Archivio per la categoria ’cucina regionale’

Il Cortile arabo a Marzamemi

11 June 2013 - Commenti »

La voglia di sole, di passare qualche giorno al caldo – dopo mesi e mesi e mesi di pioggia – era tanta, ma tanta… così ho preso un aereo e sono andato in Sicilia. E sono andato a trovare un caro amico nel suo nuovo “regno”: Massimo Giaquinta, nella cucina del Cortile Arabo – Cucina di Mare a Marzamemi.

Dopo essere stato a capo dello Zafferano Bistrot del Caol Ishka Hotel di Siracusa, dove sono stato un paio d’anni fa, è partito per questa nuova avventura, in uno dei borghi marinari più antichi e suggestivi di questo lembo di Sicilia.

Decori, pattern, colori ricordano che questa “casetta di pescatori” era un vero cortile arabo – e dietro e di lato, scorci di mare limpido. Arrivare qui al tramonto, quando le luci delle candele cominciano a illuminare tutto, è davvero impressionante.

Da tre stagioni Santo, Mariangela e Luca guidano il locale. Probabilmente è molto facile avere successo in un luogo così bello come questa ex tonnara. In realtà, una buona parte del merito di questo successo è dato anche dalla ricercatezza della cucina e della cantina. Lo avevo intuito leggendo le poche righe del sito, lo capisco meglio ora che sono seduto al tavolo e leggo il menu – ma le certezze arrivano quando sento i clienti affezionati che parlano con loro sedendo ai tavoli.

Lascio totale libertà a Massimo e ci facciamo guidare da lui attraverso le espressioni del suo territorio. La stupenda scaccia con ragusano, pomodoro e basilico apre lo stomaco e ci preannuncia cose interessanti.

Il cestino di pane “home made” è composto da grissini integrali con sale rosso, panini al latte con sesami e pane ai 5 cereali. In degustazione un olio di olive biancolilla dei fratelli Aprile, il 274°. Accompagniamo tutto il pasto con un ottimo Grillo da uve biologiche della Tenuta Gatti.

Tartare di Tonno con germogli di soya, foglia d’ostrica e salsa d’ostrica con yogurt, riduzione al limoncello.

Tartare di gamberi, germogli, polvere di cipolla, polvere di menta, salsa di peperone e basilico.

Insalata di mare calda con crema di ceci, e sorbetto di pomodoro.

Resto un po’ spiazzato quando arriva un piatto di pasta fresca apparentemente scondita. Si tratta di meravigliose Tagliatelle fresche con pomodoro “bianco”, fonduta leggera di ragusano e lardo di maialino fuso.

Ventresca di tonno ai carboni, cime di rapa saltate, ketchup di pomodori pachino e salsa alla menta.

Un meraviglioso parfait di mandorle e gelato alla cassata a cui segue un cannolo con impasto ubriaco, salsa di mele e gelato di ricotta.

Termino con un tiramisù speciale anzi 3. Dal caldo con cappuccino in vasetto, a una mousse di mascarpone mescolato al pan di spagna. a uno freddo con gelato alla ricotta e biscotto di mandorle sbriciolate.

I costi dei piatti variano dai 10 ai 16 € tra primi e secondi.

Un po’ caro forse per chi cerca la Sicilia fatta di piatti ricchi e super abbondanti a prezzi modici. Ma francamente l’insieme formato dal posto suggestivo e accogliente, dall’utilizzo di materie prime di alta qualità, dal servizio attento anche alla spiegazione dei piatti, e alla guida nelle scelte, e dalla ricerca del giovane chef Giaquinta – no, direi che non è poi così caro.

In cucina anche Beppe Giaquinta, il fratello, che saluta con l’aria un po’ stanca, dopo aver fatto decine e decine di kili di pasta fresca e di pane meraviglioso.

La cucina di Massimo resta sempre legata al territorio e cerca di sfruttare tutti gli ingredienti che l’ambiente circostante offre. Ancora ricordo un suo dolce in cui compariva un’acqua al gelsomino, e ricordo la descrizione dettagliata di come sia stato folgorato dall’idea di crearlo, sentendone il profumo portato dal vento nel giardino del Caol Ishka. Molto poetico. Ma alla fine la cucina moderna è anche questo.

Lo apprezzo perché coltiva questa passione, trasmessagli dal padre, con dedizione e umiltà, e che accetta le critiche – lo dice lui stesso, che deve imparare ancora molto, e perfezionarsi. Diversi i big a cui si inspira e che stima. Uno su tutti, Ciccio Sultano, poco distante.

Ho consumato un pranzo particolare, ottimo e abbondante, sono stato baciato e scaldato dal sole, ho rivisto con piacere alcune persone speciali.

Ora non mi resta che prendere la via del ritorno verso il nord. Sarà arrivato anche là, il sole?

Cortile Arabo

Marzamemi Pachino (SR)
+39 0931 841678 / +39 380 6861177 / +39 328 1264882 / info@cortilearabo.it

Christian Sarti

Novità in libreria 1: Romanelli e Giuseppe Fontana

2 April 2013 - Commenti »

Appena uscito, o quasi, da Mondadori, La birra in tavola e in cucina. 100 ricette originali preparate con la birra di Leonardo Romanelli. Giornalista e critico enogastronomico, blogger (Quinto quarto – un nome, una garanzia), Romanelli ci racconta la birra in 144 pagine – origine, storia, tecniche, tipologie, abbinamenti migliori, e cento ricette divise in antipasti – primi – secondi di carte – aecondi di pesce – dessert, e degli chef Aurora Mazzucchelli, Moreno Cedroni, Marco Stabile, Filippo Maria Teutonico, e Matia Barciulli.

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Giuseppe Fontana, chef del Savini in Galleria, a Milano, dal 1905 al 1929, è stato uno dei grandi cuochi milanesi a cavallo fra Ottocento e Novecento, e ha pubblicato La cusiana de Milan, una raccolta di ricette milanesi in dialetto, e in poesia – che ben si inserisce, pur senza pretese di letterarietà, in quella tradizione che parte dai “cinquanta modi di stare a tavola” di Bonvesin de la Riva per passare attraverso Mastro Martino, il “Brindes de Meneghin” di Carlo Porta, e giù fino a De Marchi, a Gadda. Il volumetto è appena stato ripubblicato da Meravigli – Premiata Libreria Milanese.

Emanuele Bonati

Buon compleanno: 83 volte Gualtiero Marchesi

19 March 2013 - Commenti »

Ci uniamo al coro di auguri che accompagna questo compleanno – già, ma come? Non certo cucinando – non sarebbe un omaggio, forse uno spregio, magari non un dileggio e nemmeno un oltraggio – ma insomma… scrivendo tutta la nostra ammirazione eccetera? andiamo… ripetendo per l’ennesima volta l’emozione di aver presentato un suo libro, l’Almanacco di cucina (scritto con Fabiano Guatteri, Rizzoli), o di averlo “usato” come “prefazione” alla mia presentazione del libro di Carlo G. Valli Sole sale vento fuoco (Cierre)? raccontando della volta mio padre mangiò per la prima volta il riso con zafferano e foglia d’oro e me lo raccontò e di come non sia mai riuscito a riportarcelo…?

Oppure… aspetta, quel vecchio libretto che mi ha prestato Silvana… ecco:

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Zafferano e pesce

da I segreti del cuoco, edizione per Lo Specchio – La Stampa

Lo zafferano è una di quelle spezie dall’aroma generoso e prorompente, che trasmette alla pietanza che l’accoglie la sua impronta inconfondibile e dominante. In  Italia si adopera quasi esclusivamente nel risotto alla milanese, ed è un peccato perché questa spezia è più versatile di quanto comunemente non si supponga. La cucina spagnola lo utilizza nella paella e sul pollame, la marocchina sul montone, la polacca sulla trippa, ma è specialmente col pesce che lo zafferano rivela un’affinità sottile, come stanno a dimostrare numerose ricette tradizionali, dalla provenzale bouillabaisse (con la sapida complicità di pomodoro, aglio, anice, e finocchio) alla siciliana pasta con le sarde (che ne suggerisce la dolce sintonia con pinoli, uvette e finocchietto selvatico).

Per parte mia posso raccomandarne l’impiego, con pomodoro, olio e prezzemolo, su un piatto di triglie in guazzetto; altrettanto gradevolmente la delicatezza di un branzino o di una sogliola si presterà a riceverne il gusto (purché dosato con garbo), stemperandolo in una salsa bianca a base di panna o burro.

Allo zafferano in polvere sono da preferire gli stigmi essiccati, minuscoli filamenti color ruggine con sfumature dorate che si stemperano in cottura la pari della polvere. Solo così, infatti, si è certi della purezza degli ingredienti, mentre l’aroma risulta più intenso (come accade un po’ a tutte le spezie, quando lo zafferano viene frantumato anche il suo profumo tende ad affievolirsi).

Emanuele Bonati

ph. Bruno Cordioli

BlogVs legge guarda scrive – su paper.li

5 January 2013 - Commento (1) »


Una (nuova…) rivista in edicola: “in cucina q.b.”

28 December 2012 - Commenti »

C’era bisogno di una nuova rivista di cucina? Trovo per caso da Mondadori “In cucina q.b. quantobasta”. Primo numero. Cosa c’è? Leggiamo.

Editoriale di presentazione. Note a margine: tutte le ricette pubblicate (più di 60 per numero) sono testate giornalmente (?). Pubblicate – spero le testino prima della pubblicazione.

Due pagine di presentazione di prodotti. Agenda. Il protagonista: il topinambur (finalmente so da dove viene il nome: è quello di una tribù brasiliana che si pensava lo coltivasse…). Una cena speciale: quella della vigilia. Ricetta laziale: aliciotti e indivia. Scuola: sfilettare il pesce, piatto o tondo: fotosequenza con cuoco pluribraccialettato (perline cordine…). Natale in Svezia: riso al latte. Menu del mese: vellutata broccoli lenticchie, sedanini patate porcini, spezzatino vitello al marsala con purè di patate al (indovinate?) limone. I piatti delle feste (le crocchette di latte! buone!!). Street food (non poteva mancare): pane ca’ meusa, panelle: si parte dalla Sicilia (ottima partenza). Dolci tentazioni (mamma mia – si inizia con mont blanc stollen pavlova… che bellezza, e bontà…). Viaggi di gusto: le terre dei Piceni (segnalando, ovviamente, dove mangiare, dove acquistare, dove dormire). I vini da dessert (moscato d’asti, passito di pantelleria, recioto della valpolicella, barolo chinato). Scuola: cuocere il riso (pilaf, al vapore: ma che riso devo usare?), sempre con braccialetti plurimi. La cena di san silvestro. Due pagine di oggetti da cucina. Le ricette di Alessia Vicari. Cuciniamo insieme (con chi? con i bambini!). Scelti per voi: tre locali romani. Il mondo dell’olio, con l’olio del mese. La cucina alternativa, senza glutine (e una pagina di prodotti). Una scuola di cucina: Chef per caso, a Genova. Web: presentazione di due blog. Elenco di scuole.

OK – messa giù così, sembra che ne voglia parlar male. In realtà, ci sono cose che non mi piacciono – dal prezzo (3,50€, questo numero 2,50 – mi sembra un po’ troppo), alla grafica (che definire accattivante mi sembra eccessivo), al titolo (c’è una rivista q.b. fgv col suo sito e tutto quanto; il blog di Anna Maria Pellegrino lacucinadiqb, e QB in cucina quanto basta, un altro blog, e una trasmissione Q.B. su Rai5, e “La cucina quanto basta”, il libro di Matteucci…), al fatto che non c’è un gran che di nuovo, o che in qualche modo la distingua dalle altre (per dire, manca solo la rubrica di cake design…), mentre ci sono tutte le cose che abbiamo già visto (lo street food, senza glutine…). Ovviamente, probabilmente, sono cose che ci devono essere – ma un’idea in più, forse, uno sprazzo di originalità, non ci sarebbero stati male…

Ma le ricette sono spiegate bene, molto bene direi, con spunti interessanti, come la carbonara vegetariana o le polpette di castagne con bietoline in agrodolce, le proposte della tradizione (le aliciotte mi fanno gola…)  – e preziosa la lezione di sfilettatura del pesce.

E allora? Allora benvenuta, “In cucina q.b.” – ti auguro comunque fortuna, e spero che tu possa trovare una tua strada…

Emanuele Bonati

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Racconti di mare in mezzo alla neve

12 December 2012 - Commenti »
L’inverno è arrivato. Vento gelido che soffia e ci arrossa il viso, aria di neve, voglia di scaldarsi e di sentirsi rinfrancati dal tepore casalingo.
Voglia di sognare.
Alcuni pensano al caldo, al mare, alle vacanze – alle prossime, ma anche a quelle passate.
Anch’io penso alle mie ultime vacanze. In Sicilia, neanche a dirlo…
Domani, giovedì 13 dicembre, probabilmente nevicherà, ma dentro La  Fabbrica di via Pasubio potrete scaldarvi per bene, pensare e ripensare alle vacanze, programmare le prossime, ricordare quelle trascorse – e io penserò alla Sicilia. Ad accogliervi in Fabbrica ci sarà Francesco, come al solito – è uno che dal ‘97 si preoccupa della qualità delle materie prime, dell’accoglienza attenta e familiare – più che una “fabbrica”, grazie a Francesco e al suo staff, è proprio una casa…
Ma domani potrete trovare anche un grande personaggio, un vero e proprio Patrimonio – umano – dell’Unesco… Gioacchino Cataldo, ovvero l’ultimo Rais della tonnara di Favignana. Un mito vivente.
Gioacchino e i suo racconti di mare vi affascineranno, vi coinvolgeranno e vi faranno sognare.
Ci sarà una cena a base di tonno, e ognuno dei piatti sarà accompagnato dal vino più adatto.
Io ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Gioacchino e di passare un’intera giornata in barca con lui e con alcuni amici, lo scorso agosto a Favignana. Un uomo unico, con una vera passione per il mare (ehm… ma anche per le belle donne…), che ci ha guidati tra le onde e ci ha anche preparato degli ottimi piatti per pranzo. Abbiamo ascoltato per ore i suoi racconti, sorseggiando bicchieri di vino siciliano fresco…
Non perdetevelo – è un consiglio…

Christian Sarti

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Qui Milano 6: cosa c’è di nuovo (o quasi)

11 November 2012 - Commento (1) »

C’è di (quasi) nuovo: la nuova sede di That’s Vapore, il locale-vaporiera inaugurato meno di un anno fa all’inizio del corso di Porta Vittoria, che si è clonato (ieri…) in via Buonarroti 3 (zona Piemonte-Wagner). A quanto pare, l’idea ha avuto successo (ci era piaciuta subito…), ed ecco già pronta la replica – chissà se ne arriveranno altre…

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C’è di nuovo: un’altra nuova apertura viene segnalata per domani 12 novembre: Basement, creatura fra gli altri di Roberto Santini, il patron del Bagno Piero di Forte dei Marmi, inaugurerà in via Giulini 6 (ovviamente al piano seminterrato…), invitando gli stessi clienti dei bagni, da Massimo Moratti in poi. Il locale nasce dalla collaborazione con lo chef Umberto Vezzoli e la sua Camperio House. Parole d’ordine: cucina sana, un occhio alla Versilia, prezzi contenuti.

Da un’intervista a Santini di Marco Gasperetti, pubblicata su Corriere.it: «Voglio esportare un modello di cucina semplice, sano, riveduto e corretto da uno dei migliori cuochi italiani, in cui si incontrino territorio stagionalità e passione per la buona tavola. Con uno sguardo alla Versilia, ovviamente, con le nostre specialità come la mortadella (diversissima da quella bolognese), i tordelli (con la d, ndr), le torte salate, i piatti di mare. Inizieremo con la prima colazione e un pranzo leggero per poi con l’anno nuovo arrivare a fare ristorazione completa».

Arriva la Sicilia… per tutti i gusti

5 November 2012 - Commenti »

Questo mese “Per tutti i gusti. Il giro d’Italia a tavola” ci porterà in Sicilia – anzi, come al solito, ci porterà la Sicilia qui a Milano. Si inizia questa sera alla Libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires, dove ci sarà (con Carlo Vischi e Claudia Minnella) la presentazione di “Taste of Sicilia”, ovvero degli showcooking e delle serate dedicate alla Sicilia al Westin Palace in Piazza della Repubblica e allo Sheraton Malpensa, serate che peraltro lasceranno tracce tangibili, per tutto il mese, nei menu nei loro rispettivi ristoranti, Casanova e Il canneto, e la presentazione del libro Scorza d’Arancia dell’amica foodblogger Claudia Magistro.

In questa occasione conosceremo anche Vincenzo Conticello il patron e Alessandro Orefice lo chef dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo (con alcune nuove sedi milanesi, oltre a quella di Via San Paolo); quest’ultimo sarà affiancato da Gianni Gerratana, sous chef del ristorante Il Canneto dello Sheraton Malpensa .

Verranno presentate la cena al Westin di stasera e la serata del 20 novembre allo Sheraton Malpensa, che vedrà come protagonisti:

• Gaetano Simonato, chef di Tano Passami l’Olio, locale che primeggia ormai da anni sulla scena milanese – non abbiamo molto da dire (non siamo mai stati nel suo locale, ahimé), lo conosciamo e abbiamo assaggiato le sue preparazioni in una serie di occasioni e showcooking (a Taste of Milano, ad esempio), e siamo stati assieme di recente nella giuria della tappa milanese dell’Acquerello Risotto World Summit (ok, insieme per modo di dire: lui era nella giuria di esperti chef giornalisti, io ed Emanuele in quella dei foodblogger).

• Pietro D’Agostino della Capinera di Taormina, uno chef di cui sentiamo parlare da tempo, e che ci incuriosisce: non sono ancora riuscito a passare da lui nei miei tour della Sicilia, così l’ho fatto venire qui da me… (ehm… ok, non è andata proprio così…).

Marcello Valentino, personal chef, uno dei primi blogger che sono entrati a far parte del nostro aggregatore Cibvs – anche se non è un vero e proprio blogger, bensì uno chef affermato, che porta la sua sicilianità nelle case non solo del Sud ma anche qui a Milano, quando viene per i corsi organizzati da Inkitchen. Mi hanno sempre colpito la forza espressiva dei suoi piatti e la passione che sempre traspare dalle sue immagini e dalle cose che scrive – siamo molto curiosi di provare la sua cucina.

• Massimo Giaquinta dello Zafferano Bistrot di Siracusa, di cui abbiamo già parlato in un nostro vecchio articolo. Ancora ricordo con piacere la particolarità delle serate passate al tavolo del suo ristorante… il piatto di succo di carota, pane cotto, ostriche e sale alla vaniglia… lo spaghetto alle vongole… Ci siamo fatti guidare da Massimo, una giovane promessa di cui aveva dato notizia anche Luigi Cremona: vederlo qui a Milano ci fa un gran piacere e ci darà modo di sentire se e come la sua mano è cambiata in questi mesi…

Christian Sarti

con Emanuele Bonati

15o Cous Cous Fest: ancora Alice Delcourt e…

30 September 2012 - Commenti »

Il cous cous con agnello brasato con cipolle al miele, uvetta, mandorle e spezie, della chef Alice Delcourt del ristorante ”Erba brusca” di Milano, ha vinto la 15a edizione del Cous Cous Fest – per  la seconda volta la chef francese si aggiudica il premio del festival internazionale dell’integrazione culturale di San Vito Lo Capo.

La sua ricetta secondo la giuria tecnica ”ha saputo coniugare la tradizione con la creatività dell’alta cucina contemporanea. Cambiano i prodotti, ma non il risultato finale: vince la Francia, per il secondo anno consecutivo, grazie alla bravura di Alice Delcourt che lo scorso anno stupì con un cous cous di pesce e adesso ribadisce la sua bravura con uno di agnello”.

Il premio della giuria popolare, offerto da Bia Spa, è andato a due chef sanvitesi, Piera Spagnolo e Katia Abrignani, e allo chef Fabrizio Ferrari di Lecco per il cous cous di pesce al profumo di finocchietto.

Premio per la migliore presentazione Electrolux pari merito al cous cous a sorpresa del Marocco e alla ”ruspante ricchezza” del cous cous di pollo e ceci della Palestina.

Il premio Sicilconad cheap and taste, novità di quest’anno, assegnato al cous cous più buono ed economico, è andato agli chef egiziani Aly Mohamed e Ahamad Mohamed Aly perché hanno “saputo sommare alle note felici di un cous cous di verdura il sentore della cannella, la cremosita’ della panna acida e la ricchezza dell”uovo strapazzato”.

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/

Miracolo d’estate a Milano? Totò ci prova – e fallisce… (e nemmeno sui social…)

2 August 2012 - Commenti »

Miracolo d’estate a Milano?

Cioè – in una città semichiusa, quando uno non ha voglia di andare al ristorante, cosa si può…

“Un momento! Come non ha voglia? Il mio contratto parla chiaro – mi devi portare fuori una volta alla settimana, e farmi mangiare in un posto nuovo, di modo che io possa esprimere i miei pareri critici e guidare i miei seguaci alla scoperta di proposte sempre nuove che siano–”

Cosa si può mangiare, dicevo?

L’istinto mi porterebbe a piazzare una canadese vicono a un anguriaio – ma mi sa che ormai non ce ne sian più. Ricordo ancora questi bei chioschi che punteggiavano un po’ ovunque la città, offrendo a prezzi irrisori una fetta di refrigerio. Le angurie sono una mia passione sin da piccolo – mio nonno le piantava sempre nell’orto, a volte ne faceva addirittura un campo, coi meloni – e noi si andava lì, si sceglieva picchiettando annusando, o magari facendo un tassello, e via, al fresco nella vasca da bagno piena d’acqua; se era buona, veniva rapidamente fagocitata; se non era buona, la si buttava alle galline, e via con la successiva. La nonna poi mangiava spesso la frutta con il pane – e allora anche noi, l’anguria col pane, l’uva col pane, i fichi…

“Se vuoi continuo io: ma ormai i chioschi di angurie al gelo non ci sono più, e i bei tempi in cui si usciva dopo cena per andare, e signora mia si ricorda una volta quand’eravamo giovani…”

Non fare (troppo) lo scemo (una certa dose di scemenza è da contratto, lo so): è un dato di fatto, va bene – anzi, non va bene, ma non per questo iniziamo a fare delle laudationes temporis acti…

E andiamo a mangiarci qualcosa qui da Panigacci e Testaroli in via Amatore Sciesa.

“Chi sono? Cioè, come si fa a chiamare un locale così? Se è il nome dei proprietari, potevano usare che so i nomi propri, Da Pippo e Beppe, invece di questi cognomi impronunciabili!”

Testaroli e panigacci sono due piatti tipici della cucina fra Liguria e Toscana (“Guarda che lo sapevo… facevo lo scemo da contratto, sai?”). I panigacci sono un tipo pane (qui fatto con un po’ di lievito per ammorbidirlo), una specie di piadina o tigella, ma naturalmente diverso da entrambe; i testaroli invece li conosciamo (li abbiamo mangiati qualche giorno fa da Casa Tua…). In questo locale i panigacci vengono proposti con una cinquantina di farciture diverse: ho assaggiato acciughe sottolio peperoni grigliati tonno capperi patè d’olive – un’ottima combinazione, giusto equilibrio di ingredienti, il panigaccio viene cotto al momento (ok, ho dovuto aspettare un po’ e ri-chiederlo, ma insomma…). I testaroli invece vengono serviti sia come pasta (un buon pesto alla ligure, scelto da Totò, o altri sughi), sia come “pane” ripieno (una cinquantina di farciture anche qui). Non male il pesto, molto buono l’insieme, cottura gusto e tutto.

Via Sciesa è una via della vecchia Milano rimasta abbastanza intatta – alcuni locali interessanti; lì davanti c’è la sede dello IED, Istituto Europeo di Design. Il locale di Panigacci, abbastanza recente, è piccolo, il personale giovane – magari si perde un po’ via con tanta gente (“E poteva scusarsi un po’ di più per il ritardo del tuo panicoso, lì… panigatto, panicaccio…”). Molto carino il modo di proporsi e di proporre le loro farciture: il locale è tappezzato di cartelli coi nomi (alcuni di fantasia molto ben pensati) e/o gli ingredienti (“Non ve li diciamo: andateli a leggere da soli!”). L’idea del recupero di piatti tradizionali locali e “antichi”, indubbiamente, ottima.

“E adesso?”

Cioè?

“Beh, non possiamo fermarci qui, no? Un paninozzo e via? Un piatto di pasta e basta? Almeno un dolcino, un gelatino…”

Gelato? Possiamo prenderne uno da Umberto, qui in Cinque Giornate: un must, anche se Umberto probabilmente non c’è più – il suo gelato resta, classico, ottimo: assaggia questo caffè fiordilatte…

“Allora andiamo a provare qualcosa di nuovo: Il Gelato di via Cadore! Sono pochi passi–” si fa per dire – “e parliamo di un gelato nuovo…”

Il locale ha le pareti viola: niente da dire sul viola in sé, ma qui su pareti bancone frigo e in varie  gradazioni su piastrelle sul bancone ha un effetto un po’ così. Diciamo che non fa allegria. E il gelato?

“Pistacchio: buono, sì, sa di pistacchio. Forse è il massimo complimento che mi sento di fare.”

Amarenata e fiordilatte: buone, le amarene sono una mia passione, buone, discreto il gusto amarenata; piuttosto buono invece il fiordilatte.

“Guarda là all’angolo: una gelateria nuova nuovissima!”

Vero: me lo aveva detto il mio amico Aldo che era aperta, me l’ero scordato.

“Dai, dai, chissà che bontà… guarda che bella…”

Effettivamente, un bel posto, nuovo lucente brillante, con belle soluzioni estetiche e d’arredo, a partire dal grande lampadario verde fluo all’ingresso, alla saletta con un grande tavolo circondato da sgabelli alti, verde fluo dappertutto, molto piacevole. MI – Gelaterie Milanesi, anche bar, pasticceria.

Diciamolo subito: non ci è piaciuto molto, dobbiamo tornarci per capirne qualcosa di più. Ci siamo stati qualche giorno fa, e non ne abbiamo un gran ricordo. Ricordiamo una panna mirtillo (o era mora?): niente di che, insomma, si sentiva forse troppo l’acidulo del frutto di bosco. Se abbiamo preso il fiordilatte, che usiamo come cartina di tornasole, non ce lo ricordiamo. O forse era una crema? Insomma, ci ricordiamo bene il locale, non ci ricordiamo (o abbiamo un ricordo approssimativo, o non positivo) i gelati.

Non vi sono link su questo post (riporto i siti sotto): se posso capire che la Gelateria Umberto non ce l’abbia (ma tutto sommato non credo che si chiami così in onore di Umberto I Re d’Italia), mi spiace che non ci siano, o non siano ancora attivi, i siti degli altri locali. Il sito ormai fa parte integrante del sistema di comunicazione di un ristorante, di un locale qualsivoglia. E meno male che ci sono le pagine facebook, twitter – vabbe’, un po’ loffie anche loro, poco attive… Mi sa che dobbiamo proprio metterci a lavorare sulla comunicazione…

“Però non è che sono molto contento di questa nostra uscita settimanale…”

Mettiamola così: meno male che in città in questi giorni c’è poca gente, e si gira facilmente: così possiamo ripartire con un po’ di calma per la nostra ricerca di un miracolo, anche piccolo, d’estate, a Milano.

Panigacci e Testaroli

Via Amatore Sciesa 7

20135 Milano

tel 0236551460

www.panigaccimilano.it (al momento inattivo)

Gelateria Umberto

Piazza Cinque Giornate, 4

20129 Milano

02 5458113

Il Gelato di via Cadore

Via Cadore 38

20135 Milano

0255010594

Gelaterie Milanesi

Via Cadore 45

20135 Milano

tel 0239844565

www.gelateriemilanesi.it (solo homepage)

Emanuele Bonati