Archivio per la categoria ’vino’

Taste&Press: un intervento di Fabiano Guatteri

29 April 2013 - Commenti »

Ospitiamo un intervento del giornalista Fabiano Guatteri, reduce da Vinitaly: analisi sensoriale o esperienza personale?

Al Vinitaly dal quale siamo recentemente scampati, oltre a business, sbevazzamenti, degustazioni, concorsi, conferenze e via elencando, la Regione Puglia ha proposto un Taste&Press, ossia un incontro fra produttori di vino e giornalisti.

La cosa non fa scalpore. Però una piccola riflessione va fatta.

A un tavolo il produttore presenta la propria azienda e i suoi vini al giornalista. Il produttore può essere l’amministratore delegato di una grande azienda vinicola, o uno che il vino lo fa con le sue mani – e questo si capisce già dalla stretta di mano. Il giornalista degusta, commenta e forse qualcosa impara.

Quello che mi piace di questa iniziativa è che il giornalista, soprattutto se cittadino o lontano dalle zone di produzione, spesso non ha una grande conoscenza dei produttori. In genere racconta al suo pubblico i percorsi sensoriali di vini dotati di infiniti sentori primari, secondari, terziari… Ma davanti al produttore che gli porge con la mano ruvida e callosa il calice pieno del suo lavoro… è più facile ascoltare quel vino, sentirne il linguaggio e cercare di interpretarlo, immaginare la terra da cui nasce, il lavoro che richiede per raggiungere tale bontà, l’ansia prima della vendemmia se il cielo minaccia il temporale, le passeggiate solitarie nel vigneto addormentato di fine inverno… e per una volta non sparare… analisi sensoriali.

Fabiano Guatteri

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Posizioni rassicuranti, sbalorditive evoluzioni: Enocratia

4 April 2013 - Commenti »

Organizzi una cena con amici,  e li porti in un posto che conosci e che vuoi far conoscere loro. Sei lì che ascolti il racconto del loro viaggio di nozze dalla parte opposta del globo, vedi le foto, e racconti dei tuoi viaggi… e pensi: ma quanto tempo è passato dalla prima volta che ho assaggiato i piatti dello chef che ci sta guidando? Quante volte sono già stato qui? Ma che cosa sta succedendo?

Succede che siamo rimasti pressoché sbalorditi dal susseguirsi di portate così gustose e dagli abbinamenti così originali e insoliti e così azzeccati. E tra una foto di una landa desolata della Nuova Zelanda e quella di un fish market in Australia, ho pensato a quanto diamine fossero buoni i piatti che ho assaggiato qui da Enocratia in questi anni con Eugenio – e io ed Emanuele eravamo già  qui la  sera dell’inaugurazione…

Eugenio Boer ormai lo conoscono un po’ ovunque, no? Gli articoli su di lui (qui una nostra intervista riguardante il suo percorso), e sul locale, aumentano a vista d’occhio, in rete e non, dalla stampa specializzata a Vogue Uomo – e lo si vede in giro per eventi con le sue preparazioni, dal Premio Birra Moretti grand cru al Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo, a Taste of Milano, all’ultima edizione di Identità Milano.

Enocratia è il ristorante di Davide Mingiardi e Anna Vitolo. Qui Eugenio esercita e sperimenta la sua passione. Si narra che accadano cose strane in quella piccola cucina – non si capisce come possa esercitare le sue magie in uno spazio così ridotto. Ma lui dev’essere un mezzo mago… anzi, di più – un (Eu-)Genio dei fornelli.

Mago anche Davide: la filosofia del locale infatti è quella di abbinare il piatto al vino e non viceversa. Pertanto la cena sarà ben equilibrata nei sapori anche grazie a quel sorso di vino introdotto in bocca tra un boccone e l’altro (li abbiamo fotografati…).

Bene – cosa abbiamo assaggiato? Non posso non descrivere la cena con estrema dovizia di particolari, anche perché lo chef che ogni tanto ci veniva a trovare e a raccontare (tutti…) i piatti.

Anzitutto, il cesto del pane comprende: Pane bianco con lievito madre di 15 anni (proveniente dalla Calabria – il lievito, dico); Pane di semola di rimacinato ricetta originale di casa Puglisi; Pane Integrale; Focaccia Genovese con sale Maldon; Grissini Classici allo strutto. Accompagnato dal burro alle erbe fatto in casa, e dall’olio naturale siciliano “Era”, blend di Moresca Carolea e Biancolilla.

Amuse-bouche: Lecca lecca di cervello di vitello fritto; Cracker all’aglio orsino, tartare di gamberi viola, lingua cotta sottovuoto a bassa temperatura nel roner e salsa all’erba aglina; Bicchierino con finta sabbia di alghe insalata di puntarelle condita con una salsa di uova di rana pescatrice; Macaron alla salvia e rosmarino con una ganache di cuore e fegato di pollo alla toscana e grue di fave di cacao del Venezuela; Foglia di Ficoidea glacialis uova di salmerino e buccia di limone grattuggiata. Tutto qui…

Antipasti: Orto Invernale di Sant’Agnese. Una provocazione?  Una genialata? Una ca**ata? Non lo so. A me e ai miei commensali non è affatto dispiaciuto trovare nel piatto un’infinità di verdure crude, erbe & co., tutte selezionate da Eugenio grazie al supporto di un famoso “spacciatore” di erbe per gli chef della Romagna: fra le altre, acetosa selvatica, mitzuna rossa, spinacino selvatico, senape, foglie di rapa, santoreggia, melissa, levistico, erba stella, ruta, ficoidea glacialis, finocchietto selvatico, aneto. Una composizione da provare senza condimenti o solo con un filo d’olio. L’Aringa impellicciata. Non amando particolarmente le aringhe posso dire che, dopo una prima diffidenza, ho spazzolato con gusto il mio piatto, compresa la mini insalata di patate, cipolle all’agro, barbabietola maionese e animelle fritte.

Primo Piatto: Ravioli di grano saraceno ripieni di stracotto di cinghiale, the di Bagoss, Pepe di Sawarak ed erbe. Non credo di essermi innamorato di questo piatto solo per il tè di Bagoss. Diciamo per la sua completezza. Il raviolo era asciutto fuori e dentro morbido, con un sapore meraviglioso. Ma il connubio col tè lo portava a livelli alti. Poi vabbè… prendi il Bagoss lo metti in infusione, lo cuoci a bassa temperatura e sottovuoto, apri la busta prendi il Bagoss e lo butti fuori dalla finestra e tieni il succo… (Ma Eugenio, come cavolo ti è venuto in mente di prendere un tocco di Bagoss e trattarlo così? Ma poverino…).

Secondo Piatto: Diaframma di Vitello e il suo fondo Scampi e la loro bisque purea di sedano rapa alla rosa canina e cerfoglio. Morbido, saporito, delicato.

Pre-dessert: Crumble di lamponi gelato mantecato a mano di Lamponi Melissa fresca meringa di melissa e caramello al peperoncino fresco accompagnato da una tisana alla Rosa Canina limone di Amalfi e Mirto.

Dolce: Terrina di Latticello Avena croccante caramello al sale insalata di carciofi e gelato all’estratto di lievito e malto. Eugenio, parliamoci chiaro: ma come ti è venuta questa? Inspiegabile. O avevi prima assaggiato tutti i vini della cantina di Davide… oppure non avevi su gli occhiali… I miei amici sono rimasti interdetti. A me è piaciuta moltissimo sia la genialità del piatto, ricavato anche da “avanzi” di siero nella produzione del burro, sia il gusto, gli accostamenti. Insomma… se eri senza occhiali, togliteli sempre quando pensi a qualcosa di nuovo!

Prima parte della Piccola Pasticceria: Trancio di Linzer Torte ricetta originale del 1653. Siamo stati prima investiti da un profumo pazzesco, siamo rimasti poi estasiati da questa torta, di cui Eugenio ci ha spiegato la nascita e l’esecuzione. No, mi spiace: se volete saperne di più, andate da Enocratia.

Seconda parte della Piccola Pasticceria: Pralineria: Pralina al Bitter Campari, Tartufino Classico, Pralina al cioccolato bianco arancia e cannella, Pralina alla crème Noisette e sfogline di mais.

Per tutta la durata della cena ho pensato davvero all’evoluzione, all’impegno costante (anzi, crescente) e alla passione che “governa” e dirige questa impresa e tutti i partecipanti, a partire dalla sous-chef Francesca Lecchi, e i ragazzi in cucina in sala eccetera.

Davide è un grande narratore (vogliamo dire logorroico?) e ci coccola con i suoi racconti mentre ci serve i calici abbinati ai vari piatti che (Eu-)Genio ci manda in tavola. Il vino che scende dalla bottiglia sembra un nastro che ci fa scorrere davanti la vita intera dei produttori.

Abbiamo chiacchierato, riso, mangiato (divinamente bene), sognato, immaginato persone e luoghi vicini e lontani… E sono passate ore e ore da quando ci siamo seduti a tavola… Ecco l’unica pecca: il servizio è migliorato parecchio, i tempi di attesa, un po’ meno. In una serata così piacevole non sono pesanti, d’accordo – se poi consideri che almeno la metà del tempo ci vuole per leggere i nomi dei piatti del menu, e leggerli a chi viene a prendere l’ordinazione, che li riferisce allo chef, che torna giù e ce li elenca per intero per spiegarceli…

Enocratia

Via Sant’Agnese 14

20100 Milano

02/36.52.58.16

http://enocratia.wordpress.com/

Christian Sarti

Spigolature di BlogVs: Arianna Occhipinti

4 April 2013 - Commenti »

Ho letto una frase di Saint-Exupéry: Noi non ereditiamo la terra dai nostri avi, ce la facciamo prestare dai nostri figli.

Mi piace.

Mi piace perché si lega a quella che sono io, al mio modo di lavorare la terra, e nello stesso tempo mi lancia verso il futuro.

C’è tutto il quella frase: il prima, il dopo e una virgola in mezzo, bella salda che dice del presente nutrito dall’entusiasmo.

Eppure questa frase, tonda come un mito, la amo anche perché posso in parte contraddirla: sarò contenta di lasciare al mia terra a qualcuno, ma se guardo al passato, sono solo felice che in questa terra ho fatto io il primo passo.

Da lì nascerà la voglia di godermi i risultati dell’essere diventata una donna coltivando la terra: dall’orgoglio di un vino che è nato con me.

Arianna Occhipinti, Natural Woman. La mia Sicilia, il mio vino, la mia passione, Fandango Libri

L’AntipatiCibVs: un Blogger Stordito (?) e il Milano Food&Wine Festival

10 February 2013 - Commento (1) »

Dal sito http://www.meranowinefestival.com/it/accredit-stampa/milano-foodwine-festival/milano-foodwine-festival-2013:

La richiesta di accredito deve essere effettuata on-line dal 10 dicembre 2012 al 3 febbraio 2013. Dopo tale data sarà possibile accreditarsi, se sussistono i requisiti, direttamente presso il desk di Accredito Stampa che verrà allestito da sabato 9 febbraio 2013 all’ingresso del Milano Convention Centre di via Gattamelata, 5. L’Ufficio Stampa, fatto salvo il diritto di cronaca (ex art.2 della l.prof. n.69/1963), valuterà le richieste e concederà l’accredito a: quanti al momento della richiesta abbiano pubblicato articoli/redazionali su testate cartacee, on-line/blog, oppure file audio/video, relativi all’edizione 2012 del Merano WineFestival o al Milano FOOD&WINE Festival 2012; quanti si impegnano a comporre almeno un articolo in data successiva all’11 febbraio 2013 indicando su quale testata verrà pubblicato.

Il Blogger Stordito, di cui evidentemente non faccio il nome, si sa, la privacy, che come al solito lascia passare la data ultima (ah: mi farò a breve un AgendaInScadenza da affiancare ad AgendaFood: le cose che devo fare, dal pagare l’abbonamento TV al richiedere umilmente accrediti come BloggerStordito) pensa “vorrà dire che mi accrediterò lì, come si fa di solito. Lo dicono sul sito… e io posso indicare loro l’evento citato su AgendaFood, alcune citazioni su BlogVs, nelle Foodsletter, su Facebook e Twitter – e poi, mi hanno anche ripreso il tweet #mfwf13: non so pronunciarlo, ma ci sarò!, vuol dire che bene o male ho assolto ai prerequisiti… E anche l’anno scorso, articoli tweet…”.

No. Mi spiace, ma le iscrizioni sono chiuse. Gli accrediti andavano richiesti prima. Io non avev… cioè, lui non aveva pensato a stamparsi la pagine del sito che diceva quanto riportato sopra, e ovviamente, essendo oltre che Stordito anche Anziano, non era in grado di citare letteralmente il suddetto, anzi – ma di fronte alla magnanima offerta di un biglietto a soli 10€, accettava grato.

Ovviamente, non sono i 10€, ce li aveva – e ce li avrà anche oggi, per tornarci, se gli concederanno ancora lo sconto. Magari i 33€ su Ticketone non li spenderebbe, ma magari sì. E sicuramente non sono i miei 25 lettori (ok, sono il BloggerStordito – non ve lo aspettavate, vero?) che apporteranno masse di visitatori al MFWF13. E quello che potrò, o potrei scrivere, non è certo nulla in confronto a quello che scriveranno i blogger pià blasonati e competenti (io in campo wine sono poco più avanti dell’affermazione “il vino può essere bianco, rosso o rosè; se ha le bollicine, è prosecco o champagne” – e devo ancora collocare i vini dolci: il dolcetto, ad esempio…). E potevo chiedere a qualcuno di telefonare a Helmuth Köcher, presidente e fondatore del Merano WineFestival, per farmi avere un biglietto – ma se in realtà comunque sotto sotto mi vergogno un po’ a chiedere biglietti come blogger, ancor di più mi sento a disagio a farmeli chiedere…

Comunque, disappunto, delusione – un momento di conforto? la brva-simpatica-carinissima signorina alla cassa dove si pagano i piatti si ricordava di me dall’anno scorso… fascino del foodbloggeromasculo, o eccesso di scontrini? – ma un buon calice di vino, o due, o tre o più… e passa tutto.

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: basta che se ne parli…

2 January 2013 - Commenti »

Sì, certo – l’importante è che se ne parli – tuttavia, basterebbe quello: ma “vantarsi ” della “recensione” della propria guida al vino fatta “addirittura” da “Striscia la notizia” (che non seguo assiduamente, ma che mi sembra faccia solo promozioni di libri, non recensioni) mi sembra un po’ così (non tanto per la trasmissione in sé, che continua ad avere diversi pregi e meriti…) – un po’ fuori tono, (se ne avesse parlato Emanuele Bonati su BlogVs, invece…). Se poi invece si fosse trattato di una recensione con tutti i crismi, ok – meglio un “hanno parlato di noi…”, più soft, meno “euforico”…

Veneranda Astrusi

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Ricordando Veronelli

29 November 2012 - Commenti »

Il vino è il canto della terra verso il cielo.

Questa è una delle frasi che ci ricordano Luigi Veronelli, scomparso giusto oggi, otto anni fa.

Come

Sono un anarchico angelo di Chagall.

Lo abbiamo già ricordato, nel nostro piccolo, un paio d’anni fa. E lo facciamo, ancora, brevemente, oggi.

Uno sguardo attento – e critico, un gusto, un attaccamento alle radici prima che si scoprissero, le radici.

Sono un combattente che non può e non deve dare segni di stanchezza e di resa. Gli avversari – ci sono sempre – amo guardarli dritti, negli occhi, così che credano io c’entri dentro e veda – illuminante – la loro meschineria, l’arretratezza, la cecità morale, le colpe.

..

Emanuele Bonati

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Milano by night su un tovagliolo di carta

29 August 2012 - Commenti »

Un nuovo blog – Squadrati – far quadrare il mondo su fogli volanti – esordisce online con questa mappina di locali della Milano nightlife che, con qualche minimo spostamento (non di quadrante…), mi sembra assolutamente condivisibile – e quindi ecco che la condivido con voi…

Emanuele Bonati

Maremma, vino, frattaglie…

15 June 2012 - Commenti »

Riesce difficile scrivere serenamente un post quando un filo di bava bavosa ti cola dall’angolo della bocca cercando si andarsi a depositare fra la m e la , – e l’umidità non fa molto bene alle tastiere, notoriamente. Ma se devi parlare di una serata in Maremma, postaccio a tutti noto per la bruttezza, con i vini della Cantina Pieve Vecchia, imbevibili, e piatti a base di frattaglie, cibo immondo, notoriamente… No, così non va, non mi crede nessuno. La Maremma è una meraviglia, ovviamente, e i vini Pieve Vecchia anche – li conosciamo (io perlomeno, già bevuti, in una serata da Enocratia qui a Milano, in cui i vini accompagnavano i loro piatti… ussignùr, bava che cola tutta sulla z…). Campagnatico, dove abitano sia i vini che la cantina, a vedere dalle foto (mai stato, ahimé, ancora…) è bello, in mezzo al verde, con quel che di antico e moderno (modernissima la Cantina)…

E anche le frattaglie sono belle. E meravigliose. Se poi a prepararle è Luca Cai, un appassionato amante specialista del quinto quarto (che io amo profondamente… non Luca – il quinto quarto, e forse quindi anche Luca, ma in senso carnale, cioè non della carne ma della carne, cioè della frattaglia, non la sua cioè… ma… adesso rifo, cioè…).

Luca Cai: è diventato popolare in breve tempo, vuoi per la maestria dimostrata nell’utilizzo delle frattaglie nel suo Il Magazzino (a Firenze, in Piazza della Passera, e questa volta non sono io a fare lo spiritoso), vuoi per alcune fortunate apparizioni mediatiche.

C’è chi sbriciola fave di cacao raccolte a mano dalle scimmie pezzate, che emulsiona elisir di pino mugo della tundra, chi centrifuga e vaporizza filamenti di medusa… Com’è che tu hai deciso di dedicarti a trippa e lampredotto e simili?

Nella vita passano tanti treni, navi e aerei – io 17 anni fa sono inciampato in un banco di lampredotto e mi sono messo a fare il trippaio. Questo, premetto, sentendo una forte passione per la cucina… e poi perché, da buon fiorentino, il lampredotto mi piaceva parecchio.

La trippa viene tradizionalmente cucinata alla fiorentina o alla parmigiana (così detta perché servita appunto con il parmigiano); c’è la trippa alla milanese, con i fagioli bianchi di spagna; quasi ogni regione, ogni provincia, ha la sua ricetta. Il lampredotto è un piatto della cucina povera fiorentina: si faceva bollire, e veniva usato come ripieno di un panino soffice, con un po’ d’olio e mi sembra una salsa  verde. Tu come li proponi?

Dopo i primi anni di lavoro al banco di lampredotto mi sono reso conto delle potenzialità di questi prodotti e non mi sono più limitato al solito panino e alla solita trippa – e da lì nasce la “fantasia”, e i miei “cavalli di battaglia”, come ad esempio

Polpettine di lampredotto (fritte)

Carpaccio di lingua

Ravioli ripieni di lampredotto e patate

Cartoccio del trippaio (trippa lampredotto e verdure miste tutto cotto in forno con salvia e ramerino)

Trippa salsiccia e fagioli

Nel 2007 sono stato invitato a cucinare trippa in Giappone, e da questa esperienza nasce un menu giapponese con le frattaglie, come il susci di lampredotto e tanti altri piatti.

Utilizzi altre parti del cosiddetto “quinto quarto”?

Certo! Tutto: lingua poppa nervetti matrice guancia centopelli.

Allora: diciamo che in un certo senso con il tuo locale Il magazzino ti poni come autore di un recupero degli ingredienti della cucina povera, tradizionale – in un’ottica contemporanea. E visto che la contemporaneità oggi è – anche – la tecnologia, gli smartphone, Internet, i social network: come ti poni nei confronti di questa realtà? Ne fai uso, la ignori, oppure…?

Certo che sì – ad esempio sono su Facebook:

https://www.facebook.com/luca.cai

https://www.facebook.com/pages/Osteria-Tripperia-Il-magazzino/88415125746

Ma naturalmente il centro della mia attività è il cibo, e quindi il ristorante, ma anche le manifestazioni di cibo di strada, che mi permettono di portare il mio panino in tutta Italia – e la rete mi permette di far conoscere sia i prodotti che le varie manifestazioni:

http://www.stragusto.it/

http://www.squisito.org/

http://www.porchettiamo.com/

https://www.facebook.com/pages/CIBO-IN-STRADA-SHOW/248505147681

***

Ricapitolando:

La serata comincerà con un aperitivo intorno alle 19.30, proseguirà con la cena all’aperto con diverse “isole” a cui sarà possibile attingere a piacimento, curate da Luca Cai, presso le quali si potranno gustare le sue prelibatezze: crostino di lingua, polpettine di lampredotto, totani di bosco, ravioli alla piastra ripieni di lampredotto, susci di lampredotto, trippa baccelli e pecorino. Il tutto innaffiato con i vini della Cantina Pieve Vecchia.

Ultima cosa ma non meno importante: la musica della Delirium Jazz Band. Non la conoscete? Quando guarderete questo video vi accorgerete che vorreste non averne persa nemmeno una serata. http://www.youtube.com/watch?v=OVIw8IwZPhw


Cosa posso dire di più? Che mi spiace non poter essere in Maremma, sabato 16. Che mi piacciono tutti e quattro i quarti, ma il quinto…

Emanuele Bonati

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Berlucchi 50: un libro da bere?

31 May 2012 - Commenti »

Presentazione allo Sheraton Diana a Milano del volume dedicato ai 50 anni del Berlucchi.

Ecco, no – forse potrei cercare di dirlo un po’ meglio… Allora:

Nella splendida ed elegante cornice del giardino d’inverno dello Sheraton Diana Majestic a Milano si è tenuta nei giorni scorsi la presentazione a un ristretto numero di invitati, selezionati fra i più rappresentativi dell’alta società culinaria della città, del volume dedicato dalla casa editrice Electa al cinquantesimo compleanno di quella che è ormai diventata un’icona del bere bene italiano: Berlucchi, la nota azienda produttrice di…

Uhm. No: diciamo che sono stato alla presentazione di questo volume, allo Sheraton Diana eccetera. E raccontiamo un po’ com’è andata.

Bene, a tratti molto bene, a tratti meno bene.

Il volume, curato da Decio G.R. Carugati: molto bello, tratteggia la storia di cinquant’anni di Berlucchi, e di Franciacorta, e di Franco Ziliani, il creatore catalizzatore di tutto quanto, intrecciandola assieme a cinquant’anni d’Italia (e del mondo), delineate per decadi attraverso le bottiglie, le immagini, le icone, e i testi – di Carugati, e Ziliani, e di Gabriele Archetti, Massimo Tedeschi, Enzo Vizzari (che ha chiosato gli anni Sessanta), Giusi Ferrè (anni Settanta), Fiammetta Fadda (anni Ottanta), Carlo Petrini (anni Novanta), Marco Sabellico (anni Duemila) e Daniele Cernilli. Con un filo conduttore, anzi, due, uno costituito da Berlucchi, e da Franco Ziliani (a proposito, ottant’anni: quale miglior pubblicità per le sue bottiglie?), l’altro, invece, impersonato dalle parole di Francesco Arrigoni, che scandiscono i tempi e i modi del volume, come hanno scandito tempi e modi di Berlucchi nel corso degli anni – fino all’anno scorso, quando se ne è andato. E il suo ricordo, sorridente, e doloroso, e grato, ha percorso tutta la serata.

Serata condotta dalla brava Fiammetta Fadda, che ha ben dipanato il filo dei ricordi che scorreva fra Ziliani e Carugati e il pubblico.

La serata prevedeva anche la partecipazione di Gianfranco Vissani ai fornelli. Questa è stata la parte più “debole”: Vissani, uomo simpatico e addirittura debordante nella sua simpatia (e anche competenza e passione, naturalmente), era come spesso accade incontenibile, divagava anche un po’ fuori dai binari, battibeccando un poco con la Fadda, senza che lei riuscisse a recuperare le redini della situazione.

Vissani ha cucinato, anzi, rivisitato cinque piatti rappresentativi dei cinque decenni cui era stato dedicato il volume (anche se mi sembra che la povera Fadda, cercando di infilarsi nei monologhi vissaniani, abbia attribuito agli anni Sessanta due o tre dei cinque piatti proposti): cocktail di scampi, risotto alle fragole, tagliolini al salmone (diventati fettuccine al salmone con yogurt ghiacciate al kirsch), anatra all’arancia, zuppa inglese. Rivisitazioni interessanti, anche se a volte mi hanno lasciato un’impressione di “troppo” – troppa costruzione, troppa elucubrazione; mi è piaciuto il risotto con zabaione al Berlucchi e fondente di fragole, molto il cocktail di scampi con tartufi neri e bastoncini di sedano al tabasco,  come l’anatra croissé con patate viola e fegato grasso al cocco, zafferano e menta –  sì, ho rubato un assaggio di scampi e di anatra dal piatto preparato e lasciato incustodito sul palco…

La spiegazione dei piatti è stata inframmezzata da divagazioni che poco c’entravano con la serata (da come si fa lo zabaione, che entrava nella preparazione del risotto, all’uso dell’alloro), e con tentativi di dialogo con il pubblico che – purtroppo per Vissani – con certo (questo) pubblico milanese non attaccano mai…

Ma, senza nulla togliere alla bellezza del volume, alla simpatia e preparazione di Vissani, alla grazia e cultura di Fadda, avevano sicuramente un appeal particolare i calici di Berlucchi che hanno accompagnato i piatti al termine della presentazione.

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Intervista al “turista per vino” Alessandro Acerbi

20 December 2011 - Commenti (3) »

• Caro Alessandro, dopo aver letto il tuo libro – Turista per vino, edito da Mariotti Publishing – posso sintetizzare il mio giudizio in una frase breve ed essenziale: “Che delusione!” Sapendo che si trattava del libro di un medico anestesista, mi aspettavo una serie di indicazioni su quali vini e gradazioni alcoliche usare in sala operatoria appunto per anestetizzare (d’accordo, per pre-anestetizzare…) i pazienti: un passito per le plastiche facciali, una bollicina per le tonsille, un bel Merlot per le blefaroplastiche, una Bonarda per le vasectomie (ok, questa è bruttina…), … – insomma, un modo per rendere più piacevole l’approccio alla sala operatoria. E invece niente: è un libro serio, scherzoso, piacevole, ma serio.

Urka! Fantastico! Sei il primo che mi dice che si tratta di un libro serio!

Comunque, è vero che in sala operatoria entriamo sempre con almeno un paio di fiaschi di Chianti sottobraccio. Ma quello è per noi: uso rigorosamente personale. Con i Pazienti facciamo una specie di cocktail secondo l’estro e l’ispirazione del momento…

• Nel tuo libro viene ripetuto a iosa – ma visto che noi ci rivolgiamo a chi ancora non lo ha letto, non possiamo esimerci dal chiedertelo: perché un medico anestesista scrive un libro sul vino?

Perché il mio è il lavoro più bello del mondo: guardo gli altri che lavorano. Trattandosi dei chirurghi (che sono i nostri nemici naturali), il godimento è doppio.

Se non combinano casini, ho un sacco di tempo a disposizione. È vero che potevo riempirlo scrivendo il manuale del perfetto anestesista, ma mi è sembrato più divertente seguire il mio istintivo tropismo verso il mondo di Bacco.

• Emergono dalla lettura di Turista per vino – oltre a un certo qual  disincanto e a una certa voglia di smitizzare l’aura misterico-iniziatica che avvolge certe ritualità della degustazione – la passione, il piacere, e il desiderio di rendere partecipe il lettore di questa passione e piacere. Desiderio realizzato, mi sembra. Come è nata questa tua passione?

Durante un fine settimana con amici, inseguendo un vino quasi sconosciuto (il Verduno Pelaverga). Mirko, uno del gruppo, sosteneva che fosse un grande vino, imperdibile. Ci ha fatto una testa così con questo Verduno. Un giorno in cui eravamo abbastanza “pieni” di birra, abbiamo fatto una specie di scommessa e gli abbiamo dato carta bianca per esibirsi come talent scout enologico. Siamo tornati a casa col baule pieno di bottiglie di Verduno.

Poi, col tempo, ho scoperto che se ti atteggi a esperto di vini, le persone non ti guardano più come un povero alcolizzato, ma diventi un soggetto molto interessante. Quindi mi è esplosa la passione. Irrefrenabile.

• Il vino è protagonista assoluto (va beh, insieme a te…) del libro, mentre il cibo mi sembra un po’ in second’ordine; il vino viene soprattutto assaggiato, degustato. E a tavola?

Del cibo, e del mio rapporto (meravigliosissimo) con esso, ho parlato nel mio secondo libro. Ma devo ancora pubblicarlo.

• Ti è mai capitato di costruire un pranzo, o una portata, attorno a un vino?

Mi capita di peggio: quando torno a casa dall’Ospedale, prima penso a cosa mi vorrei stappare, poi a cosa vorrei mangiare insieme al vino che mi porterò su dalla cantina. Dici che è grave?

• In cucina, nella ristorazione, ci imbattiamo periodicamente in novità, di maggiore o minore portata – dall’ingrediente di moda (la rucola, i fiori…) alla cucina molecolare. Secondo te, ci si può aspettare qualcosa di “nuovo” dal mondo del vino? O le novità sono essenzialmente le mode? Che so – negli anni Ottanta si beveva il Lancers, poi è stato il momento del Bellini, a un certo punto si è iniziato a commercializzare il vino novello, il vino col fondo…

Secondo me le novità sono sempre dietro l’angolo, e penso siano solo un bene. Altrimenti sai che noia? Poi è ovvio che si creino le mode. Ma una persona che abbia un cervello degno di questo nome, beve, mangia e fa ciò che le piace, non ciò che le hanno detto che è figo.

• Leggendo il libro, si scoprono i tuoi vini del cuore, le tue simpatie e antipatie, le tue passioni.

Adesso come adesso, il mio tipo di vino preferito è un Metodo Classico. Fino a poco tempo fa preferivo i grandi vini a base Nebbiolo. Tra un paio d’anni penso ritornerò alla Cedrata Tassoni, che rimane comunque una sicurezza.

Ma questi sono cambiamenti semplici. La vera rivoluzione l’ho fatta quando sono passato dagli slip ai boxer. Mi rendo conto che può sembrare una stupidata, ma per me è stato un periodo non semplice. I cambiamenti sono sempre uno stress.

• La tua specialità sono i consigli, mi sembra di capire, in primo luogo ai tuoi colleghi d’ospedale, ma poi anche a parenti e amici, e con il tuo libro anche a noi, in ultima istanza. Ma forse il tuo consiglio migliore è semplicemente: bevete quello che vi piace, basta che siate consapevoli di cosa state bevendo, e perché si presenta così nel vostro bicchiere.

In realtà io credo che un consiglio vada vissuto come il desiderio di una persona di farti provare un’esperienza che per lui è stata piacevole. Poi ognuno fa di testa sua, ed è giusto così.

Il giorno in cui ci sarà qualcuno che, in un campo così fortemente influenzato dal gusto personale, si trovi a scegliere sempre in modo perfetto, io spero di essere già al Camposanto. E da un pezzo.

Emanuele Bonati

Le foto sono state scattate dal nostro fotografo Bruno Cordioli alla presentazione del libro a Taste of Milano, settembre 2011