Archivio per la categoria ’cucina internazionale’

Buon compleanno: 83 volte Gualtiero Marchesi

19 March 2013 - Commenti »

Ci uniamo al coro di auguri che accompagna questo compleanno – già, ma come? Non certo cucinando – non sarebbe un omaggio, forse uno spregio, magari non un dileggio e nemmeno un oltraggio – ma insomma… scrivendo tutta la nostra ammirazione eccetera? andiamo… ripetendo per l’ennesima volta l’emozione di aver presentato un suo libro, l’Almanacco di cucina (scritto con Fabiano Guatteri, Rizzoli), o di averlo “usato” come “prefazione” alla mia presentazione del libro di Carlo G. Valli Sole sale vento fuoco (Cierre)? raccontando della volta mio padre mangiò per la prima volta il riso con zafferano e foglia d’oro e me lo raccontò e di come non sia mai riuscito a riportarcelo…?

Oppure… aspetta, quel vecchio libretto che mi ha prestato Silvana… ecco:

..

Zafferano e pesce

da I segreti del cuoco, edizione per Lo Specchio – La Stampa

Lo zafferano è una di quelle spezie dall’aroma generoso e prorompente, che trasmette alla pietanza che l’accoglie la sua impronta inconfondibile e dominante. In  Italia si adopera quasi esclusivamente nel risotto alla milanese, ed è un peccato perché questa spezia è più versatile di quanto comunemente non si supponga. La cucina spagnola lo utilizza nella paella e sul pollame, la marocchina sul montone, la polacca sulla trippa, ma è specialmente col pesce che lo zafferano rivela un’affinità sottile, come stanno a dimostrare numerose ricette tradizionali, dalla provenzale bouillabaisse (con la sapida complicità di pomodoro, aglio, anice, e finocchio) alla siciliana pasta con le sarde (che ne suggerisce la dolce sintonia con pinoli, uvette e finocchietto selvatico).

Per parte mia posso raccomandarne l’impiego, con pomodoro, olio e prezzemolo, su un piatto di triglie in guazzetto; altrettanto gradevolmente la delicatezza di un branzino o di una sogliola si presterà a riceverne il gusto (purché dosato con garbo), stemperandolo in una salsa bianca a base di panna o burro.

Allo zafferano in polvere sono da preferire gli stigmi essiccati, minuscoli filamenti color ruggine con sfumature dorate che si stemperano in cottura la pari della polvere. Solo così, infatti, si è certi della purezza degli ingredienti, mentre l’aroma risulta più intenso (come accade un po’ a tutte le spezie, quando lo zafferano viene frantumato anche il suo profumo tende ad affievolirsi).

Emanuele Bonati

ph. Bruno Cordioli

Parola di Noosa F&W Festival

1 March 2013 - Commenti »

Ecco a voi l’Olio Officina Food Festival

24 January 2013 - Commenti »

Eccolo – se ne parla da un po’, tanto che sembra quasi che sia già iniziato, da tempo e che l’evento fisico sia una semplice formalità. Non è così, ovviamente: si tratta di un festival tutto da vedere, e sentire, e degustare di persona…

Il bello di questi eventi è proprio questo: che partono da un vero e proprio racconto diffuso dell’evento che ti coinvolge, aggiungendo tasselli alla tua conoscenza e stimoli al tuo desiderio di approfondire… che potrai poi soddisfare, e verificare, in loco – quest’anno al Palazzo delle Stelline, in Corso Magenta, qui a Milano.

Un programma interessante, ricco di spunti – a cominciare dall’esplorazione del rapporto fra l’olio e la cucina indiana: Shekhar Reikhi, del ristorante indiano Sarla, sempre qui a Milano, afferma che l’olio da olive sposi le ricette della indiana senza alcun problema.

Non sto qui a rifare elenchi che potrete trovare sul sito di Olio officina – mi limito a citare qualche frase di Luigi Caricato, qualche frase rubata in giro.

• “OOFF è un evento laboratorio, un vero grande happening nel nome dell’olio, senza pregiudizi, senza riserve: l’olio e basta, senza sbavature, senza politica, senza intromissioni di varia natura. E’ un traguardo importante che solo coloro che ne sanno leggere la portata possono condividerne con me la gioia.” (Luigi Caricato)

• “L’iniziativa, prevista al Palazzo delle Stelline, è stata concepita per “ridare ai condimenti un ruolo chiave nell’ambito alimentare”, ma è anche “un grande movimento culturale nato per mettere in evidenza i condimenti e, in particolare, l’olio da olive”. Tanti i focus dell’iniziativa, come ad esempio quello strettamente legato agli usi dei condimenti in cucina, con la presenza di chef, maestri di cucina, ma soprattutto di biochimici, nutrizionisti, oleologi e tante altre figure che ruotano intorno all’olio da olive e ad altri condimenti, l’aceto in primis. Come spiega Luigi Caricato, il direttore della manifestazione, “oggi, per fortuna, si può parlare a buon diritto di ‘olio democratico’, disponibile per tutti, visto che le nuove tecniche estrattive, oltre alle nuove economie in atto, consentono ormai di rendere popolare un prodotto, l’attuale olio extra vergine di oliva, fruibile e accessibile da tutti”. Al Festival i visitatori si confronteranno con le produzioni olearie d’eccellenza di ogni angolo del mondo, con l’India eletta ‘Paese d’Onore’.” (Ansa)

• La mental coach Alessandra Mattioni parlerà tema “Niente stress, c’è l’olio di oliva”.

• “Vi annuncio che a partire da venerdi 25 gennaio l’Onaoo, acronimo di Organizzazione nazionale assaggiatori olio di oliva, sarà presente a Olio Officina Food Festival per festeggiare il proprio trentennale. Si parte con l’e-taster, un moderno e tecnologico oil bar, per passare, dopo alcuni passaggi, nelle varie sale, alla grande serata Onaoo per il trentennale, a partire dalle 19, in sala Leonardo.” (Luigi Caricato)

• La scrittrice e antropologa Daniela Marcheschi interverrà sul tema “Cibo, cultura materiale, letteratura nelle Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi”.

• Ci sarà Ciccio Sultano. “Tradizione, modernità, storia. Ovvero, la variante Sultano. «Sono un barocco d’avanguardia» – dice di se stesso lo chef, intendendo due cose: la scelta di aggiungere piuttosto che di togliere e l’idea che l’avanguardia coincida con la personalità. «Solo chi trova il suo stile è moderno. Il resto è emulazione, accademia, forse paura» – aggiunge. La conversazione con Nicola Dal Falco seguirà il filo dei ricordi, delle sfide e di alcuni piatti emblematici.”

• Ci sarà Tano Simonato. Occorre superare la logica che l’olio extra vergine di oliva sia poco adatto nella preparazione dei dolci. E’ solo un limite culturale che va presto superato. E’ sicuramente possibile trasformare molte ricette che prima si realizzavano ricorrendo al burro. Ciò che è certo, è che con l’olio da olive si guadagna in leggerezza e digeribilità.

• L’artista Valerio Marini avrà una sua postazione di lavoro, e fino a quando le forze glielo consentiranno, realizzerà in presa diretta vignette su vignette sul tema “olio ed eros” – un argomento scivoloso…

• Ci saranno Viviana Varese e Antonella Varese. Qual è l’olio giusto per cucinare il pesce? Qual è invece il più adatto per il condimento a crudo? E cosa cambia in particolare tra pesce di lago e pesce di mare? Due cuoche campane della costiera amalfitana, sorelle, operano in due diversi ristoranti in Lombardia e si confrontano con materie prime altamente pregiate e delicate, osservando la massima cura in ogni momento. Raccontano in dialogo tra loro la propria esperienza e, spiegano punto per punto le dinamiche evolutive del loro modo di far cucina.

• Ci sarà Gualtiero Marchesi. La ricetta, fatta e letta a dovere, è, senza mezzi termini, una voce d’enciclopedia in cui si può trovare tutto: geografia, clima, storia, tradizione oltre e soprattutto all’estro collettivo e individuale. Ed ecco, da qui, il rapporto tra bello e buono; il culto, ma non la tirannia della tecnica; la dedizione nei confronti della materia in cui riconoscere la filosofia delle forme; il cammino verso la purezza; l’eleganza contrapposta al lusso.

• Ci saranno Pietro Leemann, Laura Bosio, Nicola Del Falco, Laura Rangoni. Dubbi sulla presenza di Luigi Caricato: è stato nominato Ambasciatore del Burro di Malga…. (no eh?… ok, ci sarà anche lui).

• Ci saranno decine e decine di persone, interventi, conferenze, espositori, degustazioni, suoni, odori. E ci saremo anche noi, sparsi in giro. Sarà sicuramente un successo – andrà tutto liscio come l’olio, ovvio, no?

Emanuele Bonati

La via americana alla pizza

6 November 2012 - Commenti »

Ecco a voi il “David’s Pizza Commercial” (secondo alcuni prezzolato dalle catene di hamburger e hot dog):

Dal film “KNFR From 7:00-7:30” del filmaker Vincent Gargiulo.

Fonte: The Huffington Post

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250 anni di Sandwich: la Versione Berton

3 November 2012 - Commenti »

Sono passati 250 anni da quando Lord Sandwich mangiò il primo esemplare di finger food e fast food della storia – le due sottili fette di pane in cassetta c n un “ripieno” che gli avrebbero consentito di non interrompere la partita di carte alla quale stava giocando, e di passare alla storia della gastronomia.

Ogni 3 novembre si celebra la ricorrenza del primo sandwich di Sandwich – quest’anno è la 250a. Per festeggiarla degnamente, Eblex, l’ente inglese che promuove in Europa le carni bovine e ovine d’Oltremanica, ha chiesto allo Chef Andrea Berton di dare un tocco esclusivo a questo spuntino utilizzando una tenerissima carne di manzo – beef. Berton lo ha adoperato in due versioni: un controfiletto crudo, tagliato al coltello, e condito con sale, pepe, tabasco e poca buccia di lime, e un controfiletto affettato a fette sottilissime, bollite in brodo. Il tutto, nella fase di assemblaggio, accompagnato da una delicatissima maionese alle erbe, composta di pomodoro, cipolla rossa e rostì di patate.

Il Berton Beef Sandwich è stato presentato la scorsa settimana al Salone del Gusto.

L’Acquerello Risotto World Summit di Milano: la parola a un giurato

28 October 2012 - Commenti »

Certo, è stata dura. A posteriori, direi che non è facile giudicare un piatto secondo alcuni criteri prestabiliti: Sapore Colore Aroma Cottura Mantecatura.

7 risotti 7 chef un contest mondiale. Risotto World Summit.

Riso Acquerello, neanche a dirlo.

Prima di iniziare, tutti hanno declamato il loro risotto.

Uno di questi mi ha colpito particolarmente e in cuor mio sapevo già che avrebbe vinto. Parlo del risotto al pomodoro di Carmine Calò. Un classico. Semplice ma d’effetto.

Nella mia personale classifica avrei fatto vincere un altro, cioè quello alla barbabietola con salsa zafferano e zenzero di Olivia Bonomi Todorov, perché aroma sapore mantecatura colori erano abbastanza armoniosi. Forse la cottura non era proprio perfetta comunque buona.

Il risotto di Fabio Baldassarre, a mio avviso, era quello con la mantecatura migliore.

Interessante anche il risotto al nero di seppia, seppie, uvetta capperi e finocchietto di Bruno Marino, per non parlare di quello al timo alici marinate crema di peperoni (non ricordo precisamente) di Sergio Vineis,  la cui pecca era di avere una presenza leggermente persistente del timo.

Due le giure e decidere: una tecnica composta da giornalisti e addetti ai lavori e una composta da blogger.

Ho imparato molte cose in questa serata. Una di queste è che forse le cose più scontate sono le migliori o dovrebbero esserlo. In effetti ripenso al risotto vincitore che per me era al secondo posto parimerito con un altro ma per la giuria tecnica superava senza dubbio gli altri.

Era perfetto: la presentazione semplice ma davvero d’effetto. Il sorbetto al pomodoro equilibrato nel sapore, il pesto di basilico deciso nel gusto andavano sciolti nel risotto per creare una perfezione.

Grazie agli chef ma soprattutto grazie ai big della giuria tecnica che mi hanno dato modo di riflettere e comprendere appieno tutti gli aspetti di una degustazione di risotto.

Christian Sarti

Ringraziamo per la cortesia Fabiano Guatteri dal cui blog Cucina gioiosa è tratta l’immagine.

15o Cous Cous Fest: ancora Alice Delcourt e…

30 September 2012 - Commenti »

Il cous cous con agnello brasato con cipolle al miele, uvetta, mandorle e spezie, della chef Alice Delcourt del ristorante ”Erba brusca” di Milano, ha vinto la 15a edizione del Cous Cous Fest – per  la seconda volta la chef francese si aggiudica il premio del festival internazionale dell’integrazione culturale di San Vito Lo Capo.

La sua ricetta secondo la giuria tecnica ”ha saputo coniugare la tradizione con la creatività dell’alta cucina contemporanea. Cambiano i prodotti, ma non il risultato finale: vince la Francia, per il secondo anno consecutivo, grazie alla bravura di Alice Delcourt che lo scorso anno stupì con un cous cous di pesce e adesso ribadisce la sua bravura con uno di agnello”.

Il premio della giuria popolare, offerto da Bia Spa, è andato a due chef sanvitesi, Piera Spagnolo e Katia Abrignani, e allo chef Fabrizio Ferrari di Lecco per il cous cous di pesce al profumo di finocchietto.

Premio per la migliore presentazione Electrolux pari merito al cous cous a sorpresa del Marocco e alla ”ruspante ricchezza” del cous cous di pollo e ceci della Palestina.

Il premio Sicilconad cheap and taste, novità di quest’anno, assegnato al cous cous più buono ed economico, è andato agli chef egiziani Aly Mohamed e Ahamad Mohamed Aly perché hanno “saputo sommare alle note felici di un cous cous di verdura il sentore della cannella, la cremosita’ della panna acida e la ricchezza dell”uovo strapazzato”.

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/

Mangiare estremo: ricettina giapponese per i kiwi

6 September 2012 - Commento (1) »

Leggiamo 1Q84 di Murakami Haruki, pubblicato l’anno scorso nella traduzione di Giorgio Amitrano, l’uomo che ci ha fatto conoscere buona parte del mondo letterario nipponico contemporaneo.

Romanzo importante – da Wikipedia, illuminante in questo caso come non mai: “I temi trattati in 1Q84 includono la morte, la storia, la religione, la violenza, la famiglia, l’amore. Secondo alcuni critici, il romanzo contiene anche messaggi sociali.”

Leggiamo però a pag. 142:

Aomame aprì il frigorifero e controllò il contenuto. Negli ultimi giorni non aveva fatto la spesa, quindi non c’era granché. Tirò fuori una papaya matura, la tagliò in due col coltello, e la mangiò con un cucchiaino. Poi tirò fuori tre kiwi, li lavò sotto il rubinetto e li mangiò con la maionese. Masticò lentamente e a lungo. Bevve un bicchiere di latte di soia. Quella fu tutta la sua cena.”

I romanzi di Murakami sono spesso difficili da comprendere – ci sono molte scene di cibo, soprattutto di cibo giapponese, che a volte sono difficili da tradurre senza una nota di spiegazione. Anche a me, quando leggo i suoi romanzi, ogni tanto vengono dei dubbi, ma diciamo che spesso li ignoro. Ma questa volta no, i giapponesi non mangiano i kiwi con la maionese (almeno non li mangiavano l’ultima volta che sono stata in Giappone…).

Allora, in giapponese KIWI si dice KIWI dall’inglese, e si pronuncia KIUI – mentre CETRIOLO si dice KYU-RI. Anche noi, quando sentiamo queste due parole, qualche volta non distinguiamo KIUI da KYU-RI.

Ma se un traduttore legge il testo originale in giapponese, le due parole sono diverse, non è possibile sbagliare. Magari dopo aver letto “papaya” ha proseguito mentalmente nel filone frutta e ha pensato “kiwi”…

Insomma, non è un’osservazione fondamentale – ma per me è importante ribadire che i giapponesi non mangiano kiwi con la maionese.

Conclusione:

Era un pasto davvero frugale, ma il migliore in assoluto per prevenire la stitichezza.

E ci crediamo…

Kumi Matsuda

La foto dei kiwi è di Luc Viatour / www.Lucnix.be

Dal nostro inviato in Grecia: la Taverna Apostolis a Mykonos

3 September 2012 - Commenti »

Tu giri per Mykonos con lo scooter in cerca di nuove calette dove fare dei bagni rigeneranti e ti fermi per caso in un paesino a 15km dal centro, Ano Mera. Fai un giro a piedi nella piazzetta attorno alla quale sorgono una decina di locali. Passando davanti a ciascuno, i proprietari cercano di attirare la tua attenzione per portarti a sedere ad uno dei loro tavoli.
Non sai quale scegliere, e scegli quello che al primo impatto ti colpisce di più esteticamente. Taverna Apostolis. È  fatta. Bell’ambientino, fiori, pulizia ovunque, ordine, ed entrando si sente un invitante profumino…
Il cameriere, Alberto, parla un poco di italiano e cerca di spiegarti, con l’aiuto della padrona di casa, cosa sono le pietanze che stanno dietro al vetro del bancone. Tutte pronte, da scaldare, come ogni taverna greca che si rispetti. Sento un clima familiare, la signora assomiglia molto alla mia anziana mamma, e da come racconta le sue preparazioni non ho dubbi: ho fatto una buona scelta, saranno sicuramente buone.
Mi siedo, dopo aver scelto un bel mix di cose da assaggiare.
Sappiamo che la cucina greca tradizionale non ha una gran varietà di piatti. Un po’ per questo motivo e un po’ per i sapori forti e decisi,  non è mai stata una cucina che mi ha colpito particolarmente. Anzi. Eppure poi capiti in un posto così e ti devi ricredere, almeno in parte. Non ci sarà una gran varietà di piatti, ma se quei pochi piatti sono eseguiti con assoluta maestria come questi… W la cucina greca.
Le classiche verdure  ripiene, pomodori peperoni verdi e zucchine sono eccezionali. Il pollo al forno con le patate è eccellente. Purea di fave con cipollotto crudo, olive nere e fetta di limone da spremerci sopra. Polpette di formaggio squisite,  polpette di zucchine, melanzane stufate con pomodoro. Una varietà di carni freschissime per comporre una grigliata.

Arrivato alla fine, ci viene offerto il dolce. Vedo arrivare una fetta di salame di cioccolato, incredibile! Ma anche buono…
Questi sapori mi sono familiari. Sembra davvero la cucina della mamma.
La signora Caterina è ai fornelli da oltre 30 anni. C’è un equilibrio incredibile nel sapore di ogni piatto. Sapientemente dosati. Piacevolissime sensazioni.
Chiacchiero un po’ con lei e il marito e vengo invitato il giorno seguente a preparare i famosi pomodori e peperoni ripieni. Yemistes e gemista. Ovviamente al mattino alle 9.00. Un’esperienza unica – la ricetta? lapotete leggere  qui.
Dopo aver preparato queste meraviglie al forno, resto  a parlare con i proprietari. Sono davvero due persone speciali. Amano questa vita  da ristoratori e ci tengono molto alla qualità dei loro prodotti.


Prima stavano proprio in centro a Mykonos, e dopo quasi 20 anni hanno deciso di fare una vita più tranquilla, spostandosi in questo paesino. Apostolis ha uno sguardo profondo e furbo; fa intuire di essere stato un brillante personaggio. Basta vedere le foto esposte.
Posso affermare che tutto ciò che esce da questa cucina è genuino e speciale. Ho visto ogni singolo fornitore portare i prodotti: chi portava le verdure fresche direttamente dall’orto, chi portava i polli nostrani, il macellaio che portava la carne freschissima.
Se passate da Mykonos, dovete fermarvi in questa taverna – non solo il cibo è speciale, ma anche l’accoglienza, sia dei proprietari che dei bravissimi camerieri.
È un po’ come essere a casa propria, in mezzo al Mediterraneo.


Taverna Apostolis

Ano Mera, 84600 Mykonos, Grecia

Tel 0030 228 9071760
***
Christian Sarti

Famolo strano: come farsi una chicken pot pie

22 August 2012 - Commenti »

A Salisbury, nel Maryland (Stati Uniti), un uomo è accusato di un crimine diciamo così piuttosto strano – fa il paio con quello che ho raccontato qualche giorno fa, del tipo che si era mangiato il sedile del bus…

Riferisce l’Associated Press che un certo Russell E. Neff, 22 anni, la notte di mercoledì scorso, alle 10:25, dopo aver bussato alla porta di una casa è entrato (scassinandola) e, mentre il padrone di casa si nascondeva al piano superiore chiamando la polizia, ha messo nel forno una chicken pie (di proprietà del padrone di casa), si è spogliato, rimanendo in mutande, e si è seduto a guardare la tv. Gli agenti lo hanno trovato così, la pie nel forno, lui seduto davanti alla tv, intento a leccare il telecomando.

Leccare il telecomando. Eh, già – la pie non era ancora pronta.

Russell E. Neff

Russell E. Neff / Wicomico County Sheriff’s Office image

Una nota a margine, due, se posso. La notizia, sull’Huffington Post da cui l’ho ripresa, ma anche sull’Associated Press, dice che “a man… is accused”, e più sotto specifica “22-year-old Russell”. Un uomo, di 22 anni. Da noi sarebbe stato “un ragazzo”.

E. E… non una parola sul perché. Forse – forse, per carità – qui da noi si sarebbero ipotizzate ubriachezze moleste, passati o presenti di droga, abbandono familiare, probabili violenze e traumi subiti da bambino, interviste alla mamma, vicini di casa che stupiti affermano che era tanto un bravo ragazzo, salutava sempre, fino agli approfondimenti su Mediaset (la piaga dei leccatori di telecomandi, dovuta agli attacchi delle sinistre alla libera informazione mediasettata), a Porta a Porta che avrebbe allestito un plastico della casa, nei programmi pomeridiani con servizi sull’intimo indossato da Russell e la triste storia dei genitori del pollo diventato pie…

Alla Prova del Cuoco la ricetta originale della Chicken Pie.

Emanuele Bonati

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