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BLOGVS | September 23, 2019

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Le 5 Giornate di Civiltà del Bere: una battaglia sui bastioni a colpi di bicchiere

Le 5 Giornate di Civiltà del Bere: una battaglia sui bastioni a colpi di bicchiere
Marco Lupi

Il vino entra in uno dei musei più amati dai Milanesi, quello dove il genio di Leonardo è rappresentato in tutte le sue opere: darà spettacolo di sé per 5 giorni in un format diluito su tutto il 2016, da febbraio a novembre, con 5 diverse tematiche, sempre nel bellissimo Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

Calice

Così ritroviamo e ritroveremo in 5 appuntamenti (Le 5 giornate di Milano appunto) una mappa dei vini, suggestiva, in cui i ‘fili conduttori’ saranno Simply the Best. Il Top delle guide dei vini (è stata il 29 febbraio, con i vini italiani più premiati d’Italia), La mappa degli autoctoni (21 marzo, con i vini prodotti con uve locali), Vintage. I vini che sfidano il tempo (24 maggio, con mini-verticali e assaggi di grandi annate di vini leggendari), Into the Wine. Luoghi e cantine da vivere (15 ottobre, il vino non solo nel bicchiere) e in chiusura I grandi spumanti del mondo (21 novembre, con i blasonati produttori di bollicine).

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La serata è stata un bagno di folla. A far gli onori di casa una testata storica per il mondo enogastronomico, Civiltà del bereche dal 1974 guida gli enonauti più o meno esperti con documenti, ricerche e analisi del settore vitivinicolo.

In questa prima giornata (a cui non volevamo né potevamo mancare) la battaglia ai banchi è stata aspra e combattuta (forse gli stessi organizzatori non si aspettavano una folla di ben 1000 visitatori) – di fatto non è stato sempre facile avvicinarsi al banco prescelto per assaporare con calma il vino. Se infatti da un lato è stato un successo organizzativo, non possiamo che lamentare l’eccessiva “compattezza” dei tavoli di degustazione, per cui spesso non si riusciva nemmeno ad accostarsi a un tavolo, e il dialogo con l’azienda produttrice era limitato – e a volte c’era il rischio di sovrapporre nella mente una cantina all’altra. Considerati gli ampi spazi a disposizione, un maggior respiro tra i banchi sarebbe stato possibile – invece i ranghi erano serrati come in una battaglia (d’altronde, siamo pur sempre alle 5 giornate di Milano…). Carlo Pietrasanta Per questa prima giornata – Simply the Best – erano 32 le cantine del panorama italiano, dal Piemonte al Friuli, dal Veneto alla Sicilia. Colpisce che ben il 70% di queste aziende aderiscano ad una delle più note associazioni dello scenario vitivinicolo italiano, il Movimento  Turismo del Vino, qui rappresentato dal presidente Carlo Pietrasanta. Naturalmente, non ci è stato (purtroppo) possibile visitare tutti i produttori; ma alcuni di quelli che abbiamo visto ci hanno lasciato un bel ricordo (e gli altri ci perdoneranno se non li citeremo tutti). La cantina Baglio di Pianetto (Monreale), premiata dal Gambero Rosso 2016 con 3bicchieri, si è fatta apprezzare con i suoi 3 vini e la loro storia: resta un alone di mistero (ben rappresentato da Alberto Buratto) su Agnus, un rosso del 2011 dalla ‘ricetta’ (leggi vitigno) segreta e dedicato a uno dei fondatori. Quello che  abbiamo maggiormente apprezzato è stato il Ramione (60% Merlot e 40% Nero D’Avola). Risalendo la penisola siamo incappati nel Naturalis Historia (2008) di Mastroberardino, nell’Avellinese, un Taurasi-Aglianico, molto apprezzato da alcuni dei presenti enonauti: complesso nella lavorazione (di 24+24+6 mesi tra botte e bottiglia) ma soprattutto nel gusto.

Terminum Per chiudere il nostro #simplythebest (in verità lo avevamo programmato) il ben noto e sublime Terminum, che abbiamo definito “Il nettare degli Dei” della Cantina Tramin di Termeno (BZ).  Per concludere, vorremmo rivolgere un appello ai visitatori (certo, non a tutti): forse molti dei presenti hanno confuso questo bell’evento con uno dei soliti e ormai famosi “Happy Hour” milanesi: lo dimostra la ferocia e ingordigia nell’avventarsi sul buffet, semplice ma apprezzabile. Forse non hanno realizzato che questo tipo di eventi vanno assaporati con tranquillità, vanno vissuti non solo a livello delle mandibole ma a un livello più profondo, ascoltando la storia di questo o quel vino – e soprattutto vanno avvicinati con calma, in un’atmosfera quasi “sacrale”. A meno che il fermento eccessivo e l’assalto ai “bastioni” vinicoli, non fosse dovuto al ricordo, a un omaggio a uno dei momenti, a una delle battaglie più aspre e famose di Milano. 20160229_182352 Arrivederci dunque alla prossima battaglia, pardon, assaggio, quello del 21 marzo, con la Mappa degli Autoctoni. Marco Lupi 

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