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BLOGVS | December 12, 2019

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Quando il vino non è solo vino: 10 riflessioni dopo il Vinitaly2019

Quando il vino non è solo vino: 10 riflessioni dopo il Vinitaly2019
Marco Lupi

Quest’anno abbiamo riportato dal Vinitaly 2019, 53esima edizione (Verona, 7-10 Aprile) della più grande manifestazione vitivinicola mondiale, anziché una serie di assaggi e di bottiglie, alcune – 10 – riflessioni.

I numeri confermano come, in un’economia in crisi, il settore vitivinicolo possa, anzi, debba diventare un elemento trainante della nostra economia. E prima di raccontarvi le nostre riflessioni, vediamo alcuni numeri in pillole:

  • 100 milioni circa di euro il fatturato generato
  • 4600 espositori da 35 nazioni
  • 18.122 etichette presenti e potenzialmente degustabili
  • 100.000 metri quadrati netti espositivi
  • 128.000 operatori professionali nell’edizione 2018
  • 32.000 top buyer esteri provenienti da 143 paesi
  • 6,149 mld di euro Export complessivo del settore vitivinicolo (mondo); l’Italia 2018 registra un +3,3%
  • 54,8 mln di ettolitri tra vini e mosti prodotti nel 2018

1. L’enoturismo

Lo scorso anno ci congedavamo dal Vinitaly con “la consapevolezza che forse il mondo del vino è pronto (o è sempre stato pronto) per fare squadra in un territorio di provenienza che spesso offre anche prelibatezze gastronomiche e bellezze turistiche. Insomma il futuro dell’Italia sta tutto qui: #enogastroturismo.”

Perché abbiamo chiesto a 5 vignaioli di indicarci i migliori vini dei concorrenti

Da poche settimane è passata la legge che ‘legalizza’ l’accoglienza nelle aziende vinicole di turisti più o meno eno-esperti. Non è nostra intenzione attribuire meriti o demeriti, e tantomeno fare discorsi politici: sta di fatto che per motivazioni che ci sfuggono, in un’Italia ricca di luoghi storici, ricca di cultura e paesaggi, con un’offerta gastronomica senza eguali, e ovviamente una proposta vitivinicola altrettanto unica, che sorpassa quella francese, finalmente ora il vignaiolo potrà ospitare l’enonauta senza infrangere la legge. Per qualche ulteriore riflessione su cosa non andava nella normativa precedente, leggete qui come il vignaiolo italiano fosse vincolato nella sua attività.

2. Tanti chef attorno al vino e non solo

Altro elemento fondamentale nel futuro della nostra economia è il cibo: e quest’anno al Vinitaly abbiamo registrato la presenza di molti chef a fare da “contorno” ai calici di vino. In effetti in taluni casi, come quello di Daniel Canzian (del Ristorante Daniel a Milano), si è trattato di molto di più: infatti lo chef veneto ma milanesizzato, ha inaugurato il Ristorante d’Autore di questo Vinitaly con una cena al PalaExpo, che prevedeva fra gli altri piatti Uovo all’uovo (vedi foto), Pan bagnà, il suo Risotto EXPOnenziale, e in chiusura il Biancomangiare al dragoncello e rabarbaro. No, noi purtroppo non eravamo tra i fortunati commensali.

Abbiamo anche intercettato, ospite dello stand di Zenato Vini, l’istrionico Gianfranco Vissani, sempre pronto e disponibile per un selfie con i suoi fans, forse più attenti allo chef che alle eccellenze vinicole di questa azienda. Zenato, anche con questa presenza, dimostra sempre di più di credere e lavorare molto anche nella comunicazione e nel marketing del suo prodotto.

Per la cronaca Vissani ha preparato una Tartara di Capesante con una riduzione di Ripassa (si chiama così il fratello minore dell’Amarone di casa Zenato) con riso soffiato, e a seguire un’amatriciana che ha raccolto il favore della maggioranza dei presenti, che l’hanno preferita alla Tartara.

Nadia Zenato, sempre sorridente e ospitale, presenta quasi timidamente i suoi vini, due Lugana metodo classico in cui il vitigno si esalta dal pas dosé (120 mesi sui lieviti) 2008 (bello, ancora fresco e bilanciato) alla riserva 60% legno 2016 (ancora giovane, deve evolvere).

Per la cronaca, qui si è fermato il Presidente del Consiglio Antonio Conte.

Nello stand dedicato a Sol&Agrifood (Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Veronafiere), un altro chef milanese (questo DOC), Tano Simonato.

Regno dell’olio extravergine di oliva, del cibo di qualità e delle birre artigianali, Sol&Agrifood ha chiamato Tano (chef e patron del ristorante milanese Tano Passami l’Olio) a presiedere la giuria della fase finale di “Sol d’Oro Emisfero Nord”, dedicata alla nuova categoria degli “Absolute Beginners” del mondo degli oli Extra Vergini. Manifestazione questa che assume un significato particolare nell’anno in cui l’olio prodotto nel Mediterraneo è stato scarso per ragioni climatiche ma, come hanno evidenziato i giudici durante il concorso, di altissima qualità

3. La storia nel vino

Al piccolissimo stand dell’azienda Isimbarda abbiamo ripassato un po’ di storia: si narra infatti che quando Annibale (sì, quello degli elefanti, che nel 218 a.C. attraversò le Alpi) arrivò nell’Oltrepò Pavese, prima di proseguire verso Roma, si soffermasse in queste vigne per riposarsi. Ecco come nasce l’etichetta, con il disegno di un elefante, di questo Vigna di Annibale 2016 – Croatina (non in legno vuole precisare Luigi Meroni).

Non sappiamo quanto ci sia di vero in questa leggenda, ma sicuramente il rosso intenso di questo vino, ma il suo gusto (quasi da ‘Riserva’) e il piacere della Croatina (una vera sorpresa per noi) sono una realtà indiscutibile.

4. La tecnologia in vigna

Nello stand dedicato alla Valtellina siamo invece attratti da uno strano (per questi luoghi) oggetto tecnologico: gli occhiali/visore 3D. E così infilato il visore (non senza qualche difficoltà) ci immergiamo in un viaggio tra i vigneti della Valtellina, quelli di costa. Attenti se soffrite di vertigini, lasciate perdere – potreste cadere. Dopo di noi, era già pronto a partire Mamete Prevostini, titolare dell’omonima azienda vinicola.

5. L’arte sulla bottiglia

Che l’arte e il design fossero entrati in cantina e sulle etichette delle bottiglie ormai non è più una novità. Diverso è invece presentare una bottiglia in edizione limitata, con una madrina architetto: è successo allo stand della cantina Montelvini, 130 anni di storia. Qui, il vino abbraccia il mondo dell’arte nel suo territorio: prosecco di Asolo con un’artista di Asolo, Chiara Andreatti, che ha ‘laccato’ 1881 bottiglie di Prosecco Extrabrut in Limited Edition.

6. La bottiglia si colora e i colori invadono le vigne

Come dicevamo ormai l’etichetta è divenuta un elemento caratterizzante e talvolta anche determinante nel successo o insuccesso di un vino (almeno nel pubblico meno esperto)

“Quando il vino prende l’eleganza del Pinot Nero e la bevibilità della Barbera” dichiara Selvaggia Stefanelli nel presentarci l’azienda Bonzano del Monferrato. Ma il nostro occhio cade sul nome Hosteria 2018 e sulla bottiglia della birra e su un’etichetta arcobaleno.

Originale anche il lato B: un racconto in un’etichetta.

7. Etichette in evoluzione

Altro esempio di vino non solo da bere ma anche da guardare, la nuova etichetta della Linea ‘Segno di Terra’ di Zorzettig Vini, in cui emerge una ricerca del passato impreziosita dai colori di metalli pregiati.

Una piccola nota gustativa: siamo colpiti dal Donzel un bianco di 3 vitigni in armonia: Friulano 50% Chardonnay 35% Sauvignon 15% – bilanciati, in perfetto equilibrio ma ovviamente dai profumi intensi.

8. Quando il vino è anche gioco

E sul finire anche un gioco: in visita ad uno dei miei consorzi preferiti (quello del Gavi), vengo intrappolato in un quiz vitivinicolo che fa molto enoturismo…

Ovviamente non potevamo non farci consigliare da Roberta Lanero (AIS) un buon vino: ma lei, ovviamente, ci ha detto che sono tutti buoni, i suoi ‘bambini’. Vero – ma abbiamo preferito quelli delle terre bianche.

9. Un vino strano

In tema di stranezze, Marilena Barbera ci ha saputo ancora una volta stupire con una novità dalla sua cantina (bottiglia senza foto in quanto la foto stessa è venuta impresentabile, in sua vece la solare Marilena): Altrimenti, nuovo nato di casa Barbera, un Inzolia dei terreni “Dietro le Case”, che si è sviluppato in 7 anni in 7 passaggi in barrique,.

Infatti Marilena anno dopo anno scolmando parte della quantità di vino presente nella Barrique, ha integrato (nel periodo di Dicembre) con il 25-30% vino dell’anno appena vendemmiato, dopo la prima decantazione, avendo cura di non muovere il fondo (e mantenendo quindi il suo sedimento negli anni): partita così nel 2012 siamo arrivati al capolavoro di oggi.

Il gusto e l’olfatto? Un passito? No – acidità, sapidità e profumi intensi tutto in un sorso ma nettamente distinguibili: insomma unico.

10. Epilogo

Come avete letto, di vino, quello bevuto per intendere, ne abbiamo solo accennato. In compenso abbiamo voluto raccontare un percorso in un mondo, quello del vino, che ci offre, e sono certo ci offrirà, grandi soddisfazioni e sicuramente tante belle sorprese. Comunque se volete invece farvi un veloce viaggio tra padiglioni, stand, bottiglie e vignaioli, bevetevi un sorso di questo video.

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