Archivio per la categoria ’cibo sostenibile’

Giornata Mondiale dell’Acqua 2013: controlliamo i rubinetti

22 March 2013 - Commenti »

•   La Terra è composta al 70% di acqua. L’uomo è composto al 70% di acqua.

•    Secondo i dati del 2011 contenuti in Water Economy, pubblicazione del Barilla Center for Food & Nutrition, il 64% delle risorse idriche mondiali è localizzato in soli 13 Paesi.

•   Finanziato dal fondo europeo Life+, il progetto Aqua (Adoption of quality water use in agro-industry) punta a ridurre gli sperperi d’acqua del settore agroalimentare in Emilia Romagna tramite la promozione di un kit per le imprese. Tramite un prontuario, che va dal questionario di autovalutazione agli strumenti di performance ambientale, il Water Saving Kit, dichiara di voler aumentare la consapevolezza della strategicità dell’acqua.

•   Il film Storie di acqua realizzato da Luca Pagliari, giornalista e scrittore, un cortometraggio sul tema dell’acqua, che descrive il suo viaggio alla scoperta dell’acqua minerale e delle sue fonti, il racconto delle persone che ogni giorno vengono a contatto con questo elemento. Il Gruppo Sanpellegrino, impegnato nella tutela dell’acqua e nella protezione delle fonti dell’acqua minerale e dell’ecosistema circostante, ha aperto a Pagliari le proprie fonti (Levissima nelle Alpi Retiche, Panna nel Mugello, e Nestlé Vera Santa Rosalia a S. Stefano in Quisquina in Sicilia). Il breve filmato verrà proiettato nelle scuole superiori per avvicinare i giovani ad alcune problematiche legate all’importanza della tutela e della conservazione dell’acqua.

•  Dopo Arabia Saudita e Messico, l’Italia, con 196 litri per abitante, si classifica terzo consumatore mondiale (e primo europeo) di acqua in bottiglia.

•   Secondo l’ONU più di una persona su sei non può godere quei 20-25 litri di acqua dolce giornalieri pro capite che costituiscono lo standard minimo per coprire i bisogni primari legati alla sopravvivenza e all’igiene.

•   In Italia esistono 431 diverse acque minerali, distribuite su tutto il territorio nazionale.

•   Secondo il rapporto Ambiente Italia 2012 di Legambiente e Istituto ambiente Italia, la disponibilità media di acqua per abitante (2.800 metri cubi annui) è, in Italia, dieci volte superiore rispetto agli altri Paesi del sud del Mediterraneo, con il massimo nelle regioni del nord-est e il minimo in Puglia.

•   Secondo i dati diffusi dal Worldwatch Institute, circa 1.2 miliardi di persone, quasi un quinto del mondo, vive in aree di scarsità fisica di acqua, mentre un altro 1.6 miliardi deve confrontarsi con la difficoltà di approvvigionarsi di acqua a costi sostenibili.

•   Una percentuale variabile tra il 58% e il 65% degli italiani consuma acqua minerale (Istat 2012).

•   Le regioni italiane più ricche di sorgenti sono, nell’ordine, il Piemonte, la Toscana, la Lombardia.

•   L’85% della popolazione mondiale vive nelle zone più secche del pianeta. Le persone che non hanno accesso a fonti d’acqua pulita sono 800 milioni e 2,5 miliardi non dispongono di adeguati sistemi di igiene.

•   http://www.unwater.org/

•   Le acque minerali imbottigliate in Italia sono circa 0,1% rispetto a 12 milioni di metri cubi di acque sotterranee disponibili stimate.

•   È stato calcolato che se il consumo reale giornaliero di un individuo è di 2-5 litri d’acqua, il consumo virtuale è molto più vasto perché prende in causa tutte le azioni della nostra quotidianità. Come mangiare. Un menu carnivoro ha un impatto idrico tra i 4mila e i 5.400 litri mentre un menu vegetariano tra i 1.500 e i 2.600 litri. Per consumo virtuale, quindi, si intende l’acqua utilizzata nel corso del ciclo vitale del prodotto. La carne costa molta acqua perché ne viene utilizzata sempre affinché giunga sugli scaffali dei nostri supermercati: per abbeverare il bestiame come per conservarlo, dopo la macellazione. Ma non è solo la carne ad avere un grande impatto idrico. Ad esempio: un pomodoro da 70 g costa 10 litri d’acqua, un’arancia da 100 g 50 litri, un uovo da 40 g 135 litri, 100 g di formaggio 500 litri, un hamburger di 150 2400 litri, un paio di scarpe di cuoio 8000 litri.

•   Vademecum per non sprecare l’acqua su Storiediacqua.com.

Emanuele Bonati

Foto LaPresse – AP Photo/Bullit Marquez, Internet, BCFN

Un posto a Milano per Totò

16 April 2012 - Commenti »

“Chissà se c’è un posto a Milano dove uno…”

Sì, c’è.

“Ma lasciami finire! Dicevo, vorrei trovare un posto a Milano che uno…”

Lasciami fare, ci penso io.

“Ma cosa…”

E così siamo andati, con qualche amica/o, a provare Un posto a Milano – Cucina e bar in Cascina Cuccagna, la nuova avventura di Nicola Cavallaro dopo la chiusura del locale a San Cristoforo, sui Navigli.

Il posto è a Milano – “Ah, ah, ah: è una battuta?” – nella Cascina Cuccagna, un’antica cascina del Settecento in piena Milano, fra Porta Romana e Porta Vittoria. La Cascina è stata da qualche anno oggetto di un recupero che ha visto coinvolte varie associazioni e cooperative, e che da ultimo è sfociato nell’apertura di questo luogo-ristorante, con giardino e orti attorno – ma ci sono anche altri spazi, tra cui un negozio di prodotti bio.

Il progetto di Un posto a Milano, nell’ambito del Consorzio Cantiere Cuccagna, è stato curato da esterni, un’impresa culturale presente a Milano da oltre 15 anni e che si occupa di servizi, spazi pubblici, eventi (il Milano Film Festival, il Public Design Festival per il Fuorisalone 2012). Il locale consiste in una sala d’ingresso, spazio conviviale, con tavoli e sedie e tavolini piccini e sedioline piccine per i bambini, con giochi, carta e matite colorate, per colazioni aperitivi spuntini (il Posto è aperto dal mattino alle 10 fino alla 1); un bancone bar in uno spazio centrale che raccorda la cucina con la sala principale e le due salette laterali (una con un camino…), parte della costruzione originaria della Cascina (all’esterno, sulla porta del civico 4 di via Cuccagna, c’è ancora la vecchia scritta “Trattoria”), mentre la sala principale è un’aggiunta più recente. Bello ampio, pareti con mattoni a vista e gli interventi moderni in cemento, non lavorato, non dipinto; la cucina è visibile sia dalle sale che dal bar che dal cortile.

“Va bene, va bene – ma si mangia? No, perché, qui vedo scritto Esercizio pubblico: l’allenamento: cosa vuol dire?”

Vuol dire che per un paio di settimane – fino al 22 aprile – il locale “sperimenta” e si sperimenta con il pubblico, che alla fine viene invitato a compilare un questionario e ad avanzare critiche (o apprezzamenti) proposte idee suggerimenti sul locale il servizio il menu i propri desideri (“Perché non c’è il risotto alla milanese? Un posto a Milano senza risotto alla milanese potrebbe benissimo essere a Salerno. E la cotoletta? E il panettone? E…”).

Il menu dell’allenamento presenta una serie di piatti e proposte con l’indicazione dell’uso: ci sono quelli per la colazione, per lo spuntino, per il pranzo la merenda la cena. A quanto pare, cambieranno (in tutto? in parte?) quando il locale inizierà a funzionare a regime. Caratteristica del menu: ingredienti a kilometro zero (“Oh, quante storie: questo qui viene da 116km, la mortadella da Bologna,  217, le uova però da 35,3…”), di qualità e controllati, e raccontati in un allegato al menu, cucina “casalinga” (“Se dici così però sembra banale: invece questi piatti tutto mi sembrano meno che banali…”), con proposte mirate per i bambini (tagliatelle per bambini, passata di verdure per poppanti…). Carta dei vini divisa fra vini frizzanti/spumanti, bianchi, rossi frizzanti, rossi, rossi strutturati, rosati, vini da dessert (una quarantina di proposte), e birre (Poretti, Menaresta, Brewfist, Birrificio Italiano e Birrificio del Ducato Busseto).

Ingredienti, aziende produttrici, ricette sono tutte consultabili sul (bel) sito.

Cosa abbiamo assaggiato?

La focaccia (un po’ troppo salata secondo la nostra amica Tiziana – “Per forza: il pizzico di sale è rimasto concentrato in un punto; a me è piaciuta molto proprio anche perché era bella salata”); Mortadella, salame rosa e salame con giardiniera (per dire: l’aggiunta al menu precisa che il salame rosa, come la mortadella, è del Salumificio Artigianale Pasquini e Brusiani, di Bologna: “insaccato della tradizione bolognese, la carne magra di maiale viene lavorata in punta di coltello con l’aggiunta di guanciale e muscolo e cotta al forno per quasi un giorno”; l’azienda si trova a 217km dalla cascina, ovvero 1 giorno e 20 ore a piedi); Insalata di primizie dell’orto; Parmigiano, roj, caprino e toma con composte (il Parmigiano viene da Bardi, Parmabio, 132,9km, gli altri da La Giunca, a Fobello, Vercelli, 73,5km) come antipasto. Grande qualità, ottima la giardiniera, non conoscevamo il salame rosa (“Vale proprio la pena di farsi 1 giorno e 20 ore a piedi per andarselo a prendere…”).

Primi: Zuppa di fave e cicoria con caprino (“Aspetta: il caprino ci ha messo solo 5 ore e 56 minuti a piedi per arrivare qui da Cassano d’Adda, dall’azienda di Claudio Mapelli… ma dai… hanno un allevamento di capre!”), non male, molto buoni i Tortelli di coniglio alla cacciatora, buonissima la Lasagna alle erbette di campo e salsa al Parmigiano (“Scusa Emanuele… ma non fai le foto ai piatti per il nostro articolo?” Acc… invece di parlare e leggere il menu, potevi ricordarmelo… anche se in realtà i miei commensali brandivanp forchette e avevano braccia lunghissime che roteavano come le pale dei mulini a vento di Don Chisciotte, e dovevo essere più veloce di loro, altro che foto!).

Secondi: tutti stroncati da antipasti focacce primi e assaggi reciproci (e dal Rosso Garda L’Ulif), mi sono dovuto sacrificare (ehm…) per la completezza dell’informazione, e ho scelto, scartando la Bistecca di fassona con verdure e e insalata e il Pollo con patate al rosmarino e misticanza (“Sarà un pollo intero? Ce la fai?” – ragazzo, lasciami lavorare: ce la farei, se decidessi di mangiarlo), un piatto che non sempre viene proposto al meglio: Sarde in saòr con barba di frate. Qui era decisamente in una delle versioni più riuscite: il saòr non preponderava, l’accostamento con la barba di frate (o agretti) insolito, ottimi sapori, leggero, abbondante: buonobuonobuono.

Qualche dolce (sì, li ho assaggiati tutti – “Anch’io, cosa credi?”), non male: Torta di mele, Tiramisù (mi sarebbe piaciuto con un poco meno cioccolato sopra), Spuma di yogurt con salsa ai frutti rossi. La fetta di torta era una fettona – tutte le porzioni non erano niente male, devo dire: persino Totò non ha avuto difficoltà a fare assaggiare agli altri i suoi piatti.

Atmosfera piacevole, un po’ rumoroso il salone (anche perché c’era una tavolata festante…), il servizio decisamente in rodaggio (attese un po’ lunghe, anche per colpa nostra: dovevamo essere in 4, ma eravamo 3, però si sono aggiunti in 2 – abbiamo cambiato tavolo, sedendoci a quello rotondo in mezzo, ma questo ha scompigliato un po’ le carte fra servizio e cucina), qualche incomprensione (l’insalata avrebbe dovuto essere una torta salata, la cameriera, straniera, non ha capito, forse perché stava dall’altra parte del tavolo rispetto a noi; le sarde mi sono arrivate, due, su un piattino minuscolo, nella versione assaggio da banco del bar, che ho rifiutato sdegnosamente; no, non abbiamo chiesto un amaro…), ma comunque personale attento e gentile; il dichiarato “allenamento” mi impedisce di lamentarmi troppo. Un consiglio: le sedie di vimini al tavolo centrale strappano le calze alle fanciulle… (che belle invece le sedie dal gusto retrò del salone; tutt’altro stile le due salette). Da tornarci al termine dell’allenamento.

Abbiamo speso 125€ in 5. Diciamo antipasti 7/8€, primi 7/10€, secondi 11/22€, dolci 4/5€. La focaccia 2€: “Hai letto? C’è pane burro e marmellata 2,50€: è l’ultima voce del menu, non l’avevo visto: se no l’avrei preso!”

“Posso concludere io? Il nome mi sembra particolarmente indovinato: più che un ‘ristorante’ o che, questo mi sembra proprio un ‘posto’ in cui stare, grazie ai diversi spazi, all’atmosfera generale, alle diverse funzionalità del locale, dalla colazione – ok, magari aprendo alle 10 proprio colazione non è – al dopocena, con la possibilità di mangiare, di leggere, di far giocare i bambini, di parlare – spero che si possa anche stare fuori, col bel tempo, ho visto dei tavoli in giardino. E anche il loro sito, oltre ad avere una bellissima grafica, è molto chiaro, completo, con le varie possibilità di utilizzo, i menu, le ricette – e anche questo non è male, visto quanti siti ci sono che si limitano a mettere solo recapiti, qualche foto, e così via. Posso dirlo? Mi sa che questo posto – una volta finito il rodaggio, col menu definitivo, con il risotto giallo per dire, potrà diventare un piccolo’miracolo milanese’.”

Emanuele Bonati

Ecoforno per ecocucine…

12 March 2012 - Commenti »

Un alimento, un piatto, può essere bollito, fritto, soffritto, brasato, scottato, macerato, arrostito. Oppure? Oppure cotto sotto la cenere, o sulle braci o vicino al camino, o lasciato al sole – o lasciato cuocere a fuoco spento.

Il procedimento è semplice: si dà una prima cottura al piatto, all’alimento, dopo di che lo si mette in un ecoforno – una scatola cubica di feltro. Dopo qualche ora, lo si ritrova perfettamente cotto. Lo racconta, e lo spiega, Gabriella Zevi in un libretto appena uscito per le Edizioni Sì (80 pagine, 9,50€).

Inutile sottolineare i vantaggi (conservazione dei nutrienti, delle proprietà dei singoli alimenti, risparmio energetico), che vengono spiegati nel libro con molta chiarezza; e rimandiamo al libro anche per il racconto di come l’autrice sia arrivata a questa “scoperta” – attraverso l’osservazione, la sperimentazione, la ricerca di un metodo e di un materiale ideali, che sono stati trovati nel feltro. Il volume comprende anche alcune ricette di Ivana Carroli, e una serie di consigli pratici su come procedere.

Il libro verrà presentato lunedi 26 marzo 2012 alle ore 19.00 presso la Libreria Gastronomica Malafarina in via Cellini a Milano. In questa occasione sarà possibile anche acquistare l’ecoforno.

Emanuele Bonati

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Seconda settimana europea della pesca

4 June 2011 - Commenti »

Questo link:

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/settimana-del-pesce/index-pesce.html?ref=HREC1-9

porta a un test pubblicato on line da Repubblica: sai che pesce mettere nel piatto? (l’ho fatto… quasi perfetto!)

Inizia oggi infatti la seconda settimana europea della pesca, di cui parla Valeria Pini in un articolo su Repubblica appunto. Durante la settimana si celebrerà, l’8 giugno, la giornata mondiale degli oceani. E a luglio verrà pubblicata la proposta di riforma della Politica comune della pesca della Commissione Europea.

Cito qualche dato dall’articolo:

Le riserve ittiche sono sempre più in difficoltà: più del 70% degli stock europei risulta impoverito dalla pesca eccessiva e la piccola pesca artigianale è in grande difficoltà. Sui banchi dei mercati  arrivano pesci allevati nelle acque del Sud-est asiatico, dove la regolamentazione dei prodotti chimici e antibiotici è meno rigida.
Il volume d’affari delle importazioni sul mercato europeo di prodotti derivanti dalla pesca illegale a livello mondiale è di circa 10 miliardi di euro.
Trasformare la politica europea per fermare la pesca eccessiva, mettere fine alle pratiche distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute è l’obiettivo di OCEAN 2012.

OCEAN2012 è una coalizione di organizzazioni unite dalla volontà di trasformare la Politica europea della Pesca per fermare il prelievo eccessivo, mettere fine alle pratiche distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute. In Italia fanno parte della coalizione: CTS Ambiente, Green Life, GRIS, Fondazione Cetacea, Legambiente, Marevivo, MedSharks, Oceanus onlus, Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, Tethys Research Institute.

Tethys pubblica un interessante post qui – cito qualche dato sulla situazione europe:

• Fino a pochi decenni fa, la lunghezza media del merluzzo sbarcato nel Mare del Nord era di 1-1.5 metri, e l’età media era di 8-10 anni – oggi la lunghezza media del merluzzo è di 50 centimetri e l’età media è inferiore ai tre anni

• Nel 1949 la pesca del tonno rosso nel nord Europa registrava un picco di 5.485 tonnellate di catture annue – oggi, nel nord Europa, la pesca al tonno rosso è scomparsa

• Un tempo la flotta olandese comprendeva 700-800 imbarcazioni per la pesca alle aringhe con 11.000-12.000 persone di equipaggio e una cattura annuale di circa 50.000 tonnellate – oggi un solo peschereccio a strascico con 10-11 persone di equipaggio, pesca la stessa quantità di pesce.

Insomma, la situazione generale è difficile, da tenere sotto controllo.

Dobbiamo ricordare le grandi qualità del pesce? Sappiamo che aiuta a prevenire l’ictus, che è fondamentale per le donne in gravidanza e in allattamento.

Il pesce azzurro (alici, sardine, sgombri, tonno, lanzardi, aguglie, suri) è un’ottima fonte di proteine di elevata qualità, e di acidi grassi polinsaturi che – spiega Elena Orban, coordinatore dell’Area alimenti dell’Inran – “entrano nella costituzione delle membrane cellulari dell’uomo, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale e della retina, ma soprattutto sono  precursori di molecole chiamate eicosanoidi che migliorano la fluidità del sangue prevenendo la formazione di trombi, hanno importanti funzioni nelle reazioni infiammatorie ed in numerose altre funzioni. Il pesce azzurro è anche una buona fonte di Ferro, selenio, fosforo”.

Emanuele Bonati

Culurgiones da Tiffany’s

24 August 2010 - Commento (1) »

Forse se l’amico (perché possiamo definirlo tale, direi, viste le disgrazie che gli sono capitate…) Ivan Puddu, giovane imprenditore sardo, dell’Ogliastra, avesse chiamato così il suo negozietto di culurgiones appunto, non sarebbe successo niente…

Invece ha usato il nome McPuddu’s, che evidentemente già dal suono evoca un hamburger gigante madido di salsa barbecue grondante bacon e insalata conpatatinegrandicocacolagrande… – o per lo meno lo evoca alle orecchie e agli occhi di McDonald’s International e dei suoi avvocati, che peraltro possiamo supporre che abbiano una visione leggermente distorta dal vedere le prime lettere del logo sulle loro bustepaga, e che quindi lo hanno diffidato…

Insomma, la nota vicenda (ne parla Manuele Berti su dissapore, e la stampa, dall’Unione Sarda all’Unità alla Nuova Sardegna a Repubblica, e anche a Portorico: il giovane imprenditore ha usato il nome McPuddu’s – dall’evidente ovvia assonanza – per il proprio locale di cibo pronto, da strada, sardo, in particolare culurgiones, sfoglie di pasta ripiene di formaggio pecorino patate menta, proposti in versione da passeggio) si ammanta di toni seriotragici, probabilmente fuori luogo (nessuno penso entri da McPuddu’s cercando Ronald McDonald o il burger king, o da McFruttu’s, locale similare in cui penso carne non ce ne sia un gran che, visto che si tratta di frullati e simili – Fruttu è il cognome della mamma di Puddu), anche se è evidente la volontarietà della citazione. Ovvero, McDonald poteva probabilmente evitare l’intervento degli avvocati – così come Puddu poteva pensare a qualcos’altro.

Due note positive: il buon Puddu ne ricava un po’ di pubblicità, che mi sembra un’ottima cosa, soprattutto per l’idea imprenditoriale dei culurgiones da passeggio (così buoni a tavola, chissà come sono in piedi…), e comunque del fast food di origine e produzione locale, veramente a kilometro zero come si usa dire oggi; dall’altra, la Regione Sarda si è schierata a fianco di McPuddu’s…

Commenta infatti l’assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna, Andrea Prato: “L’Italia subisce ogni anno danni per 70 miliardi di euro a causa di falsi e imitazioni alimentari: diffidare un commerciante di tipicità sarde per il solo suffisso ‘Mc’ suona perciò come una beffa. Per questo la Regione Sardegna offrirà tutta l’assistenza in favore del signor Puddu e dei suoi ‘culurgiones’ per portare avanti la battaglia legale contro McDonald’s”.

“McPuddu’s – aggiunge Prato – è uno dei simboli di una cultura alimentare identitaria che si sposa con i ritmi veloci del nostro tempo. I culurgiones esistono da molto più tempo dei cheeseburger: rappresentano da decenni un pasto veloce e salutare in linea con la dieta mediterranea, oggi ritenuta anche dall’Unesco quale patrimonio mondiale dell’umanità. Non si vede quindi perché si debba negare l’integrazione di un’identità tutta sarda nelle abitudini al consumo ‘fast’. I culurgiones, proposti oggi dal signor Puddu e da decine di negozi tipici sardi, sono il pasto veloce sardo per eccellenza: una sfoglia di pasta di semola di grano duro ripiena di pecorino sardo fresco, patate e menta naturale, che richiede solo due minuti di cottura ed è ideale da mangiare anche come street food. Un prodotto sano perché fatto con i prodotti genuini e soprattutto made in Sardegna. Per questo – ha concluso Prato – da oggi il ‘Davide’ sardo avrà un alleato in più contro il ‘Golia’ americano”.

Bravo assessore…

E ripeto bravo a Ivan Puddu, a McPuddu’s (ora peraltro ribattezzato De Puddu’s, con una striscia nera con scritto CENSORED sull’Mc famigerato…), e soprattutto ai culurgiones…

...e ci sono anche le seadas...

Emanuele Bonati

Mercato della Terra a Milano…

19 July 2010 - Commento (1) »

Un rapido giro al Mercato della Terra di Milano del 17 luglio: un sole cocente (beh… se ci vado a mezzogiorno…), gente, ma soprattutto prodotti, frutta verdura formaggi vini uova di quaglia marmellate conserve fiori biscotti pane col lievito madre torte… cose buone insomma. Assaggiate mangiate comprate.

La Bella di Garbagna, ciliegia sotto spirito prodotta da Massimo Pisacco (massimopisacco@tiscali.it)  a Garbagna, Alessandria – una varietà di ciliegia poco coltivata, perché molto delicata e tendente a spaccarsi con l’umidità.

Il Lambrusco secco di Mantova, con il melone, dei Contadini Biologici appunto mantovani…

I meravigliosi formaggi di capra dell’Azienda Agricola Sciarè a Montegrino Valtravaglia nel Varesotto…

I “piccoli frutti” dell’Azienda Agricola “I Giardineè” di Lecco – mammamia che bontà le more i mirtilli – ok, deformazione mia, amo alla follia tutta la frutta estiva, albicocche ciliege meloni angurie mirtilli more gelsi fragole fragoline (anche oggi, domenica, scorpaccita di fragoline di bosco sotto il Penice…).

Insomma, cose ottime – non ho testato tutti e 45 gli espositori, ma solo alcuni, oltre a quelli qui sopra… per gli altri tornerò!… il 18 SETTEMBRE!!!

Parentesi: il Mercato della Terra a Milano è presente dal dicembre 2009 (non è quindi il primo, come diceva l’articolo su Repubblica Milano di domenica…): c’è ogni terzo sabato del mese, tranne che in agosto, sempre ai giardini di Largo Marinai d’Italia (sede peraltro del vecchio mercato ortofrutticolo, el verzèe, spostato lì dalla vecchia sede in centro…).

Emanuele Bonati

Mercati della Terra: il 17 luglio a Milano

16 July 2010 - Commenti (2) »

A Milano, il 17 luglio, in Largo Marinai d’Italia, dalle 9 alle 14: Mercato della Terra. Si terrà negli spazi dove era ospitato l’antico verziere, lo storico mercato ortofrutticolo milanese nei dintorni della Palazzina Liberty – zona famosa anche per aver dato i natali, ottant’anni fa, a Gualtiero Marchesi…

Dunque: quarantacinque produttori provenienti dal Parco Agricolo Sud Milano, ma anche dalle aree agricole di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, all’interno di un raggio di 40 km dalla città; ad arricchire l’offerta ci saranno ospiti dalle province di Brescia, Mantova e Varese. Tutti quanti metteranno in vendita i loro prodotti: frutta e ortaggi di stagione, pane, birra, formaggi, salumi e molto altro ancora.

La migliore qualità del territorio si propone alla città, con la più sicura delle garanzie e delle certificazioni esistenti: la faccia del produttore.

Inoltre, la Comunità di contadini biologici del Viadananese Casalasco e la Condotta Slow Food Mantova ci presenteranno il loro territorio attraverso i mitici meloni e il lambrusco!

La patata e il suo utilizzo e il gelato fatto in casa saranno gli argomenti degli “assaggi” di Laboratori del Gusto.

Beh… CibVs ci sarà… assaggerà… e vi racconterà…

Giusto per saperlo – il Mercato della Terra di Milano fa parte del più ampio progetto Nutrire Milano, energie per il cambiamento, realizzato da Slow Food in collaborazione con Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano, sostenuto dal Parco Agricolo Sud Milano, dalla Fondazione Cariplo e dal Comune di Milano.

Emanuele Bonati

Orti-giardini, energie rinnovabili, contadini-blogger, orto 2.0…

2 July 2010 - Commento (1) »

Se a qualcuno fosse sfuggito, HO VINTO una cassetta con kili e kili di verdure messa in palio da Agrycult ecc – leggete pure qua.

Ma chi è cos’è Agrycult? Un gruppo di persone che vive e lavora “nel primo villaggio agricolo della rete”, che – continuando a citare – “respira aria pura, incontaminata”, “gode delle cose belle e buone della terra” – e che soprattutto vuole condividerle con me (e magari anche con voi…) attuando “un rivoluzionario modello di distribuzione e consumo dei migliori prodotti dei contadini italiani” – quindi cassette di prodotti coltivati lì, incassettati, venduti in rete e spediti in ogni dove.

Tutto parte da pochi semplici elementi.

Un nonno, ad esempio – nonno Marino, 85 anni.

Un orto che per lui è come un giardino – e come dargli torto? Ricordo ancora l’orto dei miei nonni, giardino di delizie…

Un orto-giardino-parco che si chiama Parco dei Buoi, perché i buoi non ci sono ma ci sono gli orti gli olivi le pecore – in Molise, l’antico Sannio, che si allunga fra le montagne e il mare.

Il desiderio di coltivare l’orto-giardino, e di continuare a farlo in modo economicamente dignitoso, evitando di trasformarlo (come ormai spesso accade) in un giardino di pale eoliche, o un orto dove si coltivano pannelli fotovoltaici (belli bellissimi, o meglio utili utilissimi – ma non di più né di meno, e soprattutto non a discapito, dei contadini, dei loro orti, delle loro vite).

E allora? Allora loro coltivano il loro orto, per dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole non sono l’unica coltivazione, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste terre. E noi? Noi possiamo abbonarci all’orto (3kg x 10 settimane = 120 € = 4€/kg; 5 x 10 = 180€ = 3,60€/kg; 7 x 10 = 230€ = 3,30€/kg…) – e da poco anche alle ricotte (ricordate le pecore?) – che arrivano in 24 ore (è vero!, la famosa cassetta-regalo…), fresche e belle (è vero!!, vedi sopra, e vedi la foto…), sono buone (e anche questo è vero!!!! – esperienza direttissima…).

Poverina... non c'è più...

Emanuele Bonati

Eataly in festa

24 June 2010 - Commenti (6) »

Milano mi scorre intorno, affrettata e accaldata. Sono qui da Coin in 5 giornate. Allora… se mi tolgo il golf, e magari cerco di raccogliere i capelli sotto questo berretto da baseball… senza occhiali… magari non mi riconoscono, e posso comprare ancora qualcosa a 1 euro o 2… poi… invece del bancomat uso la carta di credito… i contanti… e se chiedo in prestito questo bambino e faccio prendere qualcosa a lui? però non può prendere la birra, il vino… e… beh… entro dall’altra porta, giusto caso…

E insomma – Eataly festeggia (il suo compleanno, mi sembra) con una serie di offerte di prodotti a 1 o 2 euro, appunto – dalle mozzarelline agli yogurt, al dolcetto, alla pasta, ai biscottini di Novara…

Le uova biologiche prodotte da una gallina in una nursery sul retro… I tagliolini tagliati lì in diretta… Le acciughe convinte a diliscarsi e a infilarsi nel vasetto in modo etico e biosensibile…

E la soddisfazione di dire ho speso 20€ ma ne avrei spesi 35, o 42… anche se poi ne spendi di più perché c’è lì anche quel formaggio unico fatto a mano dalle mucche d’alpeggio, quella cremina marmellatosa…

Scherzi a parte, prodotti ottimi, scontati – e io, in preda a shopping compulsivo, che mi aggiro con aria famelica…

Emanuele Bonati

foto www.eataly.it

Mercato della Terra a Milano

19 February 2010 - Commenti (2) »

SABATO 20 FEBBRAIO

A MILANO IN LARGO MARINAI D’ITALIA

DALLE 9 ALLE 15

MERCATO DELLA TERRA

I Mercati della Terra sono mercati contadini creati secondo linee guida che seguono la filosofia Slow Food. Mercati gestiti collettivamente, che sono luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori, a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l’ambiente. Inoltre, preservano la cultura alimentare delle comunità locali e contribuiscono a difendere la biodiversità.

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www.mercatidellaterra.it