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BLOGVS | September 16, 2019

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A “caccia” con FoodHunters

A “caccia” con FoodHunters
Emanuele Bonati

FoodHunters – Cacciatori di Cibo. Già il nome mi piace: fa capire subito che c’è un lavoro di ricerca, e un’attenzione a ciò che si sta cercando – non mi fermo al primo posto che trovo, ma vado a “caccia” di qualcosa di veramente buono e interessante.

L’impressione iniziale viene confermata parlandone con Oliviero Zavoli, “motore primo” di questo sito per il commercio delle eccellenze alimentari italiane. “Foodhunters – Ricercatori appassionati e protagonisti nell’intermediazione alimentare” (www.foodhunters.it) si occupa proprio di questo, ovvero di introdurre sui mercati esteri (ma non solo, ovviamente) dei prodotti, italiani, accuratamente selezionati, di grande qualità e con una “storia” culturale e produttiva.

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La selezione viene operata direttamente: tutti i produttori sono scelti e controllati personalmente; la qualità è il primo requisito – ma non solo. Quello che Oliviero e i suoi soci stanno costruendo è una vera e propria rete, basata su un approccio collaborativo, per cui i produttori che ne fanno parte sono persone che hanno lo stesso approccio alla produzione e alla cultura del prodotto. Si tratta di gente che la pensa allo stesso modo, e si presta a una sorta di “social business” che fa sì che essi stessi portino all’interno di questa rete altri produttori, ad esempio, che si creino collaborazioni e rapporti – e tutto ciò, in qualche modo, viene “coordinato” da FoodHunters.

In tutto ciò, il compito di FoodHunters è quello di conoscere, spiegare, far vedere come funziona, tirare le fila, annodarle e proporre il tutto, ad esempio, ai buyer esteri, cercando e creando opportunità, magari anche semplificando l’approccio alle istituzioni, quando serve, approccio che spesso per i singoli produttori è complesso e scoraggiante – o anche occupandosi di allestire eventi, con la partecipazione di chef di rilievo, all’estero o in Italia, o di creare opportunità.

Un esempio, minimo: la carne salada è un prodotto che può essere commercializzato all’estero più facilmente degli insaccati di suino, visto che è carne di manzo, e quindi non soggetta a restrizioni di carattere cultural-religioso. Un esempio un po’ più complesso: FoodHunters sta studiando la realizzazione di corner in cartotecnica, ovviamente per esporre questi prodotti Made in Italy, con tutti i marchi del caso, per portare queste nostre eccellenze alimentari all’estero, negli USA – ma non a livello della grande distribuzione, come Eataly, ma a livello locale, delle piccole città, che so, dei piccoli negozi, dei diner, delle stazioni di servizio… O anche degli chef, dei ristoranti, perché no…

Per dare un’idea, approssimativa: in poco tempo, FoodHunters ha raccolto un catalogo con oltre 500 referenze, e mi si parla di decine e decine di produttori di bottiglie “speciali”. Catalogo che va in mano a una vasta rete di referenti e buyer in Italia e all’estero, e che viene appunto valorizzato attraverso la creazione di eventi ad hoc, la fornitura per i canali Ho.re.ca., e anche la regalistica aziendale.

Insomma, un’idea interessante, complessa ma basata su alcune intuizioni più che corrette: il valore che la qualità del prodotto italiano può avere in un mondo in cui la standardizzazione dei gusti e dei sapori (per non parlare del problema delle contraffazioni) è ormai imperante, e che potrebbe essere uno dei volani (con lo sfruttamento del patrimonio artistico e naturale) di una possibile ripresa economica; la necessità per i produttori di avere una visione comune, degli obiettivi comuni, e una struttura in grado di dar loro forza e visibilità; la necessità, per portare avanti tutto questo, di competenza e passione – e l’essere dei bravi “cacciatori”.

FoodHunters

Ricercatori appassionati e protagonisti nell’intermediazione alimentare

www.foodhunters.it

Emanuele Bonati

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