Archivio per la categoria ’cibo di strada’

La Terra del gelato

14 May 2013 - Commenti »

Le migliori 25 gelaterie del mondo secondo The Daily Meal. Ce ne sono 10 statunitensi, ohibò – una canadese, una australiana, una africana (Sudafrica), quattro dell’America centro-meridionale, quattro europee (Svezia, Germania, Danimarca, Irlanda), tre italiane.

Perché no! a Firenze, al settimo posto. Antico Caffè Spinnato, a Palermo, al quarto. Gelateria Ercole, a Pizzo (Pizzo Calabro, la “città del gelato”), al secondo. Al primo posto, Fenocchio, a Nizza.

Emanuele Bonati

Photo Credit: Flickr/inga_beretta

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Voglio una vita spericolata (1): risotto giallo espresso

6 February 2013 - Commenti »

Sempre passeggiare attorno a casa, nel proprio quartiere, zona, vicinanze: si fanno scoperte interessanti. L’altro giorno ho voltato l’angolo e il solito bar è diventato nuovo moderno pulito splendente bianco – anche la proprietaria è andata dal parrucchiere. Un altro bar rinnovato a pochi metri, con progetti interessanti fra bunch e cucina bio…

Ma andiamo più in là, camminare fa bene – ed eccoci in largo Murani. Pioviggina. Ma ho comunque sete: e c’è un bel negozietto – se così si può chiamare – di macchinette automatiche con acque cocacole bibite varie snack e… e piatti semipronti… da scaldare nel microonde (presente lì nel vano, con istruzioni molto semplici).

Potevo forse rifiutare una simile sfida gastronomica?

Sì, potevo: ma per BlogVs si fa questo e altro. E allora…

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Non è il caso di profondersi in disamine appassionate sulla qualità consistenza decadenza dei tempi: era sufficientemente caldo, direi cotto – abbastanza profumato, sapore magari non eccessivo. A 2.90€.

Razione di emergenza, pasto caldo comunque.

Una (nuova…) rivista in edicola: “in cucina q.b.”

28 December 2012 - Commenti »

C’era bisogno di una nuova rivista di cucina? Trovo per caso da Mondadori “In cucina q.b. quantobasta”. Primo numero. Cosa c’è? Leggiamo.

Editoriale di presentazione. Note a margine: tutte le ricette pubblicate (più di 60 per numero) sono testate giornalmente (?). Pubblicate – spero le testino prima della pubblicazione.

Due pagine di presentazione di prodotti. Agenda. Il protagonista: il topinambur (finalmente so da dove viene il nome: è quello di una tribù brasiliana che si pensava lo coltivasse…). Una cena speciale: quella della vigilia. Ricetta laziale: aliciotti e indivia. Scuola: sfilettare il pesce, piatto o tondo: fotosequenza con cuoco pluribraccialettato (perline cordine…). Natale in Svezia: riso al latte. Menu del mese: vellutata broccoli lenticchie, sedanini patate porcini, spezzatino vitello al marsala con purè di patate al (indovinate?) limone. I piatti delle feste (le crocchette di latte! buone!!). Street food (non poteva mancare): pane ca’ meusa, panelle: si parte dalla Sicilia (ottima partenza). Dolci tentazioni (mamma mia – si inizia con mont blanc stollen pavlova… che bellezza, e bontà…). Viaggi di gusto: le terre dei Piceni (segnalando, ovviamente, dove mangiare, dove acquistare, dove dormire). I vini da dessert (moscato d’asti, passito di pantelleria, recioto della valpolicella, barolo chinato). Scuola: cuocere il riso (pilaf, al vapore: ma che riso devo usare?), sempre con braccialetti plurimi. La cena di san silvestro. Due pagine di oggetti da cucina. Le ricette di Alessia Vicari. Cuciniamo insieme (con chi? con i bambini!). Scelti per voi: tre locali romani. Il mondo dell’olio, con l’olio del mese. La cucina alternativa, senza glutine (e una pagina di prodotti). Una scuola di cucina: Chef per caso, a Genova. Web: presentazione di due blog. Elenco di scuole.

OK – messa giù così, sembra che ne voglia parlar male. In realtà, ci sono cose che non mi piacciono – dal prezzo (3,50€, questo numero 2,50 – mi sembra un po’ troppo), alla grafica (che definire accattivante mi sembra eccessivo), al titolo (c’è una rivista q.b. fgv col suo sito e tutto quanto; il blog di Anna Maria Pellegrino lacucinadiqb, e QB in cucina quanto basta, un altro blog, e una trasmissione Q.B. su Rai5, e “La cucina quanto basta”, il libro di Matteucci…), al fatto che non c’è un gran che di nuovo, o che in qualche modo la distingua dalle altre (per dire, manca solo la rubrica di cake design…), mentre ci sono tutte le cose che abbiamo già visto (lo street food, senza glutine…). Ovviamente, probabilmente, sono cose che ci devono essere – ma un’idea in più, forse, uno sprazzo di originalità, non ci sarebbero stati male…

Ma le ricette sono spiegate bene, molto bene direi, con spunti interessanti, come la carbonara vegetariana o le polpette di castagne con bietoline in agrodolce, le proposte della tradizione (le aliciotte mi fanno gola…)  – e preziosa la lezione di sfilettatura del pesce.

E allora? Allora benvenuta, “In cucina q.b.” – ti auguro comunque fortuna, e spero che tu possa trovare una tua strada…

Emanuele Bonati

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Hot Shot Gelato a Milano 3: Il Massimo del gelato

11 July 2012 - Commenti »

Mini recensioni: un’entrata, una coppetta, e via… se la va la gh’ha i gamb!

Il Massino del gelato: in poco tempo, è diventato, meritatamente, un must, un classico, un evergreen, una certezza. Non tradisce non delude, come tutti i classici.

Stracciatella e Crema Ortigia.

Niente male la stracciatella – la preferirei più pannosa, più pezzi di cioccolato, magari.

Crema Ortigia: un gusto che già al primo impatto ti dà la sensazione della crema, della cremosità, a seguire gli aromi delicati… Passione. Assieme ai cioccolati, una delle cose migliori. Come anche le granite, e la…

Emanuele Bonati

Le Grand Fooding & Le Grand Cammas

4 July 2012 - Commenti »

Alexandre Cammas in una foto di Dustin Aksland.

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Le Fooding è Alexandre Cammas. Giornalista e critico gastronomico (per Libération, Nova Mag, Gault et Millau), discendente da una stirpe di ristoratori originaria dell’Aveyron, regione del Midi-Pirenei francese, da cui gli viene indubbiamente l’amore per il gusto, il padre di Le Fooding è giornalista e cronista per Nova Magazine quando crea questo movimento, nel 2000. Esasperato dall’universo rigidamente diviso della cosiddetta “alta gastronomia”, ha ideato il concetto di “Fooding” come riflesso del gusto del tempo, come voglia di dare una spolverata al paesaggio culinario contemporaneo. “Fooding”, ovvero la contrazione di “food” e “feeling”, alimento e sentimento.

Con il suo compagno Emmanuel Rubin, Cammas organizza la prima Semaine du Fooding nel dicembre 2000: un nuovo approccio alla gastronomia, all’insegna della creatività, dell’innovazione e del piacere. I loro eventi non si limitano a sollecitare il gusto, coinvolgono anche tutti i sensi e il piacere di mangiare, per una cucina più eccitante e più sexy, da vedere toccare ascoltare annusare vivere. Andare fuori a mangiare senza andare in un ristorante, fuori dagli schemi, dai riti, coinvolgendo cuochi artisti musicisti e soprattutto persone. Come ha scritto un critico gastronomico, François Simon, «siccome a loro non piace la gastronomia, la spostano».

Il movimento diventa ben presto un fenomeno nazionale, e migliaia di persone partecipano ogni anno al Grand Fooding d’été, al Wine & Fooding Tour oppure alla Semaine du Fooding, eventi sostenuti da Radio Nova, ma anche dal settimanale Les Inrocks, da Le Progrès, da La Dépêche du Midi etc. Ne nasce addirittura una Guide Fooding, prima pubblicata da Nova Mag, poi supplemento di Libération in 2005-2006, del Nouvel Observateur nel 2007 e infine guida indipendente dal 2008. In seguito la filosofia Fooding inizia a dilagare ovunque, fino a giungere qui a Milano tre anni fa.

Oggi, e domani, “Pelle all’arrabbiata” alla Segheria di via Meda 14.

http://www.lefooding.com/evenements/2012/le-grand-fooding/milano/

Emanuele Bonati

Le Grand Fooding: Intervista a Nicola Guiducci

4 July 2012 - Commenti »

Questa sera inizia Le Grand Fooding a Milano: “Pelle all’arrabbiata” per tutti. Un appuntamento non solo gastronomico: abbiamo intervistato il dj della serata, Nicola Guiducci


Frammenti di memoria: interno notte. che ore sono? forse le 4. persone sedute, persone che bevono drink, sorridono, ballano, parlano, nonostante la musica alta. Persone che sfoggiano mise esagerate, colorate, cool. Dal soffitto scendono metri e metri di tulle che creano un’atmosfera di fiaba. Ecco. Sono nel paese delle meraviglie. Un posto abitato da creature strane, ma simpatiche. Tutte rivolte verso colui che sta miscelando la musica sopra un palchetto, suonando il tamburello, facendo foto, ballando, bevendo, fumando, ridendo. Una sorta di divinità da queste parti. Tutti si muovono a tempo, in questo mondo fatato. E il tempo lo dà lui. Nicola Guiducci. Mi trovavo al Plastic per festeggiarne uno dei tanti compleanni…
Nicola Guiducci by Jerome Ison

Nicola Guiducci: sound designer, dj, artista, talent scout… Ma a noi di CibVs interessa ovviamente un lato particolare di te: vogliamo sapere del tuo rapporto con il cibo.

Un rapporto ottimo. Cucinare mi rilassa. Lo faccio senza frenesia, guardando film su film. Posso stare ai fornelli per ore… il cibo per me è una cura. Mi diverte anche molto far la spesa!
Cucini?
Dal lunedì al giovedì(!), due volte al giorno. Il giovedì anche tutto il giorno, perchèé poi nel weekend non ho tempo e non sopporto di non avere qualcosa di pronto da mangiare al rientro dopo il lavoro.
Cosa non può mancare nalla tua cucina?
Non manca mai niente… heheheheheh – comunque cipolla, aglio, acqua, olio e sale, altrimenti non so come iniziare. Sai, sono toscano…
Che rapporto c’è fra la musica e il cibo? È un sottofondo, un accompagnamento, o…
Come dicevo, quando cucino guardo film; cenando, invece, la musica diventa fondamentale, perché non amo molto parlare mentre mangio, e allora un sottofondo addolcisce il “silenzio” cittadino. Ma se sono in campagna o al mare non c’è proprio bisogno di musica..
Qual è il tuo piatto preferito?
Sono troppi – comunque ho sempre bisogno di tre contorni. Forse patate lesse, tropea e caviale.
Puoi associarlo ad una canzone?
“I put a spell on you”.
Amy Winehouse: a quale spezia la assoceresti?
Cannella, paprika, pepe, cumino, curcuma… un curry praticamente!
Mi capita, ascoltando musica, di avere come delle allucinazioni olfattive – bizzarro, vero? E se ti dicessi di pensare al profumo del timo, sapresti dirmi a quale artista lo assoceresti?
Mmmm… forse a Coco Rosie o Devendra Banhart – ma forse lui mi fa più rosmarino. Anche Henry Nilsson, in una canzone: “The Wailing of the Willow”.
Sappiamo che sei un amante della fotografia.
Apprezzi la fotografia di food? Conosci qualche artista, legato al mondo del food, che lo rappresenti sotto qualche forma espressiva?
Compro libri di cucina e seguo Pietro Leeman da 25 anni (quando cenavo ancora fuori casa e per me i ristoranti erano Aimo e Nadia, Joia e Suntori), ma onestamente la foto di una zucchina avvolta nell’erba cipollina non mi emoziona – magari mi dà uno spunto per una presentazione. Un artista che amo e che usa il cibo è Paul McCarthy, anche se – purtroppo – lo usa in modo sgradevole e morboso.
Un ristorante da suggerire?
Non ceno fuori casa a Milano. È un guaio? Però a Parigi passo sempre da Le Procope e da Le bistrot Mazarine… roba classica insomma. Non uso mai burro e allora devo sfogarmi!
E per finire – hai un tatuaggio e, se ce l’hai, cosa significa?
No, però mi sono appena rotto una spalla ed ho una nuova cicatrice di 25 centimetri. Che significa non so esattamente cosa!
Link: http://www.anglerecords.com
Christian Sarti

Tatuarsi Le Grand Fooding addosso…

22 June 2012 - Commenti »

• Wrap di cuore d’agnello, yogurt di pecora e acciughe

• Lecca Lecca di polipo e pancia di maiale

• L.A. Street Corn

• Sandwich di pastrami di lingua di manzo, uova di trota e salsa di dragoncello

• Manzo crudo su pane grigliato con midollo sott’aceto, germogli d’aglio orsino, crescione e rafano

• Kebab d’anatra con ketchup di carote e maionese tartufata

Un delirio falsamente organizzato? La cena perfetta della famiglia Addams? Un menu combinato rovistando nei bidoni della spazzatura? Titolatura: “Penne all’arrabbiata?”

In realtà, in questo “delirio” c’è una logica e ci sono dei perché… Basta rileggerla con qualche piccola aggiunta, ed ecco che tutto si spiega – cominciamo a correggere il titolo: “Pelle all’arrabbiata”, ed ecco che si comincia a capire qualcosa… Leggiamo ancora:

• Wrap di cuore d’agnello, yogurt di pecora e acciughe – James Lowe e Isaac Mchale, The Young Turks, Londra, UK

• Lecca Lecca di polipo e pancia di maiale – Eugenio Roncoroni e Beniamino Nespor, Al Mercato, Milano, Italia

• L.A. Street Corn – Jon Shook e Vinny Dotolo, Animal, Los Angeles, USA

• Sandwich di pastrami di lingua di manzo, uova di trota e salsa di dragoncello – Jérôme Bigot, Les Grès, Lindry, Francia

• Manzo crudo su pane grigliato con midollo sott’aceto, germogli d’aglio orsino, crescione e rafano – Wade Brown e Andreas Dahlberg, Bastard, Malmö, Svezia

• Kebab d’anatra con ketchup di carote e maionese tartufata – Matteo Torretta, Visconti Street Food / Al V Piano, Milano, Italia

Chiaro: siamo a Le Grand Fooding (il 4 e 5 luglio alla Segheria in via Meda 24 a Milano) – al solito, nuovo e diverso dai precedenti.

Le penne diventano pelle, i piatti portano tatuato nel nome il proprio dna di street food… come i cucochi portano la propria storia tatuata sualla pelle…

Cito dal sito: “Un gruppo di ragazzi à la page e di uomini arrabbiati, cresciuti tra fast-food e dandismo rock, decide di mescolare cibi e stile: provocatori sì, ma soprattutto militanti. E con loro si impara che si può essere dei grandi chef anche senza portarne l’abito, che lo street food non è per forza condannato all’eterno disgusto, che ognuno ha diritto di mangiare e cucinare al passo coi tempi, che il localismo alimentare e la difesa dei prodotti sani non sono solo un trip da tardo-hippy…”

Quindi – una prospettiva street-on-the-road, interessante e stimolante…
Non solo – Le Grand Fooding partecipa anche a Inside out, un progetto che trasforma i messaggi di identità personale in opere d’arte online, proponendo una serie di foto che riprendono i temi del Fooding in un contesto appunto social-artistico…


E allora – voi lettori cosa c’entrate in tutto questo? Siete abbastanza massicci e tatuati? E magari volete entrare a sbafo al Grand Fooding? Potreste provare a entrarci sulla vostra moto rombante, sfondando i cancelli – ma visto che è una segheria, alle porte avremo del personale armato di sega elettrica (avete presente i vari Saw ecc ecc?) – ma noi abbiamo un’altra idea. Mandate a info@cibvs.com una foto vostra e dei vostri tattoo e noi sceglieremo chi si merita di entrare mercoledì sera o giovedì sera alle 20 a Le Grand Fooding con un biglietto omaggio per due…
Ovviamente, un tattoo-food è un titolo di merito, e potete andare a farvelo fare subito… Non sapete che sogggetto scegliere? Ma Le Grand Fooding vi mette a disposizione anche i soggetti: Li potete trovare qui. Ma va bene anche un tatuaggio di uno yakuza che ha tatuato addossso un tatuaggio con un pollo arrosto. E se proprio proprio siete contrari ai tattooo… beh, potete fotografarvi con un cannolo nell’orecchio, una pasta in testa, un polpo sul polpaccio, una ratatouille sull’avambraccio, una saint-honoré sul…

Emanuele Bonati

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Maremma, vino, frattaglie…

15 June 2012 - Commenti »

Riesce difficile scrivere serenamente un post quando un filo di bava bavosa ti cola dall’angolo della bocca cercando si andarsi a depositare fra la m e la , – e l’umidità non fa molto bene alle tastiere, notoriamente. Ma se devi parlare di una serata in Maremma, postaccio a tutti noto per la bruttezza, con i vini della Cantina Pieve Vecchia, imbevibili, e piatti a base di frattaglie, cibo immondo, notoriamente… No, così non va, non mi crede nessuno. La Maremma è una meraviglia, ovviamente, e i vini Pieve Vecchia anche – li conosciamo (io perlomeno, già bevuti, in una serata da Enocratia qui a Milano, in cui i vini accompagnavano i loro piatti… ussignùr, bava che cola tutta sulla z…). Campagnatico, dove abitano sia i vini che la cantina, a vedere dalle foto (mai stato, ahimé, ancora…) è bello, in mezzo al verde, con quel che di antico e moderno (modernissima la Cantina)…

E anche le frattaglie sono belle. E meravigliose. Se poi a prepararle è Luca Cai, un appassionato amante specialista del quinto quarto (che io amo profondamente… non Luca – il quinto quarto, e forse quindi anche Luca, ma in senso carnale, cioè non della carne ma della carne, cioè della frattaglia, non la sua cioè… ma… adesso rifo, cioè…).

Luca Cai: è diventato popolare in breve tempo, vuoi per la maestria dimostrata nell’utilizzo delle frattaglie nel suo Il Magazzino (a Firenze, in Piazza della Passera, e questa volta non sono io a fare lo spiritoso), vuoi per alcune fortunate apparizioni mediatiche.

C’è chi sbriciola fave di cacao raccolte a mano dalle scimmie pezzate, che emulsiona elisir di pino mugo della tundra, chi centrifuga e vaporizza filamenti di medusa… Com’è che tu hai deciso di dedicarti a trippa e lampredotto e simili?

Nella vita passano tanti treni, navi e aerei – io 17 anni fa sono inciampato in un banco di lampredotto e mi sono messo a fare il trippaio. Questo, premetto, sentendo una forte passione per la cucina… e poi perché, da buon fiorentino, il lampredotto mi piaceva parecchio.

La trippa viene tradizionalmente cucinata alla fiorentina o alla parmigiana (così detta perché servita appunto con il parmigiano); c’è la trippa alla milanese, con i fagioli bianchi di spagna; quasi ogni regione, ogni provincia, ha la sua ricetta. Il lampredotto è un piatto della cucina povera fiorentina: si faceva bollire, e veniva usato come ripieno di un panino soffice, con un po’ d’olio e mi sembra una salsa  verde. Tu come li proponi?

Dopo i primi anni di lavoro al banco di lampredotto mi sono reso conto delle potenzialità di questi prodotti e non mi sono più limitato al solito panino e alla solita trippa – e da lì nasce la “fantasia”, e i miei “cavalli di battaglia”, come ad esempio

Polpettine di lampredotto (fritte)

Carpaccio di lingua

Ravioli ripieni di lampredotto e patate

Cartoccio del trippaio (trippa lampredotto e verdure miste tutto cotto in forno con salvia e ramerino)

Trippa salsiccia e fagioli

Nel 2007 sono stato invitato a cucinare trippa in Giappone, e da questa esperienza nasce un menu giapponese con le frattaglie, come il susci di lampredotto e tanti altri piatti.

Utilizzi altre parti del cosiddetto “quinto quarto”?

Certo! Tutto: lingua poppa nervetti matrice guancia centopelli.

Allora: diciamo che in un certo senso con il tuo locale Il magazzino ti poni come autore di un recupero degli ingredienti della cucina povera, tradizionale – in un’ottica contemporanea. E visto che la contemporaneità oggi è – anche – la tecnologia, gli smartphone, Internet, i social network: come ti poni nei confronti di questa realtà? Ne fai uso, la ignori, oppure…?

Certo che sì – ad esempio sono su Facebook:

https://www.facebook.com/luca.cai

https://www.facebook.com/pages/Osteria-Tripperia-Il-magazzino/88415125746

Ma naturalmente il centro della mia attività è il cibo, e quindi il ristorante, ma anche le manifestazioni di cibo di strada, che mi permettono di portare il mio panino in tutta Italia – e la rete mi permette di far conoscere sia i prodotti che le varie manifestazioni:

http://www.stragusto.it/

http://www.squisito.org/

http://www.porchettiamo.com/

https://www.facebook.com/pages/CIBO-IN-STRADA-SHOW/248505147681

***

Ricapitolando:

La serata comincerà con un aperitivo intorno alle 19.30, proseguirà con la cena all’aperto con diverse “isole” a cui sarà possibile attingere a piacimento, curate da Luca Cai, presso le quali si potranno gustare le sue prelibatezze: crostino di lingua, polpettine di lampredotto, totani di bosco, ravioli alla piastra ripieni di lampredotto, susci di lampredotto, trippa baccelli e pecorino. Il tutto innaffiato con i vini della Cantina Pieve Vecchia.

Ultima cosa ma non meno importante: la musica della Delirium Jazz Band. Non la conoscete? Quando guarderete questo video vi accorgerete che vorreste non averne persa nemmeno una serata. http://www.youtube.com/watch?v=OVIw8IwZPhw


Cosa posso dire di più? Che mi spiace non poter essere in Maremma, sabato 16. Che mi piacciono tutti e quattro i quarti, ma il quinto…

Emanuele Bonati

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