Archivio per la categoria ’fast food’

Voglio una vita spericolata (1): risotto giallo espresso

6 February 2013 - Commenti »

Sempre passeggiare attorno a casa, nel proprio quartiere, zona, vicinanze: si fanno scoperte interessanti. L’altro giorno ho voltato l’angolo e il solito bar è diventato nuovo moderno pulito splendente bianco – anche la proprietaria è andata dal parrucchiere. Un altro bar rinnovato a pochi metri, con progetti interessanti fra bunch e cucina bio…

Ma andiamo più in là, camminare fa bene – ed eccoci in largo Murani. Pioviggina. Ma ho comunque sete: e c’è un bel negozietto – se così si può chiamare – di macchinette automatiche con acque cocacole bibite varie snack e… e piatti semipronti… da scaldare nel microonde (presente lì nel vano, con istruzioni molto semplici).

Potevo forse rifiutare una simile sfida gastronomica?

Sì, potevo: ma per BlogVs si fa questo e altro. E allora…

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Non è il caso di profondersi in disamine appassionate sulla qualità consistenza decadenza dei tempi: era sufficientemente caldo, direi cotto – abbastanza profumato, sapore magari non eccessivo. A 2.90€.

Razione di emergenza, pasto caldo comunque.

Regali di Natale 1 – Un profumo?

6 December 2012 - Commenti »

Pizza Hut ha chiesto ai suoi fan su facebook cosa ne pensassero del profumo di una confezione della loro pizza appena aperta. Risposte entusiastiche.

Pizza Hut Canada ha preparato 110 boccette di profumo all’aroma di Pizza Hut Box appena aperto, e le ha regalate ai primi 110 fan di facebook che eccetera.

Non è detto che non entri in produzione…

Emanuele Bonati

[Photo: Pizza Hut Canada]

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Qui Milano 5: La cerimonia degli addii: McDonald’s in Galleria

4 October 2012 - Commenti »

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Lo sapevamo, e ora ci siamo: McDonald’s in Galleria chiude. E, come dice il Corriere della Sera:

Martedì 16 ottobre dalle 13 alle 15 McDonald’s offrirà a tutti i clienti del ristorante di Galleria l’ultimo «pasto democratico» del salotto buono di Milano: basterà fare la fila alle casse per avere hamburger, patatine e bibita gratis. «McDonald’s consente ogni giorno a 700.000 persone di mangiare spendendo una cifra contenuta nelle più belle piazze d’Italia – commenta l’AD Roberto Masi -. Purtroppo il Comune di Milano ha deciso di non renderlo più possibile in Galleria. Da allora abbiamo ricevuto moltissime attestazioni di solidarietà dai nostri clienti e da personalità politiche, per questo ci teniamo a restituire un po’ dell’affetto che abbiamo ricevuto adesso e nei passati 20 anni offrendo un pranzo il 16 ottobre giorno della definitiva chiusura».

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Wallpaper Milan, guida all’urban life della famosa rivista, anche app: fra la decina di ristoranti segnalati, anche Trussardi alla Scala. E chi è lo chef? Ancora Andrea Berton, naturalmente… Ok, ha lasciato a giugno: e si sa, le notizie non circolano…

Foto Bruno Cordioli http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/

Un hamburger (o due) e un deficiente…

14 July 2012 - Commenti (2) »

Posso essere d’accordo che chiunque possa mangiarsi gli hamburger che vuole, con gli ingredienti che vuole. Basta che se li mangi, appunto. Ma farseli preparare appunto con kili di ingredienti e lasciarli lì, non qualche avanzo, ma buona parte, no. Anche se poi ci sono i colleghi dell’ufficio che se li mangiano, gli avanzi. Un Guinness del cavolo direi – dell’hamburger…

Kili, diranno i miei piccoli lettori? Che stupidata!

No, no, kili: questo signore si è fatto fare (in due diverse occasioni) due hamburger personalizzati: uno con 1000 fette di formaggio, uno con 1050 fette di bacon.

Riprendo la notizia dall’Huffington Post, che a sua volta cita Rocket News 24, un canale di informazione di YouTube. Un paio di foto, giusto per dare un’idea…

Il burger a sinistra (il classico Whooper di Burger King Japan) pesa 282g e ha 661 kcal; le 1000 fette di formaggio pesano 12500g; le calorie totali sono 45661.

Peso totale – 12kg e 782g.

JustEat: il take away portato a casa

4 June 2012 - Commenti (2) »

Da un po’ di tempo mi imbatto in banner che spuntano un po’ dappertutto e che pubblicizzano JustEat. Tu mangia soltanto, limitati a mangiare, o qualcosa del genere. Non sono certo curioso, in assoluto: ma il nome sembra fatto per incuriosire, e poi mi occupo di roba che si eat, e devo essere informato su cosa succede, su cosa si mangia, e allora…

Allora ho chiesto che cos’è a Benvolio Panzarella, Direttore Generale di  www.justeat.it

Come è nata JustEat?

JustEat è nata in Danimarca nel 2001 dalla semplice, quanto innovativa, idea di aggregare l’offerta dei pasti consegnati a domicilio. In molti hanno maturato questa idea e continuano a tentare di avviare siti che possano competere con JustEat (ne contiamo 2-3 ogni sei mesi) ma, a oggi, nessuno è riuscito a offrire un servizio come il nostro. L’elemento che ci ha distinto dagli altri è stato il fattore “execution”, ovvero l’assemblaggio di una squadra che ha implementato con successo questa idea di business, grazie alla quale abbiamo ottenuto la  massa critica attuale che ci contraddistingue.

E JustEat Italy? Da quanto tempo è online?

Nella primavera del 2011 JustEat ha acquisito una società italiana che si chiamava “ClickEat”.  Durante i mesi estivi è stato eseguito il re-branding e nell’autunno successivo è stato lanciato “JustEat”.

Come vengono scelti i locali che fanno parte di JustEat? Esiste una qualche forma di selezione, o di controllo, a garanzia del cliente?

JustEat è molto attenta alla selezione dei propri partner per garantire il più vasto e migliore servizio ai suoi utenti. Trattandosi di un Marketplace (una piazza in cui la domanda incontra l’offerta), lasciamo alle naturali regole di mercato determinare chi performa meglio degli altri. Inoltre, il sito è aperto alle considerazioni dell’utente finale: per ogni ordine inoltrato a un ristorante, il consumatore riceve una email con la richiesta di una recensione tramite cui è possibile valutare il ristorante sulla base della qualità del servizio, del prodotto e della puntualità.

Fra i locali che proponete ci sono soprattutto pizzerie e ristoranti etnici. Prevedete di allargare il servizio ad altre tipologie di ristorazione?

Siamo sempre alla ricerca di novità e siamo soprattutto molto attenti ad ascoltare le richieste del mercato. Vogliamo poter offrire una risposta puntuale in base alle esigenze di ogni singola località e fornire all’utenza la più vasta scelta possibile. Secondo una nostra recente indagine sul mercato della ristorazione in Italia, è emersa la diversità di fruizione della ristorazione tra le due maggiori città italiane, Roma e Milano. Roma si caratterizza per essere una realtà fortemente turistica, mentre Milano è molto più frenetica. Quindi è chiaro come nella prima prevalga il servizio d’asporto mentre nella seconda la consegna a domicilio. Sulla base delle singole esigenze locali è chiaro che si costruisce e plasma la nostra offerta.

Come funziona il servizio di JustEat? Come avviene il pagamento per il cliente finale?

Il cliente finale ha due scelte: può pagare direttamente online con carta di credito o tramite contanti alla consegna. Il rapporto tra JustEat e i ristoranti viene concretizzato attraverso il pagamento da parte dei locali di  una commissione “finders fee” per l’inoltro degli ordini. Nota importante è che i prezzi sul sito di JustEat devono essere gli stessi che si trovano nel menu del ristorante.

Che strategie avete usato per farvi conoscere? Il passaparola, i social media, banner pubblicitari…

L’acquisto di ClickEat è stato strategico, in quanto erano gli unici in Italia ad avere ristoranti e consumatori fidelizzati e affezionati. Per quanto riguarda le risorse di Marketing ci siamo indirizzati su tutti i canali online e offline a nostra disposizione, con particolare focus alle piattaforme di social media tra cui Facebook.

Quali saranno le prossime città raggiunte da JustEat?

Anche questo fattore dipende dai mercati locali. Il nostro scopo è quello di far incontrare la domanda e l’offerta presente in ogni città. La vita quotidiana assume ritmi sempre più veloci ed ecco nascere l’esigenza di richiedere servizi d’asporto. Anche noi stiamo vivendo questa evoluzione riscontrando una crescita dei contatti da parte dei ristoratori e degli utenti stessi.

Una tagline per JustEat?

JustEat’iamo stasera? Ristoranti a domicilio con un click!

Dlin-dlon… il campanello!

OK, non è un gran che come resa del suono del campanello… ma comunque è arrivata la pizza che avevo ordinato! Grazie e buon appetito…

Emanuele Bonati

Solo buono, il M…Bun?!

16 December 2011 - Commenti »

Dopo aver visitato la Reggia di Venaria, compresi i giardini, che coprono un’area che equivale a 1/3 del paese in cui sono nato, mi è venuto un certo appetito.
Devo dire che sono stato stimolato anche dalle video installazioni di Peter Greenaway, il quale ha creato per quelli che erano gli ambienti delle cucine dei filmati in loop dove si vede il cuoco-attore alle prese con spiegazioni e raccomandazioni varie ai suoi sottoposti… (pare che in quella Reggia fossero impiegate solo 66 persone nelle cucine, poi altri 20 tra servitori ai tavoli ecc.).
Mi sono catapultato quindi all’agrihamburgheria Mac Bun – ormai M**BUN – di Rivoli. Si tratta di un progetto molto interessante e di cui si è parlato molto in passato. Sul sito si trovano tutte le informazioni relative agli ingredienti impiegati, ai progetti, e molto altro. Gli ambienti luminosi, bianchi rossi, mi piacciono.

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C’è aria di festa qui. Gente sorridente, bimbi felici. Gente che si smeriglia il panozzo, le patate e si suggella la gola con una bella bibita con presidio slowfood o con un birrozzo artigianale. Forse non sono proprio i termini utilizzati da queste parti, ma ho reso l’idea?!
Mi guardo attorno e capisco come sia radicata la filosofia slowfood in questo territorio. Me ne ero già accorto girando altri paesi – ma qui si respira proprio anche un’aria slow. Ci sono in vendita molti prodotti enogastronomici, giochi ecologici per bimbi, libri.
Ti metti in fila, le ragazze al servizio sono tutte molto veloci, e prenoti il tuo panino o menù o piatto composto da carne cruda, o robiola al forno aromatizzata, bevanda e dolce. Alta qualità ad un prezzo piuttosto popolare.
Stordito da tutto questo bendidio, opto per il menù da 10 soldi che comprende panino dal nome MACAPUNETT, birra artigianale MACBIUNDA e patate fritte che qui si chiamano FRICIULA.
Velocemente mi fanno pagare, mi danno da bere e, assieme allo scontrino, un apparecchio tipo cercapersone. Guardo la cassiera un po’ perplesso e mi sento stupido. Lei capisce e mi spiega che suonerà il cicalino appena sarà pronto il mio ordine.
Sbalordito mi trovo un tavolino fuori, perché dentro è strapieno, e mi siedo aspettando con ansia che l’aggeggio mi dia segnali di vita.
Assaggio nel frattempo la birra artigianale bionda anzi Biunda e la trovo di mio gradimento. Leggera, amarognola, fresca.
Passano 5 interminabili minuti, suona!
Entro e trovo il mio vassoio pronto. Esco ed apro il mio sacchettino contenente il panino scelto.

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Un hamburger con un buon profumo, delle verze stufate e del gorgonzola. Il pane è buono, morbido e con sapore delicato per valorizzare il contenuto. Lo finisco in pochi minuti e mi accorgo che non sono appesantito. Quasi ne mangerei un altro. La carne viene cotta con particolari forni e non presenta quindi la pesantezza dovuta all’uso della griglia. Mi sparo anche le patate a foglie che sono davvero ottime, dolciastre. Finisco il mio pranzo assaggiando la robiola al forno con peperoncino spalmata sul del pane. Buona!

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Posate, piatti e tutto ciò che si utilizza per il pasto è biodegradabile. Tutti siamo più contenti, soprattutto i bimbi che hanno ricevuto in regalo HAPPY MAIS, questi giochi a base di amido di mais.
Ah. Come sono felice. Finalmente anche io ho provato il fastfood. scusate… lo slowfastfood.
La prossima volta però.. menù bimbi anche per me. Devo avere uno di questi giochi di mais…

cVs