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BLOGVS | March 30, 2020

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Petrini, le pere, il terremoto, l’Emilia

Emanuele Bonati

Carlo Petrini su “la Repubblica” del 16 luglio ha pubblicato un bell’articolo sull’Emilia terremotata. Anzitutto sottolineando la necessità di sostenere – nel nostro campo, che è quello dell’alimentazione, ma il discorso vale un po’ per tutti – la rinascita e la socialità attraverso i locali, i ristoranti, partendo da due esempi, l’osteria “La Lanterna di Diogene” a Bomporto, che impiega alcuni ragazzi disabili, e che è recentemente tornata all’attività, e l’osteria “Entrà” di Massa Finalese, vicino a Finale Emilia. Al di là degli sms solidali, degli aiuti concreti, è importante anche aiutare quelli che sono i centri di socializzazione, i loclai pubblici, i circoli, i bar, le biblioteche, i posti dove la gente del posto si incontra (e incontra gli amici e i visitatori “da fuori”) e ricostruisce quel senso di comunità “scosso” dal terremoto. E naturalmente le attività commerciali che ripartono fanno ripartire anche l’economia, la circolazione di denaro, i consumi…

Questa è anche la risposta che abbiamo dato, con sosblogger.wordpress.com, a quanti ci accusavano di aver organizzato le cene per il Rigoletto di Reggiolo e per l’Ambasciata di Quistello per aiutare dei ricchi chef che non ne hanno bisogno, per farci vedere e per farci pubblicità, per fare i fighetti, e quant’altro…

Ma Carlo Petrini nel suo articolo (lo potete leggere sul www.repubblica.it, o su Slow Food) avanza anche una proposta importante, e soprattutto operativa, per aiutare l’agricoltura in modo concreto, a cominciare dalle pere.

[…] parlando di agricoltura, essa ha le sue stagioni e presto ci sarà bisogno di una rete nazionale che si attivi per un’operazione che potrebbe diventare esemplare. Mi riferisco alle pere: le zone colpite dal sisma ne sono grandissime produttrici. […] Le pere si devono di solito raccogliere tutte insieme, da metà agosto, un po’ prima che maturino completamente per poi stiparle in magazzini refrigerati che le mantengono per lungo tempo, per venderle a più mandate alla grande distribuzione e “allungare” la stagione di vendita. È il sistema agroindustriale, che sopperisce alla mancanza di varietà tradizionali precoci e tardive (queste sì che allungavano le stagioni), con un sistema più “tecnologico”. Il problema è che questi magazzini (come in un primo tempo anche le pompe per le massicce irrigazioni, ora riparate) sono stati pesantemente danneggiati dal sisma e non si recupereranno in tempo. Sappiamo bene che i capannoni non han tenuto (e adesso che saranno ricostruiti, oltre a rispettare i canoni antisismici cerchiamo di non creare altre ferite al paesaggio con ignobili costruzioni).

Ora, mentre si avvicina il momento della raccolta, chi coltiva le pere non sa come fare. Altri magazzini in altre regioni non saranno più liberi come ora, perché lì s’inizieranno ad accogliere le mele, si rischia dunque di dover far marcire i frutti sugli alberi. Allora, proprio mentre ero a Bomporto, si è pensato con il vicesindaco di San Felice sul Panaro, con il sindaco di Finale Emilia e con tutti i protagonisti della rete locale di Slow Food, di preparare per tempo un piano per salvare il salvabile. Cogliamo l’infausta occasione per tornare a un consumo più precisamente stagionale delle pere. Selezioniamo quei produttori che possiamo aiutare, costruiamo una rete di acquirenti (grandi distributori, gruppi di acquisto solidale, mense scolastiche e ospedaliere, ristoranti, mercati, viaggi nelle aziende per la vendita diretta) che s’impegneranno a comprare “en primeur” – in anticipo – queste pere, in cambio che vengano raccolte mature e nel loro momento migliore. Gli agricoltori non dovranno preoccuparsi se le pere sono sugli alberi e non andranno nei magazzini come di solito. Perché saranno già vendute, appena pronte ritirate o inviate a chi ha fatto la sua promessa. […] Forse tornando a un modo di distribuire diverso, a rapporti umani invece che puramente commerciali, a un rispetto della vera stagionalità e quindi anche dei ritmi naturali, si potrà instillare quella che magari è una piccola goccia di solidarietà concreta, ma anche un modo di riflettere su come produciamo e consumiamo il nostro cibo. Tenetevi pronti, faremo sapere dove e come richiedere le pere, e poi per la settimana che si raccoglieranno belle mature dovrete correre tutti a comprarle, mangiarle, cucinarle.

Emanuele Bonati

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