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BLOGVS | September 23, 2018

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Special Cook: qualcosa di speciale in cucina

Special Cook: qualcosa di speciale in cucina
Marco Lupi

Durante la Milano Food Week si è svolta la finale di Special Cook 2018, una manifestazione in cui il cibo, pur restando protagonista, si è messo al servizio del sociale, per portare il sorriso e il buonumore nelle corsie degli ospedali. La serata è stata ospitata dal Nuceria Lab di San Giuliano Milanese, dopo 16 tappe in giro per ospedali e istituti di cura, da Milano passando per Catanzaro, Roma, Torino e Madrid.

Ugo Vivone (presidente della onlus Officine Buone) ci racconta come si è arrivati qui: si è partiti dall’esigenza di creare un palco per i giovani e da quella di avvicinare il mondo del volontariato e si è arrivati a #SpecialStage e #SpecialCook, contest musicale e contest di cucina: “Officine Buone è un modo nuovo di fare Volontariato! La nostra missione è mettere il talento dei giovani al servizio del sociale.”

14 i giovani cuochi in gara negli scorsi 12 mesi, che hanno aderito al progetto avvicinandosi al mondo del volontariato, offrendo il proprio talento ai pazienti degli ospedali coinvolti e donando un momento di svago a chi si trova in una situazione di difficoltà, e un supporto formativo per educare i pazienti ad una corretta alimentazione, dimostrando che la cucina sana può essere anche di qualità.

Ieri sera erano due i giovani cuochi rimasti in gara: il primo, Roberto Cazzato, il ‘salentino’ del Ristorante Il Salento in una stanza (Roma). Il secondo, Giorgio Farina, il “milanese in trasferta” della gastronomia con cucina Il Delicatissimo (Milano). Due anche i modi di interpretare la cucina: da un lato Roberto più estroso e dall’altro la semplicità di Giorgio.

Tutto si è svolto in un’atmosfera conviviale, circondati dalla giuria tecnica composta da: Giacinto Callipo (Callipo), Guido Iannone (Nuceria Group), Marco Lupi (sì il sottoscritto), Lydia Capasso (Corriere della Sera), Carlo Andrea Pantaleo (chef del ristorante Milano37 e finalista della prima edizione), Christian Russo (Milano Food Week), Cristiana Montellanico (chef e foodblogger).

Roberto Cazzato, alla seconda esperienza ai fornelli di SpecialCook, dopo un tour in alcuni ospedali oncologici Italiani, ci racconta che la sua è una cucina innovativa, alleggerita da eccessi, senza però dimenticare la tradizione della cucina salentina.

Giorgio Farina è un laureato in legge che arriva alla cucina per caso, e dopo un percorso formativo all’Università delle scienze gastronomiche si dedica a una cucina fondata sul cibo semplice e sano: “nel nostro ristorante, la pasta al pomodoro semplice non manca mai.” Per questo, dopo aver incontrato gli artefici di Officine Buone, è stato portato nel reparto Grandi Obesi all’Ospedale Niguarda di Milano.

Molto bello, in un contesto generale dove la competizione è ormai la regola, il momento di preparazione di uno dei piatti in gara, in cui i due chef hanno collaborato nell’elaborazione e nell’assemblaggio.

Prima manche. Cazzato propone una Peperonata con lampascioni e acciughe e cipolla glassata, mentre Farina delle Linguine di Gragnano con pesto di acciughe: in entrambi l’acciuga era forse troppo dominante, ma sicuramente la coloratissima e “disassociata” peperonata dalla molteplicità di ingredienti è risultata ben equilibrata.

Seconda manche. Spaghettoni Benedetto Cavalieri aglio nero, peperoncino e sgombro affumicato per il salentino e un Calamaro ripieno di tonno con cipolla rossa per Giorgio Farina: eccessivo l’aglio e il peperoncino del primo, che coprivano il delicato sgombro; la consistenza del ripieno di tonno dei calamari invece era troppo ‘pastosa’ e fine.

Terza manche. Il dolce: Cazzato e la sua Tartella limone cardamomo meringa e una mousse di rapa rossa (sublime e perfettamente equilibrato, non me ne voglia Giorgio), Farina con una Torta caprese e gelato fiordilatte, buona ma non esaltante.

Alla fine il giudizio della giuria è stato unanime. Roberto Cazzato, che ha azzardato di più nell’abbinamento dei sapori, riuscendo comunque a ben bilanciarli (pensiamo alla sua peperonata ‘disassociata’), ha trovato il consenso di tutti noi giurati.

Un bravo comunque anche a Giorgio per avere avuto il merito di restare su proposte semplici, forse più vicine alla realtà di un ospedale.

Apprezzabile l’impegno dello sponsor, qui rappresentato da Giacinto Callipo: “Sin da subito abbiamo condiviso pienamente i valori di questa iniziativa e lo spirito educativo e formativo verso un’alimentazione sana e di qualità, la passione e l’impegno che accomunano tutti coloro che ne sono coinvolti”.

Molto originale la location dell’evento: un capannone industriale in cui la proprietà ha creato per i propri dipendenti (ma anche clienti) un ambiente molto accogliente ed elegante per un contesto produttivo: la sfida ai fornelli si è infatti svolta nell’ampia cucina dell’azienda.

Complimenti, non è sempre così scontato, a tutta l’organizzazione (considerato che in contemporanea si svolgeva anche #SpecialStage il contest musicale delle giovani promesse della musica) per aver condotto la serata con puntualità e senza sbavature: dai volontari di Officine Buone, a Guido (padrone di casa) ad Angela e a tutti coloro di cui ovviamente (e me ne scuso) ho dimenticato il nome.

[Immagini: Marco Lupi; la foto dei giurati è di Catello Esposito @kandinskj]

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  1. grazie!!! Però almeno nell’articolo, e foto diritte!!! bell’esperienza!

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