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BLOGVS | June 22, 2017

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5 Comments

Tanto CibVs QuantoBasta: [omissis] on the rocks

Anna Maria Pellegrino

Prima scena: interno giorno. Bottiglietta da 33cc fondo bianco e delicatamente decorata con disegni fucsia, svettante sopra il tavolo vero-fintopovero posto al centro della cucina.

Seconda scena: interno giorno. Creatura quattordicenne, adeguatamente accessoriata di brufoli e polluzioni notturne, entra in cucina.

La Creatura mi guarda, guarda attorno, si sofferma, mi guarda, scoppia in una fragorosa risata e inizia a smanettare col telefonino, sogghignando, tanto che il cellulare sembra posseduto.

Ma cosa avrà scatenato cotanta ilarità e frenesia diteggiatrice? Ovviamente la visione del packaging della bottiglietta di cui sopra, 33cc di soft drink, una “bibita funzionale”, come viene definita nel sito istituzionale www.fioridiguarana.it, ovvero che svolge alcune funzioni fondamentali (effetto tonico, vitaminico, dietetico…), che ha trasformato i principi attivi utilizzati per la preparazione del drink – derivanti dal fiore di guaranà – in un acronimo degno di un adolescente in pieno tsunami ormonale.

Base del ragionamento che ha portato i “fiori di guaranà” a diventare “fi-Gà”, recita il sito, è la scoperta che la pubblicità tradizionale è morta (ma va?), e che quindi bisogna inventare la mucca viola, o qualsiasi altra cosa, ovvero la parola, lo slogan che stupisce e che diventa virale. Questo. Questo? Una vera fi-gàta, insomma.

Continuiamo a farci del male, mi verrebbe da dire. A insistere sulla sineddoche malsana che negli ultimi trent’anni ha avvelenato l’aria respirata da una generazione: un’intera donna in una singola parte del suo corpo.

Continuiamo a consentire che la figura della donna venga dileggiata in ogni suo singolo aspetto: il suo impegno, le sue capacità, il suo ruolo istituzionale, la sua lotta quotidiana contro l’ignoranza, la deficienza, la sua dificoltà a portare avanti un quotidiano lavorativo, familiare, economico in un mondo che da lei tutto pretende e a lei molto rifiuta.

Nel sito si legge: “La nostra filosofia è continuare in questa strada, lasciare cioè che sia il consumatore finale ad essere l’unico ‘punto di riferimento’ e ‘giudice’ del nostro ‘brand’.”  Il tutto sulle note di La vie en rose – che imperversa in loop sul sito, a confermare che la felicità è un loop analcolico che comunque gira sempre lì attorno. Intanto sono indecisi se la cosa sia maschile o femminile il forum è fermo al 2010, l’e-shop è ricco di oggetti mai visti in giro, la galleria fotografica è quanto mai triste e stanca. Poveri fiori di guaranà, eletti a metafora altrettanto triste e stanca. Chi li ha mai visti, comprati, odorati, usati, i fiori di guaranà?

I fiori di guaranà non sono stati usati da Tawakkul Karman, 32 anni, “nelle circostanze più difficili sia prima che durante la Primavera araba”, insignita del Nobel per la Pace, premio che Comitato norvegese si augura possa ”contribuisca a porre fine alla repressione delle donne che ancora esiste in molti Paesi del mondo e a realizzare il grande potenziale per la democrazia e la pace che le donne rappresentano”.

I fiori di guaranà non stati usati, sostituti delle ottocentesche mimose, a coprire pudicamente il sudario di cemento e mattoni delle 5 lavoratrici morte a Barletta.

I fiori di guaranà non mi daranno sicurezza quando attraverserò sola il sottopasso di una stazione ferroviaria, dopo essere scesa da un treno al calar del buio.

Che la mucca viola se li sia mangiati tutti?

Nel frattempo la Creatura ha evidentemente finito il credito e si è fatto un’idea. “Ma ti pare che si possa ordinarla in un bar senza scoppiare a ridere come degli scemi?! Dai mami, me la fai portare a scuola? Così la presento ai miei amici…”

“Guarda che se continui così ti metto in castigo perpetuo.”

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Comments

  1. Chissà com’è che mi viene più facile dire e scrivere e pronunciare e scandire il nome di “colui-che-non-si-può-nominare”, il Voldemort di harrypotteriana memoria, che non il nome di questa bevanda? Come potrei chiedere ad alta voce nel raffinato lounge-bar “una **** bella fresca” (escludendo di volerne una tutta calda…), magari a una fanciulla servente non particolarmente dotata di quegli attributi che fanno di una ragazza una vera e propria… bottiglietta?

  2. Christian

    ……………w le bibite fresche!

  3. Emanuele, saggio amico mio. Con questa tuo commento dimostri di non sapere nulla della mucca viola!! E neppure io, naturalmente :D

  4. Ce l’ho!! L’ho trovata! E presto ne scriverò…

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