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Posizioni rassicuranti, sbalorditive evoluzioni: Enocratia

4 April 2013 - Commenti »

Organizzi una cena con amici,  e li porti in un posto che conosci e che vuoi far conoscere loro. Sei lì che ascolti il racconto del loro viaggio di nozze dalla parte opposta del globo, vedi le foto, e racconti dei tuoi viaggi… e pensi: ma quanto tempo è passato dalla prima volta che ho assaggiato i piatti dello chef che ci sta guidando? Quante volte sono già stato qui? Ma che cosa sta succedendo?

Succede che siamo rimasti pressoché sbalorditi dal susseguirsi di portate così gustose e dagli abbinamenti così originali e insoliti e così azzeccati. E tra una foto di una landa desolata della Nuova Zelanda e quella di un fish market in Australia, ho pensato a quanto diamine fossero buoni i piatti che ho assaggiato qui da Enocratia in questi anni con Eugenio – e io ed Emanuele eravamo già  qui la  sera dell’inaugurazione…

Eugenio Boer ormai lo conoscono un po’ ovunque, no? Gli articoli su di lui (qui una nostra intervista riguardante il suo percorso), e sul locale, aumentano a vista d’occhio, in rete e non, dalla stampa specializzata a Vogue Uomo – e lo si vede in giro per eventi con le sue preparazioni, dal Premio Birra Moretti grand cru al Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo, a Taste of Milano, all’ultima edizione di Identità Milano.

Enocratia è il ristorante di Davide Mingiardi e Anna Vitolo. Qui Eugenio esercita e sperimenta la sua passione. Si narra che accadano cose strane in quella piccola cucina – non si capisce come possa esercitare le sue magie in uno spazio così ridotto. Ma lui dev’essere un mezzo mago… anzi, di più – un (Eu-)Genio dei fornelli.

Mago anche Davide: la filosofia del locale infatti è quella di abbinare il piatto al vino e non viceversa. Pertanto la cena sarà ben equilibrata nei sapori anche grazie a quel sorso di vino introdotto in bocca tra un boccone e l’altro (li abbiamo fotografati…).

Bene – cosa abbiamo assaggiato? Non posso non descrivere la cena con estrema dovizia di particolari, anche perché lo chef che ogni tanto ci veniva a trovare e a raccontare (tutti…) i piatti.

Anzitutto, il cesto del pane comprende: Pane bianco con lievito madre di 15 anni (proveniente dalla Calabria – il lievito, dico); Pane di semola di rimacinato ricetta originale di casa Puglisi; Pane Integrale; Focaccia Genovese con sale Maldon; Grissini Classici allo strutto. Accompagnato dal burro alle erbe fatto in casa, e dall’olio naturale siciliano “Era”, blend di Moresca Carolea e Biancolilla.

Amuse-bouche: Lecca lecca di cervello di vitello fritto; Cracker all’aglio orsino, tartare di gamberi viola, lingua cotta sottovuoto a bassa temperatura nel roner e salsa all’erba aglina; Bicchierino con finta sabbia di alghe insalata di puntarelle condita con una salsa di uova di rana pescatrice; Macaron alla salvia e rosmarino con una ganache di cuore e fegato di pollo alla toscana e grue di fave di cacao del Venezuela; Foglia di Ficoidea glacialis uova di salmerino e buccia di limone grattuggiata. Tutto qui…

Antipasti: Orto Invernale di Sant’Agnese. Una provocazione?  Una genialata? Una ca**ata? Non lo so. A me e ai miei commensali non è affatto dispiaciuto trovare nel piatto un’infinità di verdure crude, erbe & co., tutte selezionate da Eugenio grazie al supporto di un famoso “spacciatore” di erbe per gli chef della Romagna: fra le altre, acetosa selvatica, mitzuna rossa, spinacino selvatico, senape, foglie di rapa, santoreggia, melissa, levistico, erba stella, ruta, ficoidea glacialis, finocchietto selvatico, aneto. Una composizione da provare senza condimenti o solo con un filo d’olio. L’Aringa impellicciata. Non amando particolarmente le aringhe posso dire che, dopo una prima diffidenza, ho spazzolato con gusto il mio piatto, compresa la mini insalata di patate, cipolle all’agro, barbabietola maionese e animelle fritte.

Primo Piatto: Ravioli di grano saraceno ripieni di stracotto di cinghiale, the di Bagoss, Pepe di Sawarak ed erbe. Non credo di essermi innamorato di questo piatto solo per il tè di Bagoss. Diciamo per la sua completezza. Il raviolo era asciutto fuori e dentro morbido, con un sapore meraviglioso. Ma il connubio col tè lo portava a livelli alti. Poi vabbè… prendi il Bagoss lo metti in infusione, lo cuoci a bassa temperatura e sottovuoto, apri la busta prendi il Bagoss e lo butti fuori dalla finestra e tieni il succo… (Ma Eugenio, come cavolo ti è venuto in mente di prendere un tocco di Bagoss e trattarlo così? Ma poverino…).

Secondo Piatto: Diaframma di Vitello e il suo fondo Scampi e la loro bisque purea di sedano rapa alla rosa canina e cerfoglio. Morbido, saporito, delicato.

Pre-dessert: Crumble di lamponi gelato mantecato a mano di Lamponi Melissa fresca meringa di melissa e caramello al peperoncino fresco accompagnato da una tisana alla Rosa Canina limone di Amalfi e Mirto.

Dolce: Terrina di Latticello Avena croccante caramello al sale insalata di carciofi e gelato all’estratto di lievito e malto. Eugenio, parliamoci chiaro: ma come ti è venuta questa? Inspiegabile. O avevi prima assaggiato tutti i vini della cantina di Davide… oppure non avevi su gli occhiali… I miei amici sono rimasti interdetti. A me è piaciuta moltissimo sia la genialità del piatto, ricavato anche da “avanzi” di siero nella produzione del burro, sia il gusto, gli accostamenti. Insomma… se eri senza occhiali, togliteli sempre quando pensi a qualcosa di nuovo!

Prima parte della Piccola Pasticceria: Trancio di Linzer Torte ricetta originale del 1653. Siamo stati prima investiti da un profumo pazzesco, siamo rimasti poi estasiati da questa torta, di cui Eugenio ci ha spiegato la nascita e l’esecuzione. No, mi spiace: se volete saperne di più, andate da Enocratia.

Seconda parte della Piccola Pasticceria: Pralineria: Pralina al Bitter Campari, Tartufino Classico, Pralina al cioccolato bianco arancia e cannella, Pralina alla crème Noisette e sfogline di mais.

Per tutta la durata della cena ho pensato davvero all’evoluzione, all’impegno costante (anzi, crescente) e alla passione che “governa” e dirige questa impresa e tutti i partecipanti, a partire dalla sous-chef Francesca Lecchi, e i ragazzi in cucina in sala eccetera.

Davide è un grande narratore (vogliamo dire logorroico?) e ci coccola con i suoi racconti mentre ci serve i calici abbinati ai vari piatti che (Eu-)Genio ci manda in tavola. Il vino che scende dalla bottiglia sembra un nastro che ci fa scorrere davanti la vita intera dei produttori.

Abbiamo chiacchierato, riso, mangiato (divinamente bene), sognato, immaginato persone e luoghi vicini e lontani… E sono passate ore e ore da quando ci siamo seduti a tavola… Ecco l’unica pecca: il servizio è migliorato parecchio, i tempi di attesa, un po’ meno. In una serata così piacevole non sono pesanti, d’accordo – se poi consideri che almeno la metà del tempo ci vuole per leggere i nomi dei piatti del menu, e leggerli a chi viene a prendere l’ordinazione, che li riferisce allo chef, che torna giù e ce li elenca per intero per spiegarceli…

Enocratia

Via Sant’Agnese 14

20100 Milano

02/36.52.58.16

http://enocratia.wordpress.com/

Christian Sarti

Qui Milano 10: dall’ostello alla suite per andare verso la pizzeria

2 April 2013 - Commenti »

Secondo il Corriere della Sera, nella Michelin 2014 Carlo Cracco perderebbe una stella, Davide Oldani e Luigi Taglienti ne guadagnerebbero una (a testa).

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Aperture in serie, di questi tempi – che non sappiamo se bilanciano le chiusure, purtroppo. Comunque: un nuovo negozio Panarello si è aggiunto a quelli “storici” di San Nazaro in Brolo, Speronari, Santa Francesca Romana e Tolstoj: è in via Moscova 52 (largo La Foppa). Un cannoncino-tour è d’obbligo, per assaggi comparati alle diverse latitudini.

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Un nuovo ostello, invece, sta per aprire in zona Pier della Francesca (la cui densità di locali ristoranti ritrovi sta addensandosi a vista d’occhio): intanto, è aperto il CafTè Letterario di questo Gogol’ Ostello, in via Chieti 1. Andare a vedere.

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E poi c’è un nuovo e dicono bellissimo albergo in via Forcella: Magna Pars Suites, un “Hotel à Parfum” sorto su un’antica profumeria. Il ristorante dell’albergo, Da Noi In via Forcella, è curato dallo chef Fulvio Siccardi.

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E poi… Una delle facce nuove della pizza napoletana (“facce” perché. oltre alla qualità della pizza, Gino ci mette proprio la faccia – sui giornali, alla Prova del Cuoco, anche a Ballarò, in numerose manifestazioni…) è quella di Gino Sorbillo. Faccia che arriverà presto amche a Milano. Oltre a una nuova pizzeria sul lungomare di Napoli, e a poca distanza un locale per la pizza al taglio (leggiamo su Scatti di gusto), entro l’anno avremo la pizza napoletana di Sorbillo anche qui a Milano – riporto parte dell’articolo di Vincenzo Pagano, che potete leggere con tutti i dettagli qui:

Il colpo grosso Gino Sorbillo lo mette a segno con un’apertura fuori città. Nonostante le aspettative di molti napoletani in trasferta (purtroppo) non si tratta di Roma, bensì di Milano. Per lanciare il guanto di sfida al vento del Nord e alla pizza che deroga alla tradizione napoletana ha scelto la città meneghina e il suo simbolo conosciuto in tutto il mondo: il Duomo. La nuova pizzeria di Gino Sorbillo nascerà a pochi passi dalla Galleria Vittorio Emanuele. Sarà una pizzeria che cercherà di diffondere il concetto di pizza napoletana anche al di fuori della ‘zona vocata’. Le previsioni di apertura sono entro la fine dell’anno. La pizza napoletana avrebbe in Gino Sorbillo l’ambasciatore in grado di coniugare l’ortodossia della tradizione con le necessità di un mercato che si muove sospinto da nuove tendenze, crisi e web.”

Emanuele Bonati

L’immagine di Da Noi In è tratta da The old now, che ringraziamo; così come ringraziamo Vincenzo Pagano per quella di Gino Sorbillo

Buon compleanno: 83 volte Gualtiero Marchesi

19 March 2013 - Commenti »

Ci uniamo al coro di auguri che accompagna questo compleanno – già, ma come? Non certo cucinando – non sarebbe un omaggio, forse uno spregio, magari non un dileggio e nemmeno un oltraggio – ma insomma… scrivendo tutta la nostra ammirazione eccetera? andiamo… ripetendo per l’ennesima volta l’emozione di aver presentato un suo libro, l’Almanacco di cucina (scritto con Fabiano Guatteri, Rizzoli), o di averlo “usato” come “prefazione” alla mia presentazione del libro di Carlo G. Valli Sole sale vento fuoco (Cierre)? raccontando della volta mio padre mangiò per la prima volta il riso con zafferano e foglia d’oro e me lo raccontò e di come non sia mai riuscito a riportarcelo…?

Oppure… aspetta, quel vecchio libretto che mi ha prestato Silvana… ecco:

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Zafferano e pesce

da I segreti del cuoco, edizione per Lo Specchio – La Stampa

Lo zafferano è una di quelle spezie dall’aroma generoso e prorompente, che trasmette alla pietanza che l’accoglie la sua impronta inconfondibile e dominante. In  Italia si adopera quasi esclusivamente nel risotto alla milanese, ed è un peccato perché questa spezia è più versatile di quanto comunemente non si supponga. La cucina spagnola lo utilizza nella paella e sul pollame, la marocchina sul montone, la polacca sulla trippa, ma è specialmente col pesce che lo zafferano rivela un’affinità sottile, come stanno a dimostrare numerose ricette tradizionali, dalla provenzale bouillabaisse (con la sapida complicità di pomodoro, aglio, anice, e finocchio) alla siciliana pasta con le sarde (che ne suggerisce la dolce sintonia con pinoli, uvette e finocchietto selvatico).

Per parte mia posso raccomandarne l’impiego, con pomodoro, olio e prezzemolo, su un piatto di triglie in guazzetto; altrettanto gradevolmente la delicatezza di un branzino o di una sogliola si presterà a riceverne il gusto (purché dosato con garbo), stemperandolo in una salsa bianca a base di panna o burro.

Allo zafferano in polvere sono da preferire gli stigmi essiccati, minuscoli filamenti color ruggine con sfumature dorate che si stemperano in cottura la pari della polvere. Solo così, infatti, si è certi della purezza degli ingredienti, mentre l’aroma risulta più intenso (come accade un po’ a tutte le spezie, quando lo zafferano viene frantumato anche il suo profumo tende ad affievolirsi).

Emanuele Bonati

ph. Bruno Cordioli

Ancora buttafuori i buttadentro

4 March 2013 - Commenti »

Via Dante. Ho già avuto modo di deplorare il marketing on the road dei camerieri in agguato all’ingresso dei bar ristorante con dehors lungo la via, che con occhio lungo e modi suadenti e toni seduttivi identificano e cercano di attrarre la possibile clientela – mi sembra un po’ fuori luogo, poco “elegante”, non particolarmente allettante… A parte che qualche volta sbagliano clamorosamente bersaglio – ci hanno provato con me, che non credo di avere l’aria particolarmente straniera o comunque “abbindolabile” (non tanto nel senso che io sembri particolarmente furbo e accorto, quanto perché non mi aggiro con aria spaesata affamata e da turista…).

Non è detto che poi in questi locali si debba per forza mangiar male, nonostante la genericità dei menu esposti, che sembrerebbero esprimere l’ordinarietà della cucina… Anche se mi permetto di osservare, anzi di raccontare di aver osservto, in giornate piovose, o meglio in cui iniziava a piovere, goccioloni peraltro, camerieri uscire dal locale e percorrere il paio di metri che li separavano dal dehors ben coperto e imbottito con un piatto fumente “condito” dall’allegro sgocciolare degli elementi…

Quindi, questo sarebbe un bis di un post vecchio? Una replica rivestita di nuovo? Una ri-polemica di fronte a un ignaro buttadentro che ha osato propormi un pasto men-che-stellato?

No. In realtà mi sto interrogando di nuovo su questa forma di approccio al cliente, che mi sembrava un po’ stereotipa e cheap (non per niente, fra l’altro, spesso i buttadentro sono giovani e carini e simpatici, pieni di comunicativa e allegria, magari anche meridionali, che sono probabilmente fra i più simpatici e dotati in questo senso). Che ho visto all’imbocco di via Dogana, con giovani muniti di menu plastificato che invitavano a visitare il loro locale posto più all’interno nella via. E che qualche giorno fa ho visto replicata in modi consimili (cameriere all’interno del locale, anzi del dehors del locale, che all’approssimarsi di potenziali clienti al menu esposto esce ed inizia a declamare decantare decorare il menu stesso…)  in Galleria Vittorio Emanuele, prima da Savini e poi dalla Locanda del Gatto Rosso, posti l’uno di fronte all’altro. Savini inteso come bar-risotrante, non il ristorante vero e proprio, che ha mi sembra anche un suo ingresso autonomo.

E allora? Devo ricredermi, smorzare la mia impressione di vaghissimo disagio? Plaudire all’approccio customer-friendly al cliente? Se guerrilla marketing dev’essere, che sia?

Emanuele Bonati

Qui Milano 9: Ristoranti in Garibaldi

21 February 2013 - Commento (1) »

L’altra sera, presentazione della rinnovata Osteria Brunello in fondo a corso Garibaldi. Aperta nel 2008 sulla scia del successo del Bento, ristorante – ovviamente giapponese – dall’altra parte della strada) il locale di Tunde Pecsvari (anche sommelier) si è dato una rinfrescata – in particolare in cucina, adesso in mano allo chef Nicola Cortesi. La cucina ovviamente non è giapponese, bensì “cucina italiana contemporanea”: piatti delle tradizione, e non solo toscana, e piatti che dalla tradizione si discostano, pur non abbandonandola. Ne ho avuto una dimostrazione con le proposte di assaggio che si sono avvicendate nel corso della serata, che comprendevano alcune idee molto interessanti e piacevoli (insalatina di carciofi, sedano ghiaccio, misticanza, puntarelle e grana; gnocchetti di zucca con fonduta di taleggio noci nocciole; lenticchie con astice e gamberone, un filo d’olio – perfetti; e il risotto allo zafferano, i ravioli ripieni di patate, il guanciale di cinta senese… i sorbetti, il tiramisu – con il cacao giusto, per una volta…) – e non dico niente dei vini, bevut… cioè, sorseggiati, ma la mia cultura nel campo è miserrima (ma li ho scolat… assaggiati con estremo piacere) – ovvio che in un posto che si chiama Brunello siano un punto di forza…

Ristorante tosco-italico, affratellato a un ristorante giapponese… da una ristoratrice-sommelier ungherese in Italia… ok, manca un ristorante ungherese. A quando?

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All’inizio di corso Garibaldi, invece, sull’angolo con via Tivoli, ha ri-aperto Rovello 18 – trasloco veloce, a poche decine di metri dalla vecchia sede. Auguri.

Emanuele Bonati

Il Circolo del Gusto al Mirror Hub a Milano!

9 February 2013 - Commento (1) »

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Ho sempre avuto l’idea che gli albergi fossero solo per chi ci dormiva – e quindi potessero andare al bar o al ristorante degli alberghi solo i clienti degli alberghi. E in effetti una volta era così – e poi, l’ingresso elegante, il portiere in divisa che, si sa, la divisa è simbolo di potere, e chissà mai…

Insomma, non è così – si può andare liberamente negli alberghi, prendere il caffè, cenare – e partecipare a serate aperitivi degustazioni manifestazioni.

Milano in questi giorni è al centro di iniziative gastronomiche vitivinicole – anche i dintorni in verità – a cui si aggiungono queste serate del Circolo del Gusto. Il Mirror Restaurant si trova in uno dei nuovi grandi alberghi sorti in questi anni fuori dalla cerchia dei Navigli – molto fuori, ok, ma neanche così tanto – l’Hub Hotel: un’ottima cucina, e una serie di iniziative, come questi aperitivi, basate sull’apporto di produttori (e gente che ha qualcosa da dire, oltre che da far assaggiare), chef – oltre a Sandro Mesiti, il “padrone” della cucina del Mirror, ospite ospitante), e di Carlo Vischi, cuciniere in capo, motore primo (per la cronaca: anche amico…).

Ovviamente, ci sarò!

Emanuele Bonati

Qui Milano 9: In arrivo a Milano…

21 January 2013 - Commenti »

In arrivo a Milano il Panificio Davide Longoni di Monza: aprirà a breve in via Tiraboschi 19.

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Il Peck Italian Bar, in via Cantù a Milano, è aperto anche la sera sotto la supervisione di Luca Monica e di Matteo Vigotti, già stellato a Meina sul Lago Maggiore – in attesa del nuovo locale ristrutturato al primo piano di Peck di via Spadari.

Fonte: Identità Golose.

Emanuele Bonati

Qui Milano 8: Via “Rovello 18″… a presto!

4 January 2013 - Commento (1) »

Emanuele Bonati

Racconti di mare in mezzo alla neve

12 December 2012 - Commenti »
L’inverno è arrivato. Vento gelido che soffia e ci arrossa il viso, aria di neve, voglia di scaldarsi e di sentirsi rinfrancati dal tepore casalingo.
Voglia di sognare.
Alcuni pensano al caldo, al mare, alle vacanze – alle prossime, ma anche a quelle passate.
Anch’io penso alle mie ultime vacanze. In Sicilia, neanche a dirlo…
Domani, giovedì 13 dicembre, probabilmente nevicherà, ma dentro La  Fabbrica di via Pasubio potrete scaldarvi per bene, pensare e ripensare alle vacanze, programmare le prossime, ricordare quelle trascorse – e io penserò alla Sicilia. Ad accogliervi in Fabbrica ci sarà Francesco, come al solito – è uno che dal ‘97 si preoccupa della qualità delle materie prime, dell’accoglienza attenta e familiare – più che una “fabbrica”, grazie a Francesco e al suo staff, è proprio una casa…
Ma domani potrete trovare anche un grande personaggio, un vero e proprio Patrimonio – umano – dell’Unesco… Gioacchino Cataldo, ovvero l’ultimo Rais della tonnara di Favignana. Un mito vivente.
Gioacchino e i suo racconti di mare vi affascineranno, vi coinvolgeranno e vi faranno sognare.
Ci sarà una cena a base di tonno, e ognuno dei piatti sarà accompagnato dal vino più adatto.
Io ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Gioacchino e di passare un’intera giornata in barca con lui e con alcuni amici, lo scorso agosto a Favignana. Un uomo unico, con una vera passione per il mare (ehm… ma anche per le belle donne…), che ci ha guidati tra le onde e ci ha anche preparato degli ottimi piatti per pranzo. Abbiamo ascoltato per ore i suoi racconti, sorseggiando bicchieri di vino siciliano fresco…
Non perdetevelo – è un consiglio…

Christian Sarti

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6 December 2012 - Commenti »