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BLOGVS | November 19, 2017

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Il Podere Castel Merlo a Villongo: quando una cantina non è solo vino

Il Podere Castel Merlo a Villongo: quando una cantina non è solo vino
Marco Lupi

A volte le cose non capitano per caso. O meglio – per caso allo scorso Vinitaly ci eravamo imbattuti in una delle tante aziende vinicole presenti, il Podere Castel Merlo, ed eravamo rimasti colpiti da un loro prodotto, un vino, molto particolare, L’Etoile. 

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Siamo nella zona del Lago d’Iseo, nella tenuta del Podere Castel Merlo a Villongo, nel Bergamasco, un edificio del XIV secolo ristrutturato di recente, a fianco della Tenuta La Rocchetta, dove appunto si producono i vini. Il contesto è molto rilassante e silenzioso, cozzano un po’ le abitazioni del vicino centro abitato di Villongo: magari qualche pianta di alto fusto renderebbe il panorama ancora più agreste

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In effetti, la mia curiosità di conoscere quest’azienda si limitava ai suoi vini… e invece l’intera visita si è rivelata una sorpresa. A partire dalla parte produttiva, che ci è stata presentata con passione e semplicità dall’artefice dell’azienda, Michele.

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Nel suo racconto la storia dell’agricoltura bergamasca si interseca con l’esigenza di dare un’anima a un prodotto, quello della Valcalepio, non sempre noto o riconosciuto nel mondo degli enonauti. I 20 ettari (che nel 1990 quando quest’avventura  ebbeinizio erano solo 3) oggi sono trasformati in alcune DOC tipiche della Valcalepio ma soprattutto in 4 + 2 bollicine.

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La degustazione serale è stata avvincente – ci sarebbe piaciuto ovviamente provare anche le due Etoile che avevo conosciuto a Vinitaly, ma ci è stato concesso solo di ammirarle.

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Degustazione gestita dal giovanissimo Luca, e focalizzata sulle bollicine (vero cuore trainante di questa azienda), che ci ha fatto preferire il Cretarium Brut (Chardonnay e Pinot bianco), un metodo Classico che affina 48 mesi sui lieviti.

Lapsis Aetern

Ma non c’è solo il vino: la storia di quest’azienda vinicola La Rocchetta si fonde nella storia di Podere Castel Merlo, che è divenuto da qualche anno anche Relais e ristorante. La sorpresa è stata trovare in una cantina vinicola un ristorante attento inaogni dettaglio, dalla cucina, agli ingredienti, al servizio.

Una cucina (quella del ristorante interno) curata dalle materie prime alla presentazione. Giusto per trovare il pelo nell’uovo: nell’Entrée di benvenuto il bigné, causa probabilmente il ripieno di olive e formaggio fresco, era poco fragrante, anzi troppo umido.

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Interessante ed elegante la caciotta fresca, patata viola setata, confettura di pomodoro.

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Ma gli spaghetti alla chitarra con prezzemolo, stracchino e pistacchi cristallizzati personalmente li ho trovati molto piacevoli.

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Qualche dubbio per il maialino (ma solo per la parte grassa del maiale, a me ostile) con salsa di pesca.

Ottimo ed equilibrato il dolce: l’agro del LemonCurd e il quasi salato del biscotto di polenta (siamo o non siamo nella bergamasca?) chiuso dal dolce della meringa morbida, ci fa ulteriormente apprezzare il Valcalepio: purtroppo nella foto troverete solo il bicchierino… vuoto appunto.

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Bravo e attento lo chef Antonio Russo, apprezzata al termine la sua presenza in sala per un feedback con il cliente. Dietro si intravede lo zampino, anzi la consulenza, di D’O, Davide Oldani.

Lapsis Aetern

Molto interessante, come dicevamo, il vino che ha accompagnato la cena: il Lapis Aeternus (Valcalepio Riserva – Cabernet Sauvignon e Merlot), a cui darei il premio di miglior vino del casato, ops del Relais, si è sposato anzi ben accoppiato dall’antipasto al dolce.

Per ultimo (anche se secondario ma non nella sostanza) il Relais e i suoi ambienti. Ma non vi racconterò nulla di più, dovete andare a visitarlo, vi lascerò solo qualche immagine.

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Marco Lupi

 

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