Archivio per la categoria ’amici’

Quattro Signoreblogger per Mondosnello

17 May 2013 - Commenti »

In ordine rigorosamente casuale, qualche riga sulle quattro foodblogger accomunate, oltre che dal fatto di partecipare all’evento Snello BlindBox 01 “Gusto di Primavera”, dall’essere giovani, brave, belle, simpatiche, e amiche nostre.

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Trattandosi di signore, non è bello nemmeno accennare alla loro età – ma Anna Maria Pellegrino è certamente la più giovane del gruppo, e la più bella – e brava. E www.lacucinadiqb.com è un bellissimo blog. Qb, quanto basta – la misura ideale per tutti gli ingredienti, in realtà, che trova qui la sua applicazione nche nei contenuti. Quel tanto di ricette, quel tot di commenti, tante incursioni nella realtà quante ne bastano, dosi variabili di vita di famiglia di ricordi di amici. “Se l’uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?”

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Doriana Tucci – la più bella, oltre che la più giovane e brava, delle quattro – ha anche un blog bellissimo: www.lasignoradeifornelli.it. Un’Associazione nata per diffondere la passione per il buon cibo, attraverso ricette, corsi, recensioni, resoconti di eventi, libri – “Food&Wine”, insomma, a 360°. Una “Signora” che propone maree di ricette, di combinazioni, di spunti, di idee, di consigli, variamente combinabili per la propria tavola o in veri e propri corsi di cucina.

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La “concorrente” più giovane è Maria Greco Naccarato, che per inciso è anche la più bella e brava. Come bellissimo è il suo blog, www.kitcheninthecity.it. “Appunti di cucina urbana” – appunto: una cucina che si muove per la città, e che della città, e di tutto quello che ci vive dentro, fa lo sfondo entro il quale apparecchiare ricette ed esperienze a misura urbana – conciliando tempi e traffico, ingredienti e commensali, lavoro e piacere.

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La più giovane e brava, e più bella, è Francesca D’Orazio Buonerba. E bellissimo è, del resto, anche il suo blog, www.erbapepe.com – con l’insegna di “Eventi in cucina” che si presentano sotto un saluto “Benvenuti nella mia cucina!” e un programma “dall’Abruzzo a… Milano Londra Singapore”. Più New York. E sempre comunque con un piede in Abruzzo, dove stanno le radici di quell’erba pepe (la santoreggia) che lei ha portato con sé in giro per il mondo.

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Accomunate dicevo dalla partecipazione a questa prima tappa “Gusto di Primavera” dell’evento quadripartito Snello BlindBox (ricordiamo #Snellobb01 per identificarlo sui social… da usare ovunque e comunque, anche a sproposito) – quadripartito, cioè in quattro tappe, per quattro stagioni, per quattro blogger, con quattro prodotti Snello Gusto e Benessere Rovagnati e alcuni ingredienti a sorpresa, per almeno quarantaquattro spettatori twittatori appassionati indefessi taggatori e assaggiatori interessati… (ovvero: volete partecipare, a qualsiasi titolo? informatevi sul sito www.mondosnello.it e sul Blog di Allegra e sulle pagine facebook e seguite l’evento su Twitter con #Snellobb01). Prima tappa che sarà in Fiera, a Rho, all’interno di TuttoFood (Padiglione 11, Stand L12-L20).

Giusto per la cronaca: fra le ricette inventate dalle quattro signore blogger partecipanti, una giuria severissima e competente sceglierà chi si aggiudicherà un contratto di collaborazione con Rovagnati per scrivere sul Blog di Allegra – fino al prossimo “Gusto d’Estate”.

Ah… le quattro ragazze, ora che ci penso, mi hanno sempre allettato con promesse di cene mirabolanti, mai messe in pratica – allora forse non sono poi così belle, e giovani, e brave, e i loro blog non sono così bellissimi, dopo tutto – meno male che, grazie a Snello Rovagnati, finalmente mi cucineranno qualcosa…

Emanuele Bonati

Posizioni rassicuranti, sbalorditive evoluzioni: Enocratia

4 April 2013 - Commenti »

Organizzi una cena con amici,  e li porti in un posto che conosci e che vuoi far conoscere loro. Sei lì che ascolti il racconto del loro viaggio di nozze dalla parte opposta del globo, vedi le foto, e racconti dei tuoi viaggi… e pensi: ma quanto tempo è passato dalla prima volta che ho assaggiato i piatti dello chef che ci sta guidando? Quante volte sono già stato qui? Ma che cosa sta succedendo?

Succede che siamo rimasti pressoché sbalorditi dal susseguirsi di portate così gustose e dagli abbinamenti così originali e insoliti e così azzeccati. E tra una foto di una landa desolata della Nuova Zelanda e quella di un fish market in Australia, ho pensato a quanto diamine fossero buoni i piatti che ho assaggiato qui da Enocratia in questi anni con Eugenio – e io ed Emanuele eravamo già  qui la  sera dell’inaugurazione…

Eugenio Boer ormai lo conoscono un po’ ovunque, no? Gli articoli su di lui (qui una nostra intervista riguardante il suo percorso), e sul locale, aumentano a vista d’occhio, in rete e non, dalla stampa specializzata a Vogue Uomo – e lo si vede in giro per eventi con le sue preparazioni, dal Premio Birra Moretti grand cru al Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo, a Taste of Milano, all’ultima edizione di Identità Milano.

Enocratia è il ristorante di Davide Mingiardi e Anna Vitolo. Qui Eugenio esercita e sperimenta la sua passione. Si narra che accadano cose strane in quella piccola cucina – non si capisce come possa esercitare le sue magie in uno spazio così ridotto. Ma lui dev’essere un mezzo mago… anzi, di più – un (Eu-)Genio dei fornelli.

Mago anche Davide: la filosofia del locale infatti è quella di abbinare il piatto al vino e non viceversa. Pertanto la cena sarà ben equilibrata nei sapori anche grazie a quel sorso di vino introdotto in bocca tra un boccone e l’altro (li abbiamo fotografati…).

Bene – cosa abbiamo assaggiato? Non posso non descrivere la cena con estrema dovizia di particolari, anche perché lo chef che ogni tanto ci veniva a trovare e a raccontare (tutti…) i piatti.

Anzitutto, il cesto del pane comprende: Pane bianco con lievito madre di 15 anni (proveniente dalla Calabria – il lievito, dico); Pane di semola di rimacinato ricetta originale di casa Puglisi; Pane Integrale; Focaccia Genovese con sale Maldon; Grissini Classici allo strutto. Accompagnato dal burro alle erbe fatto in casa, e dall’olio naturale siciliano “Era”, blend di Moresca Carolea e Biancolilla.

Amuse-bouche: Lecca lecca di cervello di vitello fritto; Cracker all’aglio orsino, tartare di gamberi viola, lingua cotta sottovuoto a bassa temperatura nel roner e salsa all’erba aglina; Bicchierino con finta sabbia di alghe insalata di puntarelle condita con una salsa di uova di rana pescatrice; Macaron alla salvia e rosmarino con una ganache di cuore e fegato di pollo alla toscana e grue di fave di cacao del Venezuela; Foglia di Ficoidea glacialis uova di salmerino e buccia di limone grattuggiata. Tutto qui…

Antipasti: Orto Invernale di Sant’Agnese. Una provocazione?  Una genialata? Una ca**ata? Non lo so. A me e ai miei commensali non è affatto dispiaciuto trovare nel piatto un’infinità di verdure crude, erbe & co., tutte selezionate da Eugenio grazie al supporto di un famoso “spacciatore” di erbe per gli chef della Romagna: fra le altre, acetosa selvatica, mitzuna rossa, spinacino selvatico, senape, foglie di rapa, santoreggia, melissa, levistico, erba stella, ruta, ficoidea glacialis, finocchietto selvatico, aneto. Una composizione da provare senza condimenti o solo con un filo d’olio. L’Aringa impellicciata. Non amando particolarmente le aringhe posso dire che, dopo una prima diffidenza, ho spazzolato con gusto il mio piatto, compresa la mini insalata di patate, cipolle all’agro, barbabietola maionese e animelle fritte.

Primo Piatto: Ravioli di grano saraceno ripieni di stracotto di cinghiale, the di Bagoss, Pepe di Sawarak ed erbe. Non credo di essermi innamorato di questo piatto solo per il tè di Bagoss. Diciamo per la sua completezza. Il raviolo era asciutto fuori e dentro morbido, con un sapore meraviglioso. Ma il connubio col tè lo portava a livelli alti. Poi vabbè… prendi il Bagoss lo metti in infusione, lo cuoci a bassa temperatura e sottovuoto, apri la busta prendi il Bagoss e lo butti fuori dalla finestra e tieni il succo… (Ma Eugenio, come cavolo ti è venuto in mente di prendere un tocco di Bagoss e trattarlo così? Ma poverino…).

Secondo Piatto: Diaframma di Vitello e il suo fondo Scampi e la loro bisque purea di sedano rapa alla rosa canina e cerfoglio. Morbido, saporito, delicato.

Pre-dessert: Crumble di lamponi gelato mantecato a mano di Lamponi Melissa fresca meringa di melissa e caramello al peperoncino fresco accompagnato da una tisana alla Rosa Canina limone di Amalfi e Mirto.

Dolce: Terrina di Latticello Avena croccante caramello al sale insalata di carciofi e gelato all’estratto di lievito e malto. Eugenio, parliamoci chiaro: ma come ti è venuta questa? Inspiegabile. O avevi prima assaggiato tutti i vini della cantina di Davide… oppure non avevi su gli occhiali… I miei amici sono rimasti interdetti. A me è piaciuta moltissimo sia la genialità del piatto, ricavato anche da “avanzi” di siero nella produzione del burro, sia il gusto, gli accostamenti. Insomma… se eri senza occhiali, togliteli sempre quando pensi a qualcosa di nuovo!

Prima parte della Piccola Pasticceria: Trancio di Linzer Torte ricetta originale del 1653. Siamo stati prima investiti da un profumo pazzesco, siamo rimasti poi estasiati da questa torta, di cui Eugenio ci ha spiegato la nascita e l’esecuzione. No, mi spiace: se volete saperne di più, andate da Enocratia.

Seconda parte della Piccola Pasticceria: Pralineria: Pralina al Bitter Campari, Tartufino Classico, Pralina al cioccolato bianco arancia e cannella, Pralina alla crème Noisette e sfogline di mais.

Per tutta la durata della cena ho pensato davvero all’evoluzione, all’impegno costante (anzi, crescente) e alla passione che “governa” e dirige questa impresa e tutti i partecipanti, a partire dalla sous-chef Francesca Lecchi, e i ragazzi in cucina in sala eccetera.

Davide è un grande narratore (vogliamo dire logorroico?) e ci coccola con i suoi racconti mentre ci serve i calici abbinati ai vari piatti che (Eu-)Genio ci manda in tavola. Il vino che scende dalla bottiglia sembra un nastro che ci fa scorrere davanti la vita intera dei produttori.

Abbiamo chiacchierato, riso, mangiato (divinamente bene), sognato, immaginato persone e luoghi vicini e lontani… E sono passate ore e ore da quando ci siamo seduti a tavola… Ecco l’unica pecca: il servizio è migliorato parecchio, i tempi di attesa, un po’ meno. In una serata così piacevole non sono pesanti, d’accordo – se poi consideri che almeno la metà del tempo ci vuole per leggere i nomi dei piatti del menu, e leggerli a chi viene a prendere l’ordinazione, che li riferisce allo chef, che torna giù e ce li elenca per intero per spiegarceli…

Enocratia

Via Sant’Agnese 14

20100 Milano

02/36.52.58.16

http://enocratia.wordpress.com/

Christian Sarti

Identità Golose 2013: il rispetto negli occhi di un ragazzo

13 February 2013 - Commenti (3) »

Vi racconto la mia unica giornata (domenica) a Identità Golose – finalmente, dopo anni che lo seguo da casa, proprio lì di persona, in diretta.
Entro a Milano Congressi in via Gattamelata in mattinata e mi dedico subito agli assaggi viniferi e cibiferi proposti dal Milano Food&Wine Festival – quando squilla il cellulare: è Filippo Alberani, un ragazzo di Ravenna, 19 anni, che ho conosciuto pochi mesi fa in occasione della presentazione del libro di un’amica –  che gli racconta che sono un appassionato di enogastronomia e di BlogVs CibVs Eat2… Nasce così la nostra amicizia, parlando di chef, di piatti e di scuola: l’ALMA. Sì, perché lui frequenta proprio quella…

“… dove sei? “ domanda.
“ Sono appena arrivato e sono in coda per prendere i ticket per i Rubitt” rispondo io.
Passiamo l’intera giornata assieme. Tra una tapas milanese e l’altra, parliamo del futuro della cucina, di ambizioni, di prodotti – incontro persone, amici, produttori, lo presento, e con il suo cellulare gli scatto una serie di foto con praticamente tutti gli chef che incontriamo. Si rivolge loro sempre con grande rispetto (anzi, Rispetto – il tema di Identità quest’anno), stima, e occhi sognanti: “…chef posso fare una foto assieme a lei?” – tutti acconsentono e lui è felice.
Passa il tempo tra assaggi e incontri, degustazioni e pubbliche relazioni – e poi ci spostiamo nella sezione di Identità Golose, finalmente.
Anche qui, vediamo prodotti, stringiamo mani, scambiamo saluti e opinioni con persone che incontriamo tra gli stand o nelle sale dove restiamo in ascolto, adoranti, dei grandi chef cuochi oratori. Usciamo dalla sala dove Davide Scabin ha finito il suo intervento, Filippo si volta verso il palco e dice “…anch’io un giorno salirò su quel palco”; e io penso subito che succederà davvero. Perché la determinazione e la passione di questo ragazzo mi sembrano sufficienti per portarlo ovunque – anche qui.
Si è fatto tardi, siamo stanchi e usciamo.
Lunedì, mentre io lavoravo in ufficio, il ragazzo ha trascorso l’intera giornata passando da una sala all’altra e mandandomi qualche foto. Mannaggia, devo proprio prendermi dei giorni di ferie l’anno prossimo.
La kermesse è finita ieri. Ma per me si è chiusa quando, a un certo punto del pomeriggio, quasi in concomitanza con la fine degli ultimi interventi a IG, squilla il cellulare – è Filippo, grida “Sono a scuola, mi hanno appena detto a quale chef sarò assegnato per lo stage post diploma di Alma… Sarò da ****************, sono felicissimo, non sto più nella pelle. Sei il primo a cui lo dico, non ho nemmeno chiamato mia madre per dirglielo.”
“Accidenti – un 2 stelle! Non male, non trovi?”
Con la conclusione di questa telefonata, finisce per me questa edizione di Identità Golose. All’insegna della cucina col cuore, come molti hanno detto. Del rispetto, che ho visto negli occhi di Filippo.
Per me Identità Golose è passione, quella di un ragazzo di 19 anni, diplomato in una scuola alberghiera, e che ora si diplomerà all’Alma. Un giovane che sa ciò che vuole, sa sempre di cosa sta parlando e che ha i numeri per salire, un giorno, su uno di questi palchi per dire la sua!

Christian Sarti

Indovina chi ti porto a cena – a Milano

29 January 2013 - Commenti »

Riprendiamo dal sito del Comune di Milano-

Una cena in compagnia per combattere la solitudine di numerosi anziani. È questo il senso dell’ultima iniziativa per la socialità che l’Amministrazione comunale propone con un appello rivolto a tutti i milanesi: “Chi sa cucinare e ha tempo e voglia si offra volontario per una serata da passare a casa di una signora o un signore anziani che vivono soli”. Come? Mandando da oggi una e-mail a info@cittadinifattivi.it, casella di posta elettronica individuata dall’Assessorato alle Politiche sociali per la mobilitazione cittadina. Il Comune raccoglierà la “candidatura” del cuoco o della cuoca volontari e dopo averne verificato identità e idoneità organizzerà l’incontro con l’anziano che sarà segnalato dai servizi territoriali per la terza età. L’invito è aperto a tutti coloro che sappiano cucinare e abbiamo voglia di passare un po’ di tempo a casa di un anziano solo, regalandosi una serata diversa. L’iniziativa, ribattezzata “Indovina chi ti porto a cena”, annunciata durante il Forum delle Politiche sociali, ha già raccolto le prime candidature: tra massaie dalle mani d’oro e maghi dei fornelli anche due grandi chef milanesi.

La mobilitazione cittadina è rivolta anche a chi vuole dare una mano ai senzatetto accolti nelle strutture allestite dal Comune nelle ultime settimane, compreso il mezzanino del metrò della Stazione Centrale, trasformato in ricovero con brande e coperte per un centinaio di persone. Anche in questo caso sarà possibile utilizzare l’indirizzo info@cittadinifattivi.it.

Portare, prima ancora che una cena, un sorriso a casa di una persona anziana, e sola.

Non c’è molto da aggiungere. Già due chef volontari, e una serie di massaie – magari anche blogger – per un’esperienza sicuramente straordinaria.

Emanuele Bonati


Una cena aziendale di Natale inusuale

14 January 2013 - Commenti »

Tutti abbiamo presenti le solite tristi cene aziendali natalizie. Ristoranti all’ingrosso, tavoli rumorosi, allegria stantia. Ma ci sono aziende che cercano di differenziarsi, di offrire, e di offrirsi, qualcosa di bello, di originale, di insolito – per stare insieme per il piacere di stare insieme, per rafforzare i rapporti, per divertirsi, per ringraziarsi a vicenda.

Vediamo un esempio. Prendiamo un’azienda di catering, Le Madeleine – tre giovani ragazzi che si dedicano all’organizzazione di eventi e alla gastronomia. Li abbiamo conosciuti alcuni mesi fa e ci sono piaciute molto le loro preparazioni, la loro idea di una ristorazione “etica”, e il loro modo professionale di porsi.

Prendiamo poi un’azienda informatica milanese, la InfoEdge.

Cosa ci fanno assieme? Una cena natalizia aziendale, appunto.

Ma – appunto – non la solita cena natalizia. La serata consisteva nel far trovare una trentina di persone, fra dipendenti, clienti e fornitori, nello spazio di Madeleine, che era attrezzato con 5 postazioni cucina, ciascuna equipaggiata con tutto il necessario per realizzare una ricetta.

Quindi, non una cena pronta – ma una cena da preparare!

Nessuno era a conoscenza di cosa li aspettava. Sono state formate le squadre, tutti hanno indossato grembiule e cappello, sono stati spiegati e assegnati i compiti, e ogni singola squadra si è organizzata e suddivisa il lavoro.

Le ricette assegnate erano più o meno facili: chi doveva fare delle barchette di frolla al formaggio, chi una caprese nel panino con un bicchiere tricolore, chi degli gnocchi di castagna ripieni di taleggio e infine chi una torta nel bicchiere.

Come in ogni prova che si rispetti, ci sono stati degli imprevisti, e delle penitenze: durante la preparazione dei piatti, una persona per ogni gruppo veniva portata al banco dei giurati per una prova di abilità:  sbucciare, bene, una patata nel minor tempo possibile, rompere un uovo con una mano sola, fiammare una meringa all’italiana… Alla squadra del peggiore veniva assegnata una penitenza – cucinare tutti con una mano sola per 4 minuti, o non poter comunicare verbalmente per 5 minuti.

La giuria di esperti che giudicava le prove era costituita da noi, da uno chef, da una giornalista, Claudia Tiberti di Italia Squisita, e da una blogger, Giorgia Tullio.

è stato difficile scegliere il vincitore. Tutti i team hanno lavorato bene. Tutti i piatti preparati erano edibili – ah ah ah – e squisiti. Ma siamo rimasti sbalorditi dall’organizzazione dei gruppi e dal lavoro in team. Tutti affiatati, seguivano il loro leader ma ognuno aveva spazio per le proprie proposte. Se il team cooking ha funzionato così, immagino che le cose funzionino allo stesso modo anche nel lavoro aziendale di tutti i giorni…

Dunque il vincitore – all’unanimità – è stato il bicchierino di caprese invernale composto da 3 creme: barbabietola, caprino e broccoli con nocciole. Ha vinto sugli altri per l’equilibrio dei sapori – era gustoso, cremoso al punto giusto. Buono. Bravi!

Cosa hanno vinto?

Tutti, giuria compresa, hanno ricevuto una scatola di prodotti dolci e salati di Le Madeleine, e prodotti da presìdi slowfood (cioccolatini, croccante, panforte, biscotti, composte di frutta, un salume, un passito…); i primi classificati hanno vinto un abbonamento annuale alla rivista Italia Squisita. Non male, no?

Dopo la premiazione abbiamo cenato con le preparazioni dei nostri partecipanti – e con dei deliziosi piatti preparati da Madeleine.

Poteva mancare una colonna sonora adeguata? No… ad un certo punto dal balcone sono spuntati degli individui ben vestiti, ognuno col suo strumento, e hanno improvvisato degli standard natalizi in chiave Jazz. Molto bravi. Bravi bravi bravi tutti. Loro, gli organizzatori e i “concorrenti”. Ma anche noi giudici ;-)

Christian Sarti

Racconti di mare in mezzo alla neve

12 December 2012 - Commenti »
L’inverno è arrivato. Vento gelido che soffia e ci arrossa il viso, aria di neve, voglia di scaldarsi e di sentirsi rinfrancati dal tepore casalingo.
Voglia di sognare.
Alcuni pensano al caldo, al mare, alle vacanze – alle prossime, ma anche a quelle passate.
Anch’io penso alle mie ultime vacanze. In Sicilia, neanche a dirlo…
Domani, giovedì 13 dicembre, probabilmente nevicherà, ma dentro La  Fabbrica di via Pasubio potrete scaldarvi per bene, pensare e ripensare alle vacanze, programmare le prossime, ricordare quelle trascorse – e io penserò alla Sicilia. Ad accogliervi in Fabbrica ci sarà Francesco, come al solito – è uno che dal ‘97 si preoccupa della qualità delle materie prime, dell’accoglienza attenta e familiare – più che una “fabbrica”, grazie a Francesco e al suo staff, è proprio una casa…
Ma domani potrete trovare anche un grande personaggio, un vero e proprio Patrimonio – umano – dell’Unesco… Gioacchino Cataldo, ovvero l’ultimo Rais della tonnara di Favignana. Un mito vivente.
Gioacchino e i suo racconti di mare vi affascineranno, vi coinvolgeranno e vi faranno sognare.
Ci sarà una cena a base di tonno, e ognuno dei piatti sarà accompagnato dal vino più adatto.
Io ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Gioacchino e di passare un’intera giornata in barca con lui e con alcuni amici, lo scorso agosto a Favignana. Un uomo unico, con una vera passione per il mare (ehm… ma anche per le belle donne…), che ci ha guidati tra le onde e ci ha anche preparato degli ottimi piatti per pranzo. Abbiamo ascoltato per ore i suoi racconti, sorseggiando bicchieri di vino siciliano fresco…
Non perdetevelo – è un consiglio…

Christian Sarti

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Ricordando Veronelli

29 November 2012 - Commenti »

Il vino è il canto della terra verso il cielo.

Questa è una delle frasi che ci ricordano Luigi Veronelli, scomparso giusto oggi, otto anni fa.

Come

Sono un anarchico angelo di Chagall.

Lo abbiamo già ricordato, nel nostro piccolo, un paio d’anni fa. E lo facciamo, ancora, brevemente, oggi.

Uno sguardo attento – e critico, un gusto, un attaccamento alle radici prima che si scoprissero, le radici.

Sono un combattente che non può e non deve dare segni di stanchezza e di resa. Gli avversari – ci sono sempre – amo guardarli dritti, negli occhi, così che credano io c’entri dentro e veda – illuminante – la loro meschineria, l’arretratezza, la cecità morale, le colpe.

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Emanuele Bonati

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Mi ricordo, sì, io mi ricordo. Grazie zii

12 November 2012 - Commenti »

La zia Wanda è morta alla fine di luglio, a 94 anni. Lo zio Renato l’ha seguita dopo tre settimane, anche lui 94 anni. Dopo 77 anni percorsi tenendosi per mano, lui l’ha raggiunta, e le ha preso, di nuovo, la mano, per camminare, ancora, insieme.

Non voglio ricordarli qui – la nostra vita, la nostra storia, la nostra famiglia sono una delle cose belle, di cui tutti noi – io, mia madre, i miei fratelli, i loro figli e nuore e nipoti – rimarremo custodi e testimoni. Ma voglio ricordare qui qualcuno dei piatti, dei sapori che ci hanno accompagnato. Alla rinfusa, sull’onda delle emozioni. Con il gusto della memoria, il piacere della vita trascorsa, il rimpianto il dolore, il sorriso.

Mi ricordo, sì, io mi ricordo.

Mi ricordo anzitutto le feste in famiglia, i compleanni, e soprattutto i pranzi di Natale, il laboratorio della sartoria (in via Montenapoleone prima, in via Bigli dopo) trasformato in una lunga lunghissima sala da pranzo, unendo i tavoli da lavoro, ricoprendo i tavoli gli scaffali le macchine da cucire di carta dorata. Gli antipasti, i salumi, i patè le gelatine il mambrè, portati la mattina stessa dal Salumaio di via Montenapoleone, l’insalata russa fatta dalla Pina Croce. I piatti preparati in casa, il brodo fatto col cappone (quello della campagna, che andavamo a prendere dalla nonna, la mamma della mamma, l’altro ramo della famiglia), il tacchino, ripieno, con le castagne, la mostarda. Le aragoste. Il panettone, enorme.

Mi ricordo i ristoranti, le pizzerie. Calafuria, dove se non ricordo male la zia aveva avuto la ricetta del tiramisù, che stava allora diventando di moda. Il ristorante di Rapallo dove – una delle prime volte che eravamo lì – avevo preso un ottimo pagello alla champagne, e forse l’avevo fatto prendere anche alla zia, e comunque le era piaciuto moltissimo. Da Mario a Santa Margherita, un pesce freschissimo ottimo, abbondante, le teglie di patate e porcini che segnavano la fine della stagione… Il ristorante del Circolo Volta.

Mi ricordo i friscieu, le frittelle di mele che si mangiavano a volte a casa loro – lo zio era genovese. Il minestrone col pesto.

Mi ricordo a Rapallo i negozi preferiti, quello per la focaccia, per il pesto, la macelleria, la salumeria.

Mi ricordo le bottiglie di Lancers, di Mateus, di champagne, che piaceva alla zia.

Mi ricordo il salame “pisellino” che negli ultimi anni portavo loro da Rapallo. La zia ne era golosa, e lo chiedeva spesso.

Mi ricordo la zia Wanda e lo zio Renato. La loro vita, la nostra vita.

Emanuele Bonati

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Piccola guida critica al critico criticato: Valerio Massimo Visintin e PappaMilano 2013

9 November 2012 - Commenti »

“Indosserà la maschera di Anonymous o il ghigno del Joker heathledgeriano?” “Per me avrà la tutina nera di Diabolik…” “No, sicuramente manderà un attore microfonato, mentre lui starà seduto in un furgone nero all’esterno…” “Per me è a lui che si è ispirato Ian Fleming per il Numero 1 della Spectre!” “Ah, quello che non si vede mai nei film, sta sempre dietro il vetro…”

Eravamo lì alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires io, Christian e Totò – a immaginarci il famoso critico mascherato, che avrebbe presentato al mondo la summa delle sue simpatie e/o idiosincrasie gastronomiche, ovvero l’edizione 2013 di PappaMilano. 100 ristoranti di qualità a buon prezzo, edita da Terre di mezzo e tornata per l’undicesima volta a infestare i sonni dei poveri ristoratori milanesi. 100 locali, 33 nuovi, e un’appendice sui locali che un tempo si chiamavano “Cibi cotti” e che ora VMV chiama “Gastro-botteghe”: locali a metà fra la gastronomia e l’asporto, o altrimenti detti dei take-away con comodità – nuova tendenza che noi (ehm) critici da marciapiede (ohibò) abbiamo visto ri-sorgere in questi ultimi tempi.

A tenergli bordone nell’impresa, vergognandosi da morire (tanto da accogliere con malcelato entusiasmo l’invito, che detto da un UomoNero era abbastanza cogente, a mascherarsi con barba nera e cappello nero, in modo da confondersi con l’Autore), una variegata compagnia di testimonial, che si sono prodotti in elenchi di motivi per comprare o non comprare, seguire i consigli di o ignorarli bellamente, apprezzare o non farlo, VMV e/o Pappamondo. Dal mondo dei blog a quello dei giornali, alle radio, al web, alla comunicazione e alla scrittura, erano lì a omaggiare l’autore Samanta Abalush Cornaviera, simpatica blogger (eravamo assieme nella giuria dell’Acquerello Risotto World Summit), Lorenza Fumelli, che finalmente ho toccato con mano – cioè, nel senso buono, ovvero visto finalmente dal vivo (impresentabile: cioè, cosa dire per presentare una come lei, che non sia risaputo e detto e ridetto?), Andrea Kerbaker, scrittore dall’intervento molto “scritto”, e piacevole, Giorgio Maimone, che ha giocato a fare il vecchio brontolone (ulteriore omaggio al buon VMV), Aldo Palaoro e Stanislao Porzio, reclutati tra i fan del severo censore e suoi fedeli seguaci entusiasti, Ira Rubini, che ha mi sa passato ore poverina (forse…) davanti alla tv apposta per redigere il suo intervento, e Ilaria Santomanco (interessante il suo contributo sulla scarsa attenzione ai vini in alcuni locali, e sulla necessità di una carta degli olii…). Ma cedo la penna a Totò…

“Dai, Totò, prendiamo posto!” fa Christian: ci affrettiamo a sederci, e perdo completamente di vista Emanuele – ma c’era tanta gente, si sarà messo da qualche altra parte… Mi aspettavo un’apparizione  del VMV a metà fra l’Uomo Invisibile, Phantom ovvero l’Uomo mascherato, e un Arsenio Lupin in tocco e chador… ed è invece arrivato un tipo tutto nero (Berlusconi avrebbe detto “abbronzato”), vestito di nero, con cappello occhiali passamontagna nero.

Il personaggio Visintin, incarnazione gastronomica del Cattivik di Silver (e prima ancora di Bonvi) con l’allure di Anton Ego, con la penna intinta nel ragù e appoggiata su fogli di pane carasau, presta il fianco in egual misura a critiche e apprezzamenti. Già si sussurra che anche la moglie si conceda di malavoglia all’espletamento dei doveri coniugali, nel timore di recensioni sfavorevoli su “Focus”. Ma ci sono cuochi milanesi che gli dedicano ricette (“Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto affamato di fronte a un ristorante chiuso”, “Il commiato dello chef: Acqua di odio”), o addirittura ristoranti (di prossima apertura “Un posto al Verano”); Achille Campanile gli dedicò a suo tempo un racconto ilare (“La mestozia”), e ci ha suggerito il titolo del nostro pezzo… Peraltro, a sottolineare vieppiù la vena profondamente letteraria dei suoi articoli, ci ha confermato egli stesso di avere un nuovo romanzo in lavorazione (lo so che ha detto che non è vero – ma chi crede più agli scrittori?). Scartati i titoli più ovvi (“Non mi piace”, “Non aprite quella porta di ristorante”), abbiamo già una rosa di possibilità (scelte appositamente per distinguersi dalla restante produzione narrativa contemporanea): “Il cortiletto sul retro dal profumo odoroso di trippa coi fagioli”, “La cassoeula con le arachidi selvatiche al fior di cardamomo nel castello delle prugne volpine secche”, “Il piccolo mangiatore di carote verdi ricoperte di argilla caramellata sotto ottantatrè piccoli soli d’argento sul fiume inondato di barolo sfuggente”…

Hai dato un’occhiata alla guida, Christian? “Sì… e ti voglio dire subito cosa c’è che non va: innanzitutto non ci sono  segnalazioni relative al personale dei vari locali. Visintin, ma perché non ci segnala il tal ristorante che ha al servizio la gentil donzella che serve un bel piatto di peperonata con uno scollo da vertigine o la tal enoteca che serve ai suoi clienti un calice di vino importante arieggiato mediante l’ancheggiare della cameriera che si dirige mollemente sui suoi tacchi 12 dal bancone al nostro tavolo…? E non vedrei male la presenza degli indirizzi Internet dei siti, delle pagine facebook twitter instagram pinterest google+ storify highlight…”

Comunque – serata piacevole, presentazione interessante e divertente, è stato bello vedere il Vero Visintin dal vero – forse… sarà poi stato lui? o un suo Alter Ego? – a proposito… ma Emanuele dove è finito? non si è visto per tutta la sera… Vuoi vedere che era magari dietro le quinte a eterodirigere il figurante…

Il critico nerovestito si alzò, salutò il pubblico, e si diresse a passi veloci verso l’uscita, con il volto celato, gli occhi ascosi dietro le spesse lenti nere degli occhiali neri… venne ritrovato dopo due giorni nello stanzino delle scope, la cui porta, nel suo mondo tutto nero, aveva infilato per uscire…

Il noto foodblogger Christian con il noto Foodblogger Mascherato (con una tovaglietta di carta davanti alla pancia per non farsi riconoscere): di fronte a loro anche VMV s'inchina...


Emanuele Bonati con Christian Sarti e Totò



10 consigli per farsi notare al ristorante e ottenere indebiti vantaggi

23 October 2012 - Commenti (2) »

Su Scatti di gusto sono stati pubblicati “10 consigli per farsi amico un food blogger, ammesso che serva” – da chef (anonimo) a chef, una guida a come ottenere delle recensioni favorevoli da parte dei blogger, nuovi leader opinion maker sicuramente più abbordabili dei recensori delle Guide.

Quindi: consigli su come “circuire” un blogger, che vanno dal farselo amico su Facebook (compresi svariati “mi piace” e commenti e interazioni) al prospettare senza parere una richiesta di parere sul proprio locale (facendo capire che l’eventuale cena sarà magari scontata ma dovrà essere comunque pagata), alle modalità di accoglienza (compresa la scelta di un posto ben illuminato, per le foto), e così via.

Mai successo, mi hanno sempre fatto pagare, tutti tanti maledetti e subito… E allora? Ecco i miei 10 consigli per farsi notare al ristorante e ottenere indebiti vantaggi.

1. Prenotare telefonicamente borbottando e biascicando un po’ le parole: vi si chiederà di ripetere il nome, e – in base alle vostre capacità attoriali – potrete fare in modo di ripeterlo più volte, facendo così in modo da farlo ricordare alla persona che risponde, facendo così in modo che nella peggiore delle ipotesi rimanga incuriosita da questo mezzo idiota senza voce che non riusciva a dire il suo nome…

2. Entrata 1: dimessa e modesta, ma volutamente eccessivamente dimessa e modesta, da renderla comunque appariscente. Vestiti un po’ così, rimanere in disparte nell’ingresso fingendo maldestramente di telefonare all’ipotetico editore che vi ha inviato in missione nel locale (keywords: pezzo, scadenza, tempo, foto, rimborso), osservare platealmente il locale da dietro le foglie dei ficus dell’ingresso, dare l’impressione di essere lì per ritirare le camicie stirate e piegate.

3. Entrata 2: flamboyant, alla WandaOsiris senza boys e senza rose, ma come se ci fossero dozzine di boys e rose. Mugoliiiii di apprezzamento mentre si viene condotti al tavolo, sedersi con aria soddisfatta e ripiena di sé. Salutare a caso in sala. Strombazzare con un filo di voce frasi del tipo “Sono felice di essere qui… Questo è sempre stato il mio locale preferito…”.

4. Esibitevi in complimenti sommessi al maître o al cameriere su questo o quel particolare, facendo trapelare competenza (“Sbaglio o queste sedie sono le copie di quelle di Macintosh del 1897, ma le copie fatte a mano da Charles Rennie stesso nella fabbrica di Houghton-sur-Muffin l’anno dopo…?”), aria vissuta e engagé e un tanto di spocchia (“Ah, avete anche voi la cornucopia di uova Fabergé a centrotavola, ricordo che la usava Concassé negli anni Settanta…”). Naturalmente i commenti devono essere sommessi quel tanto che basta per farli sentire al personale del locale momentaneamente allocato nei bagni di servizio.

5. Lasciate cadere qualche commento stentoreo… che so, “Ma qui avete messo mezzo cucchiaino di lievito, vero? Dite per cortesia allo chef la prossima volta di usarne solo un quarto, almassimo un quarto e tre quarti, non di più…”, non necessariamente a tono (“Interessante questo consommé di murice… Ho partecipato a una battuta di caccia al murice nella tundra…”).

6. Ormai tutti fotografano tutte le portate, per cui non è tanto un tratto distintivo utile. Suggerirei di tornare alla buona vecchia clandestinità: un quotidiano aperto con un buco in mezzo per farci passare l’obiettivo della canonreflexmultipanoramic, utilizzare il cellulare come se si stesse facendo una telefonata e intanto scattare alla disperata, torcendosi su se stessi, sperando di ottenere almeno un’immagine decente. Non cercate di portare il piatto in toilette per incipriarvi il naso: soprattutto se siete un foodblogger masculo, non funziona…

7. Due parole sulle tecniche di degustazione: non serve sezionare i piselli per determinare lo spessore della pellicina esterna, applicare le tecniche della plicometria alla cotenna dello zampone, verificare controluce la traslucidità delle fette di mortadella: ormai la degustazionologia è arrivata alla tv del mattino (Oltolini docet), è alla portata di tutti, anche se largamente affidata al caso, ed è difficile farla diventare un discrimine identificativo.

8. Fate attenzione: la stragrande maggioranza dei foodblogger è femmina, per cui è possibile, anche adottando questi accorgimenti, che – se appartenete all’altro sesso (i sessi intermedi non contano, vengono conteggiati direttamente nel ramo muliebre) – non veniate riconosciuti come appartenenti alla casta. Nei casi disperati, cercate di azionare la suoneria del vostro iPhone (tratto distintivo dei blogger di qualsiasi sesso), fingete di rispondere e sussurrate tenendo la mano a coppa davanti al microfono, in modo da fare da cassa di risonanza alla vostra voce, frasi del tipo “Ti ho detto di non chiamarmi mentre sto lavorando… Devo scrivere il pezzo per domani mattina… No, non sono io il titolare di BlogVs…”.

9. Tenete bene presente come una specie di mantra alcune frasi topiche, da sussurrarvi a vostro uso e consumo: “Tu ancora non lo sai, anche se forse lo sospetti, ma IO sono IL blogger che determinerà la tua fortuna.”, “Chiamatemi Ismaele – no, anzi, Armageddon.”, “Io sono Valeriomassimovisintin!”, “Dove passo io non crescono più cappelli da chef.”

10. Far cadere in un qualsiasi momento della serata la scatoletta dei biglietti da visita del blog – meglio quella da 1500 pezzi. Se avete quelli sottili e piccini di Moo, dovrete scivolare rovinosamente tipo su buccia di banana, facendo attenzione a lanciare contemporanemente la scatola aperta verso l’alto.

Fatemi sapere se e quali di questi punti funzionano… con me non sono ancora serviti a niente, salvo essere bandito da un paio di locali per molestie e disturbo della quiete pubblica.

Emanuele Bonati

foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom