Archivio per la categoria ’Le rubriche di CibVs’

Buono da mangiare? Un pizzaburger, grazie

18 June 2013 - Commenti »

Sì, è proprio quello che pensate…

Fonte:

http://likes.com/misc/food-fails?utm_term=25259175&utm_campaign=ml&pid=101808&utm_source=mylikes&utm_medium=cpc&v=eyJjbGlja19pZCI6IDExOTgyNTIxNzEsICJwb3N0X2lkIjogMjUyNTkxNzV9&page=6

http://abcnews.go.com/images/Health/ht_pizzaburger_091016_main.jpg

Emanuele Bonati

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Di pasta in peggio

24 May 2013 - Commenti »

Gli spaghetti, la pasta, vengono cucinati (??) in tutto  il mondo – questo la sapevamo. Ma forse non tutti sanno che ci sono moltissimi modi diversi per farlo.

Questa è la proposta di thatkoreanguy:

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Da segnalare nuove tecniche di cottura:

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E davelambert propone una pasta al dente – anzi, ARdente:

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Infine, qualche proposta di condimento: quella di marycsalome, pubblicata su flickr:

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O quella di Micah Sittig (Creamy Tuna Noodles):

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Wildandcrazyguy propone la sua pasta con hot dog di tacchino:

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E per finire jeffreyw ci offre la sua pasta con gamberetti con salsa al formaggio:

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Che dire? Grazie a Huffington Post per averci segnalato queste e altre prelibatezze… Ora vado in mensa – sarà come se cucinasse Gualtiero Marchesi…

Emanuele Bonati


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La frase della settimana

15 April 2013 - Commenti »

Casa Dolce Casa è solo un proverbio oppure è una rivista di Arredamento Pasticceria Arredamento?

Alessandro Bergonzoni

L’identità italiana in cucina secondo Massimo Montanari: Romani vs Barbari

10 April 2013 - Commenti »

“Lo scontro-incontro fra romani e barbari fu anche uno scontro-incontro di valori alimentari: la cultura del pane, del vino e dell’olio (simboli della civiltà agricola romana) si mescolò con la cultura della carne e del latte, del lardo e del burro (simboli della civiltà ‘barbarica’, legata all’uso della foresta più che alla pratica dell’agricoltura). Il prestigio del modello romano, che esaltava la capacità di addomesticare e trasformare la natura, dovette fare i conti con la centralità, anche ideologica, che i barbari vincitori davano al consumo di carne e di prodotti animali. Ne derivò un nuovo modello produttivo, che gli storici hanno denominato ‘agro-silvo-pastorale’, in cui il pane e i cereali avevano la medesima reputazione della carbne e dei latticini: una simbiosi al tempo stesso economica e mentale, da cui è derivata la ricchezza storica delle cucine europee.”

Massimo Montanari, L’identità italiana in cucina, Laterza 201o

Il volume è stato ristampato nell’Economica Laterza nel marzo 2013.

La frase della settimana

8 April 2013 - Commenti »

La cucina è diventata un’arte, una scienza nobile; i cuochi sono dei gentiluomini.

Robert Burton, Anatomia della malinconia, 1621

Spigolature di BlogVs: Arianna Occhipinti

4 April 2013 - Commenti »

Ho letto una frase di Saint-Exupéry: Noi non ereditiamo la terra dai nostri avi, ce la facciamo prestare dai nostri figli.

Mi piace.

Mi piace perché si lega a quella che sono io, al mio modo di lavorare la terra, e nello stesso tempo mi lancia verso il futuro.

C’è tutto il quella frase: il prima, il dopo e una virgola in mezzo, bella salda che dice del presente nutrito dall’entusiasmo.

Eppure questa frase, tonda come un mito, la amo anche perché posso in parte contraddirla: sarò contenta di lasciare al mia terra a qualcuno, ma se guardo al passato, sono solo felice che in questa terra ho fatto io il primo passo.

Da lì nascerà la voglia di godermi i risultati dell’essere diventata una donna coltivando la terra: dall’orgoglio di un vino che è nato con me.

Arianna Occhipinti, Natural Woman. La mia Sicilia, il mio vino, la mia passione, Fandango Libri

Qui Milano 10: dall’ostello alla suite per andare verso la pizzeria

2 April 2013 - Commenti »

Secondo il Corriere della Sera, nella Michelin 2014 Carlo Cracco perderebbe una stella, Davide Oldani e Luigi Taglienti ne guadagnerebbero una (a testa).

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Aperture in serie, di questi tempi – che non sappiamo se bilanciano le chiusure, purtroppo. Comunque: un nuovo negozio Panarello si è aggiunto a quelli “storici” di San Nazaro in Brolo, Speronari, Santa Francesca Romana e Tolstoj: è in via Moscova 52 (largo La Foppa). Un cannoncino-tour è d’obbligo, per assaggi comparati alle diverse latitudini.

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Un nuovo ostello, invece, sta per aprire in zona Pier della Francesca (la cui densità di locali ristoranti ritrovi sta addensandosi a vista d’occhio): intanto, è aperto il CafTè Letterario di questo Gogol’ Ostello, in via Chieti 1. Andare a vedere.

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E poi c’è un nuovo e dicono bellissimo albergo in via Forcella: Magna Pars Suites, un “Hotel à Parfum” sorto su un’antica profumeria. Il ristorante dell’albergo, Da Noi In via Forcella, è curato dallo chef Fulvio Siccardi.

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E poi… Una delle facce nuove della pizza napoletana (“facce” perché. oltre alla qualità della pizza, Gino ci mette proprio la faccia – sui giornali, alla Prova del Cuoco, anche a Ballarò, in numerose manifestazioni…) è quella di Gino Sorbillo. Faccia che arriverà presto amche a Milano. Oltre a una nuova pizzeria sul lungomare di Napoli, e a poca distanza un locale per la pizza al taglio (leggiamo su Scatti di gusto), entro l’anno avremo la pizza napoletana di Sorbillo anche qui a Milano – riporto parte dell’articolo di Vincenzo Pagano, che potete leggere con tutti i dettagli qui:

Il colpo grosso Gino Sorbillo lo mette a segno con un’apertura fuori città. Nonostante le aspettative di molti napoletani in trasferta (purtroppo) non si tratta di Roma, bensì di Milano. Per lanciare il guanto di sfida al vento del Nord e alla pizza che deroga alla tradizione napoletana ha scelto la città meneghina e il suo simbolo conosciuto in tutto il mondo: il Duomo. La nuova pizzeria di Gino Sorbillo nascerà a pochi passi dalla Galleria Vittorio Emanuele. Sarà una pizzeria che cercherà di diffondere il concetto di pizza napoletana anche al di fuori della ‘zona vocata’. Le previsioni di apertura sono entro la fine dell’anno. La pizza napoletana avrebbe in Gino Sorbillo l’ambasciatore in grado di coniugare l’ortodossia della tradizione con le necessità di un mercato che si muove sospinto da nuove tendenze, crisi e web.”

Emanuele Bonati

L’immagine di Da Noi In è tratta da The old now, che ringraziamo; così come ringraziamo Vincenzo Pagano per quella di Gino Sorbillo

Qui Milano 9: Ristoranti in Garibaldi

21 February 2013 - Commento (1) »

L’altra sera, presentazione della rinnovata Osteria Brunello in fondo a corso Garibaldi. Aperta nel 2008 sulla scia del successo del Bento, ristorante – ovviamente giapponese – dall’altra parte della strada) il locale di Tunde Pecsvari (anche sommelier) si è dato una rinfrescata – in particolare in cucina, adesso in mano allo chef Nicola Cortesi. La cucina ovviamente non è giapponese, bensì “cucina italiana contemporanea”: piatti delle tradizione, e non solo toscana, e piatti che dalla tradizione si discostano, pur non abbandonandola. Ne ho avuto una dimostrazione con le proposte di assaggio che si sono avvicendate nel corso della serata, che comprendevano alcune idee molto interessanti e piacevoli (insalatina di carciofi, sedano ghiaccio, misticanza, puntarelle e grana; gnocchetti di zucca con fonduta di taleggio noci nocciole; lenticchie con astice e gamberone, un filo d’olio – perfetti; e il risotto allo zafferano, i ravioli ripieni di patate, il guanciale di cinta senese… i sorbetti, il tiramisu – con il cacao giusto, per una volta…) – e non dico niente dei vini, bevut… cioè, sorseggiati, ma la mia cultura nel campo è miserrima (ma li ho scolat… assaggiati con estremo piacere) – ovvio che in un posto che si chiama Brunello siano un punto di forza…

Ristorante tosco-italico, affratellato a un ristorante giapponese… da una ristoratrice-sommelier ungherese in Italia… ok, manca un ristorante ungherese. A quando?

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All’inizio di corso Garibaldi, invece, sull’angolo con via Tivoli, ha ri-aperto Rovello 18 – trasloco veloce, a poche decine di metri dalla vecchia sede. Auguri.

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: E la Quaresima si porta via anche i tortelli

18 February 2013 - Commenti (2) »

Ho provato a fare un giro di assaggio di tortelli (o frittelle), uno dei miei dolci di Carnevale – e non solo – preferiti. Ho visitato qualche panetteria e qualche pasticceria, e ho identificato qualche tipologia e caratteristica.

1. Anzitutto: il sapore principe, quello che si sente meglio e più intenso, è quello dello zucchero. Soprattutto in panetteria, a volte in pasticceria. Altri sentori e retrogusti: l’olio di frittura, spesso. A volte, nonostante l’olio e lo zucchero, si percepisce nettamente l’assenza di qualsivoglia sapore.

2. Le dimensioni variano dalla noce al pompelmo: le panetterie-pasticcerie di lusso del centro prediligono il tortello modello montgolfier…

3. Consistenza: dalla spugnetta imbolsita al croccante, ampia gamma.

4. Varietà – a parte qualche caso estremo, ci si mantiene su crema – cioccolato – chantilly – panna – crema ai pistacchi. Possibilità di uvetta nell’impasto.

5. Più buoni mediamente i tortelli di pasticceria. Non faccio elenchi di nomi – riprenderemo il discorso l’anno prossimo.

6. Non posso però non citare i tortelli di Sant’Ambroeus. Vorrei un etto di tortelli vuoti, un etto con zabaglione, un etto con crema chantilly. Glieli metto nei sacchettini? Grazie. Tre sacchettini, in un’elegante borsa di carta. Grazie. Dimensioni ridotte del tortello, assaggio quelli vuoti. Buoni, decisamente buoni. Assaggio uno di quelli allo zabaglione: buoni, sì. Lo zabaglione una punta troppo alcolico, forse. Buona la crema. Tutto bene? No. I tortelli sono così piccoli che le creme vengono contenute a stento, fuoriescono un po’ troppo: sono tutti impiastricciati, e nel sacchettino si sono compressi e attaccati fra loro. Perché mi è stato proposto il sacchetto? Non è nemmeno che me ne sia andato in giro tutto il giorno: uscito dal negozio, ho aperto il primo sacchetto dopo una ventina di metri, per assaggiare subito. La confezione era assolutamente inadeguata: l’ho accettata perché sapevo che non avrei tardato tanto nell’assaggio, ma non dovevano propormela. Un pastrugno insomma – a 6€ al kilo. Che insomma…

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: La frittata è fatta!

26 January 2013 - Commenti »

In assoluto, una bella idea, carina, originale – simpatica. Cioè, prendi rompi apri metti chiudi agiti apri versi (cuoci) ed è fatta.

Basta avere questo utilissimo utensile, visto oggi in un supermercato. A forma di uovo, colorazione ad hoc, metà inferiore per controllare la consistenza e l’amalgama, una pallina giallouovo all’interno per sbattere meglio…

Finalmente liberi dalla schiavitù della forchetta, considerando poi lo sforzo impiegato nell’operazione, il rischio di vedersi magari con un braccio più muscoloso dell’altro, e la possibilità che particelle metalliche si stacchino e contaminino il preparato…

Molto meglio l’utensile mai-più-senza, e cosa importa se è una plastica, se ci saranno se non fabbriche linee di produzione dedicate, energie ed energia consumate, e il cartone la stampa il confezionamento il trasporto nell’universo… Che non è sbagliato in sé, non siamo anti-industrializzazione – ma per un oggetto, un IN-utensile del genere…

Veneranda Astrusi

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