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BLOGVS | August 17, 2019

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3 Comments

Tanto CibVs QuantoBasta

Anna Maria Pellegrino

Mi si sono rotte le acque…

«L’acqua è fonte di vita e rappresenta il nesso che lega tutti gli esseri viventi su questo pianeta. È connessa direttamente a tutti gli obiettivi delle Nazioni Unite: il miglioramento delle condizioni di salute di donne e bambini e dell’aspettativa di vita, emancipazione femminile, sicurezza alimentare, sviluppo sostenibile, adattamento e attenuazione del cambiamento climatico. Il riconoscimento di questi legami ha portato a dichiarare il periodo 2005-2015 come Decennio Internazionale dell’Acqua per la vita».

Queste sono le parole di Ban Ki-Moon, Segretario generale dell’Onu. Ma allora perché in Italia l’acqua è diventata una merce?

Nelle ultime settimane ha avuto inizio una raccolta di firme per il referendum abrogativo della liberalizzazione (che in realtà è una vera e propria privatizzazione) dell’acqua pubblica. Si può dire che la collettività, nuovamente distante anni luce dalla politica, ha dichiarato guerra alle multinazionali e alle banche che, con il pretesto di liberalizzare, intendono approffittare della situazione. Infatti la legge Galli prima ed il decreto Ronchi poi dispongono la «liberalizzazione dei servizi pubblici»; in base ciò, per quanto ci riguarda, si prevede la cessione ai privati della gestione di servizi (che possono essere acquedotti, fognature, pulizia e trattamento dei reflui…) legati a questa risorsa con l’istituzione di bandi di concorso entro il 31 dicembre 2011.

E quindi? E quindi il decreto Ronchi apre le porte alle multinazionali dell’acqua: per intenderci, Bruxelles (le cui disposizioni hanno ispirato il decreto) impone soltanto una gara per la gestione dei servizi, ma non ha specificato quali. E quindi, come suggerisce Luca Martinelli – giornalista e redattore del mensile «Altreconomia», autore del libro L’acqua è una merce. Perché è giusto e possibile arginare la privatizzazione, ed. Alacràn – per non dover essere obbligati, come il decreto Ronchi impone, a far entrare aziende private nella gestione del sistema idrico integrato, basta dichiarare tale servizio «privo di interesse economico» – e c’è chi lo ha già fatto. Il Comune di Torino, tra gli altri.

E perché opporsi a tutto questo? Vediamo di spiegarci: un’azienda che impiega delle persone ed offre dei servizi deve fare degli utili per poter restare sul mercato: il conto economico non è un terno al lotto ed i numeri, se gestiti male, alla fine mettono di fronte gli amministratori ai loro fallimenti. Ma gli esempi delle varie società PRIVATE? alle quali alcuni Comuni italiani si sono affidati per la gestione delle acque è quanto mai desolante, e la Corte dei Conti è stata chiarissima: ha infatti stabilito che rispetto alla privatizzazione la redditività è aumentata, cioè sono aumentati gli utili delle società di gestione, ma non si è avuto un miglioramento del servizio al cittadino, che continua a nuotare in cattive acque.

E allora noi cosa possiamo fare? Innanzittutto firmare il referendum L’acqua non si vende. C’è tempo fino alla metà di luglio e nel sito http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/ ci sono tutte le informazioni del caso: ricordiamo che una cosa è liberalizzare ed un’altra è privatizzare.

Come ultima cosa vi ricordo il Decalogo per la tutela delle risorse idriche, tratto dal libro Oro blu di Maude Barlow (Arianna Editrice).

1. L’acqua appartiene alla terra e a tutte le specie.

2. L’acqua dovrebbe essere lasciata dove si trova ogni qualvolta sia possibile.

3. L’acqua deve essere conservata per sempre.

4. L’acqua inquinata deve essere risanata.

5. L’acqua è meglio protetta nei suoi bacini idrografici naturali.

6. L’acqua è un bene pubblico e deve essere tutelata a ogni livello da autorità governative.

7. L’accesso a una quantità adeguata di acqua pulita è un diritto umano fondamentale.

8. I migliori difensori dell’acqua sono le comunità locali e i cittadini.

9. I cittadini devono avere lo stesso peso decisionale dei governi nella tutela dell’acqua.

10. Le politiche della globalizzazione economica nei confronti dell’acqua non sono sostenibili.

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Comments

  1. Un tema urgente e importante. Ma come al solito tutto scorre e il popolo è distratto… [tutto o quasi] scorre come l’acqua 🙂

    Stefano Buso

  2. Ed il giorno che non scorrerà più farà una puzza bestiale. Così la distrazione verrà meno ma anche il tempo a disposizione per porre rimedio. :-/

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