Archivio per la categoria ’bio’

Dieci punti per Bio

8 October 2012 - Commenti »

Riprendo dal sito di Francesco Iandola (fra la altre cose – e sono molte – ambasciatore italiano del Food Revolution Day di Jamie Oliver) “I prodotti Bio in 10 punti“, dall’incontro con Marco Boccasile, Salvatore Malfa, Walter Molinaro svoltosi in Cascina Cuccagna  a Milano il primo ottobre per “Metti una sera in Cascina”.

1 I prodotti biologici attirano un utente medio di 30-45 anni, di buona cultura e di discreta disponibilità economica che generalmente diffida della GDO, ma che spesso per comodità non può prescinderne. Un utente che comunque cerca di interessarsi a ciò che mangia. Il 76% dei consumatori acquistano Bio 1 volta al mese, l’8% comprano Bio 3 o più volte al mese.

2 Il mercato Bio vale nel Mondo 45 miliardi, di cui 1,5 in Italia ed è sviluppato specialmente in USA ed Europa. L’Europa è il più grande produttore mondiale di alimenti BIO, in Italia l’1,9% della superficie agricola è destinata a BIO ed è la seconda in Europa.

3 Non si sa cosa voglia dire il marchio Bio e cosa ci sia dietro, si certifica il non utilizzo di pesticidi ma non la mancanza di tossine nel cibo, che spesso il prodotto Bio sviluppa con più facilità. Quindi BIO/genuino non vuol dire più sano. In Africa nei paesi umidi dove la coltivazione è Bio e naturale c’è un’alta percentuale di tumori da alimentazione. Anche i cibi naturali/Bio contengono tossine nocive.

4 La certificazione Bio è una certificazione di processo non di prodotto. Si valuta ciò il metodo che ha portato alla produzione non la qualità e i contenuti del prodotto. Il consumatore deve pretendere più informazioni e più qualità, l’etichetta deve essere didattica, non un insieme di sigle incomprensibili

5 Dobbiamo pretendere derrate alimentari più sane e che l’eccellenza sia sufficiente a sfamare tutti, ora il Bio non lo permette. Il Bio è più caro e solo 1 volta su 10 questo è giustificato.

6 Non vanno usate a sproposito definizioni, come Biologico, naturale, organico. Tutto il cibo è biologico altrimenti non sarebbe commestibile. Tutto è naturale anche la chimica e i pesticidi.

7 Non vi è evidenza scientifica che un prodotto trattato in modo industriale sia migliore di uno “naturale”.

8 Perché sia veramente migliore e più sano, l’alimento andrebbe seguito dalla terra in cui si coltiva al modo in cui si cucina.

9 Servirebbe una nuova certificazione, BEE:  Bio Eco Eccellenza. Il minimo dei contenuti chimici (pesticidi ecc) con il massimo dei contenuti naturali (salute, gusto ecc). Ci sono terreni inquinati storicamente per questo serve una certificazione eco e non solo Bio e dobbiamo pretendere di sapere i contenuti i qualità organiche dei singoli prodotti.

10 km zero è un mito da sfatare è la catena corta a fare la differenza: ridurre il tempo e le distanze. Colto e mangiato è il massimo che si può pretendere. Più che il km zero è importante un ridotto tasso unitario di consumo di carburante.

Mi sembra che sia un buon punto di partenza per riflettere, seriamente, sulle etichette ‘bio’ che così spesso appiccichiamo in giro…

Emanuele Bonati

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A Vigevano “Dieci giorni suonati” (…e mangiati…)

1 June 2012 - Commenti »

Un anno fa, il 27 maggio 2011, moriva un grande artista. Un romanziere, un poeta, le cui parole sono protesta, denuncia e rivoluzione – e The Revolution Will Not Be Televised, come cantava nei primi anni ’70.

Gil Scott Heron– un personaggio che declamava le sue poesie musicate a ritmo di jazz soul funk. Una commistione di generi e di culture.

Un giorno, googlando in giro per la rete lo trovo sul cartellone di un festival, qui in Italia – proprio qui vicino, al Castello Sforzesco di Vigevano, per il festival 10 giorni suonati, organizzato dalla Barley Arts.

Ovviamente ci siamo andati.

Arrivati nel cortile del Castello troviamo questo palco molto ampio, dove il mio mito GSH si esibisce in un concerto memorabile, travolgente,  intimo. Uno degli ultimi, se non l’ultimo. Lui non stava bene e si vedeva. Lo ricorderò per sempre.

Un’altra cosa mi è rimasta impressa di quella serata: la struttura coperta che ospitava produttori di eccellenze italiane, presìdi Slowfood, e che ci ha permesso di degustare, prima del concerto, degli ottimi prodotti.

Quest’anno il  festival 10 giorni suonati è alla terza edizione, sempre al Castello di Vigevano, sempre con la stessa formula (che peraltro vede migliorare, di anno in anno, gli aspetti organizzativi e logistici…). Si parte il 13 giugno con i Lynyrd Synkyrd + Molly Hatchet + Betta Blues Society – a seguire, Incubus, Wolfmother, Garbage, Paul Weller, Ben Harper, Lenny Kravitz + Trombone Shorty, G3 (Joe Satriani – Steve Vai – Steve Morse), James Morrison + Maverick Sabre + Musicanti di Grema, Mika… eh, sì, tutto qui… ehm…

Ma il claim di quest’anno è:  Un festival di musica, parole  e sapori!

Quindi non solo musica – prevalentemente pop-rock – ma anche parole: incontri con gli autori in collaborazione con La Feltrinelli libri (segnalo quello del 18 Luglio con Davide Oldani, che presenterà in anteprima il suo nuovo libro).

E assieme alle parole, le immagini: vi ricordate quanto erano belli i biglietti dei concerti che venivano stampati anni fa? Serigrafati, originali, unici. Da collezionare. Quanti di voi conservano ancora un biglietto anni ’90 di Michael Jackson o di Prince? Ecco, da qui nasce l’idea, anzi, nasce Memorabarley, una mostra di memorabilia curata dal fotografo Henry Ruggieri sui 33 anni di attività di Barley Arts – poster, locandine, biglietti, pass dei passati eventi.

Musica parole – e immagini – e sapori: l’Isola del gusto, curata dagli studenti  dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo e ideata dall’amico, nonché dottore in Scienze gastronomiche, Federico Trotta.

Qui  troveremo produttori di eccellenze italiane, spesso presìdi Slowfood: fra gli altri, la birra artigianale del birrificio Clan-Destino, di Orsoverde e Croce di malto; i vini naturali da vitigni autoctoni di varie regioni italiane (i miei amici di Tenuta Carussin, Vini Orsini, Il Palazzo, Col Vetoraz); il panificio Grazioli di Legnano, che usa solo le farine di Mulino Marino e che ha portato appunto a Legnano, il mio paese di origine, prodotti da forno di grande qualità; la carne piemontese del mitico consorzio La Granda; e molti altri validissimi produttori.

L’evento sarà anche molto attento ad abbattere l’impatto sull’ambiente. Come? Con un progetto:  la buona musica è A.R.I.A. – a ridotto impatto ambientale.

Diverse aziende, sensibili all’argomento, hanno aderito fornendo i loro prodotti: Palmdesign con eco-arredi; Novamont e Ecozema con posate e tutto il necessario per il servizio, in materiale compostabile; Eurven con microcompattatore per le bottiglie di plastica; Asm-isa fornisce i contenitori per i rifiuti; Orphea con antizanzare a base di estratti naturali; RaggioVerde fornisce le magliette in cotone naturale con lavorazione a filiera corta e lavorato in Italia per tutto lo staff; Allegronatura  con i detergenti a base di erbe officinali; Rete Clima calcolerà le emissioni di Co2 durante le giornate dell’evento; Edison fornirà l’energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili.

Insomma un progetto davvero ben studiato fin nei minimi particolari.

Qui (10GS_comStampa290512) trovate il comunicato stampa ufficiale.

Insomma il percorso è questo: visita alla meravigliosa piazza di Vigevano – una delle piazze più belle d’Italia –, mostra Memorabarley al Castello, degustazioni  palatali e olfattive prima e degustazioni sonore poi. Per finire con l’acquistare i prodotti in vendita nell’isola del gusto.

CibVs e BlogVs saranno presenti per testimoniare e accertarsi che tutto funzioni alla perfezione. Soprattutto adopereremo per voi le vostre papille gustative, sostando a lungo nell’Isola del gusto.

Christian Sarti

Foto di Henry Ruggeri

Ecoforno per ecocucine…

12 March 2012 - Commenti »

Un alimento, un piatto, può essere bollito, fritto, soffritto, brasato, scottato, macerato, arrostito. Oppure? Oppure cotto sotto la cenere, o sulle braci o vicino al camino, o lasciato al sole – o lasciato cuocere a fuoco spento.

Il procedimento è semplice: si dà una prima cottura al piatto, all’alimento, dopo di che lo si mette in un ecoforno – una scatola cubica di feltro. Dopo qualche ora, lo si ritrova perfettamente cotto. Lo racconta, e lo spiega, Gabriella Zevi in un libretto appena uscito per le Edizioni Sì (80 pagine, 9,50€).

Inutile sottolineare i vantaggi (conservazione dei nutrienti, delle proprietà dei singoli alimenti, risparmio energetico), che vengono spiegati nel libro con molta chiarezza; e rimandiamo al libro anche per il racconto di come l’autrice sia arrivata a questa “scoperta” – attraverso l’osservazione, la sperimentazione, la ricerca di un metodo e di un materiale ideali, che sono stati trovati nel feltro. Il volume comprende anche alcune ricette di Ivana Carroli, e una serie di consigli pratici su come procedere.

Il libro verrà presentato lunedi 26 marzo 2012 alle ore 19.00 presso la Libreria Gastronomica Malafarina in via Cellini a Milano. In questa occasione sarà possibile anche acquistare l’ecoforno.

Emanuele Bonati

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Solo buono, il M…Bun?!

16 December 2011 - Commenti »

Dopo aver visitato la Reggia di Venaria, compresi i giardini, che coprono un’area che equivale a 1/3 del paese in cui sono nato, mi è venuto un certo appetito.
Devo dire che sono stato stimolato anche dalle video installazioni di Peter Greenaway, il quale ha creato per quelli che erano gli ambienti delle cucine dei filmati in loop dove si vede il cuoco-attore alle prese con spiegazioni e raccomandazioni varie ai suoi sottoposti… (pare che in quella Reggia fossero impiegate solo 66 persone nelle cucine, poi altri 20 tra servitori ai tavoli ecc.).
Mi sono catapultato quindi all’agrihamburgheria Mac Bun – ormai M**BUN – di Rivoli. Si tratta di un progetto molto interessante e di cui si è parlato molto in passato. Sul sito si trovano tutte le informazioni relative agli ingredienti impiegati, ai progetti, e molto altro. Gli ambienti luminosi, bianchi rossi, mi piacciono.

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C’è aria di festa qui. Gente sorridente, bimbi felici. Gente che si smeriglia il panozzo, le patate e si suggella la gola con una bella bibita con presidio slowfood o con un birrozzo artigianale. Forse non sono proprio i termini utilizzati da queste parti, ma ho reso l’idea?!
Mi guardo attorno e capisco come sia radicata la filosofia slowfood in questo territorio. Me ne ero già accorto girando altri paesi – ma qui si respira proprio anche un’aria slow. Ci sono in vendita molti prodotti enogastronomici, giochi ecologici per bimbi, libri.
Ti metti in fila, le ragazze al servizio sono tutte molto veloci, e prenoti il tuo panino o menù o piatto composto da carne cruda, o robiola al forno aromatizzata, bevanda e dolce. Alta qualità ad un prezzo piuttosto popolare.
Stordito da tutto questo bendidio, opto per il menù da 10 soldi che comprende panino dal nome MACAPUNETT, birra artigianale MACBIUNDA e patate fritte che qui si chiamano FRICIULA.
Velocemente mi fanno pagare, mi danno da bere e, assieme allo scontrino, un apparecchio tipo cercapersone. Guardo la cassiera un po’ perplesso e mi sento stupido. Lei capisce e mi spiega che suonerà il cicalino appena sarà pronto il mio ordine.
Sbalordito mi trovo un tavolino fuori, perché dentro è strapieno, e mi siedo aspettando con ansia che l’aggeggio mi dia segnali di vita.
Assaggio nel frattempo la birra artigianale bionda anzi Biunda e la trovo di mio gradimento. Leggera, amarognola, fresca.
Passano 5 interminabili minuti, suona!
Entro e trovo il mio vassoio pronto. Esco ed apro il mio sacchettino contenente il panino scelto.

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Un hamburger con un buon profumo, delle verze stufate e del gorgonzola. Il pane è buono, morbido e con sapore delicato per valorizzare il contenuto. Lo finisco in pochi minuti e mi accorgo che non sono appesantito. Quasi ne mangerei un altro. La carne viene cotta con particolari forni e non presenta quindi la pesantezza dovuta all’uso della griglia. Mi sparo anche le patate a foglie che sono davvero ottime, dolciastre. Finisco il mio pranzo assaggiando la robiola al forno con peperoncino spalmata sul del pane. Buona!

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Posate, piatti e tutto ciò che si utilizza per il pasto è biodegradabile. Tutti siamo più contenti, soprattutto i bimbi che hanno ricevuto in regalo HAPPY MAIS, questi giochi a base di amido di mais.
Ah. Come sono felice. Finalmente anche io ho provato il fastfood. scusate… lo slowfastfood.
La prossima volta però.. menù bimbi anche per me. Devo avere uno di questi giochi di mais…

cVs

Grappoli & Luppoli ovvero Carussin & Clan!Destino?

11 December 2011 - Commento (1) »

Ho approfittato del ponte Sant’Ambrogio-Immacolata per andare a far visita a una persona conosciuta durante un evento organizzato da Carlo Vischi: Luca Garberoglio, che ha ideato un progetto parallelo all’azienda vitivinicola di famiglia – un birrificio Clan!Destino?, protagonista della serata.

Bello il gioco di unione tra le due parole Clan, che indica la sicurezza della famiglia, la tradizione, e Destino, il dubbio di ciò che il futuro può riservare – in particolare a questa sperimentazione.
La birra mi ha colpito molto perché beverina, amara, fresca. Il tipo di birra che prediligo, e che si può utilizzare a tutto pasto perché ben si presta a quasi tutti gli abbinamenti. Un prodotto ad alta fermentazione, non pastorizzato, non filtrato, e rifermentato in bottiglia da 75cl o in fusto da 15l. Due malti chiari e quattro luppoli di cui uno aggiunto in luppolatura a freddo.
Si tratta di una birra diversa dal solito, forse proprio per il fatto di provenire da un’azienda agricola produttrice di vini di qualità (Carussin): può essere questo il fattore che ha dato a Luca una marcia in più nella sua sperimentazione.

Arriviamo a San Marzano Oliveto (in provincia di Asti, sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli) giusto per l’ora di pranzo. Ci accoglie Luca, che ci fa accomodare in uno spazio dall’atmosfera accogliente e familiare – un locale inaugurato lo scorso settembre, Grappolo contro Luppolo . Si capisce da qui che questa famiglia, superato lo shock iniziale dato dal fatto che Luca avesse altri progetti per il suo futuro, legati alla birra, è riuscita a creare un grande equilibrio, e che il progetto Carussin si è semplicemente allargato grazie ai due figli. Oltre a Luca infatti c’è Matteo, che si occupa della gestione del locale. I vini e i distillati sono loro produzioni (non conoscevo i vini Carussin, ma non sono un grande esperto e conoscitore di etichette); la scelta delle etichette di birra è curata, ed è possibile mangiare gustosissimi taglieri di salumi e formaggi super, selezionati da aziende agricole piemontesi.

Durante il pranzo a base di salumi, formaggi, vini e birra, ho avuto la possibilità di conoscere anche la madre Bruna Ferro che fa parte della quarta generazione Carussin, e il padre Luigi. Tutti lavorano nei campi e in cantina, madre padre e figli, rispettando una rigorosa filosofia di vita e rispettando soprattutto la natura (non vengono impiegate sostanze nocive in questa azienda certificata bio).
Bruna racconta della sua terra, di suo padre, racconta e trasmette la sua passione. Si occupa anche dello studio e della tutela dell’asino: e in effetti abbiamo visto in giro diversi asini… Così ci racconta anche di questa sua ulteriore passione. Bruna conduce anche una fattoria didattica – Asinoi, pane e coccole – per far conoscere ai bambini il mondo agreste.

Dalle poche battute scambiate con Luca alla presentazione avevo capito che le radici di Luca erano forti: e mi ha fatto piacere scoprire che sono effettivamente così forti, e che alle sue spalle ci siano tutte queste esperienze. Luca e la sua famiglia sono persone vere, modeste, che sanno bene cosa dicono, e sono legati da una forte passione.
Intanto scopro che il loro Asinoi Barbera 2010 ha ricevuto la chiocciolina nella guida SlowWine 2012 – quindi che non solo la birra di Luca è buona… Davvero, i vini di Carussin  sono ottimi. Assaggio l’intera gamma Barbera d’Asti: Asinoi 2010, diciamo la base della cantina; Lia Vi’ e La Vita Tranquilla; e il più complesso Ferro Carlo Barbera d’Asti Nizza (dicitura che è sinonimo di un restrittivo disciplinare che regolamenta soprattutto le esposizioni dei terreni), vinificato in poche migliaia di bottiglie, il cui nome è una dedica al padre di Bruna. Anche questo dettaglio mi sembra molto significativo.

Grande giornata in compagnia di questa famiglia. Spero di rivederli presto e magari di poter passare anche un po’ di tempo in compagnia degli asinelli, splendidi animali a cui hanno dedicato anche un’etichetta!

Christian S.

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Sapori buoni a SaporBio 2011 a Milano

8 October 2011 - Commenti »

Sapori e profumi si confondono nelle sale del Palazzo dei Giureconsulti a Milano per questa edizione 2011 di SaporBio: gusto fitness benessere e cultura – come recita il sottotitolo della manifestazione – si fondono fino a domenica negli antichi spazi per un pubblico numeroso e attento – fra cui c’ero anch’io…

Seconda settimana europea della pesca

4 June 2011 - Commenti »

Questo link:

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/settimana-del-pesce/index-pesce.html?ref=HREC1-9

porta a un test pubblicato on line da Repubblica: sai che pesce mettere nel piatto? (l’ho fatto… quasi perfetto!)

Inizia oggi infatti la seconda settimana europea della pesca, di cui parla Valeria Pini in un articolo su Repubblica appunto. Durante la settimana si celebrerà, l’8 giugno, la giornata mondiale degli oceani. E a luglio verrà pubblicata la proposta di riforma della Politica comune della pesca della Commissione Europea.

Cito qualche dato dall’articolo:

Le riserve ittiche sono sempre più in difficoltà: più del 70% degli stock europei risulta impoverito dalla pesca eccessiva e la piccola pesca artigianale è in grande difficoltà. Sui banchi dei mercati  arrivano pesci allevati nelle acque del Sud-est asiatico, dove la regolamentazione dei prodotti chimici e antibiotici è meno rigida.
Il volume d’affari delle importazioni sul mercato europeo di prodotti derivanti dalla pesca illegale a livello mondiale è di circa 10 miliardi di euro.
Trasformare la politica europea per fermare la pesca eccessiva, mettere fine alle pratiche distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute è l’obiettivo di OCEAN 2012.

OCEAN2012 è una coalizione di organizzazioni unite dalla volontà di trasformare la Politica europea della Pesca per fermare il prelievo eccessivo, mettere fine alle pratiche distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute. In Italia fanno parte della coalizione: CTS Ambiente, Green Life, GRIS, Fondazione Cetacea, Legambiente, Marevivo, MedSharks, Oceanus onlus, Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, Tethys Research Institute.

Tethys pubblica un interessante post qui – cito qualche dato sulla situazione europe:

• Fino a pochi decenni fa, la lunghezza media del merluzzo sbarcato nel Mare del Nord era di 1-1.5 metri, e l’età media era di 8-10 anni – oggi la lunghezza media del merluzzo è di 50 centimetri e l’età media è inferiore ai tre anni

• Nel 1949 la pesca del tonno rosso nel nord Europa registrava un picco di 5.485 tonnellate di catture annue – oggi, nel nord Europa, la pesca al tonno rosso è scomparsa

• Un tempo la flotta olandese comprendeva 700-800 imbarcazioni per la pesca alle aringhe con 11.000-12.000 persone di equipaggio e una cattura annuale di circa 50.000 tonnellate – oggi un solo peschereccio a strascico con 10-11 persone di equipaggio, pesca la stessa quantità di pesce.

Insomma, la situazione generale è difficile, da tenere sotto controllo.

Dobbiamo ricordare le grandi qualità del pesce? Sappiamo che aiuta a prevenire l’ictus, che è fondamentale per le donne in gravidanza e in allattamento.

Il pesce azzurro (alici, sardine, sgombri, tonno, lanzardi, aguglie, suri) è un’ottima fonte di proteine di elevata qualità, e di acidi grassi polinsaturi che – spiega Elena Orban, coordinatore dell’Area alimenti dell’Inran – “entrano nella costituzione delle membrane cellulari dell’uomo, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale e della retina, ma soprattutto sono  precursori di molecole chiamate eicosanoidi che migliorano la fluidità del sangue prevenendo la formazione di trombi, hanno importanti funzioni nelle reazioni infiammatorie ed in numerose altre funzioni. Il pesce azzurro è anche una buona fonte di Ferro, selenio, fosforo”.

Emanuele Bonati

Mercato della Terra a Milano…

19 July 2010 - Commento (1) »

Un rapido giro al Mercato della Terra di Milano del 17 luglio: un sole cocente (beh… se ci vado a mezzogiorno…), gente, ma soprattutto prodotti, frutta verdura formaggi vini uova di quaglia marmellate conserve fiori biscotti pane col lievito madre torte… cose buone insomma. Assaggiate mangiate comprate.

La Bella di Garbagna, ciliegia sotto spirito prodotta da Massimo Pisacco (massimopisacco@tiscali.it)  a Garbagna, Alessandria – una varietà di ciliegia poco coltivata, perché molto delicata e tendente a spaccarsi con l’umidità.

Il Lambrusco secco di Mantova, con il melone, dei Contadini Biologici appunto mantovani…

I meravigliosi formaggi di capra dell’Azienda Agricola Sciarè a Montegrino Valtravaglia nel Varesotto…

I “piccoli frutti” dell’Azienda Agricola “I Giardineè” di Lecco – mammamia che bontà le more i mirtilli – ok, deformazione mia, amo alla follia tutta la frutta estiva, albicocche ciliege meloni angurie mirtilli more gelsi fragole fragoline (anche oggi, domenica, scorpaccita di fragoline di bosco sotto il Penice…).

Insomma, cose ottime – non ho testato tutti e 45 gli espositori, ma solo alcuni, oltre a quelli qui sopra… per gli altri tornerò!… il 18 SETTEMBRE!!!

Parentesi: il Mercato della Terra a Milano è presente dal dicembre 2009 (non è quindi il primo, come diceva l’articolo su Repubblica Milano di domenica…): c’è ogni terzo sabato del mese, tranne che in agosto, sempre ai giardini di Largo Marinai d’Italia (sede peraltro del vecchio mercato ortofrutticolo, el verzèe, spostato lì dalla vecchia sede in centro…).

Emanuele Bonati

Mercati della Terra: il 17 luglio a Milano

16 July 2010 - Commenti (2) »

A Milano, il 17 luglio, in Largo Marinai d’Italia, dalle 9 alle 14: Mercato della Terra. Si terrà negli spazi dove era ospitato l’antico verziere, lo storico mercato ortofrutticolo milanese nei dintorni della Palazzina Liberty – zona famosa anche per aver dato i natali, ottant’anni fa, a Gualtiero Marchesi…

Dunque: quarantacinque produttori provenienti dal Parco Agricolo Sud Milano, ma anche dalle aree agricole di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, all’interno di un raggio di 40 km dalla città; ad arricchire l’offerta ci saranno ospiti dalle province di Brescia, Mantova e Varese. Tutti quanti metteranno in vendita i loro prodotti: frutta e ortaggi di stagione, pane, birra, formaggi, salumi e molto altro ancora.

La migliore qualità del territorio si propone alla città, con la più sicura delle garanzie e delle certificazioni esistenti: la faccia del produttore.

Inoltre, la Comunità di contadini biologici del Viadananese Casalasco e la Condotta Slow Food Mantova ci presenteranno il loro territorio attraverso i mitici meloni e il lambrusco!

La patata e il suo utilizzo e il gelato fatto in casa saranno gli argomenti degli “assaggi” di Laboratori del Gusto.

Beh… CibVs ci sarà… assaggerà… e vi racconterà…

Giusto per saperlo – il Mercato della Terra di Milano fa parte del più ampio progetto Nutrire Milano, energie per il cambiamento, realizzato da Slow Food in collaborazione con Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano, sostenuto dal Parco Agricolo Sud Milano, dalla Fondazione Cariplo e dal Comune di Milano.

Emanuele Bonati

Eataly in festa

24 June 2010 - Commenti (6) »

Milano mi scorre intorno, affrettata e accaldata. Sono qui da Coin in 5 giornate. Allora… se mi tolgo il golf, e magari cerco di raccogliere i capelli sotto questo berretto da baseball… senza occhiali… magari non mi riconoscono, e posso comprare ancora qualcosa a 1 euro o 2… poi… invece del bancomat uso la carta di credito… i contanti… e se chiedo in prestito questo bambino e faccio prendere qualcosa a lui? però non può prendere la birra, il vino… e… beh… entro dall’altra porta, giusto caso…

E insomma – Eataly festeggia (il suo compleanno, mi sembra) con una serie di offerte di prodotti a 1 o 2 euro, appunto – dalle mozzarelline agli yogurt, al dolcetto, alla pasta, ai biscottini di Novara…

Le uova biologiche prodotte da una gallina in una nursery sul retro… I tagliolini tagliati lì in diretta… Le acciughe convinte a diliscarsi e a infilarsi nel vasetto in modo etico e biosensibile…

E la soddisfazione di dire ho speso 20€ ma ne avrei spesi 35, o 42… anche se poi ne spendi di più perché c’è lì anche quel formaggio unico fatto a mano dalle mucche d’alpeggio, quella cremina marmellatosa…

Scherzi a parte, prodotti ottimi, scontati – e io, in preda a shopping compulsivo, che mi aggiro con aria famelica…

Emanuele Bonati

foto www.eataly.it