Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

BLOGVS | September 26, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

Il Good Food Tour di Foodora

Il Good Food Tour di Foodora
Marco Giarratana

Foodora e il blog Conosco un posto uniscono nuovamente le forze per la seconda tappa milanese del Good Food Tour, ovvero una serata “itinerante” dedicata al buon cibo consegnato a casa da questo noto servizio di delivery.

A pranzo mi mantengo leggero sapendo che dovrò verificare la qualità di ben due ristoranti, così arrivo da Piedra del Sol in via Cornalia, la nostra prima tappa, a orario-aperitivo, con un appetito direttamente proporzionale all’impegno papillo-gustativo richiesto.

Margarita

Il locale ha uno stile abbastanza semplice e riprende alcuni dettagli tipici dei ristoranti messicani. Sulle pareti campeggiano foto di nativi in bianco e nero ed è immancabile la musica latino-americana in diffusione.

Piedra_nachos

Mi accomodo alla lunga tavola imbandita insieme a blogger e giornalisti invitati per l’occasione e allungo la zampa sui nachos prodotti dal ristorante. Sono molto croccanti e la salsa piccante che li accompagna, anch’essa artigianale, è saporita e piccante.

Piedra_burrito

Sul tavolo planano a raffica i tre burritos preparati per l’occasione: con manzo marinato, con pollo e vegetariano, tutti accompagnati da fagioli e riso basmati appena colorato con pomodoro.

Piedra_burrito_manzo

Fatta un’equa spartizione, aziono le papille. Ottimo quello di pollo, con la carne molto morbida, la variante con straccetti di manzo gli è però superiore, quanto meno nel sapore, si sente l’azione della marinatura. La cottura è però al limite, altri due-tre minuti in più e la carne sarebbe diventata dura da masticare. Abbastanza armonico il burrito vegetariano con zucchine e peperone, invero una variazione plasmata sul gusto italico e condito con formaggio Edamer. Nota di demerito: il riso basmati è scotto.

 Piedra_burrito_dentro

In cucina ci sono cuochi rigorosamente messicani, li vedo traccheggiare attraverso il passo su cui poggiano i piatti pronti da servire. Durante l’assaggio sorseggio un buon margarita mezcal che non influirà sul mio eloquio, che si manterrà fluido e privo di strascichelle alcoliche da qui alla prossima tappa.

Bomaki_Uramaki_3

E la prossima tappa è Bomaki, una uramakeria nippo-brasiliana che raggiungo col mio biciclo bicolore a cui ho da poco tolto le rotelle di sostegno perché ora sono grande.

Approdo in largo La Foppa in sincrono col resto della ciurma e veniamo tutti accolti con un calice di prosecco. Io ho già sudato tutto il margarita durante la pedalata immersa nel caldo furente, posso quindi reidratarmi. O rialcolizzarmi.

Bomaki_burrito

Bomaki, lungi dall’esserne una fotocopia, si ispira al filone fusion nippo-brasiliano di cui Temakinho è (stato) traino. La sala interna ha luci soffuse e sulle pareti si rincorrono raffigurazioni di tucani e felci. Avvolto in questo abbraccio esotico riaccendo i motori gastro-papillari e ho già le impronte digitali impresse su uno dei diversi burritos fusion proposti.

 

I wrap sono sottili sfoglie di soia di un arancione e un verde accesi e appaiono come dei futomaki ipertrofici perché all’interno ci sono riso e pesce. Io ne becco però uno col pollo e avocado e anziché dire Che Sfiga dico Che Buono!

Bomaki_burrito_capasanta_gambero

Bomaki_burrito_nero_calamari

Parto poi con una sequenza marina che, devo dirlo, mi fa godere in un progressivo climax: tonno rosso crudo e maionese e l’altro con salmone sono buonissimi; con capasanta e gambero rosso di Mazara del Vallo dico Meow-che-delicatezza-raga-toglietemelo-dalla-bocca-per-cortesia; con riso al nero di seppia e calamaro e qualcosa di croccante che non capisco bene cosa sia: basta, chiudete tutto, abbiamo un vincitore. Davvero tutto eccellente e se devo essere onesto l’uso della salsa di soia mi appare fuori luogo perché tende a coprire i sapori che sono invece molto delicati e ben bilanciati. Gusto personale, eh.

Bomaki_Uramaki_1

Dopo due mojito potrei anche dirmi soddisfatto ma sopraggiunge una sfilza di uramaki e, vabbé, sebbene sia satollo sono qui in veste di gastro-reporter e, data la mia ingordigia, non posso esimermi dal ghermirne uno d’ogni tipo per un accurato test. C’è di nuovo un nero di seppia & calamaro stavolta con in cima della tartare di carne e mi pare di aver già tessuto lodi ergo non mi dilungo: bono. I miei recettori apprezzano anche quello con granella di pistacchio e quello con salmone e salsina agrodolce.

 

Sebbene connessi dallo stesso piatto, i due ristoranti ne danno due diverse interpretazioni, l’uno attenendosi al canone classico (Piedra del Sol), l’altro giocando con gli accostamenti (Bomaki). Decidete quale sia quello più consono ai vostri gusti, al resto #cipensafoodora.

 

Marco Giarratana

 

 

Submit a Comment