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BLOGVS | December 13, 2017

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Bonarda: conoscere La Mossa Perfetta

Bonarda: conoscere La Mossa Perfetta
Marco Lupi

Quando la sera scende, le cantine si aprono agli enonauti: no, non è un thriller, ma è la cronaca di quanto avvenuto qualche giorno fa in una provincia lombarda votata all’agricoltura e alla vinificazione, quella di Pavia. L’altra sera, come una comitiva di turisti in visita ad una delle tante eccellenze italiane, siamo giunti nel cuore dell’Oltrepò Pavese ospiti della Azienda Vitivinicola Calvi (ma non solo). 

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Qui 11 (dei 16) vignaioli tutti appartenenti al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese ci attendevano per farci conoscere la loro Bonarda perfetta – anzi la loro “mossa perfetta”. Si perché non si tratta della Bonarda ferma ma di quella mossa, quella che quando la versi nel bicchiere evidenzia un perlage (non quello degli spumanti) leggero che se non ti sbrighi a fotografarlo svanisce subito.

Ma chi sono questi puristi di uno dei grandi classici dell’enologia lombarda, ossia la Bonarda frizzante dell’Oltrepò Pavese? Sono 16 aziende a filiera completa, che nel 2015 hanno lanciato il progetto Bonarda dei Produttori, adottando un regolamento più severo rispetto al disciplinare di produzione della Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC. Loro obiettivo è dare un’identità diversa a un vino oggi svilito da troppe bottiglie, la cui unica attrattiva è il basso prezzo.

Motivo per cui, per la crescente visibilità verso la simpatica e vivace Bonarda, e anche perché il blogger incallito è sempre alla ricerca di questo benedetto hashtag, ne hanno coniato uno diverso da quello originario, che era #labonardaperfetta: nasce così #lamossaperfetta.

Alcuni numeri:
• 90.000 le bottiglie vendute nel 2016, con un obiettivo ambizioso di raggiungere quota 150.000 per il 201
• la resa massima per ettaro non può superare i 110 quintali (contro i 125 consentiti dal disciplinare) e la resa massima uva/vino è pari al 65% (contro il 70% del disciplinare)
• il grado alcolico non può essere inferiore ai 12% vol., e il residuo zuccherino deve essere inferiore ai 15 gr/litro : la Bonarda dei Produttori può essere quindi abboccata, ossia che tende al dolce, ma non è mai dolce.

I dettami che regolamentano il prodotto si sintetizzano in 7 punti (li trovate spiegati qui):

  1. Solo da uve di collina.
  2. Solo da aziende a filiera completa.
  3. Solo da croatina 100%.
  4. Naturalmente frizzante.
  5. Con il pedigree.
  6. Solo nella Marasca.
  7. Rossa&versatile.

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Ed infine un elemento estetico distintivo nell’imbottigliamento: per il loro vino i viticoltori hanno scelto una speciale bottiglia denominata ‘Marasca’ e riportante il logo del Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese: OPwine. 

Noi in effetti, i produttori del progetto ‘La BONARDA DEI PRODUTTORI’ li avevamo conosciuti il 25 maggio 2017 in una presentazione c/o la Pasticceria Martesana di Milano, ma qui è tutta un’altra storia. A Milano sembravano un po’ dei pesci fuor d’acqua, non era il loro ambiente naturale, mentre qui nel loro territorio si percepisce molto di più l’essenza del loro progetto, l’essenza del loro essere semplici ma genuini vignaioli.

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C’è ne accorgiamo anche quando l’ospite di casa Calvi, Davide, contribuisce alla degustazione dove già avevamo apprezzato il salame tipico e la focaccia e ciccioli, con una delizia (ma non è sufficiente a descriverla) preparata dalla mamma: un cotechino, dall’apparenza ameno, ma dal gusto eccezionale, anzi ECCEZIONALE (ora si capisce ?).

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E via con la prova palato della Bonarda degli 11 produttori presenti stasera, che in fuga dalla GDO si presentano nella loro autenticità.

La sorpresa maggiore è per la differenza spesso sostanziale di questi vini che percepiamo dalla degustazione: pur del medesimo territorio circoscritto e con caratteristiche (almeno sulla carta) molto simili, esprimono percezioni al olfatto e al gusto molto diverse. Anche all’analisi del colore si differenziano, tantè che in alcuni casi è ‘impenetrabile’ (tipo il Vigiö): insomma interpretazioni diverse, in vigna e in cantina delle stesse uve.

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Ma poiché ‘Vino’ significa anche umanità eccovi 2 scorci della relazione uomo-vino, dove vino significa cuore e anima. Motivo per cui il #Buttafuoco appena vendemmiato, qui viene coccolato e riscaldato, mentre i vini più vecchi qui riposano in botti che hanno un nome: ‘ciüf’ .

La serata prosegue c/o l’azienda agr. #Valdamonte , dove le altre specialità di questa zona ci accompagnano nel approfondire la conoscenza dei questi vignaioli , del loro lavoro e delle loro quotidiane difficoltà nel mettere nelle bottiglie un prodotto di questi territori: e così dal risotto (cucinato ovviamente con la bonarda) passiamo agli agnolotti in brodo, alla gallina ripiena… Un produttore racconta che “gli #agnolotti sono buoni anche a colazione, anzi sono più buoni il giorno dopo….se ne restano”.

Qualcuno si chiede anche: ma considerati i numeri di bottiglie prodotte e l’obiettivo comune di esprimere un prodotto come la #mossaperfetta, non avrebbe più senso un prodotto uniforme?

Personalmente propendiamo per la differenziazione del prodotto, ma facilitando le sinergie di una collaborazione (vedi la scelta della bottiglia) per tutto quello che riguarda la comunicazione, la commercializzazione e tutto ciò che serve per arrivare alla bottiglia con l’etichetta.

Ora a voi enonauti amanti del rosso frizzante pavese, l’arduo compito di valutare e apprezzare il lavoro di questi produttori vitivinicoli.

Qui sotto le 16 aziende che producono la Bonarda Perfetta.

 

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