Archivio per la categoria ’chef cuoco’

Tutti alla Milano Food Week

18 May 2013 - Commenti »

Perché? Perché ci sono un sacchissimo di cose dappertutto, tanto per cominciare – per tutti i gusti, a tutte le ore, in ogni angolo di strada o quasi…

E cosa? La scelta, lo abbiamo visto  sfogliando i programmi, è spropositata – noi vi segnaleremo qualche cosa qua e là, a gusto nostro.

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Iniziamo con un evento temporary che è un’anticipazione di una più lunga serie di eventi consimili. Al Carlyle Brera infatti è partito un temporary restaurant – “Caffè Carlyle” – che proporrà per una settimana al mese i menu di uno chef “straniero”. Si parte con Franceschetta58, il bistrot di Massimo Bottura e Marta Pulini, fino al 25 maggio, tutte le sere, escluso domenica 19. Provateci: ne vale la pena, ci sono stato su invito dell’organizzatore, Fabiano Guatteri: ho assaggiato una serie di salumi e formaggi e conserve e mostarde su cui non ho molto da dire, se non che le fette erano piccole, e non hanno volutoi darmi i prosciutti interi, e che lo gnocco fritto non era espressamente consegnato a me ma messo in cestini sul tavolo per tutti, e che i barattoli delle mostarde erano sorvegliati e non sono riuscito a mettermene in tasca nemmeno uno… Meno male che ho mangiato una marea di alici marinate su crostini e con pomodori pendolini, una… due… tre porzioni di timballo di aneletti con melanzane pomodorini arrostiti e ricotta salata, e alcune crostatine meringate ai pistacchi di Bronte…  E un aperitivo Leone da scoprire…

Mi sono trattenuto – ma ho deciso che amo marta Pulini. E prima o poi glielo dirò.

Idea molto piacevole, insomma – molto “comfort food”, semplice e “caldo”, amichevole – i piatti hanno tutti lo stesso prezzo, 15€; sono serviti su piatti tutti diversi l’uno dall’altro (anche se – diciamo le cose come stanno – ho visto che ce n’erano due uguali…); e devo ancora assaggiare tutti gli altri del menu…

E poi ci sarà Stefania Corrado – la multitasking chef con il suo brunch domenicale (il 19 e il 26, dalle 11 alle 15; baby-sitter per i bambini).

E domenica 19 maggio “Making Mozzarella”, aperitivo con mozzarelle appena sfornat… ehm, no… munte? mozzate? mozzarellate? insomma, fatte sul momento.

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Stefania Multitasking Corrado sarà anche lunedì sera dalle 19 da De Longhi in via Borgogna per uno showcooking “Flan e sformati primaverili”: imperdibile, soprattutto perché ci sara anche Emanuele Bonati a fare da “ingrediente”…

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Come imperdibile sabato in Cucinoteca (via Muratori 32) la presentazione del libro di Lorenza Pliteri Cannella e zafferano, Ponte alle Grazie, condotta con spirito acume e professionalità da Emanuele Bonati; seguirà un mini-corso di cucina “Spezie con dolce e salato”.

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Per finire, consigliamo un bel gelato – ma non un gelato qualunque, bensì uno di quelli appositamente ideati  per noi e per la Milano Food Week dalle nostre gelaterie (per noi nel senso che le abbiamo praticamente costrette, povere geltaerie):

Attimi di gusto – via Cesare Correnti, via Vigevano, viale Piave (sono come i funghi, ogni tanto ne spunta una…)

Gelateria Paganelli – via Adda angolo via Fara (o via Fara angolo via Adda)

Gelateria PortaRomana – in corso di Porta Romana, poco prima della Porta Romana

Anzi, adesso vado ad assaggiarli e a fotografarli tutti quanti…!

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Stay tuned! Other news on the go!

Emanuele Bonati

Il doodle di Google per i 100 anni di Julia Child

15 August 2012 - Commenti »

Dal nostro inviato in Grecia: il Kalita a Mykonos

1 August 2012 - Commenti »

Ero convinto che a Mykonos, per soggiornare in un hotel di gusto, occorresse una cifra importante. Mi sbagliavo! Ho trovato il Fresh boutique hotel

nel pieno centro del paese, dal design minimale ma di grande charme. I colori non sono i soliti bianco- e blu-grecia – siamo sui toni del verde, nero, grigio e legno. Insoliti, per la Grecia, ma davvero armoniosi.

L’accoglienza è delle migliori perché Evelyn, che si occupa della reception, è disponibile e soprattutto sorridente (una rarità ormai). Le camere sono compatte, essenziali, funzionali e sono davvero carine – dagli arredi al design, sobrio oltre che minimal. La mia è dotata di balconcino immerso in una sorta di foresta di cactus fioriti. Davvero un bell’angolo. Gli asciugamani profumano di pulito, di bucato, una volta tanto. Pulitissimo ovunque.

La colazione è ottima e si consuma nel piccolo ristorante dell’hotel, il Kalita, nel cortile interno alla struttura. Non il solito giardino fiorito ma una corte raccolta ed elegante.

Dalla colazione alla cena, l’impostazione del Kalita è quella di utilizzare materie prime locali; quindi a colazione una mini selezione di salumi e formaggi locali, una freschissima polpa di pomodoro fresco con origano da stendere sul pane con dell’olio a scelta fra vari tipi e del sale, delle stupende olive in salamoia, la torta salata del giorno, la torta dolce e le confetture fatte in casa da spalmare sul pane freschissimo.

Per quanto riguarda la cena al Kalita, il menù è davvero interessante e grazie al giovane chef  Vaios Doutsias si possono gustare dei piatti legati alla tradizione greca, ma ben rivisitati.

Una grande cucina, dove vengono rispettati e valorizzati al meglio i singoli ingredienti. Un equilibrio di sapori eccezionale.

Ottimi calamari fritti con una maionese light allo zafferano greco.

Un fritto leggero di zucchine e melanzane con tzatziki.

Lo squisito cartoccio di trota affumicata con verdure miste.

Delicata l’orata con tagliatelle di verdure miste e salsa con ouzo e arancia.

Per i dolci si segnalano il millefoglie baklava con gelato alla mastiha (un liquore poco alcoolico dal sapore di anice) e miele

e la creme bruleè al rosmarino.

Qualificata la carta dei vini. Non avrei mai pensato di bere un vino così buono in Grecia.

Il conto della cena si aggira sui 60€; bisogna tener presente che è possibile spendere anche 90€ in ristoranti dozzinali.

Il personale è molto preparato, amichevole ma mai invadente.

Anche se non ci si trova a cenare in una terrazza affacciata sull’Egeo, l’atmosfera intima del luogo è molto bella.

Fresh Hotel Mykonos
31 Nik. Kalogera St.
84600, Mykonos Town, Greece
T. +30 22890 24670
F. +30 22890 22704

Christian Sarti

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Miracolo a Milano: Totò a “Casa Tua”

25 July 2012 - Commento (1) »

“Sai cos’è che mi piace? Le cose buone da mangiare, certamente; gli ingredienti, le preparazioni, la cura nell’apparecchio della sala, il servizio, l’arredo… Tutto quello che contribuisce a rendere la mia esperienza unica e personale e più o meno riuscita. Ma quello che mi piace è quando incontri qualcuno in grado di renderti conto di tutto quello che hai sul tavolo, di ogni ingrediente e di ogni singola briciola di pane, di ogni mattone, dei figli del produttore di pasta o del raffreddore delle pecore che hanno dato per questo meno latte e allora il pecorino…”

Quando Totò parte, bisogna lasciarlo andare – sorvegliandolo, certo, ma lasciargli percorrere tutte le tangenti e tangenziali che vuole – tanto ritorna sempre (ahimé…).

“Ti ho sentito, sai? E non trovi anche tu che sia un gran bell’uomo?”

Beh, sì, certo, ma, normale, insomma…

“Hi, hi, sei imbarazzato?”

Ma figurati – per così poco? Semplicemente, non avevo considerato il lato estetico del nostro ospite, preso com’ero dal fascino dei suoi discorsi…

“Anch’io – e non sto facendo un discorso estetico – ma mi è venuto in mente il grande Totò, in Totòtruffa, mi sembra…” (Ah, le origini cinematografiche del nostro Totò vengono fuori in modo del tutto inaspettato, a volte…) “Ecco, Totò se non sbaglio impersonava una signora distinta ed elegante, nonostante la faccia di Totò e certi pelacci sugli avambracci… Insomma, questa signora Totò si sdilinquiva tutta con un signore per non pagare l’affitto, civettava e lo adulava… ecco, per farmi offrire una cena da David…” David? “Se si chiama così, come devo chiamarlo, Asdrubale? Insomma, i suoi racconti, i suoi ricordi, e della sua famiglia, e la descrizione dei prodotti, dei piatti, delle sue ricerche sul territorio…”

Alt – riprendo in mano la situazione, e cerco di fare un poco di ordine.

Siamo andati – con un gruppo di amici blogger – a conoscere il signor “Giulio Pane e Ojo” (“Che poi abbiamo scoperto essere un sacco di altre cose: ‘Abbottega’, ‘Casa Tua’, ‘Osteria del Mare’ a Montecarlo, ‘Quinto Quarto’ a Manhattan…”), ovvero David Ranucci – “Oste fondatore”, si definisce giustamente nel suo biglietto da visita.

Origine centroitalica, fra Lazio e Toscana, famiglia che si occupa di ristorazione da un centinaio d’anni (il Giulio di “Pane e Ojo” è una dedica a suo nonno), gestore di discoteche a Roma, a Milano quasi per caso, decide di fare qualcosa – e pensa studia si informa e apre appunto “Giulio Pane e Ojo”, avamposto delle cucine romane (non c’è un’unica cucina romana, ma come spesso, o sempre, c’è un’unione e un incontro di tradizioni e usi e prodotti…) a Milano dal 1999: una base di piatti tradizionali, all’insegna della qualità e del prezzo conveniente, per un locale inizialmente non molto grande (non sono riuscito ad andarci per anni, scoraggiato dalle code fuori – anche se mi si dice che di tanto in tanto venisse apparecchiato anche il tetto di qualche auto parcheggiata…), ma che pian piano si è espanso – il negozietto a fianco, l’appartamentino sopra, il magazzino sul retro, il locale dall’altra parte del cortile (“Vero: ho visto un paio di inquilini rientrare furtivi in casa, strisciando lungo le pareti, per non farsi vedere ed evitare di essere fagocitati; e anche la scala condominiale è chiusa da un cancello di ferro, per evitare che David vi si introduca e ti cominci a cucinare in salotto…”). Ambienti piacevolmente “casalinghi”, ma senza “casalinghitudine” di maniera: familiarità, piuttosto, convivialità.

Grande successo: è così che Ranucci è diventato “Oste Fondatore”, e ha dato vita ai locali di cui sopra – il recente “Abbottega”, pressoché di fronte a Giulio, aperto fino a mezzanotte, con un angolo per la vendita di vini salumi e formaggi (“Ma hai sentito che meraviglia il pecorino romano? Sai che il produttore è forse l’unico romano rimasto a produrre l’autentico pecorino romano, mentre gli altri produttori pastori si sono stabiliti lì venendo dalla Sardegna, e quindi…”) scelti personalmente, con un rapporto diretto col (piccolo) produttore, “biologico” a sua insaputa… – “Casa Tua”, Toscana a tutto spiano dal 2007, un po’ più avanti dall’altra parte della strada (ci si espande a macchia d’olio – siamo in zona Porta Romana, e c’è chi assicura di aver visto sui resti dell’antica Porta un citofono con il campanello “David Ranucci”) – ma anche un “Quinto Quarto” a Manhattan, e, sempre in una città con la “M”, Monaco, a Montecarlo, “Osteria del Mare” (quando esce di casa per andare a comprare una pizza, torna con una pizzeria a Miami e una a Mombasa…).

OK – siamo stati invitati da Ranucci, con un gruppetto di blogger, a conoscere “Casa Tua” (“Quindi mia, no? ma anche degli altri? e allora ‘nostra’, o ‘vostra’, se la precisione…”), e il cuoco di “Giulio”, Sami, di origine egiziana (“Ecco, questi stranieri che vengono qui a rubarci il lavoro! Vero che lo fa benissimo? Mi piace che la cucina del territorio passi tra le mani di gente che viene da tutti gli ‘altrove’ possibili e venga ad un tempo conservata e rinnovata…” – stai diventando verboso e noioso, lo sai, vero?), per una cena di introduzione alla loro idea di cucina del territorio che… o mamma, sto diventando verboso anch’io…

Panzanella, per cominciare: un classico, con varianti, pane sciapo, raffermo abbrustolito inumidito bagnato (“Sai che non amo i piatti inzuppati, che i crostini li faccio passare appena dentro la minestra e li mangio subito – ma qui era proprio al punto giusto di imbibitura, morbido e croccante assieme – e le verdure: insomma, se le materie prime sono buone…”), con verdurine fresche, giro d’olio…

Pappa al pomodoro: siamo sempre nel classico, con un piatto tutto sommato semplice, e forse per questo a volte clamorosamente sbagliato; qui, perfetto, dev’essere sempre una questione di ingredienti, di qualità, ma anche di cura e di attenzione (e di studio della tradizione, perché no?).

Testaroli – forse il formato di pasta più antico, “sopravvissuto” in zone come la Lunigiana: un mix di acqua e farina cotto in un apposito contenitore di terracotta, il testo – un nome che suona di latino… –  tagliato poi a rombi e ri-cotto come una pasta e condito – qui con pecorino e olio, e poi con un pesto di pistacchi, straordinari, semplici, buonissimi.

Arrosto morto – altro piatto tradizionale, un arrosto di petto di tacchino lardellato con guanciale, cotto in pentola (“morto” perché non si muove come quando cucinato al girarrosto..?!) – “Non male, forse mi ha colpito meno del resto, il tacchino non è la mia passione…” – in effetti, “appena” buono.

Il dolce – magari non proprio tradizionale, ma delicato (“E la mia fetta era un po’ piccola…”) – crostata con nutella ricotta un po’ di rum cioccolato grattugiato sopra…

E allora? Mangiato proprio bene, un posto piacevole, Ranucci è effettivamente un personaggio (e un imprenditore) notevole, il cuoco bravissimo. E – cosa importante – qui come da Giulio (andremo a verificare a Montecarlo e a Manhattan…) il conto è moderato: antipasti da 4,50 a 7,50/9,50€, pasta 9/10€, secondi 13, dolci da 3 a 6..

“Mi sa che ‘Casa Tua’ la senti proprio tua, vero?”

Sarà un “Miracolo a Milano”…

***

Grazie a Paola Sucato Ci_polla, Marta Tovaglieri Streghetta in cucina e Anna Maria Simonini The Kitchen Times per le foto… quelle scattate da Totò erano pessime (l’emozione di fronte ai piatti? era intento ad ascoltare le affabulazioni di Ranucci? chissà…).

Casa Tua Osteria

Via Muratori angolo Via Corio

Milano

Tel. 02.55.14.269 

Emanuele Bonati

Petrini, le pere, il terremoto, l’Emilia

19 July 2012 - Commenti »

Carlo Petrini su “la Repubblica” del 16 luglio ha pubblicato un bell’articolo sull’Emilia terremotata. Anzitutto sottolineando la necessità di sostenere – nel nostro campo, che è quello dell’alimentazione, ma il discorso vale un po’ per tutti – la rinascita e la socialità attraverso i locali, i ristoranti, partendo da due esempi, l’osteria “La Lanterna di Diogene” a Bomporto, che impiega alcuni ragazzi disabili, e che è recentemente tornata all’attività, e l’osteria “Entrà” di Massa Finalese, vicino a Finale Emilia. Al di là degli sms solidali, degli aiuti concreti, è importante anche aiutare quelli che sono i centri di socializzazione, i loclai pubblici, i circoli, i bar, le biblioteche, i posti dove la gente del posto si incontra (e incontra gli amici e i visitatori “da fuori”) e ricostruisce quel senso di comunità “scosso” dal terremoto. E naturalmente le attività commerciali che ripartono fanno ripartire anche l’economia, la circolazione di denaro, i consumi…

Questa è anche la risposta che abbiamo dato, con sosblogger.wordpress.com, a quanti ci accusavano di aver organizzato le cene per il Rigoletto di Reggiolo e per l’Ambasciata di Quistello per aiutare dei ricchi chef che non ne hanno bisogno, per farci vedere e per farci pubblicità, per fare i fighetti, e quant’altro…

Ma Carlo Petrini nel suo articolo (lo potete leggere sul www.repubblica.it, o su Slow Food) avanza anche una proposta importante, e soprattutto operativa, per aiutare l’agricoltura in modo concreto, a cominciare dalle pere.

[...] parlando di agricoltura, essa ha le sue stagioni e presto ci sarà bisogno di una rete nazionale che si attivi per un’operazione che potrebbe diventare esemplare. Mi riferisco alle pere: le zone colpite dal sisma ne sono grandissime produttrici. [...] Le pere si devono di solito raccogliere tutte insieme, da metà agosto, un po’ prima che maturino completamente per poi stiparle in magazzini refrigerati che le mantengono per lungo tempo, per venderle a più mandate alla grande distribuzione e “allungare” la stagione di vendita. È il sistema agroindustriale, che sopperisce alla mancanza di varietà tradizionali precoci e tardive (queste sì che allungavano le stagioni), con un sistema più “tecnologico”. Il problema è che questi magazzini (come in un primo tempo anche le pompe per le massicce irrigazioni, ora riparate) sono stati pesantemente danneggiati dal sisma e non si recupereranno in tempo. Sappiamo bene che i capannoni non han tenuto (e adesso che saranno ricostruiti, oltre a rispettare i canoni antisismici cerchiamo di non creare altre ferite al paesaggio con ignobili costruzioni).

Ora, mentre si avvicina il momento della raccolta, chi coltiva le pere non sa come fare. Altri magazzini in altre regioni non saranno più liberi come ora, perché lì s’inizieranno ad accogliere le mele, si rischia dunque di dover far marcire i frutti sugli alberi. Allora, proprio mentre ero a Bomporto, si è pensato con il vicesindaco di San Felice sul Panaro, con il sindaco di Finale Emilia e con tutti i protagonisti della rete locale di Slow Food, di preparare per tempo un piano per salvare il salvabile. Cogliamo l’infausta occasione per tornare a un consumo più precisamente stagionale delle pere. Selezioniamo quei produttori che possiamo aiutare, costruiamo una rete di acquirenti (grandi distributori, gruppi di acquisto solidale, mense scolastiche e ospedaliere, ristoranti, mercati, viaggi nelle aziende per la vendita diretta) che s’impegneranno a comprare “en primeur” – in anticipo – queste pere, in cambio che vengano raccolte mature e nel loro momento migliore. Gli agricoltori non dovranno preoccuparsi se le pere sono sugli alberi e non andranno nei magazzini come di solito. Perché saranno già vendute, appena pronte ritirate o inviate a chi ha fatto la sua promessa. [...] Forse tornando a un modo di distribuire diverso, a rapporti umani invece che puramente commerciali, a un rispetto della vera stagionalità e quindi anche dei ritmi naturali, si potrà instillare quella che magari è una piccola goccia di solidarietà concreta, ma anche un modo di riflettere su come produciamo e consumiamo il nostro cibo. Tenetevi pronti, faremo sapere dove e come richiedere le pere, e poi per la settimana che si raccoglieranno belle mature dovrete correre tutti a comprarle, mangiarle, cucinarle.

Emanuele Bonati

Se il Friuli Venezia Giulia è di vostro gusto…

16 July 2012 - Commento (1) »

“Per tutti i gusti” a luglio ci porta in Friuli Venezia Giulia con due nuove tappe di questo “giro d’Italia a tavola” : il 16 luglio e il23 luglio.

La prima, il 16 luglio appunto, prevede una cooking class per blogger e giornalisti e una cena (del costo di 55€), aperta al pubblico e ai blogger suddetti, al ristorante Il Canneto dello Sheraton Milano Malpensa. Il menu sarà poi disponibile per tutto luglio presso il ristorante, a 45€.

Gli chef del Friuli Venezia Giulia coinvolti negli appuntamenti sono

Alessandro Gavagna (La Subida di Cormons, Gorizia)

Micol Pisa (scuola di cucina Mestoli & Padelle di Buttrio, Udine)

Andrea Canton (La Primula di San Quirino, Pordenone)

Prevista anche la partecipazione dello chef Andrea Gabin (La Mondina di Marulo, Lodi) – e del padrone di casa, lo chef Enrico Fiorentini.

Visto che il 16 luglio è oggi, i fornelli sono già accesi: e allora eccovi una foto di Micol Pisa e Virginie De Dea scattata da Carlo Vischi, deus ex machina delle serate Per tutti i gusti, da noi accortamente sottrattagli…

Non aprite quel Pbox…

12 July 2012 - Commenti »

Quando uno si trova in una qualche parte del mondo per trascorrere una vacanza, viene il momento in cui cerca di organizzarsi per la cena. Di solito viene colto da un’illuminazione improvvisa: “Ma qui vicino c’è il tal chef del tal ristorante… devo assolutamente andarci… ora chiamo prenoto dov’è il numero pronto pronto mi sentire io volere mangiare…”.
Quando poi uno scopre che il locale, proprio quel giorno lì, è chiuso… il mondo gli crolla addosso, il desiderio di suicidarsi mangiando hamburger da McDonald’s si affaccia imperioso.

Ma andiamo con ordine. Mi trovavo in un’immensa e sconfinata valle di ulivi che da Delfi porta ad Atene, nel mezzo della Grecia, quando ho pensato di andare a cena al Funky Gourmet, appunto ad Atene, visto che dovevo passarci la notte per poi prendere l’aereo il giorno dopo.
Il Funky Gourmet, il lunedì è chiuso. E che giorno era? Lunedì. Di funky mi è rimasta solo la musica di James Brown ascoltata come sottofondo alla guida…
Allora uno riparte con la selezione mentale, consulta le guide sull’iPhone, chiama gli amici in Italia e le fidanzate greche conosciute durante la gita dell’anno della maturità… E scopre che un tal Christoforos Peskias, blasonato chef greco di cui si narrano le gesta anche in terra nostra – vedi Identità Golose – ha aperto dei locali tipo bistrot, Pbox, dopo aver guidato per anni uno dei 50 Best Restaurant: il 48 Restaurant, sempre ad Atene.
In rete si leggono buone cose, i piatti sembrano interessanti e con un prezzo accettabile.
I Pbox sono diversi e scelgo quello di Kifissia, la cittadina chic sopra Atene. Prenoto. Negozi di lusso, locali fighetti, belle macchine – scena diversa in Atene, ovviamente. Ok – ci sta che uno chef così importante sia allocato qui.
Il Pbox ha tavoli interni e una verandina fronte strada-struscio dove ci fanno accomodare. L’atmosfera è informale e rilassata – posate carine, personale simpatico (non proprio tutti, ma insomma…).
Vengono proposti prodotti di qualità, anche in vendita sugli scaffali. Insomma si presenta bene e con un grosso adesivo MICHELIN sulla porta.
Scegliamo i piatti e un vino locale, bianco, al calice.

Hummus con chutney di capperi. Il primo boccone ha impresso sulla mia faccia una vera espressione di disgusto per l’uso eccessivo di cumino che ha trasformato un piatto di per  sé molto semplice e dal sapore delicato , in  una cosa di una violenza inaudita causa appunto quella spezia – più una sapidità eccessiva.

Rotoli di carta di riso con salmone, guacamole e foglie di shiso (erba giapponese dal sapore di erba limoncina e menta), serviti con salsa di speziata al peperoncino. Niente di emozionante e con un salmone che non era proprio così scioglievole, e dal sapore inesistente o quasi.

Tonno scottato (sostituito da Palamita, previo avviso ) servito sopra un’insalata di melanzane affumicate e servite con salsa teriyaki-yuzu. Un pesce la cui cottura non era il massimo, senza nessuna croccantezza esterna e che risultava pieno di liquidi. L’insalata di melanzane troppo sapida e con affumicatura esagerata.

Orata con foglie di  portulacaceae e vinaigrette di pomodoro. Non buona. Un pesce anonimo coperto di salsa agrodolce accompagnato  da delle stucchevoli foglie grasse.

Terminiamo la cena con una tarte au chocolat con palla di gelato alla crema. Un dolce che regalava solo nella nota finale un gusto decente; mentre prima declinava nei vari sapori del rancido del burro di cacao affiorato.
Ero arrabbiato perché uno dei posti della mia wish list mondiale era chiuso e quindi il mio giudizio era diciamo “offuscato”? No. Non credo proprio.

Sono io che esagero? Forse. Non apprezzo quel tipo di cucina “della tradizione greca rivisitata in chiave moderna” perché non capisco nulla? Può darsi.

Dico solo che è stata una grande delusione. Da uno chef del genere non ti aspetteresti delle cotture così sbagliate, un uso delle spezie massivo e degli accostamenti così stucchevoli.  Tutti i reali sapori della “cucina della tradizione” erano totalmente coperti.
Il costo ha superato di un pezzo il centinaio di euro. Questo non fa altro che aumentare il mio disappunto verso questo chef, che peraltro non ho visto.  No way.

PBox Eatery

Levidiou 11, Kifisia 14561, Grecia

Tel+30.210.8088818

Christian Sarti

I delfini schiacciati di Margherita ovvero quando i bambini si impossessano della cucina o viceversa

9 July 2012 - Commenti »

Non è che Samantha e Davide siano dei maniaci della culinaria, degli adepti del purismo alimentare, dei fanatici del kilometro zero, dei sacerdoti dell’ecobio – persone normali, sicuramente attente a quello che mettono nel piatto, al buono-e-giusto, frequentatori di Gas e simili, lui poi da poco si è messo a fare il pane in casa, ma in modo del tutto normale e naturale: eppure, hanno prodotto una cuochina in erba, che già aiuta papà a panificare, ma che soprattutto è una pasticcera in proprio.

La sua ultima creazione sono i Delfini schiacciati: si schiacciano, ovvero si sbriciolano fra le mani, dei corn flakes in un piatto piano: e questo è il mare. Si prendono sei biscotti secchi, su tre si spalma un velo di marmellata di fragole, sopra un po’ di corn flakes sbriciolati, si richiude con gli altri tre biscotti: e questi sono i delfini. Che vengono appoggiati sul mare di corn flakes. E che sono venuti, appunto, un po’ “schiacciati”. Dosi per tre persone: mamma, papà, e Margherita.

Non è la prima volta che Margherita si produce in elaborazioni pasticcere, sempre a partire da quello che trova in dispensa (creme, biscotti, marmellate…) e in modo del tutto autonomo, senza sollecitazioni genitoriali, senza desideri di emulazione di chef televisivi…

Ragazzini in cucina, dunque – la quasi-otto-enne Margherita ne è sicuramente un esempio molto particolare, ma – senza contare i pubblici infantili della Clerici – la diffusione della cucina, e della cultura alimentare, fra i più giovani e giovanissimi si sta espandendo.

Un esempio: la Melevisione dall’ultima stagione vede una volta alla settimana Cuoco Danilo (il cuoco di corte, chiamato dalla Principessa Odessa a cucinare il dolce per il suo matrimonio…)  proporre facili ricette e insieme informazioni e curiosità sul cibo.

Cuoco Danilo si presenta così: “Ciao piccolo amico, che piacere vederti! Mi presento, sono Cuoco Danilo, grande esperto di ricette di tutti i mondi di fiaba di tutte le città laggiù…” – e le sue ricette sono visibili su www.melevisione.rai.it.

Emanuele Bonati

Le Grand Fooding & Le Grand Cammas

4 July 2012 - Commenti »

Alexandre Cammas in una foto di Dustin Aksland.

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Le Fooding è Alexandre Cammas. Giornalista e critico gastronomico (per Libération, Nova Mag, Gault et Millau), discendente da una stirpe di ristoratori originaria dell’Aveyron, regione del Midi-Pirenei francese, da cui gli viene indubbiamente l’amore per il gusto, il padre di Le Fooding è giornalista e cronista per Nova Magazine quando crea questo movimento, nel 2000. Esasperato dall’universo rigidamente diviso della cosiddetta “alta gastronomia”, ha ideato il concetto di “Fooding” come riflesso del gusto del tempo, come voglia di dare una spolverata al paesaggio culinario contemporaneo. “Fooding”, ovvero la contrazione di “food” e “feeling”, alimento e sentimento.

Con il suo compagno Emmanuel Rubin, Cammas organizza la prima Semaine du Fooding nel dicembre 2000: un nuovo approccio alla gastronomia, all’insegna della creatività, dell’innovazione e del piacere. I loro eventi non si limitano a sollecitare il gusto, coinvolgono anche tutti i sensi e il piacere di mangiare, per una cucina più eccitante e più sexy, da vedere toccare ascoltare annusare vivere. Andare fuori a mangiare senza andare in un ristorante, fuori dagli schemi, dai riti, coinvolgendo cuochi artisti musicisti e soprattutto persone. Come ha scritto un critico gastronomico, François Simon, «siccome a loro non piace la gastronomia, la spostano».

Il movimento diventa ben presto un fenomeno nazionale, e migliaia di persone partecipano ogni anno al Grand Fooding d’été, al Wine & Fooding Tour oppure alla Semaine du Fooding, eventi sostenuti da Radio Nova, ma anche dal settimanale Les Inrocks, da Le Progrès, da La Dépêche du Midi etc. Ne nasce addirittura una Guide Fooding, prima pubblicata da Nova Mag, poi supplemento di Libération in 2005-2006, del Nouvel Observateur nel 2007 e infine guida indipendente dal 2008. In seguito la filosofia Fooding inizia a dilagare ovunque, fino a giungere qui a Milano tre anni fa.

Oggi, e domani, “Pelle all’arrabbiata” alla Segheria di via Meda 14.

http://www.lefooding.com/evenements/2012/le-grand-fooding/milano/

Emanuele Bonati

Le Grand Fooding: Intervista a Nicola Guiducci

4 July 2012 - Commenti »

Questa sera inizia Le Grand Fooding a Milano: “Pelle all’arrabbiata” per tutti. Un appuntamento non solo gastronomico: abbiamo intervistato il dj della serata, Nicola Guiducci


Frammenti di memoria: interno notte. che ore sono? forse le 4. persone sedute, persone che bevono drink, sorridono, ballano, parlano, nonostante la musica alta. Persone che sfoggiano mise esagerate, colorate, cool. Dal soffitto scendono metri e metri di tulle che creano un’atmosfera di fiaba. Ecco. Sono nel paese delle meraviglie. Un posto abitato da creature strane, ma simpatiche. Tutte rivolte verso colui che sta miscelando la musica sopra un palchetto, suonando il tamburello, facendo foto, ballando, bevendo, fumando, ridendo. Una sorta di divinità da queste parti. Tutti si muovono a tempo, in questo mondo fatato. E il tempo lo dà lui. Nicola Guiducci. Mi trovavo al Plastic per festeggiarne uno dei tanti compleanni…
Nicola Guiducci by Jerome Ison

Nicola Guiducci: sound designer, dj, artista, talent scout… Ma a noi di CibVs interessa ovviamente un lato particolare di te: vogliamo sapere del tuo rapporto con il cibo.

Un rapporto ottimo. Cucinare mi rilassa. Lo faccio senza frenesia, guardando film su film. Posso stare ai fornelli per ore… il cibo per me è una cura. Mi diverte anche molto far la spesa!
Cucini?
Dal lunedì al giovedì(!), due volte al giorno. Il giovedì anche tutto il giorno, perchèé poi nel weekend non ho tempo e non sopporto di non avere qualcosa di pronto da mangiare al rientro dopo il lavoro.
Cosa non può mancare nalla tua cucina?
Non manca mai niente… heheheheheh – comunque cipolla, aglio, acqua, olio e sale, altrimenti non so come iniziare. Sai, sono toscano…
Che rapporto c’è fra la musica e il cibo? È un sottofondo, un accompagnamento, o…
Come dicevo, quando cucino guardo film; cenando, invece, la musica diventa fondamentale, perché non amo molto parlare mentre mangio, e allora un sottofondo addolcisce il “silenzio” cittadino. Ma se sono in campagna o al mare non c’è proprio bisogno di musica..
Qual è il tuo piatto preferito?
Sono troppi – comunque ho sempre bisogno di tre contorni. Forse patate lesse, tropea e caviale.
Puoi associarlo ad una canzone?
“I put a spell on you”.
Amy Winehouse: a quale spezia la assoceresti?
Cannella, paprika, pepe, cumino, curcuma… un curry praticamente!
Mi capita, ascoltando musica, di avere come delle allucinazioni olfattive – bizzarro, vero? E se ti dicessi di pensare al profumo del timo, sapresti dirmi a quale artista lo assoceresti?
Mmmm… forse a Coco Rosie o Devendra Banhart – ma forse lui mi fa più rosmarino. Anche Henry Nilsson, in una canzone: “The Wailing of the Willow”.
Sappiamo che sei un amante della fotografia.
Apprezzi la fotografia di food? Conosci qualche artista, legato al mondo del food, che lo rappresenti sotto qualche forma espressiva?
Compro libri di cucina e seguo Pietro Leeman da 25 anni (quando cenavo ancora fuori casa e per me i ristoranti erano Aimo e Nadia, Joia e Suntori), ma onestamente la foto di una zucchina avvolta nell’erba cipollina non mi emoziona – magari mi dà uno spunto per una presentazione. Un artista che amo e che usa il cibo è Paul McCarthy, anche se – purtroppo – lo usa in modo sgradevole e morboso.
Un ristorante da suggerire?
Non ceno fuori casa a Milano. È un guaio? Però a Parigi passo sempre da Le Procope e da Le bistrot Mazarine… roba classica insomma. Non uso mai burro e allora devo sfogarmi!
E per finire – hai un tatuaggio e, se ce l’hai, cosa significa?
No, però mi sono appena rotto una spalla ed ho una nuova cicatrice di 25 centimetri. Che significa non so esattamente cosa!
Link: http://www.anglerecords.com
Christian Sarti