Archivio per April, 2012

La frase della settimana

30 April 2012 - Commento (1) »

Ca’ d’Gal a Santo Stefano Belbo

L’AntipatiCibVs: Prendiamoci a quadernate

26 April 2012 - Commenti »

Corriere della Sera, oggi in edicola con Sette: “I ricettari pocket di sette: La pasta”. Primo di una serie, 64 pagine,  gratis. Non vedo nulla sul giornale, o su Sette – niente sul sito, elenchi, uscite – ci saranno stati ieri.

la Repubblica, da domani in edicola con il Venerdì e sabato con D: “Quaderni di cucina: Butta la pasta!”. A 1€ in più, primo di 28 volumetti di 96 pagine, leggo sul quotidiano.

Veneranda Astrusi

Miracolo a Legnano? Totò va da Schuman

24 April 2012 - Commento (1) »

“Schubert? Ma non era un sarto famoso, ai miei tempi?”

(Le premesse non erano delle migliori – Totò era già sulla difensiva.) Certo, è stato il sarto di Soraya e della Loren, della Hayworth e della Magnani. Ed era anche un famoso compositore (“Lo so, cosa credi!”). Ma tu vai da Schuman, a Legnano – un altro nome di compositore, ma anche il nome di un ristorante. E ti accompagna Christian – io me ne sto a casa, col raffreddore… e sarete voi due a raccontare la serata.

***

Mi ricordo ancora l’incredulità di fronte alla notizia: lo Schuman si trasferisce qui?? Quando vivi vicino a Legnano, e sei abituato a spostarti di un po’ di kilometri per poter trovare uno chef stellato, non puoi che restare estasiato da una notizia del genere – lo chef stellato che viene da te! (“Guarda che la stella l’ha lasciata al ristorante di prima…” Certo! Ma un po’ di polvere di stella gli sarà rimasta addosso, no?).

Ormai è passato un anno da quando Silvio Battistoni, chef e patron dello Schuman, ha messo le radici in zona.  La location è una villa patrizia del primo Novecento, Villa Jucker, condivisa con la sede dell’associazione culturale Famiglia Legnanese. Negli ultimi vent’anni la villa ha ospitato ristoranti prestigiosi, ma mai uno chef michelinato.

Gli ambienti sono molto ampi e l’arredamento è piuttosto “importante”, interamente in stile impero.  Un po’ troppo  per i miei gusti.

“A me invece non sembra eccessivo, e l’effetto generale è piuttosto elegante, no?”

Ci accolgono i signori dello staff, e ci  lasciamo guidare dallo chef e dal maître per quanto riguarda il percorso gastronomico e per il vino.

Partiamo con una piccola entrèe: salmone affumicato in casa – “Buono questo burro di alici!” – morbido e scioglievole, accompagnato con il cestino del pane (molto morbido e gustoso) e appunto con del burro alle alici, anch’essi homemade.

L’antipasto:  terrina di galletto “nostrano” e foie gras con misticanza e marmellata di cipolle al balsamico, che il gentile Battistoni in persona ha fatto gocciolare  sul nostro piatto con un gesto live.

Segue uno dei piatti caratteristici dello chef: “vitellino tonnato” con crema di melanzane alla brace e vellutata di capperi. Davvero sorprendente! Vitello e tonno crudi che si sciolgono in bocca dopo l’esplosione di sapori assieme alle creme di accompagnamento.

Seguono due primi di pasta freschissima: per iniziare, tagliolini all’acqua di cozze e vongole e i frutti di mare. Siamo rimasti colpiti dall’esecuzione e dal gusto di questo primo piatto – e la cucina ha voluto riproporci un’altra pasta fresca per stupirci nuovamente: tagliatelle ai porcini e parmentier.

“Stupende senz’altro… ma io avrei preferito  bissare con un risotto o degli gnocchi.”

Sarà per la prossima volta, quando verremo con Emanuele.

Per il  secondo: petto di faraona con demiglace. Un classico di pregio.

Come pre dessert, sorbetto alla pesca bianca.

Terminiamo il nostro percorso con una ganache di cioccolato fondente e caramello con mousse di ricotta di pecora che è di incredibile bontà.

“Mamma mia – è veramente ottima. Posso averne un’altra?”

No.

Lo chef, molto disponibile e di gran simpatia, è sempre pronto a scambiare due parole, ad ascoltare le nostre opinioni.

La cucina che ci hanno proposto questa sera non ha forse particolari guizzi di fanta-cucina (il vitello tonnato è quello che spicca maggiormente come abbinamenti) – però l’esecuzione è magistrale.

Era la nostra prima volta qui, e la prossima speriamo di trovare anche qualche proposta un po’ meno classica – “Sì, forse lo chef potrebbe osare qualche cosa di più”.

Le dolci cortesie sono dei mini pasticcini che ci fanno concludere il nostro pasto ed alzare da tavola con il sorriso. Sorriso che ci resta stampato per un bel po’ sul volto, leggendo il guest book all’ingresso con una scritta in grande: Meno male che Silvio c’è!!

Schuman Ristorante

Via Matteotti 3

20025 Legnano (MI)

331 1777350

Christian Sarti con Emanuele Bonati

Il National Cherry Cheesecake Day… e altro

23 April 2012 - Commenti »

Allora: scopro or ora che in America è la Festa Nazionale del Cheesecake alla Ciliegia.

Vi aspetterete un commento… ebbene, no: eccovi la ricetta di una Cheesecake eccetera veloce, da fare senza bisogno di usare il forno. L’ho tradotta liberamente da Foodista, sito al quale rimando per la versione originale; la foto invece viene da flickr ed è di Tammy Moore.

Unire lo zucchero (mezza tazza) al formaggio cremoso (una confezione – philadelphia, o simili) e amalgamarli bene, facendoli diventare cremosi. Montare la panna (1 confezione) o usare la panna spray (oh, lo dice la ricetta) e aggiungerla al formaggio montato con lo zucchero, versare il tutto in una base di una specie di cracker integrali (Graham cracker: la ricetta della base qui; penso si possa usare anche una base tipo biscotti Digestive sbriciolati, o simili), ricoprire con una guarnizione alle ciliegie pronta (o magari usate della marmellata. o ciliegie sciroppate…) e mettere in frigo per alcune ore.
Come mai mi sono dedicato a una ricetta così insolita? Americana per di più – chissà cosa dirà la mia amica Laurel Evans, ovvero Un’americana in cucina! …che peraltro non ha questa ricetta…
Come mai, dicevo? Per fare ammenda dell’essermi lasciato sfuggire, ieri, un’altra festa americana: il National Jelly Bean Day. Inutile dire che amo profondamente, i Jelly Bean, e li avrei festeggiati volentieri – eh, già… però… potrei aggiungere al topping, alla decorazione della torta qui sopra, dei Jelly Bean, piantati in verticale in mezzo alla distesa di formaggio… addirittura senza le ciliegie… Laurel, vai a nasconderti! sono io il vero cuoco americano in cucina!!!

Facciamo mente locale: mancano pochi giorni alla fine di aprile (che per inciso è stato il Mese Nazionale del sedano, delle noci pecan, dei pretzel morbidi e degli alimenti di soia), ed ecco l’elenco delle feste gastronomiche di questo scampolo di mese:
April 24 National Pigs-in-a-Blanket Day  (dovrebbero essere i piccoli wurstel avvolti in una briochina o un piccolo panino)
April 25 National Zucchini Bread Day
April 26 National Pretzel Day
April 27 National Prime Rib Day
April 28 National Blueberry Pie Day
April 29 National Shrimp Scampi Day
April 30 National Oatmeal Cookie Day

Prepariamoci. Maggio si avvicina (già il primo sarà il giorno del parfait al cioccolato…).

Emanuele Bonati

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Giornata mondiale del libro: ANNUNCIO PUBBLICITARIO

23 April 2012 - Commenti »

LIBRERIA GASTRONOMICA MALAFARINA

LUNEDI 23 APRILE 2012,

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO,

SCONTO DEL 20% SU TUTTI I TITOLI.

APERTURA ORE 15.30

Lo so che è uno spot (per di più gratuito…) – ma l’idea mi piace…


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La frase della settimana

23 April 2012 - Commenti »
Credo di avere un grande potere. Riesco a trasformare un bicchiere di vino in un bicchiere vuoto.
Jokero

L’AntipatiCibVs: Eventi non avvenuti?

17 April 2012 - Commenti (2) »

Ieri sera, 16 aprile, alle 18.15 ero in via Tortona 28, alla ricerca di un fantomatico evento (con inizio alle 16:30, fine alle 20:00) presso un altrettanto fantasmatico Padiglione Visconti.

Portone. Niente fuori vicino di fianco dentro sopra sotto.

A (s)proposito, proprio lì c’è un nuovo California Bakery.

Nessuna traccia non dico del padiglione, ma nemmeno di un evento, di una presentazione, un cartello, uno straccio di foglietto scritto a mano “guardate non siamo qua ci stiamo facendo l’evento per i fatti nostri”, nessun rumore di bottiglie stappate,  di salatini sgranocchiati, nessun bicchiere retto da mani malferme, nessun cicaleccio di bon vivant a commentare i bon vivant presenti e assenti, nessun essere umano dall’aria un po’ stravolta che potesse essere un indizio della presenza della Fata Verde da qualche parte.

Un quarto d’ora, mezz’ora di indagini – con una graziosa fanciulla che era lì al mio stesso scopo, che, almeno in parte più pratica, ha chiesto a tutti quelli che incontrava  fra il civico 26 e il civico 32 se avevano mai avuto sentore che esistesse un Padiglione Visconti lì in giro (“Mah… Visconti non so… ma là in fondo c’è il Castello degli Sforza, chieda a loro…” – ah ah ah).

Va ben, c’erano grazie al cielo molti altri eventi cui partecipare nelle vicinanze, e il mio scopo primo (e a questo punto ultimo) era quello di andare a vedere la mostra Musei di Carta al SuperStudio, più avanti in via Tortona – ma è fastidioso. Abbiamo provato a usare il numero dell’ufficio riportato sull’invito – niente, ovvio. Un numero di cellulare mi è arrivato stamane, in risposta alla mia mail di disappunto – risposta che riportava l’indirizzo esatto (58, non 28 di via Tortona) – da utilizzare nel caso di ulteriori futuri disguidi viari…

Domande.

Una volta visto che l’invito aveva un indirizzo sbagliato (fosse stato anche visto alle 16), non si poteva mandare una mail di correzione?

E attaccare un post it sul portone sbagliato (cioè, il portone poverino era giusto…)? Lasciar lì qualcuno a dirottare? (Perché eravamo lì solo noi due e gli altri – spero – erano tutti al 58?)

Io avrei anche potuto cercare sul celluare via Internet se esisteva un padiglione Visconti da qualche parte, è vero. Ma anche no. Errare humanum est, come dicono nella mail di risposta, è vero – certo, dire  “ti dò il telefono così se ti perdi…” non è carino (meglio “ti mando dodici casse da dodici per ogni articolo della nostra produzione”…), anche se effettivamente il rimbambimento senile è dietro l’angolo – ne parlavo l’altro giorno con un mio amico tedesco, come si chiama… Herr Alzheimer…

Veneranda Astrusi

Un posto a Milano per Totò

16 April 2012 - Commenti »

“Chissà se c’è un posto a Milano dove uno…”

Sì, c’è.

“Ma lasciami finire! Dicevo, vorrei trovare un posto a Milano che uno…”

Lasciami fare, ci penso io.

“Ma cosa…”

E così siamo andati, con qualche amica/o, a provare Un posto a Milano – Cucina e bar in Cascina Cuccagna, la nuova avventura di Nicola Cavallaro dopo la chiusura del locale a San Cristoforo, sui Navigli.

Il posto è a Milano – “Ah, ah, ah: è una battuta?” – nella Cascina Cuccagna, un’antica cascina del Settecento in piena Milano, fra Porta Romana e Porta Vittoria. La Cascina è stata da qualche anno oggetto di un recupero che ha visto coinvolte varie associazioni e cooperative, e che da ultimo è sfociato nell’apertura di questo luogo-ristorante, con giardino e orti attorno – ma ci sono anche altri spazi, tra cui un negozio di prodotti bio.

Il progetto di Un posto a Milano, nell’ambito del Consorzio Cantiere Cuccagna, è stato curato da esterni, un’impresa culturale presente a Milano da oltre 15 anni e che si occupa di servizi, spazi pubblici, eventi (il Milano Film Festival, il Public Design Festival per il Fuorisalone 2012). Il locale consiste in una sala d’ingresso, spazio conviviale, con tavoli e sedie e tavolini piccini e sedioline piccine per i bambini, con giochi, carta e matite colorate, per colazioni aperitivi spuntini (il Posto è aperto dal mattino alle 10 fino alla 1); un bancone bar in uno spazio centrale che raccorda la cucina con la sala principale e le due salette laterali (una con un camino…), parte della costruzione originaria della Cascina (all’esterno, sulla porta del civico 4 di via Cuccagna, c’è ancora la vecchia scritta “Trattoria”), mentre la sala principale è un’aggiunta più recente. Bello ampio, pareti con mattoni a vista e gli interventi moderni in cemento, non lavorato, non dipinto; la cucina è visibile sia dalle sale che dal bar che dal cortile.

“Va bene, va bene – ma si mangia? No, perché, qui vedo scritto Esercizio pubblico: l’allenamento: cosa vuol dire?”

Vuol dire che per un paio di settimane – fino al 22 aprile – il locale “sperimenta” e si sperimenta con il pubblico, che alla fine viene invitato a compilare un questionario e ad avanzare critiche (o apprezzamenti) proposte idee suggerimenti sul locale il servizio il menu i propri desideri (“Perché non c’è il risotto alla milanese? Un posto a Milano senza risotto alla milanese potrebbe benissimo essere a Salerno. E la cotoletta? E il panettone? E…”).

Il menu dell’allenamento presenta una serie di piatti e proposte con l’indicazione dell’uso: ci sono quelli per la colazione, per lo spuntino, per il pranzo la merenda la cena. A quanto pare, cambieranno (in tutto? in parte?) quando il locale inizierà a funzionare a regime. Caratteristica del menu: ingredienti a kilometro zero (“Oh, quante storie: questo qui viene da 116km, la mortadella da Bologna,  217, le uova però da 35,3…”), di qualità e controllati, e raccontati in un allegato al menu, cucina “casalinga” (“Se dici così però sembra banale: invece questi piatti tutto mi sembrano meno che banali…”), con proposte mirate per i bambini (tagliatelle per bambini, passata di verdure per poppanti…). Carta dei vini divisa fra vini frizzanti/spumanti, bianchi, rossi frizzanti, rossi, rossi strutturati, rosati, vini da dessert (una quarantina di proposte), e birre (Poretti, Menaresta, Brewfist, Birrificio Italiano e Birrificio del Ducato Busseto).

Ingredienti, aziende produttrici, ricette sono tutte consultabili sul (bel) sito.

Cosa abbiamo assaggiato?

La focaccia (un po’ troppo salata secondo la nostra amica Tiziana – “Per forza: il pizzico di sale è rimasto concentrato in un punto; a me è piaciuta molto proprio anche perché era bella salata”); Mortadella, salame rosa e salame con giardiniera (per dire: l’aggiunta al menu precisa che il salame rosa, come la mortadella, è del Salumificio Artigianale Pasquini e Brusiani, di Bologna: “insaccato della tradizione bolognese, la carne magra di maiale viene lavorata in punta di coltello con l’aggiunta di guanciale e muscolo e cotta al forno per quasi un giorno”; l’azienda si trova a 217km dalla cascina, ovvero 1 giorno e 20 ore a piedi); Insalata di primizie dell’orto; Parmigiano, roj, caprino e toma con composte (il Parmigiano viene da Bardi, Parmabio, 132,9km, gli altri da La Giunca, a Fobello, Vercelli, 73,5km) come antipasto. Grande qualità, ottima la giardiniera, non conoscevamo il salame rosa (“Vale proprio la pena di farsi 1 giorno e 20 ore a piedi per andarselo a prendere…”).

Primi: Zuppa di fave e cicoria con caprino (“Aspetta: il caprino ci ha messo solo 5 ore e 56 minuti a piedi per arrivare qui da Cassano d’Adda, dall’azienda di Claudio Mapelli… ma dai… hanno un allevamento di capre!”), non male, molto buoni i Tortelli di coniglio alla cacciatora, buonissima la Lasagna alle erbette di campo e salsa al Parmigiano (“Scusa Emanuele… ma non fai le foto ai piatti per il nostro articolo?” Acc… invece di parlare e leggere il menu, potevi ricordarmelo… anche se in realtà i miei commensali brandivanp forchette e avevano braccia lunghissime che roteavano come le pale dei mulini a vento di Don Chisciotte, e dovevo essere più veloce di loro, altro che foto!).

Secondi: tutti stroncati da antipasti focacce primi e assaggi reciproci (e dal Rosso Garda L’Ulif), mi sono dovuto sacrificare (ehm…) per la completezza dell’informazione, e ho scelto, scartando la Bistecca di fassona con verdure e e insalata e il Pollo con patate al rosmarino e misticanza (“Sarà un pollo intero? Ce la fai?” – ragazzo, lasciami lavorare: ce la farei, se decidessi di mangiarlo), un piatto che non sempre viene proposto al meglio: Sarde in saòr con barba di frate. Qui era decisamente in una delle versioni più riuscite: il saòr non preponderava, l’accostamento con la barba di frate (o agretti) insolito, ottimi sapori, leggero, abbondante: buonobuonobuono.

Qualche dolce (sì, li ho assaggiati tutti – “Anch’io, cosa credi?”), non male: Torta di mele, Tiramisù (mi sarebbe piaciuto con un poco meno cioccolato sopra), Spuma di yogurt con salsa ai frutti rossi. La fetta di torta era una fettona – tutte le porzioni non erano niente male, devo dire: persino Totò non ha avuto difficoltà a fare assaggiare agli altri i suoi piatti.

Atmosfera piacevole, un po’ rumoroso il salone (anche perché c’era una tavolata festante…), il servizio decisamente in rodaggio (attese un po’ lunghe, anche per colpa nostra: dovevamo essere in 4, ma eravamo 3, però si sono aggiunti in 2 – abbiamo cambiato tavolo, sedendoci a quello rotondo in mezzo, ma questo ha scompigliato un po’ le carte fra servizio e cucina), qualche incomprensione (l’insalata avrebbe dovuto essere una torta salata, la cameriera, straniera, non ha capito, forse perché stava dall’altra parte del tavolo rispetto a noi; le sarde mi sono arrivate, due, su un piattino minuscolo, nella versione assaggio da banco del bar, che ho rifiutato sdegnosamente; no, non abbiamo chiesto un amaro…), ma comunque personale attento e gentile; il dichiarato “allenamento” mi impedisce di lamentarmi troppo. Un consiglio: le sedie di vimini al tavolo centrale strappano le calze alle fanciulle… (che belle invece le sedie dal gusto retrò del salone; tutt’altro stile le due salette). Da tornarci al termine dell’allenamento.

Abbiamo speso 125€ in 5. Diciamo antipasti 7/8€, primi 7/10€, secondi 11/22€, dolci 4/5€. La focaccia 2€: “Hai letto? C’è pane burro e marmellata 2,50€: è l’ultima voce del menu, non l’avevo visto: se no l’avrei preso!”

“Posso concludere io? Il nome mi sembra particolarmente indovinato: più che un ‘ristorante’ o che, questo mi sembra proprio un ‘posto’ in cui stare, grazie ai diversi spazi, all’atmosfera generale, alle diverse funzionalità del locale, dalla colazione – ok, magari aprendo alle 10 proprio colazione non è – al dopocena, con la possibilità di mangiare, di leggere, di far giocare i bambini, di parlare – spero che si possa anche stare fuori, col bel tempo, ho visto dei tavoli in giardino. E anche il loro sito, oltre ad avere una bellissima grafica, è molto chiaro, completo, con le varie possibilità di utilizzo, i menu, le ricette – e anche questo non è male, visto quanti siti ci sono che si limitano a mettere solo recapiti, qualche foto, e così via. Posso dirlo? Mi sa che questo posto – una volta finito il rodaggio, col menu definitivo, con il risotto giallo per dire, potrà diventare un piccolo’miracolo milanese’.”

Emanuele Bonati

Aggiungi un pasto a tavola!

16 April 2012 - Commenti »

Bel titolo per una bella iniziativa di Identità Golose, quindi Paolo Marchi, e del Comune di Milano: giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 aprile 2012 in 5 Mercati Comunali Coperti saranno disponibili 5 menu di 3 portate ideati da 5 grandi cuochi con gli ingredienti disponibili nel Mercato (e quindi a prezzi convenienti: ogni menu ha un costo di circa 20€), menu che ciascuno può preparare a casa propria.

Chi sono gli chef, e quali sono i mercati?

  • Mercato Wagner (piazza Wagner) – Aimo Moroni, Luogo di Aimo e Nadia
  • Mercato Ticinese (piazza XXIV Maggio) – Davide Oldani, D’O
  • Mercato Morsenchio (largo Guerrieri Gonzaga) – Viviana Varese, Alice
  • Mercato Ca’ Granda (via Moncalieri) – Pietro Leemann, Joia
  • Mercato Prealpi (piazza Prealpi) – Carlo Cracco, Cracco

Inoltre, Aggiungi un pasto a tavola è un’iniziativa solidale: sarà possibile effettuare una piccola donazione per partecipare a una raccolta di ingredienti per i cittadini meno abbienti.

Emanuele Bonati

Cuoco in controluce

16 April 2012 - Commenti »

Foto di Emanuele Bonati

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