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BLOGVS | September 22, 2020

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CibVs intervista… Andrea Giannone del Milano Whisky Festival

Emanuele Bonati

Qualche mese fa abbiamo raccontato l’edizione 2010 del Milano Whisky Festival, grazie a un reportage di Ernestino “Virgilio” Losio, che ci ha fatto da “guida” tra la miriade di bottiglie che ci guardavano dai vari tavoli tavolini scaffali…

Oggi Ernestino, la nostra guida, intervista Andrea Giannone, ideatore e fondatore – insieme a Giuseppe Gervasio Dolci – del Milano Whisky Festival, e uno dei massimi esperti di whisky in Italia. Durante un viaggio in Scozia Giannone e Dolci hanno preso la decisione di farsi ambasciatori in Italia dei single malt Scotch whisky e di portare qui e raccontarci le migliori distillerie delle Highlands, quelle che, in 500 e passa anni di storia, ci hanno regalato emozioni e sapori unici. Va ricordato che il Milano Whisky Festival è l’unico evento italiano dedicato al single malt.


Pubblichiamo qui la prima parte dell’intervista: la seconda potrete leggerla venerdì qui su BlogVs.

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Andrea ci puoi fare un breve quadro dello sviluppo della produzione e del mercato del whisky degli ultimi anni – magari partendo dall’importante punto di svolta degli anni ’80?

Nei primi anni ’80 c’è stato un grande sconvolgimento nel mondo del whisky, quando la Diageo, il gruppo industriale oggi proprietario del maggior numero di distillerie in Scozia, acquista più di 60 distillerie, decide di ristrutturare il tutto e ne chiude 12 (tra cui le famose Port Ellen, Brora, Glen Mhor, Dallas Dhu). Bisogna considerare che nei primi anni ’80 di single malt ne veniva bevuto pochissimo, e che il blended whisky cominciava a sentire la pressione del rhum, che già a partire dagli anni ’70 aveva cominciato a sostituire il whisky nel gusto dei consumatori.

Tra le prime cose che Diageo ha fatto, anche per recuperare liquidità, è stata quella di vendere barili ai famosi imbottigliatori indipendenti, che fino ad allora rappresentavano un mercato assolutamente di nicchia e prevalentemente britannico. Le distillerie allora imbottigliavano pochissimo single malt: ad esempio, Caol Ila allora produceva più di 4 milioni di litri di whisky all’anno, ma solo 20 mila litri finivano in single malt, mentre il resto finiva nei blended (nella fattispecie Johnny Walker e J&B). Le distillerie non erano state lungimiranti: quando c’era stato il boom degli anni ’60, avevano cominciato a distillare come disperate; con la crisi degli anni ’80 si erano ritrovate con i magazzini pieni di barili che, anche se avevano ridotto la produzione, non riuscivano a smaltire. Agli imbottigliatori indipendenti non è parso vero di poter acquistare barili ad un prezzo molto conveniente, Gordon & MacPhail comprò tantissimo Macallan, Signatory comprò moltissimo Port Ellen.

Con l’inizio degli anni 90 la situazione è migliorata (con ancora un altro piccolo assestamento tra il ’91 e il ’93, quando hanno chiuso le ultime distillerie, tra cui la Rosebank), perché il mercato aveva cominciato a virare sul single malt. Gli imbottigliatori indipendenti, che avevano acquistato tutti questi barili agli inizi degli anni ’90, si sono trovati con il whisky maturo, e quindi hanno cominciato a metterlo in commercio. Così il pubblico ha potuto scoprire un grande numero di nuove distillerie che prima non imbottigliavano, a parte i classici Glen Grant e Macallan per l’Italia. E  a questo punto anche i due gruppi più grossi, Diageo e Pernod Richard, hanno cominciato a imbottigliare single malt delle loro distillerie.

Per le distillerie il gioco vale la candela: oggi un barile di whisky di almeno tre anni viene venduto ai grossi gruppi che fanno blended tra le 250 e le 500 sterline, cioè mezzo euro al litro: allora conviene tenere il barile per altri 8 o 10 anni per poi metterlo sul mercato come single malt a 40 euro al litro. La prima grande distilleria che ha investito moltissimo sul single malt è stata la Glenfiddich, che è stato il single malt più venduto nel mondo per non so quanti anni. Questa è stata a grandi linee l’evoluzione del whisky scozzese in questi ultimi decenni – ma il discorso vale un po’ per tutto il mondo.

Secondo il direttore di Gordon & MacPhail, Derek Hancock, l’obiettivo è quello di arrivare nel 2020 ad avere come percentuale di mercato del single malt il 15% rispetto all’85% del blended.

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Sono molti i nostalgici del mondo arcaico e artigianale del whisky… Invece a sentirti parlare mi sembra che secondo te l’intervento dei grossi gruppi industriali abbia fatto bene a questo mondo.

Senz’altro. Se andiamo a confrontare una singola distilleria – ad esempio Caol Ila – può darsi che il loro single malt prima del 1980 fosse più buono di quello di oggi. Se però analizziamo complessivamente la qualità del whisky offerto oggi da Diageo – che ti dà la possibilità di bere un centinaio di whisky, tutti buoni – vediamo che la situazione è migliorata.

Prima dell’arrivo dei grandi gruppi, le singole distillerie dovevano fare un whisky perfetto per essere usato per i blended – ovvero con tre anni di invecchiamento: i veri master blender mischiavano fino a 40 whisky differenti per ottenere il blended  voluto. Quando nel 1974 hanno fatto dei lavori di ristrutturazione alla Caol Ila e hanno cambiato e aggiunto degli alambicchi, nel 1977 i master blender della Johnny Walker hanno notato subito che il whisky era cambiato e alla Caol Ila hanno dovuto rimettersi a farlo come prima.

Si capisce quindi che tutta l’attenzione era per il whisky molto giovane, che doveva servire per i blended, e del whisky invecchiato non importava niente a nessuno. Tanto è vero che se si prendono bottiglie di single malt degli anni ’70 di Glenfiddich e di Glenlivet di oltre 10 anni di invecchiamento e si fa il confronto tra due bottiglie di annate differenti, si sente subito che sono molto diverse, non c’era cioè nemmeno l’attenzione nel tentare di replicare lo stesso gusto; oggi invece un whisky invecchiato mantiene la stessa qualità per molti anni.

Grazie Andrea – per oggi ci fermiamo qui.


Nel ringraziare Andrea per la sua disponibilità, ricordiamo che chi volesse saperne di più sul Whisky Festival e sulle degustazioni che per tutto l’anno si tengono a Milano può consultare il sito www.whiskyfestival.it.

Ernestino “Virgilio” Losio

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