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BLOGVS | August 23, 2019

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Le cene a due voci: Le Grand Fooding 2013

Le cene a due voci: Le Grand Fooding 2013
Emanuele Bonati

Come raccontare Le Grand Fooding? Evento cult ormai, che del cult quest’anno ha fatto la sua bandiera.

Cominciamo dalla location, (lo spazio antistante) il Plastic – disperso in una zona post-industriale – che all’orecchio milanese suona veramente cult. Manifesti che riecheggiano film cult in versione food, e colonna sonora – cult anch’essa – in tema. Una serie di food truck con chef on the road.

Uno street food ruspante come le galline livornesi di Paolo Parisi, transnazionale come l’hamburger di Kristin Frederick, sorprendente come la porchetta di Bernard Chesneau, antico come il piatto di Jean-François Ferrié, popolare come il couscous di Moham Ourad, raffinato come il tiramisù rifatto da Franco Aliberti, inaspettato come l’incontro di Alessandro Negrini e Fabio Pisani.

Abbiamo aspettato un anno intero questa nuova edizione di Le Grand Fooding, format quasi surreale, e adesso che è finita possiamo solo ipotizzare delle classifiche e cercare di immaginare come sarà la prossima edizione…

“A leggere i primi commenti in rete, sembra che Burgerella abbia vinto la classifica del piatto più apprezzato –  Kristin Frederick con i suoi occhi di ghiaccio e il suo hamburger con il provolone, la melanzana fritta, cipolla mela e zenzero, hanno spopolato. Cosa ne pensi, Emanuele?”

“Sono abbastanza d’accordo – non c’era niente di sbagliato, o troppo cotto, il pane era ottimo, la salsa la carne… Grandioso.”

“Personalmente ho apprezzato moltissimo l’Aligot di monsieur Jean-François Ferrié. Piatto semplice ma d’impatto, soprattutto visivo. Quindi lo dichiaro il mio piatto CULT!!! Innanzitutto non avevo mai mangiato il vero Aligot,  e poi vedere il maestro levare in aria, più in alto possibile, questo impasto filante e profumato è stato davvero un bel momento.”

“Molto buono, semplice: patate, la toma di Laguiole, il paese natale di Ferrié, dove lo chef si è ritirato a cucinare, e poi panna acida, burro, e aglio. Ma a me è piaciuto moltissimo anche il Flaeskesteg di Bernard Chesneau, con la porchetta croccante, l’insalata di cavolo rosso e l’arancia – soprattutto considerando che non amo molto il cavolo rosso…”

“La carbonara fusione a freddo, con le uova-cult e il guanciale di Paolo Parisi è stata una bella carica di energia all’inizio.”

“Sulle uova, il guanciale e sull’idea di mettere il tutto a freddo, niente da dire, anzi, estremamente interessante – peccato che la pasta fosse un poco indietro di cottura. Sai che l’aiuto-Parisi era Croco e Smilace, cioè Toni, il nostro amico zafferano di Toscana? Il giallo erano anche i suoi pistilli di zafferano…”

“Il couscous di Momo per me non era nulla di nuovo, avendo amici marocchini che mi propongono spesso le loro meravigliose varianti. Molte verdure e tanta carne arrostita.”

“A me è piaciuto molto. Peccato solo che sia stato servito in una specie di tazzotta, in cui era difficile rimescolare gli strati – e i pezzi di agnello appoggiati sopra – insomma, avrei preferito un piatto, una scodella un poco più praticabile… Ma il Colfondo Zanotto ci stava benissimo…”

“Hai ragione Emanuele – a me è piaciuta anche la birra del Borgo, sai che è una delle mie preferite. Molto gradevole, molto fresco e piacevole il piatto di Pisani-Negrini – e si abbinava perfettamente alle due nuove bibite S. Pellegrino ‘Incontri’: Limoni di Sicilia e Menta Piperita del Piemonte, e Arance e Fichi d’India di Sicilia.”

“Sì – Fragole, pomodori Cuore di Bue di Albenga canditi, pop corn di pasta, limoni, arance e menta fresca: Alessandro Negrini ce lo ha fatto assaggiare come pre-Fooding, e poi l’ho preso anche come post-dolce… una meraviglia. Ma cosa gli avrà fatto di male la pasta, a questi due? Qui, l’hanno trattata come pop-corn; tempo fa, han preso degli spaghetti e ne hanno fatto un couscous…”

“E cosa mi dici del Mettimigiù di Franco Aliberti?”

“Insomma – non era male, in sé, ma aveva l’aria di essere incompleto. Troppo delicato, forse anche un po’ troppo concettuale nel suo rovesciare il Tiramisù tradizionale – al posto dei savoiardi ha usato un pan di spagna di farina di riso, ha sostituito il caffè con una granita di camomilla, ha eliminato il mascarpone a favore di una crema di yogurt magro e zafferano, e invece dello zucchero ha usato una miscela di stevia e di erbe dolcificanti. Forse se ci avesse ficcato in mezzo una fragola, un lampone, un bignè, un’amarenafabbri, una tavoletta di cioccolato…”

“Alcuni lo hanno trovato geniale. Altri scarso di sapori. Sulla genialità siamo d’accordo – ma sono curioso di chiedergli…”

Alt. Gli abbiamo chiesto – le sue risposte, più tardi, su BlogVs.

Emanuele Bonati

Christian Sarti

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