerno? Quale olio al Venafro? E l’Italia intera non è tutta piena di alberi, tanto che sembra un solo frutteto? […]

Marco Terenzio Varrone, De re rustica, I, 3-6

Submit a Comment