Archivio per la categoria ’Il Leggio di BlogVs’

L’identità italiana in cucina secondo Massimo Montanari: Romani vs Barbari

10 April 2013 - Commenti »

“Lo scontro-incontro fra romani e barbari fu anche uno scontro-incontro di valori alimentari: la cultura del pane, del vino e dell’olio (simboli della civiltà agricola romana) si mescolò con la cultura della carne e del latte, del lardo e del burro (simboli della civiltà ‘barbarica’, legata all’uso della foresta più che alla pratica dell’agricoltura). Il prestigio del modello romano, che esaltava la capacità di addomesticare e trasformare la natura, dovette fare i conti con la centralità, anche ideologica, che i barbari vincitori davano al consumo di carne e di prodotti animali. Ne derivò un nuovo modello produttivo, che gli storici hanno denominato ‘agro-silvo-pastorale’, in cui il pane e i cereali avevano la medesima reputazione della carbne e dei latticini: una simbiosi al tempo stesso economica e mentale, da cui è derivata la ricchezza storica delle cucine europee.”

Massimo Montanari, L’identità italiana in cucina, Laterza 201o

Il volume è stato ristampato nell’Economica Laterza nel marzo 2013.

Novità in libreria 1: Romanelli e Giuseppe Fontana

2 April 2013 - Commenti »

Appena uscito, o quasi, da Mondadori, La birra in tavola e in cucina. 100 ricette originali preparate con la birra di Leonardo Romanelli. Giornalista e critico enogastronomico, blogger (Quinto quarto – un nome, una garanzia), Romanelli ci racconta la birra in 144 pagine – origine, storia, tecniche, tipologie, abbinamenti migliori, e cento ricette divise in antipasti – primi – secondi di carte – aecondi di pesce – dessert, e degli chef Aurora Mazzucchelli, Moreno Cedroni, Marco Stabile, Filippo Maria Teutonico, e Matia Barciulli.

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Giuseppe Fontana, chef del Savini in Galleria, a Milano, dal 1905 al 1929, è stato uno dei grandi cuochi milanesi a cavallo fra Ottocento e Novecento, e ha pubblicato La cusiana de Milan, una raccolta di ricette milanesi in dialetto, e in poesia – che ben si inserisce, pur senza pretese di letterarietà, in quella tradizione che parte dai “cinquanta modi di stare a tavola” di Bonvesin de la Riva per passare attraverso Mastro Martino, il “Brindes de Meneghin” di Carlo Porta, e giù fino a De Marchi, a Gadda. Il volumetto è appena stato ripubblicato da Meravigli – Premiata Libreria Milanese.

Emanuele Bonati

Conservare il cibo: “Sole sale vento fuoco” di Carlo G. Valli

31 January 2013 - Commenti »

Questo libro ha un grosso difetto. Non ha un indice analitico. Per cui se vuoi sapere qualcosa del “culatello”, te lo devi cercare da solo.

Questo libro ha un grosso pregio. Non ha un indice analitico. Per cui se vuoi sapere qualcosa del “culatello”, te lo devi cercare da solo (ma vi aiuto: è a pagina 106).

E nel cercarlo, anche solo nel capitolo dedicato alla conservazione della carne, scopri e ti fermi su innumerevoli altri nomi, e prodotti e descrizioni, e storie e gusti. Ma il mio consiglio è una ricerca “cursitante”, attraverso uno skipping and scanning – insomma, andare in giro a caso per le pagine del libro sperando di incappare in un bel culatello – sicuramente farete una serie di scoperte nuove e interessanti.

Naturalmente, visto che Carlo G. Valli ci deve aver lavorato su mica male, Sole sale vento fuoco (Cierre edizioni, 2012) è un libro che si può (si deve, anzi) leggere per intero, dall’inizio alla fine (anzi, dalla prefazione di Gualtiero Marchesi): si tratta, come racconta il sottotitolo, “L’antica arte del conservare il cibo. Memorie, pratiche, vecchi sapori, ricette”.  E la si tratta con ordine, con precisione, con rigore storico e filologico, con la citazione delle fonti, degli storici della gastronomia, degli esperti, appunto, attraverso memorie pratiche sapori e ricette.

E troviamo così l’oca “pingue e feconda” di Pellegrino Artusi, conservata in onto, fatta salame, strutto; la “salsa fatta con aceto e altri ingredienti sul pesce cotto, arrostito o fritto” – il saor come lo definisce Giuseppe Boerio nel 1812 nel suo Dizionario del dialetto veneziano (e a proposito del saor, si legge anche la ricetta data da Carlo Goldoni ne Le donne de casa soa), peraltro pronipote del garum dell’antichità; e dall’antichità viene anche l’uso di conservare con il miele, come testimoniano Apicio e, nel V secolo, Palladio.

Ovviamente, non è tutto – solo – qui: leggere per credere.

Questo libro ha un altro grosso difetto: leggi, e praticamente a ogni pagina ti viene voglia di assaggiare qualcosa – non tanto cucinare qualche cosa in un certo modo, con quel tal prodotto, ma proprio di (ri)scoprire i sapori dei bardicci, dei pomodori secchi, dei missoltini, del… Proposta: un’edizione “taste” con allegati assaggi…

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Carlo G. Valli

Sole sale vento fuoco

prefazione di Gualtiero Marchesi

Cierre edizioni

pp. 248 16€

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Emanuele Bonati

Il libro di Alice: le foto

26 November 2012 - Commenti »

Presentazione a InKitchen di Alice e le meraviglie del pesce, il libro dedicato alla cucina del ristorante Alice di Viviana Varese e Sandra Ciciriello, edito da Giunti, testi di Fiorenza Auriemma, presentazione di Paolo Marchi.

Il nostro fotografo Bruno Cordioli ha colto alcuni momenti della presentazione; da notare l’abbondanza di cibo sui tavoli: io non c’ero…

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157632074024561/

Emanuele Bonati

Piccola guida critica al critico criticato: Valerio Massimo Visintin e PappaMilano 2013

9 November 2012 - Commenti »

“Indosserà la maschera di Anonymous o il ghigno del Joker heathledgeriano?” “Per me avrà la tutina nera di Diabolik…” “No, sicuramente manderà un attore microfonato, mentre lui starà seduto in un furgone nero all’esterno…” “Per me è a lui che si è ispirato Ian Fleming per il Numero 1 della Spectre!” “Ah, quello che non si vede mai nei film, sta sempre dietro il vetro…”

Eravamo lì alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires io, Christian e Totò – a immaginarci il famoso critico mascherato, che avrebbe presentato al mondo la summa delle sue simpatie e/o idiosincrasie gastronomiche, ovvero l’edizione 2013 di PappaMilano. 100 ristoranti di qualità a buon prezzo, edita da Terre di mezzo e tornata per l’undicesima volta a infestare i sonni dei poveri ristoratori milanesi. 100 locali, 33 nuovi, e un’appendice sui locali che un tempo si chiamavano “Cibi cotti” e che ora VMV chiama “Gastro-botteghe”: locali a metà fra la gastronomia e l’asporto, o altrimenti detti dei take-away con comodità – nuova tendenza che noi (ehm) critici da marciapiede (ohibò) abbiamo visto ri-sorgere in questi ultimi tempi.

A tenergli bordone nell’impresa, vergognandosi da morire (tanto da accogliere con malcelato entusiasmo l’invito, che detto da un UomoNero era abbastanza cogente, a mascherarsi con barba nera e cappello nero, in modo da confondersi con l’Autore), una variegata compagnia di testimonial, che si sono prodotti in elenchi di motivi per comprare o non comprare, seguire i consigli di o ignorarli bellamente, apprezzare o non farlo, VMV e/o Pappamondo. Dal mondo dei blog a quello dei giornali, alle radio, al web, alla comunicazione e alla scrittura, erano lì a omaggiare l’autore Samanta Abalush Cornaviera, simpatica blogger (eravamo assieme nella giuria dell’Acquerello Risotto World Summit), Lorenza Fumelli, che finalmente ho toccato con mano – cioè, nel senso buono, ovvero visto finalmente dal vivo (impresentabile: cioè, cosa dire per presentare una come lei, che non sia risaputo e detto e ridetto?), Andrea Kerbaker, scrittore dall’intervento molto “scritto”, e piacevole, Giorgio Maimone, che ha giocato a fare il vecchio brontolone (ulteriore omaggio al buon VMV), Aldo Palaoro e Stanislao Porzio, reclutati tra i fan del severo censore e suoi fedeli seguaci entusiasti, Ira Rubini, che ha mi sa passato ore poverina (forse…) davanti alla tv apposta per redigere il suo intervento, e Ilaria Santomanco (interessante il suo contributo sulla scarsa attenzione ai vini in alcuni locali, e sulla necessità di una carta degli olii…). Ma cedo la penna a Totò…

“Dai, Totò, prendiamo posto!” fa Christian: ci affrettiamo a sederci, e perdo completamente di vista Emanuele – ma c’era tanta gente, si sarà messo da qualche altra parte… Mi aspettavo un’apparizione  del VMV a metà fra l’Uomo Invisibile, Phantom ovvero l’Uomo mascherato, e un Arsenio Lupin in tocco e chador… ed è invece arrivato un tipo tutto nero (Berlusconi avrebbe detto “abbronzato”), vestito di nero, con cappello occhiali passamontagna nero.

Il personaggio Visintin, incarnazione gastronomica del Cattivik di Silver (e prima ancora di Bonvi) con l’allure di Anton Ego, con la penna intinta nel ragù e appoggiata su fogli di pane carasau, presta il fianco in egual misura a critiche e apprezzamenti. Già si sussurra che anche la moglie si conceda di malavoglia all’espletamento dei doveri coniugali, nel timore di recensioni sfavorevoli su “Focus”. Ma ci sono cuochi milanesi che gli dedicano ricette (“Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto affamato di fronte a un ristorante chiuso”, “Il commiato dello chef: Acqua di odio”), o addirittura ristoranti (di prossima apertura “Un posto al Verano”); Achille Campanile gli dedicò a suo tempo un racconto ilare (“La mestozia”), e ci ha suggerito il titolo del nostro pezzo… Peraltro, a sottolineare vieppiù la vena profondamente letteraria dei suoi articoli, ci ha confermato egli stesso di avere un nuovo romanzo in lavorazione (lo so che ha detto che non è vero – ma chi crede più agli scrittori?). Scartati i titoli più ovvi (“Non mi piace”, “Non aprite quella porta di ristorante”), abbiamo già una rosa di possibilità (scelte appositamente per distinguersi dalla restante produzione narrativa contemporanea): “Il cortiletto sul retro dal profumo odoroso di trippa coi fagioli”, “La cassoeula con le arachidi selvatiche al fior di cardamomo nel castello delle prugne volpine secche”, “Il piccolo mangiatore di carote verdi ricoperte di argilla caramellata sotto ottantatrè piccoli soli d’argento sul fiume inondato di barolo sfuggente”…

Hai dato un’occhiata alla guida, Christian? “Sì… e ti voglio dire subito cosa c’è che non va: innanzitutto non ci sono  segnalazioni relative al personale dei vari locali. Visintin, ma perché non ci segnala il tal ristorante che ha al servizio la gentil donzella che serve un bel piatto di peperonata con uno scollo da vertigine o la tal enoteca che serve ai suoi clienti un calice di vino importante arieggiato mediante l’ancheggiare della cameriera che si dirige mollemente sui suoi tacchi 12 dal bancone al nostro tavolo…? E non vedrei male la presenza degli indirizzi Internet dei siti, delle pagine facebook twitter instagram pinterest google+ storify highlight…”

Comunque – serata piacevole, presentazione interessante e divertente, è stato bello vedere il Vero Visintin dal vero – forse… sarà poi stato lui? o un suo Alter Ego? – a proposito… ma Emanuele dove è finito? non si è visto per tutta la sera… Vuoi vedere che era magari dietro le quinte a eterodirigere il figurante…

Il critico nerovestito si alzò, salutò il pubblico, e si diresse a passi veloci verso l’uscita, con il volto celato, gli occhi ascosi dietro le spesse lenti nere degli occhiali neri… venne ritrovato dopo due giorni nello stanzino delle scope, la cui porta, nel suo mondo tutto nero, aveva infilato per uscire…

Il noto foodblogger Christian con il noto Foodblogger Mascherato (con una tovaglietta di carta davanti alla pancia per non farsi riconoscere): di fronte a loro anche VMV s'inchina...


Emanuele Bonati con Christian Sarti e Totò



Pasticceria stregata… oops, salata

16 October 2012 - Commento (1) »

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Gribaudo pubblica la collana “La Cucina Nova”, nella quale sono già usciti un volume sul cioccolato in monoporzioni e uno sulla cottura a vapore. L’ultimo volume, da poche settimane in libreria, è Pasticceria salata e lo ha scritto e fotografato un’amica, Marta Tovaglieri.

Come molti di noi che ci muoviamo tra food e blog, si occupa nella “vita reale” di tutt’altro (moda) – ma come molti di noi ha trovato una valvola di sfogo, e/o una passione divorante, e ha dato vita a uno dei suoi numerosi lati – quello più “stregonesco”, anzi “streghettesco” – e un quattro anni fa è diventata Una streghetta in cucina.  E dopo quattro anni circa è diventata un libro, questo, dedicato appunto alla pasticceria salata. Quattro sezioni – Pasta sfoglia, Pasta brisée, Pasta fillo, e Altre sfiziosità – precedute da un’introduzione Facile, versatile e di grande effetto (è il titolo dell’introduzione, ma anche una definizione del titolo del libro, il suo ideale proseguimento).

Il volume propone Tante appetitose ricette per antipasti e stuzzichini (è facile parlare di questo libro: mi ha già scritto tutto Marta!), e altrettante immagini altrettanto appetitose. Estremamaente semplici, e spesso anchew veloci. Confesso qualche predilezione per le ricette col riso, che amo particolarmente (il riso, quindi anche le ricette): che dire delle Cupole di riso allo zafferano ripiene di salsiccia in umido, o delle Crocchette di riso con noci e scamorza? Ma purtroppo amo particolarmente anche le crostate e le crostatine, le torte le tortine e i tortini e le tartellette, le sfoglie le sfogliette gli strudel, i bignè e i cannoncini… e non posso certo mettermi qui a elencare tutte le bontà comprese nel libro (le ricette sono più di ottanta!).

Quindi, tutti a prendere il libro – in tutte le librerie, e anche alla Libreria Gastronomica Malafarina ovviamente… Oh, che bella idea: Marta, presentiamolo qui da Malafarina, così potrai preparare un vasto campionario di pasticceria salata, che però, visto che mi dimenticherò di pubblicizzare l’evento, dovrò mangiare io…

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Marta Tovaglieri

Pasticceria salata

“La cucina nuova” Gribaudo

192 pp., 18€

Torte & Blogger & Racconti: C’è torta per te 2

1 October 2012 - Commenti (10) »

Un libro è tante cose, ovviamente – racconto fantasia realtà invenzione esperienza vita e tutto quello che si può immaginare. Ci sono libri belli e brutti, utili e inutili. Ci sono libri vuoti e libri pieni. Libri che vivono per il tempo della lettura, libri che durano nel corso del tempo, o nel cuore.

Ci sono libri come C’è torta per te 2. Libri che hanno una ricetta speciale.

INGREDIENTI: 30 blogger femmine e diciamo 3 blogger maschi (sono più rari, vanno usati con parsimonia). Una quantità variabile di confezioni assortite di margarina Vallè. Spezie altrettanto assortite, farine. Zuccheri aromi. Per insaporire il tutto, aggiungere un po’ di pagine raccontate dai blogger.

ESECUZIONE: mescolare e inserire il tutto in una casa editrice, diciamo Trenta Editore, che provvederà a sfornare un libro.

GUARNIZIONE: alla fine: il ricavato sarà destinato all’IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, a sostegno della ricerca sul tumore al seno.

Tutto piuttosto semplice, dunque. Con qualche idea in più. A parte l’iniziativa a favore della ricerca, dico (un’iniziativa seria: l’IEO non è che sia stato lì a incassare l’assegno a occhi chiusi, prima hanno controllato – un’ulteriore conferma che si tratta di una cosa seria, e soprattutto che la margarina Vallè è una cosa seria, un alimento valido a tutti gli effetti). Ad esempio, l’idea di far prendere spunto ai blogger per la loro ricetta da un ricordo o un desiderio di viaggio, da una spezia che quel ricordo evoca, o che stimola quel desiderio. E di farlo raccontare – un blog è cucina, ma anche scrittura, no? E di far scegliere a un’apposita giuria tre vincitori per tre diverse categorie. E premiarli, qualche giorno fa, dopo una giornata di torte presso la scuola de La Cucina Italiana (ho visto le foto: devono essersi divertite parecchio…), allo spazio Cooks&Books della Mondadori Duomo. Dove sono stato, in compagnia di un amico incontrato per strada…

Mi sono letto il libro – confesso che ho cercato di leggere le ricette a occhi chiusi, per non sbavare troppo sulle pagine. Inutilmente. E posso dire di essere d’accordo sul verdetto della giuria, a cui avrei forse aggiunto altri premi (una trentina? la destinazione più lontana, la più vicina, quella scritta più lunga, quella più corta… anche perché conosco molte delle/dei blogger… e non sarei stato imparziale).

I premi? anzitutto, uno speciale – per i blogger che si sono classificati al secondo posto in tutte e tre le categorie: Sara Tescari e Paolo Arcuno di ficoseccouvapassa. Il loro racconto, “Voglia d’anice”, si è tradotto in una ricetta di Mini plumcake alle pere con anice e mandorle, e in un’ulteriore ‘Uvetta’ (oltre a Uvetta-Vicky, rimasta a casa…) da aggiungere a Fico e Uva – la piccola Caterina (un mostro, ha dormito beatamente in mezzo alla presentazione confusione…).

E poi: Laura Adani (Iocomesono) che ha raccontato “Il Viaggio” con una Torta di albicocche al profumo di vaniglia e cardamomo, vincendo per “Il viaggio dei tuoi sogni” (per sapere dove, comprate il libro).

Fedora D’Orazio, ovvero Cappuccioecornetto, per “Lo stile più innovativo”, con “In viaggio nel regno dei cartoni animati”, fatto sbocconcellando una fetta di Torta speziata zenzero e cannella (perché ‘innovativo’? comprate il libro…).

E per finire – scusatemi ma qui mi dilungo un poco – Anna Maria Pellegrino. Che è, come ma più delle altre, un’amica. Non solo e non tanto di BlogVs (non tanto, per il fatto che sin dall’inizio scriva per noi una rubrica – Tanto CibVs QuantoBasta – molto bella: è infatti una delle collaboratrici più rade e neghittose della blogosfera, tanto che presto sarò costretto a trascrivere le nostre  conversazioni telefoniche e a gabellarle per preziosi interventi ‘intercettati’… ok, ok, in realtà ha molto moltissimo da fare, oltre alla vita familiare e a quella del suo blog La cucina di qb partecipa assiste collabora concorre organizza imperversa….), ma proprio mia, nostra, di noi fuori dal blog (per il quale scrive pochissimo… ah, l’ho già detto?). E la sua bellissima storia è “Il viaggio più bello è quello che facciamo l’uno verso l’altro” (da leggere, nel libro), con dei Tortini morbidi ai mirtilli con labna profumata di coriandolo e pepe nero lungo, e ha vinto il premio per “Il viaggio più insolito” (dopo aver perso di misura – tre battute: bastava usasse del pepe lunghissimo… – il mio premio “Titolo di ricetta e titolo di racconto più lunghi del libro” a favore di Claudia Tiberti – i suoi titoli? non mi ci stanno… li leggerete sul libro!).

PS DI DOMANDE: perché si vede solo la mano di uno dei blogger maschietti? e perché sono stato invitato alla presentazione del libro e non a quella delle trentatrè torte?

C’è Tort@ per te 2 – In viaggio con i blogger

Ricette e racconti dal web

Trenta Editore

176 pp., 16€

Emanuele Bonati

L’arte di presentare i libri e “Il gusto delle donne” di Licia Granello

27 March 2012 - Commenti »

Presentare i libri è un’arte difficile, lo sappiamo – bisogna essere obiettivi e diplomatici, entusiasti e distaccati, informati e curiosi, spiritosi e colti e attenti e ironici e un sacco di altre cose. Bisognerebbe.

Anche fare il pubblico è difficile. Bisognerebbe aver letto il libro, o averne almeno un’idea, e intervenire, gratificare in qualche modo l’autore di turno. Bisognerebbe dimostrare interesse, applaudire a tono. Bisognerebbe fare domande con un senso se non proprio epocale almeno logico.

Come quella signora che alla presentazione del libro dello Chef Rompiscatole, Marco Squizzato, Un rompiscatole in cucina, che prevedeva uno showcooking con appunto scatolette che per non fare pubblicità ai prodotti erano state ri-etichettate con la copertina del libro, ha chiesto allo chef dove si potevano acquistare quelle scatolette così buone… Ma non è sola: alla presentazione del libro di pasticceria non può mancare la domanda su ma lei come fa il dolce x che a me brucia sempre?, e ad Allan Bay che presentava Cannella e zafferano di Lorenza Pliteri è stato chiesto dove comprare le spezie di cui sopra. Inutile dilungarsi su quelli che hanno già mangiato quella tal ricetta e che la fanno bene solo nel tal posto e…

E poi quel tono un po’ così di certe signore bene tutte bacini e complimenti smancerosi (“Oh tesora che brava che bel libro adesso no un bacetto al volo che devo andare che ciò la Picci che mi aspetta ma domani mi porto il libro in borsa e me lo firmi a pilates…”). E a volte ah io la vedo sempre in televisione.

Presentazione del libro di Licia Granello Il gusto delle donne. Il mestiere della tavola in venti storie al femminile (Rizzoli, 216 pagine, 16€) in Feltrinelli Piazza Piemonte a Milano. Una serie di imprenditrici del cibo in platea, sul palco con l’autrice Natalia Aspesi e Carlo Cracco (un poco uomo-oggetto nell’occasione: la stessa Granello ha ricordato che quando ha chiesto a Aspesi di presentarla, per convincerla ha inserito nella mail la foto, appunto, di Cracco).

La presentazione della Aspesi ha avuto momenti ineressanti e divertenti (è pur sempre una grande giornalista di costume e non solo) ma anche qualche momento poco indovinato – come la battuta sui negozi di ortofrutta, che per pagare l’insalata ci vuole un mutuo (la ricordo già nel 1973, ai tempi dell’austerity, ma mi sembra risalga all’antica Grecia…), che i pomodori del suo terrazzo sono buonissimi, o l’insistenza sul fatto che lei da Cracco non c’era mai stata – mentre forse si poteva insistere un poco di più sul tema-donna in cucina, recentemente tornato alla ribalta, anche insistendo con Cracco sulle donne-chef…

Bello, il libro (un po’ meno la copertina). Venti storie di donne che arrivano nei modi più disparati ai “mestieri della tavola” e ne fanno una cosa propria, li reinventano e se li cuciono addosso, perché essere donna anche in questi casi comporta un lavoro in più, una fatica supplementare… Per dire, a Mimma Ordine, panettiera, proprietaria de Il Fornaio a Torino, volevano rifiutare l’iscrizione all’albo dei fornai perché non esistevano fornai donne (ah… eravamo nel 1996).

Emanuele Bonati

Tollerare si può

5 March 2012 - Commenti »

Notiziario di marzo.

Arriva primavera, a parte magari oggi che piove, fa più caldo.

Spuntano le primule e le viole, i primi fiorellini.

Tornano le rondini…

Fin qui, non è un gran notiziario, lo so. Vediamo…

A marzo uscirà Verso la Tolleranza, un libro di Irene Binaghi, Cristina Insaghi e Valeria Pincini, edito da Malvarosa Edizioni.

Ecco, così va meglio. La bella stagione si apre con fiorellini e uccellini e con un libro che si preannuncia bello e interessante: un percorso attraverso le intolleranze alimentari in un contesto di vita vissuta. Abbiamo una figlia, Valeria, affetta da intolleranze alimentari fin dai 6 mesi; una mamma, Cristina, che con pazienza costruisce per la figlia una strada da percorrere passo passo – uhm… boccon bocconi? – per rendere le intolleranze, appunto, “tolleranze”.

Ed ecco 111 ricette, inserite nel racconto delle esperienze, dei ricordi, delle scoperte, delle conquiste, dei sapori che questo percorso hanno costellato – dei rapporti in famiglia e con il mondo esterno, della condivisione di questo vissuto con gli altri. Inutile ricordare che le intolleranze alimentari e non solo sono uno dei problemi del nostro tempo, e grazie al cielo se ne parla sempre più spesso; questo libro ne parla, le racconta, e facilita l’approccio al problema.

Le rondini arrivano il 21 marzo, per san Benedetto. Vediamo se arrivano prima loro o il libro…

Emanuele Bonati

Il Leggio di BlogVs: Leggere (e mangiare) Tex-Mex

1 December 2011 - Commenti »

La prima parola che mi viene in mente? Allegria, entusiasmo, qualcosa del genere, Sì, sono queste le caratteristiche che più mi hanno colpito in questo libro. Forse anche per l’immagine iniziale di Laurel che sbarca in Italia con il suo barbecue, alla conquista definitiva del suo uomo e della famiglia di lui, passando classicamente per la gola… Ma la gola questa volta non è presa classicamente attraverso gli intingoli e le prelibatezze della nostra cucina, bensì attraverso i piatti Tex-Mex, e il BBQ…

Ovviamente, stiamo parlando di Laurel Evans (Un’americana in cucina, dal nome del suo fortunato blog) e del suo libro La cucina Tex-Mex, edito da Ponte alle Grazie nella collana Il lettore goloso diretta da Allan Bay – libro che verrà presentato stasera alle 18:30 alla Libreria Mondadori Cook&Show di Milano, Piazza del Duomo.

Si tratta di un viaggio oltreoceano alla scoperta di una tradizione culinaria – ma anche di una storia e di una società “mista”, pluristratificata, e Laurel ci guida a distinguere queste stratificazioni praticamente in ogni singolo piatto.

Interessante – dalla spiegazione ad esempio degli ingredienti principali, come i sei tipi di peperoncino piccante, a quella del termine Tex-Mex (“è nato come nomignolo affettuoso della ferrovia che univa Texas e Messico creata nel 1875. Col passare del tempo il termine nel mondo è stato usato per definire qualsiasi cibo che potesse sembrare anche lontanamente texano. In realtà Tex-Mex individua solo una tipologia ben precisa di cucina texana: quella nata dalla commistione della cultura spagnola con quella dei nativi del territorio.”), ma soprattutto per la storia delle origini delle varie preparazioni e della gente che sta dietro a ogni tradizione culinaria – dalle Chili Queens, le donne messicane che per prime hanno iniziato a vendere piatti di carne rossa speziata e tortilla ai cuochi cowboy che accompagnavano le mandrie, ai macellai tedeschi che inventarono il barbecue (e la differenza fra BBQ e grigliata in giardino…).

E non dico niente delle ricette, tutte da scoprire… (magari ve ne posto un paio…).

Emanuele Bonati