Posts Tagged ‘Massimo Bernardi’

Gualtiero McMarchesi

6 October 2011 - Commenti (4) »

Questo post avrebbe anche potuto chiamarsi “La strana coppia”, volendo – o in un sacco di altri modi, anche cattivi. Ma McMarchesi mi piace di più – e non ho tempo di pensare qualcosa di meglio, devo andare, assaggiarlo…

Un bel record: mi sono tenuto la curiosità fino a ieri sera, poi sono passato davanti a un McDonald’s e… l’ho preso.

E ovviamente mi è piaciuto – ma io sono decisamente pop, volendo, oltre che raffinato, e postmoderno, e preantico, ecoconsapevole e tsunamico, e un sacco di altre cose.

“Assapora la creazione del maestro” recita la confezione del Vivace: “Un velo di maionese alla senape, spinaci spadellati, cipolla dolce e carne bovina. Tutto arricchito da un croccante strato di bacon e racchiuso in caldo pane ai semi di girasole. Musica per il tuo palato”.

(Le patatine e la Coca-Cola sono lì per caso, per dare verticalità all’immagine).

Che dire? Perché no, innanzitutto: sicuramente ci sono di mezzo soldi, e pubblicità, e visibilità – ma è del tutto sbagliato insinuare l’idea che anche un hamburger possa essere cucina, avere ingredienti diversi dal solito, e che dietro le patatine (davanti, nel mio caso) ci può essere qualcosa di più? Non posso dire di amare particolarmente l’azienda McDonald’s, ma il fatto che cerchi di dare un’immagine diversa di se stessa non mi sembra male. E spero che la carne sia proprio tutta italiana, e le melanzane, e il panettone e tutto il resto.

E soprattutto non mi sembra male il Vivace: il pane è un po’ così, forse, la carne l’avrei cotta un poco di meno, ma l’insieme era buono, si sentivano sapori, consistenze…

E ancora meglio Minuetto, il tiramisu: morbido, dolce, con il pezzetto di panettone affogato nella crema (nel senso che ce n’era tanta…), canditi… La foto qui sotto è orrenda (come l’altra sopra, del resto) – come se l’avessi mangiato in uno scantinato per non farmi vedere – ma prima o poi mi doterò di mezzi adeguati…

Insomma – tornerò ad assaggiarli con macchine fotografiche degne… E poi arriverà Adagio, da assaggiare anch’esso, mi sembra verso la fine di ottobre…

Polemiche sulla rete, invece, da Massimo Bernardi su Dissapore (con lunghissimi commenti, ovviamente, polemici a loro volta) in poi. Non ho molto da dire: sia gli aromenti (pochi) pro, che quelli contro, hanno a loro volta dei pro e dei contro; va bene tutto, ci sta tutto, la mia idea di critica è poco di più di “mipiacenonmipiace” – e mi piace – e mi limito ad accettare, e provare, quello che mi si para davanti.

Emanuele Bonati

BlogVs da leggere: “La brioche” di Emanuele Bonati

3 August 2011 - Commenti (2) »

Di tanto in tanto, Dissapore sceglie dei libri da regalare come premio ai lettori che partecipano, con un proprio elaborato, a questo mini-contest. Settimana scorsa il premio era Regali golosi di Sigrid Verbert, pubblicato qualche mese fa da Giunti. Ovviamente, l’invito rivolto da Massimo Bernardi era di raccontare il regalo più goloso ricevuto, e perché, e percome. Ho partecipato – anche perché mi è tornata subito in mente una brioche, che se ne stava da qualche parte, addormentata. E ho vinto (devo dire, visto che sono notoriamente modesto, che ho anche ricevuto molti complimenti, non so se per aver leggermente virato sul patetico, o cosa… ma questi commenti ve li risparmio: potete leggerli qui): ecco quindi che ho pensato di riproporre la mia storia…

Con “Una brioche” inauguriamo una nuova rubrica di BlogVs: “BlogVs da leggere“: testi, più o meno lunghi, accompagnati o meno da una ricetta, che si propongono come veri e propri racconti, o nel mio caso raccontini, che abbiamo scelto o scritto appositamente per il nostro blog. Inizio io per il discorso di modestia cui accennavo prima – ma soprattutto perché se fossi arrivato sotto i vostri occhi dopo il bellissimo racconto di Liccamuciula che pubblicheremo nelle prossime settimane, mi sarei veramente vergognato…


Una brioche. Fatta in una panetteria pasticceria dietro l’angolo, ma comunque una normalissima brioche.
Dev’essere successo una decina d’anni fa, ai tempi del mio innamoramento per una collega d’ufficio. Lei veniva da fuori Milano, scendeva alla stazione di Milano Bullona (bella – che ora non c’è più… ma non c’è più nemmeno la collega… e neanche il nostro amore, se è per questo…). Io arrivavo in auto, posteggiavo nel cortile interno dell’ufficio, andavo a prendere il giornale, il caffè, e intanto lei arrivava, ritardi ferroviari permettendo. Ai tempi ero già sul grassottello, per usare un eufemismo – no, che eufemismo, ero grassottello, ma non esageratamente. E lei cercava già di mettermi a dieta, di frenare i miei appetiti, la gola che mi portava fuori dalla retta via.
Quella mattina, invece di tornare verso l’ufficio dopo aver preso il giornale, senza pensarci mi sono incamminato verso la stazione, nella direzione da cui doveva arrivare. Avevo voglia di vederla presto, subito. Se non ricordo male (ma non so bene – la fine dell’amore ha coinciso con la fine dei ricordi, dei tempi, lasciando solo una sensazione di bello e di felicità passata), la sera prima eravamo stati assieme. Ma avevo voglia di vederla, quasi senza rendermene conto. E pensavo, ecco, adesso svolta l’angolo. E in effetti in quel momento lei svoltò l’angolo, mi vide, mi sorrise. Felice. Felici entrambi. E da lontano vidi che aveva in mano un pacchettino, uno di quei sacchettini bianchi da fornaio. Uno di quei sacchettini giusti giusti da brioche. Vedevo la brioche dentro il sacchettino, ne sentivo l’odore, anche se eravamo ai due capi opposti dell’isolato.
Mi ritrovai accanto a lei. Un bacio. La brioche era per me, perché se dovevo dimagrire?, perché ero bravo, perché mi amava, perché non lo so. Avevo il magone dalla felicità.
La brioche era buona, ottima. Mai mangiate di così buone. Pensavo che la mia vita sarebbe stata sempre così, con lei e con una brioche nel sacchettino, sbocconcellata saltellando (metaforicamente, ma non ci giurerei) verso il lavoro.

Emanuele Bonati