Archivio per la categoria ’letteratura’

Brodinum

25 February 2013 - Commenti »

“Preparazione di Brodo Vegetale”. Miniatura di autore sconosciuto tratta dal “Theatrum Sanitatis”, uno dei Tacuina Sanitatis, manuali di medicina, manoscritti in Italia intorno dal 1350 al 1450 circa.
(Biblioteca Casanatense, Roma)

Mangiare estremo: ricettina giapponese per i kiwi

6 September 2012 - Commento (1) »

Leggiamo 1Q84 di Murakami Haruki, pubblicato l’anno scorso nella traduzione di Giorgio Amitrano, l’uomo che ci ha fatto conoscere buona parte del mondo letterario nipponico contemporaneo.

Romanzo importante – da Wikipedia, illuminante in questo caso come non mai: “I temi trattati in 1Q84 includono la morte, la storia, la religione, la violenza, la famiglia, l’amore. Secondo alcuni critici, il romanzo contiene anche messaggi sociali.”

Leggiamo però a pag. 142:

Aomame aprì il frigorifero e controllò il contenuto. Negli ultimi giorni non aveva fatto la spesa, quindi non c’era granché. Tirò fuori una papaya matura, la tagliò in due col coltello, e la mangiò con un cucchiaino. Poi tirò fuori tre kiwi, li lavò sotto il rubinetto e li mangiò con la maionese. Masticò lentamente e a lungo. Bevve un bicchiere di latte di soia. Quella fu tutta la sua cena.”

I romanzi di Murakami sono spesso difficili da comprendere – ci sono molte scene di cibo, soprattutto di cibo giapponese, che a volte sono difficili da tradurre senza una nota di spiegazione. Anche a me, quando leggo i suoi romanzi, ogni tanto vengono dei dubbi, ma diciamo che spesso li ignoro. Ma questa volta no, i giapponesi non mangiano i kiwi con la maionese (almeno non li mangiavano l’ultima volta che sono stata in Giappone…).

Allora, in giapponese KIWI si dice KIWI dall’inglese, e si pronuncia KIUI – mentre CETRIOLO si dice KYU-RI. Anche noi, quando sentiamo queste due parole, qualche volta non distinguiamo KIUI da KYU-RI.

Ma se un traduttore legge il testo originale in giapponese, le due parole sono diverse, non è possibile sbagliare. Magari dopo aver letto “papaya” ha proseguito mentalmente nel filone frutta e ha pensato “kiwi”…

Insomma, non è un’osservazione fondamentale – ma per me è importante ribadire che i giapponesi non mangiano kiwi con la maionese.

Conclusione:

Era un pasto davvero frugale, ma il migliore in assoluto per prevenire la stitichezza.

E ci crediamo…

Kumi Matsuda

La foto dei kiwi è di Luc Viatour / www.Lucnix.be

I consigli di Malafarina: “Ristorante al termine dell’universo” di Douglas Adams

28 January 2012 - Commenti »

Douglas Adams

Ristorante al termine dell’universo

Mondadori

244 pagine, 9,50€


Un alieno in incognito sulla terra inizia le sue peregrinazioni attraverso l’universo percorrendo una gigantesca autostrada cosmica. Alla ricerca di un ultimo angolo caldo dove poter gustare una buona cena, e dove il cibo “letteralmente” parla. Irresistibile.

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Le melizze di Luciana Littizzetto

11 January 2012 - Commenti »

“La ricetta che vorrei dare oggi è quella delle melizze, delle melanzane pizze. Vado a illustrarla.

Dunque: si prende una melanzana, si taglia a fette di un centimetro l’una. Poi si prende una padella, si mette un dito d’acqua, anche due, e si fa bollire. Quando l’acqua comincia a sobbollire ci metti dentro queste fette di melanzana, poi le giri da una parte e dall’altra. Ma non per molto. Non devono essere mollissime se no si spetasciano. Quando sono morbide, le levi, le coli, le metti ad asciugare su uno scottex. Tutto questo puoi farlo anche con l’olio, ma viene più pesante. Poi fai scaldare il forno, prendi la teglia, un filo d’olio sul fondo, metti le fette di melanzana e le condisci come se fosse una pizza. Quindi ci metti un po’ di mozzarella, un po’ di pomodoro, origano, olive se vuoi, un po’ d’olio, sale e metti in forno. Sono pronte le melizze. Poi la parmigiana è più o meno quella roba lì, ma questa ricetta è più semplice perché fai le rondelle ed è pronto. Finiscono subito, è anche questa la loro prerogativa, purtroppo. Perché sono buone e o bambini le mangiano in un secondo.

è molto difficile cucinare per i bambini. Perché loro sono abituati a mangiare sempre le stesse cose. E sono noiosissime. E quindi in tutti gli esperimenti che fai devi mettere in conto anche le reazioni negative. Perché poi loro non osano dirti che fa schifo, invece dicono ‘Mmm, buono, però basta, grazie!’ E spostano il piatto lontano. E tu magari ci hai messo sei anni a fare ’sta roba e ti sei lambiccata il cervello. Sono come i cani, mangiano sempre le stesse cose.Invece a me piace asssaggiare cose nuove. Tipo la marmellata di angurie e zenzero e poi rovesciarla nel water perché è disgustosa.”

in Luciana Littizzetto e Franca Valeri, L’educazione delle fanciulle, Einaudi

Un dialogo fra due signorine perbene, due donne che non potrebbero essere più distanti ma nemmeno più vicine,  Minchia Sabbri e la Signora Cecioni in un dialogo che parla di nioi.

Emanuele Bonati

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Malafarina: una Libreria di cultura gastronomica a Milano

4 September 2011 - Commenti (4) »

Ricevo una segnalazione: hai visto che c’è una nuova libreria bla bla bla? (grazie Lella!)

No, non ho visto: vado, e vedo.

Un posto grazioso, anzitutto. Una volta c’era un’enoteca; da giugno, questa libreria Malafarina (che non è un nome originale per indicare chissà cosa, ma è proprio il cognome di Anna, la gentile signora passata dallo stare seduta dietro a un tavolo alle poste agli scaffali di questa Libreria di cultura gastronomica. Mossa dalla passione per la cucina, per i libri, ha creato questo negozio – probabilmente l’unico in Italia, e uno dei pochi al mondo (ce ne sono un paio a Parigi, Books for Cooks a Londra, un po’ sparse…) in cui ci sono solo libri di cucina. Non so se ci sono i libri della Parodi: ma ci sono i bellissimi libri della Phaidon, una selezione di libri sulla cucina molecolare e sulle nuove tecniche, libri fra arte e sala da pranzo, libri di ricette per bambini, nel senso che i bambini possono cucinare, classici della culinaria, e anche Alta cucina di Rex Stout – vale a dire, la narrazione all’ennesima potenza (lo dice anche il titolo) delle imprese di un buongustaio quale era Nero Wolfe.

Insomma, un bel posto in una zona molto vecchia Milano (via Cellini, via Sottocorno…). Da sostenere, da frequentare, da visitare spesso. Noi ci torneremo.

E intanto andiamo a trovarlo su facebook.

Emanuele Bonati

L’olio di Neruda

15 June 2011 - Commenti »

Non solo canta il vino,

anche l’olio canta

vive in noi con la sua luce matura

e fra i beni della terra faccio mia,

o Olio,

la tua inesauribile pace, la tua essenza verde,

il tuo ricolmo tesoro che discende

dalle sorgenti dell’olivo.

Pablo Neruda


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Il risotto romagnolesco di Pascoli

31 May 2011 - Commenti »

“Nel libro di Mariù e nelle lettere scritte agli amici custodite a Casa Pascoli, si evince che a tavola Giovanni Pascoli prediligeva piadina, tagliatelle al ragù, erbe di campagna cotte che lui chiamava ‘ragazul’ e le mangiava uso cassoni fra la piadina. Poi amava il ‘bazòt’ che era un formaggio semimorbido che metteva in mezzo alla piadina; poi la carne lessata o meglio ‘il lesso con le patate lesse’ come diceva lui e il pollo arrosto.” Lo dice Rosita Boschetti, direttore del Museo di Casa Pascoli, in un’intervista su RomagnaGazette.

La stessa opera poetica di Pascoli comprende liriche dedicate all’arte culinaria. Ve ne proponiamo una, che descrive la preparazione del “risotto / romagnolesco che mi fa Mariù”, risposta  a un altrettanto poetico risotto alla milanese (anche se con troppi… -ai) inviatogli da Augusto Guido Bianchi, cronista giudiziario del Corriere della Sera, allora diretto da Luigi Albertini, in risposta a una precisa richiesta del poeta.

http://www.pabaac.beniculturali.it/opencms/multimedia/BASAE/images/upload/small/3/1238415117385_2%20cucina%20.jpg

La cucina di casa Pascoli a San Mauro di Romagna

a

Amico, ho letto il tuo risotto in… ai!

È buono assai, soltanto un po’ futuro

con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai.”

Questo, del mio paese, è più sicuro

perché presente. Ella ha tritato un poco

di cipollina in un tegame puro.

V’ha messo il burro dal color di croco

e zafferano (è di Milano!), a lungo

quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai: “Burro e cipolle?”. Aggiungo

che v’era anche qualche fegatino

di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odore veniva dal camino!

Io già sentiva un poco di ristoro

Dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;

ha lasciato covar chiotto chiotto

in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto

Il riso crudo, come dici tu.

Già suona mezzogiorno… ecco il risotto

Romagnolesco che mi fa Mariù.

http://www.rgnews.it/wp-content/uploads/2010/06/Pascoli.jpg

La ricetta è contenuta anche in Le Muse in cucina, un libro con 80 ricette di artisti, illustrate da artisti, pubblicato da Excelsior 1881 nel 2010.

Emanuele Bonati

Le Italie a tavola: Al ristorante, di Francesco Piccolo

23 March 2011 - Commento (1) »

“Quando si va a cena in tanti in un ristorante, faccio tutte le manovre per evitare che il cameriere proponga un misto di primi per tutti, da dividere; perché la mia serata diventa tesa ad aspettare che arrivi questo misto di primi per accaparrarmi la maggiore quantità possibile e questa comporta una tale frenesia nella consumazione, che la masticazione diventa approssimativa e di conseguenza anche la digestione.

Quindi preferisco ordinare solo per me, mangiare tutto quello che mi piace e se qualcuno mi vuole far assaggiare il piatto che ha scelto, dico di no, così poi ho il diritto di non fare assaggiare niente agli altri.”

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Torino, Einaudi, 2010

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Le Italie a tavola: “Tavola” di Michele Serra

17 March 2011 - Commenti »

“Povera o ricca, la tavola imbandita è l’anima di ogni casa italiana. Infelice la casa dove non si apparecchia per gli amici. Le cucine regionali italiane sono un’enciclopedia vivente della sconfitta della penuria, dell’abbandono, della fame. La recente tendenza a unificare cucina e soggiorno rende omaggio alla nostra storia contadina e smentisce il vezzo borghese di separare il cibo, con i suoi odori e i suoi fumi, dalla conversazione. Ci sono tavoli pluricentenari che hanno visto molte generazioni discutere, litigare, odiarsi, amarsi. Nei letti si nasceva e si moriva, ma è attorno al tavolo che si viveva.”

Michele Serra, 1861-2011: Alfabeto italiano, “la Repubblica” 17/03/2011


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Isabel Allende e i ricci di mare

13 March 2011 - Commenti »

“Avevo otto anni quando la ruvida mano di un pescatore mi mise in bocca un’ovaia di riccio. Quando torno in Cile, cerco sempre di trovare il tempo di andare sulla costa ad assaggiare di nuovo i ricci appena strappati al mare, e ogni volta mi assale lo stesso miscuglio di terrore e fascinazione che ho provato durante quel primo incontro intimo con un uomo. Per me i ricci sono inseparabili da quel pescatore, la borsa scura di frutti di mare che gocciola acqua e il mio risveglio alla sensualità.”

Isabel Allende, Afrodita

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