Archivio per la categoria ’AntipatiCibVs’

L’AntipatiCibVs: e se smettessi di andare agli eventi?

5 June 2013 - Commenti »

No, cioè, per carità, mi piace, mi diverte, agli eventi presentazioni conferenze stampa e consimili occasioni vedo gente nota o ne conosco di nuova, mangio cose preparate in modo originale o elaborate in modo pensato, per proporre nuove letture di prodotti noti o che magari io non avevo mai conosciuto, o presentare prodotti nuovi nuoventi, che a volte riesco persino a raccontare ai miei pochi lettori, e insomma in queste cose ci sguazzo.

Solo, non sono ancora entrato nell’ottica arraffa-arraffa, per cui chi arriva all’evento chiede pretende subito la cartella stampa, ah ma è così un foglietto, non c’è una borsa, non avete campioni omaggio, come – non posso prendere la borsa?, è lì, posso averne una anche per il mio caporedattore per mia nipote per il figlio del portinaio, questa scatola di prodotto in esposizione posso portarla via così poi non dovete imballarla e riportarla in magazzino, ma non c’è un altro formato, un colore diverso, un gusto più o meno, come solo un campioncino, me ne dia almeno nove, no?, i miei colleghi al giornale, sono amico dell’amministratore, se mi dai due borsette vengo a letto con te, son così comode, e posso avere anche la sagoma di cartone…?

Si tratta dello stesso concetto dell’affamato-da-party, quello che a quanto pare mangia solo alle presentazioni, beve qualcosa solo in conferenza stampa, fa la spesa solo di campioni in esposizione…

No, il mio errore è pensare che se mi invitano abbiano pensato anche di farmi avere i dovuti materiali – se poi inseriti in una simpatica confezione con sacchetto prodotti campioni assaggi e coppa di prosecco tanto meglio, ma soprattutto calcolandone un numero adeguato per pressoché tutti gli invitati, e magari un po’ di più – e che se mi seguo tutto l’evento, magari anche con interesse, mi aspettino all’uscita. Errore appunto – già mi sento un po’ in imbarazzo a chiedere, figurati poi in questi casi…

E così, ennesimo episodio ieri sera a una simpatica presentazione di prodotti da forno proposti come sfiziose prelibatezze da ammannire ai propri commensali di evento a mo’ di aperitivo…

Veneranda Astrusi

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L’AntipatiCibVs: Mi sto specializzando in non-eventi

11 April 2013 - Commenti »

Io mi ostino a voler andare in giro per eventi presentazioni manifestazioni, ma evidentemente sono gli eventi le manifestazioni le presentazioni che non vogliono me…

Ho già raccontato qui in giro delle mie (in)esperienze non propriamente positive: dall’evento al quale mi sono presentato il giorno prima (ok, questo non lo contiamo), a quello al quale ero stato invitato all’indirizzo sbagliato (e rampognato dalla PR…), a quello a cui mi hanno accreditato per pietà alla reception perché non c’erano più posti (anche se il sito diceva esplicitamente che ci si poteva accreditare in loco…), a quello al quale le conferenze erano in ritardo di un’ora buona sul programma (eh, sa, si sono dilungati…), ma in compenso i tavoli degli espositori avevano solo qualche bottiglia di olio vuota, e dei mezzi dépliant, e pochi eroici produttori…

Ieri sera – notte, anzi, erano le 22 e passa – mi sono presentato a uno della serie di eventi del Food&Design organizzati da Rcs in una serie di showroom di cucina: un grande chef si sarebbe esibito, in una serie di sessioni regolate da orari ben precisi (questo è il format di tutti gli eventi),  per un numero ristretto di persone (il sito prlava di una quarantina di posti), in uno showcooking. Prenoto per tempo, scelgo alcuni degli showroom (dieci in tutto), in modo da avere il tempo per passare da uno all’altro, mi pregusto degli incontri con grandi chef che sono sempre occasioni interessanti (al di là della possibilità di carpire loro trucchetti e segreti, ormai sono così presenti ovunque che probabilmente sono loro a color sapere qualcosa di noi…). Iersera appunto avevo questa prenotazione, per carità senza garanzia di posto, ma con evidente garanzia dell’esistenza dall’evento, allo showroom un bel po’ prima dell’evento: gente che si accalca, entra, rimane il vuoto – e io disciplinato mi dico faccio un giro e torno verso le 22/22.15, per vedere cosa succede, se riesco a entrare… Deserto, aria di smobilitazione: eh no, è finito tutto, da un’oretta…

Ovviamente felice di poter tornare a casa, e di essrmi comunque perso qualsiasi altra cosa avessi potuto fare o vedere nel tempo perso, chiedo lumi. Ovvio: colpa nostra (Rcs), il sistema informatico ci ha dato dei problemi (si sarà inventato degli orari?), non siamo stati capaci di gestire. Scusi tanto. Certo, vi scuso – e poi? Non è una grande giustificazione, anche se non saprei cos’altro pretendere – oddio, magari un buono per una cena, o un piatto, dal famoso chef, un posto privilegiato a tutti gli showcooking futuri universali (ovvio, non si può – non ero il solo deluso ad aver protestato) – magari pretendere di ricevere una mail in tempo reale per annullare l’appuntamento, o una mail la mattina dopo di scuse, visto che mi sono registrato sul loro sito, o non lo so.

Ma il grosso problema, dubbio profondo, è: gli showcooking che ho prenotato stasera e domani ser aper le 22.30, ci saranno?

Emanuelke Bonati

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Ancora buttafuori i buttadentro

4 March 2013 - Commenti »

Via Dante. Ho già avuto modo di deplorare il marketing on the road dei camerieri in agguato all’ingresso dei bar ristorante con dehors lungo la via, che con occhio lungo e modi suadenti e toni seduttivi identificano e cercano di attrarre la possibile clientela – mi sembra un po’ fuori luogo, poco “elegante”, non particolarmente allettante… A parte che qualche volta sbagliano clamorosamente bersaglio – ci hanno provato con me, che non credo di avere l’aria particolarmente straniera o comunque “abbindolabile” (non tanto nel senso che io sembri particolarmente furbo e accorto, quanto perché non mi aggiro con aria spaesata affamata e da turista…).

Non è detto che poi in questi locali si debba per forza mangiar male, nonostante la genericità dei menu esposti, che sembrerebbero esprimere l’ordinarietà della cucina… Anche se mi permetto di osservare, anzi di raccontare di aver osservto, in giornate piovose, o meglio in cui iniziava a piovere, goccioloni peraltro, camerieri uscire dal locale e percorrere il paio di metri che li separavano dal dehors ben coperto e imbottito con un piatto fumente “condito” dall’allegro sgocciolare degli elementi…

Quindi, questo sarebbe un bis di un post vecchio? Una replica rivestita di nuovo? Una ri-polemica di fronte a un ignaro buttadentro che ha osato propormi un pasto men-che-stellato?

No. In realtà mi sto interrogando di nuovo su questa forma di approccio al cliente, che mi sembrava un po’ stereotipa e cheap (non per niente, fra l’altro, spesso i buttadentro sono giovani e carini e simpatici, pieni di comunicativa e allegria, magari anche meridionali, che sono probabilmente fra i più simpatici e dotati in questo senso). Che ho visto all’imbocco di via Dogana, con giovani muniti di menu plastificato che invitavano a visitare il loro locale posto più all’interno nella via. E che qualche giorno fa ho visto replicata in modi consimili (cameriere all’interno del locale, anzi del dehors del locale, che all’approssimarsi di potenziali clienti al menu esposto esce ed inizia a declamare decantare decorare il menu stesso…)  in Galleria Vittorio Emanuele, prima da Savini e poi dalla Locanda del Gatto Rosso, posti l’uno di fronte all’altro. Savini inteso come bar-risotrante, non il ristorante vero e proprio, che ha mi sembra anche un suo ingresso autonomo.

E allora? Devo ricredermi, smorzare la mia impressione di vaghissimo disagio? Plaudire all’approccio customer-friendly al cliente? Se guerrilla marketing dev’essere, che sia?

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: E la Quaresima si porta via anche i tortelli

18 February 2013 - Commenti (2) »

Ho provato a fare un giro di assaggio di tortelli (o frittelle), uno dei miei dolci di Carnevale – e non solo – preferiti. Ho visitato qualche panetteria e qualche pasticceria, e ho identificato qualche tipologia e caratteristica.

1. Anzitutto: il sapore principe, quello che si sente meglio e più intenso, è quello dello zucchero. Soprattutto in panetteria, a volte in pasticceria. Altri sentori e retrogusti: l’olio di frittura, spesso. A volte, nonostante l’olio e lo zucchero, si percepisce nettamente l’assenza di qualsivoglia sapore.

2. Le dimensioni variano dalla noce al pompelmo: le panetterie-pasticcerie di lusso del centro prediligono il tortello modello montgolfier…

3. Consistenza: dalla spugnetta imbolsita al croccante, ampia gamma.

4. Varietà – a parte qualche caso estremo, ci si mantiene su crema – cioccolato – chantilly – panna – crema ai pistacchi. Possibilità di uvetta nell’impasto.

5. Più buoni mediamente i tortelli di pasticceria. Non faccio elenchi di nomi – riprenderemo il discorso l’anno prossimo.

6. Non posso però non citare i tortelli di Sant’Ambroeus. Vorrei un etto di tortelli vuoti, un etto con zabaglione, un etto con crema chantilly. Glieli metto nei sacchettini? Grazie. Tre sacchettini, in un’elegante borsa di carta. Grazie. Dimensioni ridotte del tortello, assaggio quelli vuoti. Buoni, decisamente buoni. Assaggio uno di quelli allo zabaglione: buoni, sì. Lo zabaglione una punta troppo alcolico, forse. Buona la crema. Tutto bene? No. I tortelli sono così piccoli che le creme vengono contenute a stento, fuoriescono un po’ troppo: sono tutti impiastricciati, e nel sacchettino si sono compressi e attaccati fra loro. Perché mi è stato proposto il sacchetto? Non è nemmeno che me ne sia andato in giro tutto il giorno: uscito dal negozio, ho aperto il primo sacchetto dopo una ventina di metri, per assaggiare subito. La confezione era assolutamente inadeguata: l’ho accettata perché sapevo che non avrei tardato tanto nell’assaggio, ma non dovevano propormela. Un pastrugno insomma – a 6€ al kilo. Che insomma…

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: un Blogger Stordito (?) e il Milano Food&Wine Festival

10 February 2013 - Commento (1) »

Dal sito http://www.meranowinefestival.com/it/accredit-stampa/milano-foodwine-festival/milano-foodwine-festival-2013:

La richiesta di accredito deve essere effettuata on-line dal 10 dicembre 2012 al 3 febbraio 2013. Dopo tale data sarà possibile accreditarsi, se sussistono i requisiti, direttamente presso il desk di Accredito Stampa che verrà allestito da sabato 9 febbraio 2013 all’ingresso del Milano Convention Centre di via Gattamelata, 5. L’Ufficio Stampa, fatto salvo il diritto di cronaca (ex art.2 della l.prof. n.69/1963), valuterà le richieste e concederà l’accredito a: quanti al momento della richiesta abbiano pubblicato articoli/redazionali su testate cartacee, on-line/blog, oppure file audio/video, relativi all’edizione 2012 del Merano WineFestival o al Milano FOOD&WINE Festival 2012; quanti si impegnano a comporre almeno un articolo in data successiva all’11 febbraio 2013 indicando su quale testata verrà pubblicato.

Il Blogger Stordito, di cui evidentemente non faccio il nome, si sa, la privacy, che come al solito lascia passare la data ultima (ah: mi farò a breve un AgendaInScadenza da affiancare ad AgendaFood: le cose che devo fare, dal pagare l’abbonamento TV al richiedere umilmente accrediti come BloggerStordito) pensa “vorrà dire che mi accrediterò lì, come si fa di solito. Lo dicono sul sito… e io posso indicare loro l’evento citato su AgendaFood, alcune citazioni su BlogVs, nelle Foodsletter, su Facebook e Twitter – e poi, mi hanno anche ripreso il tweet #mfwf13: non so pronunciarlo, ma ci sarò!, vuol dire che bene o male ho assolto ai prerequisiti… E anche l’anno scorso, articoli tweet…”.

No. Mi spiace, ma le iscrizioni sono chiuse. Gli accrediti andavano richiesti prima. Io non avev… cioè, lui non aveva pensato a stamparsi la pagine del sito che diceva quanto riportato sopra, e ovviamente, essendo oltre che Stordito anche Anziano, non era in grado di citare letteralmente il suddetto, anzi – ma di fronte alla magnanima offerta di un biglietto a soli 10€, accettava grato.

Ovviamente, non sono i 10€, ce li aveva – e ce li avrà anche oggi, per tornarci, se gli concederanno ancora lo sconto. Magari i 33€ su Ticketone non li spenderebbe, ma magari sì. E sicuramente non sono i miei 25 lettori (ok, sono il BloggerStordito – non ve lo aspettavate, vero?) che apporteranno masse di visitatori al MFWF13. E quello che potrò, o potrei scrivere, non è certo nulla in confronto a quello che scriveranno i blogger pià blasonati e competenti (io in campo wine sono poco più avanti dell’affermazione “il vino può essere bianco, rosso o rosè; se ha le bollicine, è prosecco o champagne” – e devo ancora collocare i vini dolci: il dolcetto, ad esempio…). E potevo chiedere a qualcuno di telefonare a Helmuth Köcher, presidente e fondatore del Merano WineFestival, per farmi avere un biglietto – ma se in realtà comunque sotto sotto mi vergogno un po’ a chiedere biglietti come blogger, ancor di più mi sento a disagio a farmeli chiedere…

Comunque, disappunto, delusione – un momento di conforto? la brva-simpatica-carinissima signorina alla cassa dove si pagano i piatti si ricordava di me dall’anno scorso… fascino del foodbloggeromasculo, o eccesso di scontrini? – ma un buon calice di vino, o due, o tre o più… e passa tutto.

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: La frittata è fatta!

26 January 2013 - Commenti »

In assoluto, una bella idea, carina, originale – simpatica. Cioè, prendi rompi apri metti chiudi agiti apri versi (cuoci) ed è fatta.

Basta avere questo utilissimo utensile, visto oggi in un supermercato. A forma di uovo, colorazione ad hoc, metà inferiore per controllare la consistenza e l’amalgama, una pallina giallouovo all’interno per sbattere meglio…

Finalmente liberi dalla schiavitù della forchetta, considerando poi lo sforzo impiegato nell’operazione, il rischio di vedersi magari con un braccio più muscoloso dell’altro, e la possibilità che particelle metalliche si stacchino e contaminino il preparato…

Molto meglio l’utensile mai-più-senza, e cosa importa se è una plastica, se ci saranno se non fabbriche linee di produzione dedicate, energie ed energia consumate, e il cartone la stampa il confezionamento il trasporto nell’universo… Che non è sbagliato in sé, non siamo anti-industrializzazione – ma per un oggetto, un IN-utensile del genere…

Veneranda Astrusi

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L’AntipatiCibVs: basta che se ne parli…

2 January 2013 - Commenti »

Sì, certo – l’importante è che se ne parli – tuttavia, basterebbe quello: ma “vantarsi ” della “recensione” della propria guida al vino fatta “addirittura” da “Striscia la notizia” (che non seguo assiduamente, ma che mi sembra faccia solo promozioni di libri, non recensioni) mi sembra un po’ così (non tanto per la trasmissione in sé, che continua ad avere diversi pregi e meriti…) – un po’ fuori tono, (se ne avesse parlato Emanuele Bonati su BlogVs, invece…). Se poi invece si fosse trattato di una recensione con tutti i crismi, ok – meglio un “hanno parlato di noi…”, più soft, meno “euforico”…

Veneranda Astrusi

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L’AntipatiCibVs: è facile essere fighi con il culo degli altri

5 November 2012 - Commento (1) »

Non so cosa voglia dire il mio titolo, ma mi piace.

Non so nemmeno cosa voglio dire con questo post…

Però voglio dire che sono stanco di quelli che partono lancia in resta contro qualsiasi cosa, forti della loro verità delle loro convinzioni delle loro certezze e del fatto di essere i depositari del vero e del giusto.

Di quelli che il kilometro zero non esiste, che comunque anche il contadino più vicino è se va bene a qualche kilometro da casa, dalla città, e che lo si percorre in auto, e se ci si va tutti a prendere un cespo d’insalata si inquina… Ma lo so anch’io, porca miseria! Kilometro zero non vuol dire che non si mangiano più banane, che l’oca di Mortara la posso mangiare solo se viene in gita fino a Milano e la trovo in piazza Duomo a passeggiare, e che devo cibarmi come unica verdura delle ortiche che crescono ai bordi degli scolmatori e dell’insalata matta pisciata dai cani al parco! Vuol dire, forse, usare di più, e preferibilmente, i prodotti del territorio, e nelle stagioni giuste, evitando magari i pomodorini olandesi quando l’Italia è piena di pomodorini italiani…

Di quelli che McDonald’s è l’impero del male, che è colpa sua se il mondo è obeso, e che i suoi patetici tentativi di darsi una patina di correttezza usando carni italiane, e prodotti regionali, e hamburger d’autore, e menu insalata, e tabelle caloriche, sono solo appunto tentativi patetici. Non conosco nessuno morto dopo aver mangiato un hamburger – e forse mangiarne in una quantità modica, a intervalli di tempo abbastanza dilazionati (uno alla settimana? al mese? al quadrimestre?), non ti segnerà per la vita. Un hamburger va da 2/300 kcal a 900; una porzione di cannelloni ne ha 600. Ok, c’è tutto il resto – ma perché allora nessuno ha mai fatto denunce penali, almeno che mi risulti?

Di quelli che quello è buono o è cattivo puntoebasta, perché lo dico io.

Di quelli che considerano una persona un paria inferiore deficiente solo perché ha avuto dei comportamenti da deficiente. Lì ci va fabriziocorona, allora io non ci vado. Lì hanno visto una volta belen, ah no io non ci metto piede. Quell’hamburger è apprezzato da lapoelkann: ma “Io non andrei mai in un ristorante perché piace a quelli come Lapo, invece tanti ci andrebbero proprio perché piace loro”. E allora? Uno, chissenefrega; due, ma sto povero pirlottone di un lapo, che colpa avrà mai, da impedirgli di andare a mangiare in giro, e di apprezzare un locale piuttosto che un altro? E il povero locale ahimé apprezzato da, cosa dovrebbe fare? cacciarlo? servirgli gli hamburger su una cassetta della frutta apparecchiata sul retro, come per Lilli e il suo vagabondo? Non mi piace molto lapoelkann, ma non perché è andato con un transessuale, o parcheggia alla caspita non me n’ero accorto (e certe sue idee mangerial-imprenditoriali, certi prodotti, non sono male): e allora? E quell’ergastolano del carcere di Volterra, che – pur continuando a scontare la sua pena senza fine – recita nel film dei Taviani, e con la compagnia del carcere? Come si permettono, di farlo lavorare, e recitare?

Veneranda Astrusi

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L’AntipatiCibVs: Il frequentatore eventuale e le eventuali infelicità

2 October 2012 - Commenti »

Sono un frequentatore eventuale – cioè un frequentatore di eventi. Frequento quando possibile inaugurazioni presentazioni vernissage – un po’ perché è gratis, un po’ (molto po’, direi) perché se non approfitto di questi eventi in anteprima va a finire che non riesco più ad andare a vedere la tale o talaltra mostra, non prendo più quel libro che viene soppiantato nella bramosia del possesso della novità da qualcosa di più nuovo, mi dimentico che c’è quella tal cosa che…

Oppure, mi ci invitano. Penso che esista una sorta di bussolotto in cui ci sono dei nomi a caso, che vengono estratti e a volte invitati in giro per far numero. Uno di quei nomi è il mio – e così capita che, se riesco, io mi affolli a una serie di presentazioni conferenze inaugurazioni. Con piacere, anche se mi rendo conto dei pericoli che corro in queste mie incursioni mondane.

Quali?

Beh… Potrei venir scambiato per “qualcuno” – e fotografato di conseguenza. Il che potrebbe solleticare pericolosamente la mia latente vanità a scapito della mia sconfinata modestia. Ma soprattutto potrei soccombere di fronte alla violenza, alla protervia, alla gola famelica delle orde di mangiatori di buffet, spesso legioni di vecchiardi ambosessi che non si peritano di colpire ovunque per appropriarsi di una tartina, di sgomitarti le parti nobili per un canapè, di calpestarti le appendici per arrivare al ripiano più alto del trionfo di bignè – una volta ho visto spuntarmi da dietro da sotto un’ascella un bracciotto corto e tozzo che mi ha praticamente sottratto da sotto la mano un meraviglioso appetitoso appetizer multistrato pluriaccessoriato… Non che io mi formalizzi più di tanto, per carità. Quando la nonnetta stazionante fra me e il buffet addenta la terza tartina di seguito, dopo essersene messe altrettante in borsetta, mi albertosordizzo e molto semplicemente afferro e sposto di peso la nonnetta stessa…

Oltre a questi pericoli, ci sono a volte anche dei disappunti, delle piccole infelicità – anch’esse eventuali. Piccole cose – che inizino a servire gli aperitivi mentre sei ancora lì che assisti allo showcooking, che vengano fatte domande a caso, che ti venga in mente la domanda epocale da fare all’artista o al cuoco quando tutto è finito…

Oppure – che tu non sia poi così importante, che ti invitino sì, ma nel posto sbagliato, non ti comunichino lo spostamento di sede, e alle tue successive rimostranze rispondano trattandoti un poco come un deficiente… (e non amo che si sappia in giro che sono un deficiente…) – è successo, qui.

Oppure – che non ci sia più la cartella stampa. Ma non mi sono segnato chi erano i cuochi premiati, il nome del cuoco del piatto dell’ingrediente… e devo aspettare fino a domani? Eppure ogni volta ci ricasco: non si preoccupi, gliela consegniamo dopo l’evento, la potrà ritirare all’uscita – e quando esco, ahimé ci spiace sono finite, gliela mandiamo via mail domattina per prima cosa… Ora, va bene tutto – ma mi piacciono (e utilizzo fino alla consunzione) i sacchetti e sacchettini, le cartelline, i fogli di carta che magari consulto sulla via del ritorno… oh, certo, e anche l’eventuale regalino che potrebbe esservi contenuto (sono appena stato a un evento con le cartellestampa fantasma: me le manderanno certo via mail, ma a quanto pare c’era anche una stampa litografia dell’opera d’arte realizzata ecc ecc – di cui non mi è stata neppure ipotizzata l’esistenza, l’ho letto dopo sull’invito, una volta giunto a casa…), la chiavetta con le immagini…

Dura la vita, ecc ecc

Ah – domani sera ci sono tre eventi interessanti in tre punti diversi della città ma tutti con inizio fra le 18 e le 18.15…

Emanuele Bonati

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L’AntipatiCibVs: (Food)blogger a gratis?

26 September 2012 - Commento (1) »

Io sono il famoso foodblogger. Ho una vita complicata & stressata & stressante anzi ho una doppia vita – redattore di giorno blogger di notte – tripla se si considera che penso anche di essere il critico del Corriere Visintin. Ho dei doveri – ho un collaboratore, Totò, con cui scrivo gli articoli per Miracolo a Milano. E che mangia dice lui come un passerotto – ma leggo che un passerotto mangia in media 33 volte il suo peso. E delle spese – devo pagare il conto dei ristoranti, i libri, ecc.

Ho pensato: ma probabilmente il mio foodbloggeraggio si potrà in qualche modo monetizzare. Magari mi propongo come blogger a L’Huffington Post Italia – si basa in parte più o meno larga sul contributo dei blogger, tentar non nuoce, hai visto mai, magari ci servo proprio io, o magari no ma non se ne accorgono, e magari un minimo compenso rimborso salario obolo…

No. Secondo Lucia Annunziata il blogger scrive quello che pensa, non è un giornalista: “I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati. Quindi, zero euro.

Giusto, ingiusto? Il dibattito si dibatte in rete. Vero che io dico quello che mi pare, è difficile che io trovi una notizia (magari le foto rubate del nuovo ristorante Pisacco… ma altrimenti mi vedo già i titoloni: “Noto blogger non sa usare le bacchette al ristorante cinese!!”,  “Troppo sale nel purè”, “Poche patatine nel piatto: la ristorazione risparmia”, “Il ritorno della peperonata: problemi digestivi o scarsa qualità?”…) – ma se dico qualcosa, che so, “Renè Redzepi non sa fare l’uovo in cereghino”, magari qualcuno se ne accorge e clicca sul mio post,  e volesse il cielo lo legge, e poi magari -brivido- lo commenta anche, e qualcun altro pure, e magari Redzepi lo viene a sapere, e mi denuncia, e andiamo alla Corte Internazionale dell’Aja (siamo all’estero, no?), e io chiamo a testimoniare i campioni della cucina milanese, Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco, Davide Oldani, Nicola Cavallaro… e magari anche Massimo Bottura susci di uovo al cereghino – e se tutto questo è su Huffington porta clic a Huffington, che quindi, anche solo in senso lato, ci guadagna…

No, eh? Non interessa? Qualcun altro? Scattidigusto Dissapore Puntarellarossa Gamberorosso  identitàgolosedipapillondellacucinaitaliana? no? gattinicheballano.it?

No? peccato…

Addio, sogni di eurooo…

Emanuele Bonati