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BLOGVS | December 13, 2017

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Le ‘barricate’ del Mercato dei Vini FIVI 2017

Le ‘barricate’ del Mercato dei Vini FIVI 2017
Marco Lupi

Sabato è andata in onda la più.. tumultuosa edizione del MercatoFivi (aka Viagnaioli Indipendenti) di Piacenza. Si perché per chi è arrivato all’apertura (le 11:00, in anticipo rispetto alle edizioni precedenti) ha prima lottato per entrare al parcheggio, poi per comprare il biglietto (anche se qui è andata via veloce)…

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Ma la coda più lunga è stata per il carrello. Tumultuosa perché, poco dopo l’apertura, i visitatori (aka gli enonauti) già assediavano i vignaioli ‘barricati’, non nelle botti, ma dietro i loro stand.

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Tanto per darvi un dato numerico comunicato dall’organizzazione, siamo passati dalle 9000 alle 15000 presenze effettive +67% !!

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Il 25 e il 26 novembre 2017 è tornato a Piacenza il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. L’appuntamento di FIVI in collaborazione con Piacenza Expo, giunta quest’anno alla 7° edizione, è l’occasione, per gli appassionati/consumatori di questa eccellenza italiana, di incontrare i vignaioli e farsi raccontare con passione il loro lavoro in vigna, il loro territorio e il frutto del loro operato. Qui gli Enonauti già dalle 10:00 erano pronti a travolgere gli oltre 500 Vignaioli Indipendenti FIVI. Si perché era evidente la ‘preparazione’ non solo tecnica ma organizzativa – e atletica… –  dei visitatori, e @cibvs era lì ad osservare il fenomeno dei #winelover che più o meno disciplinatamente hanno subito assediato le aziende vinicole espositrici.

D’accordo, è vero che dovremmo parlare più di vino, ma mi soffermerei a valutare il fenomeno ‘FIVI’ 2017, in crescita esponenziale rispetto alle precedenti edizioni: dai 240 espositori del 2013, ai 330 del 2015 siamo arrivati quest’anno a 520 (si cinquecentoventi) aziende. Se l’economia italiana crescesse anche solo della metà dell’interesse che il mondo del vino genera… forse…

Torniamo a parlare dei numeri del Mercato. Interpellando qua e la visitatori seriali e vignaioli dietro le barricate un pensiero comune trapela: sono/siamo in troppi. Si perde quell’umanità, quella relazione 1 a 1 che caratterizzava questa manifestazione: il vignaiolo ha meno tempo da dedicare per raccontarsi per far emergere il grande lavoro che sta dietro al frutto che ci versa nel bicchiere. Ovviamente per i più sensibili ai rumori, non da meno è il frastuono che rimbomba all’interno dell’immenso padiglione dell’PiacenzaEXPO: in molti casi per capire il racconto del vignaiolo è necessario sporgersi oltre il bancone piegando il capo come una mucca al pascolo.

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Il concetto si riapplica alla parte che accompagna tutte le degustazioni: ossia il companatico. Nelle precedenti edizioni i taglieri di salumi (spesso locali) e di scaglie di grana erano il perfetto ed equilibrato abbinamento per 4 motivi: era rapido, leggero, gustoso comunque e soprattutto non invasivo. Perché non invasivo ? perché quest’anno già dal lontano ingresso si potevano percepire gli odori dello street-food (o Artigiani del cibo): la bombetta di maiale alla griglia, qualche fritto  e ad un certo punto si è anche iniziato a sentire un odore poco piacevole (ed userò volutamente il termine odore, e non olezzo) di pesce.

Insomma come è possibile apprezzare e distinguere le sfumature di certi vini, laddove appena ti avvicini al calice, invece che percepire un profumo floreale o frutta secca, o le note di vaniglia, o ancora interpretare il racconto del produttore, inizi a sentire il profumo di carni cotte e cotechino? In merito agli odori molesti del cibodistrada, accennato poi ad alcuni dell’organizzazione, uno spostamento dei venditori all’esterno del padiglione, salverebbe capra e ……anzi vini: vedremo il prossimo anno.

Ora per non trascurare il vino…’quello bevuto’ (ma la nostra è stata una scelta editoriale, al termine di questa visita al FIVI2017) trasleremo a brevi accenni per alcuni degli incontri vitivinicoli.

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Come quando il #timorasso di Claudio Mariotto (scontato? Assolutamente No) è salito in cattedra con il #derthona: tra i timorassi provati il migliore (tra i produttori presenti). Piacevole il 2015, ma eccezionale il 2007 (è uno dei pochi vini che siamo stati ‘costretti’  gustare fino in fondo): morbido nel sapore e nel colore (giallo intenso), complessi al naso i profumi di caramello. Peccato fosse assente il Pitasso, un ulteriore versione del Timorasso di Mariotto (di cui abbiamo solo sentito le lodi).

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Siamo poi andati a visitare una recente conoscenza (li avevamo incontrati in autunno a Milano): PoggioDelleGrazie . Vincenti nella loro essenzialità i 2 Rifermentati in bottiglia (un amica ‘dice o li ami o li odi’), il Bianco, dal Giallo paglierino (Cortese 100 % + 5 % Garganega Passita) e il Rosato (Corvina 60 %, Rondinella 40 %) : li contraddistingue un leggero perlage e un gusto sapido, più fruttato anche al gusto il rosato.  Il Marzemino Sette Filari (affinato in barili di rovere per 24 mesi ) è comunque un rosso importante rotondo e maturo. Ma chi manca ? La novità sono le 2 nuove bollicine…2 Ancestrali : il primo di Corvina (ma il colore è impercettibile) il secondo di Tocai: uguali nella a lavorazione (24 mesi sui lieviti), interessanti i profumi e le percezioni del Tocai. Attendiamo però tra 2 anni la vendemmia 2017.

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Anche i FratelliCollavo in terra di prosecco (una vecchia conoscenza) hanno 2 novità quest’anno: loro che hanno sempre e solo proposto 3 declinazioni del prosecco (di cui confermiamo il nostro apprezzamento per la versione basica), quest’anno escono con  2 “fermi”: #nonsoloprosecco , nulla da rilevare, ma qui si deve lavorare un po’ e anche sulle 2 etichette : non me ne voglia Marco ( il designer dei 3 fratelli Collavo) ma lo stile dell’etichetta è molto… molto essenziale.

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Ed infine Tenuta Stella azienda sul confine sloveno, in uno dei territori  dell’eccellenza vinicola italiana . Tra le loro proposte, buona la Ribolla Gialla, secca e meno floreale di altre del Collio (meno convincenti invece il Friulano e la Malvasia). Ma tra i loro prodotti indubbiamente preferiamo la Ribolla Gialla Brut: un Metodo Classico (24 mesi sui lieviti) con una bollicina bilanciata e un ‘Brut’ secco al punto giusto (lo dimostrano i suoi 5 g/l- di zucchero che lo farebbero rientrare negli extra-Brut)

Frastornati dalla gente e dal rumore ci siamo quindi ritirati dopo 5 ore di duro …lavoro: con un pensiero Riflettiamo se sia questa la strada corretta per proseguire con questa manifestazione (che fino a ieri non aveva pari , a mio avviso, sulla programmazione italiana). A consuntivo un’esperienza …faticosa per il ‘vissuto’ tumultuoso di cui sopra. Quindi se FIVI si merita in nostri complimenti per il format della manifestazione e soprattutto per il suo impegno ‘sociale’ nel mondo vinicolo (leggasi : intervento del FIVI verso il ‘Testo Unico sul Vino’ e dintorni), riflettiamo un po’ sui numeri crescenti e sulla logistica che rischiano di disorientare il pubblico e anche gli stessi vignaioli.

 

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