Archivio per December, 2011

L’AntipatiCibVs: (non) è mai troppo presto

30 December 2011 - Commenti »

Quindi: uova di cioccolato per l’Epifania, anguria a Pasqua…

Dispiace che sia un piccolo tempio della panificazione come il negozio Marinoni (anzi, Maria Marinoni, ex Pattini Marinoni…) a ospitare questo triste indizio di una eccessiva mercantilizzazione… I dolci di Carnevale già a Santo Stefano… no.

L’ho già scritto: no. Non ci sto.

Emanuele Bonati

Una salumeria ittica: Anikò

29 December 2011 - Commenti »

Interminabile il viaggio da Milano a Teramo e ritorno, a 90-100km/h con un mezzo tipo jeep che trainava un carrello con moto… Ci è venuta un po’ fame. Essendo bene o male nello stesso emisfero, abbiamo ho pensato bene di fare un salto a visitare una delle creature di Moreno Cedroni a Senigallia: Anikò. Come la possiamo definire, o come è stata definita? Trattoria marinara, bistrot di mare? No! “Salumeria ittica”.

È  un vero e proprio chiosco fisso, su una piazza, con sedute al banco e una zona con tavolini. È uno scrigno di legno e acciaio che nessuno immaginerebbe contenere tante cose tanto deliziose.

Ci sono tutti i prodotti di Moreno Cedroni – e non solo – in vendita, quindi scatolette di pesce pronto, confetture, libri, salumi di pesce a peso….

Ci sediamo ai tavolini e nonostante l’aria fresca, il sole ci scalda ben bene.

Le gentilissime fanciulle che ci accolgono, molto professionali ed easy allo stesso tempo, ci illustrano un po’ il contenuto del menù, perché noi proprio non sapremmo scegliere. Troppe cose buone = scelta difficile.

Optiamo per una condivisione di piatti – tra cui:

• bresaola di pesce spada da guarnire con senape Cedroni e salsa Cedroni ai lamponi – si scioglie in bocca…

• prosciutto “san daniele” di tonno da ungere con del buon olio marchigiano – tosto

• scatoletta di pesce nella sua gelatina – ottima

• guance di pesce con cipolla e pomodoro – delicatissime. Se tutte le scatolette fossero come questa…

• tonno crudo con insalata, senape e mandorle tostate – scioglievole

• Fusilloro Verrigni al salmone affumicato con salmone marinato, mayonese di rapa rossa salsa di cocco e lime e polvere yuso– pazzeschi

• panino con egg and bacon – spaziale

• insalata, tonno affumicato, uovo, salsa lamponi e zenzero MC, in un box di cartone bianco opaco marchiato Moreno Cedroni – mi sa che ho finito gli aggettivi che mi ero preparato…

Accompagniamo il pasto con un bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba, che sarà pure un vino da signorine, ma a me piace.

Non contenti, vorremo terminare in bellezza con un dolce, ma una delle fanciulle di cui sopra ce ne porta tre! – tre assaggi di:

• una mousse di cioccolato con olio alle clementine e fiore di sale di Cipro MC

• una mousse di cappuccino con lingue di gatto

• una sofficissima crostata di confettura extra di fichi e mandarini

Una vera libidine: è proprio valsa la pena farsi ore e ore di “trattore” per arrivare fin qui!

Tutte le creature di Cedroni sono delle vere opere d’arte; questa è un’installazione a cielo aperto.

Non posso non citare qui la descrizione del locale che si trova sul sito: «Un’installazione. Una marittima pizzicheria, uno spaccio di bengodi. Una eaterie al passo con i tempi. Che ci si fermi per far la spesa, per celebrare l’ora dell’aperitivo o estenuare sine die l’happy hour della ricreazione fin alle soglie della cena nei tavolini adiacenti, Anikó teme pochi confronti per invogliare alla riflessione. Prendetelo come vi pare, luogo d’appuntamenti, smercio domestico, platform, dove baloccarsi di stuzzichini e ettate d’affettati di pesce, per noi il vero modello del luogo non è tanto la botteguccia né l’estensione del ristorante, ma una sorta di proiezione della Haute Couture (la Madonnina del Pescatore) che trova qui la più giusta ridefinizione in un prêt-à-porter/prêt-à-manger. Le radici d’Anikó stanno ovviamente nella tradizione senza frontiere dello Street Food.»

Anikò
Piazza Saffi, 10 – 60019 Senigallia (An)
Tel. e Fax +39 071.7931228

Christian Sarti

Qualcuno volò sul nido del Cube

27 December 2011 - Commenti »

Presentazione di The Cube, il temporary restaurant recentemente “appoggiato” su uno dei palazzi a fianco della Galleria Vittorio Emanuele qui a Milano. Un’architettura moderna accostata a quella ottocentesca del complesso della Galleria. Un’idea piuttosto ardita (o meglio, che tante polemiche ha suscitato per la sua supposta “arditezza”)…

Si tratta di un manufatto provvisorio, sponsorizzato dalla Electrolux, una delle principali aziende produttrici di elettrodomestici a livello mondiale; resterà appunto “appoggiato” su questo palazzo per qualche mese (anzi, fino al 26 aprile), ed è un ristorante, con la sua cucina (con gli elettrodomestici dello sponsor), a vista, e un lungo tavolo da 20 (22 stringendosi un po’) posti; in cucina si alterneranno alcuni giovani cuochi stellati (a cura della JRE, associazione dei Giovani Ristoratori d’Europa), a partire dai fratelli Costardi, a pranzo e a cena (200 e 270 € rispettivamente); la costruzione è “atterrata” sulla nostra Galleria proveniente da Bruxelles, dove è rimasta appollaiata per qualche mese sul Parc du Cinquantenaire a partire dal primo marzo scorso, e da Milano andrà poi a Londra, Stoccolma e mi sembra Mosca.

The Cube a Bruxelles

The Cube a Bruxelles: in cima all'arco

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L’impatto iniziale della vista da terra è curioso – una cosa che ovviamente non c’entra, appoggiata e protrusa sopra un palazzo dell’800, in un contesto che è il simbolo della città: ma è talmente estranea, e visibilmente appoggiata, che non mi causato nessun trauma particolare, anzi, è piacevole vedere qualcosa di nuovo e diverso. Magari se sapessi che è definitiva, sarei più turbato, o contrario; ma non lo è, quindi… E poi, una città è viva, non è un museo immobile; le cose fatte bene possono convivere, anche se sono moderne, con il vecchio, o l’antico… Palazzo Reale, lì davanti, non è che stia benissimo, scorciato com’è dal Palazzo dell’Arengario (e peraltro molti, io compreso, ricordano ancora con nostalgia le pubblicità luminose che ricoprivano il palazzo di fronte al Duomo, che peraltro era sorto al posto del Coperto dei Figini, un palazzo porticato quattrocentesco…). Insomma, bene atterrato al Cube (purché se ne vada…).

Il panorama dei tetti non è oggettivamente un gran che, almeno in questa sezione della città; ma la torre del Filarete, la Torre Velasca, che si scorgono poco lontano, e più in lontananza i nuovi grattacieli… sono proprio Milano, e poi, basta voltare lo sguardo ed ecco i marmi le guglie i santi del Duomo… Insomma, bella idea, bella posizione – è anche una giornata di sole, fredda ma si sta bene, quasi al caldo…

La costruzione è comunque molto bella, un’ampia terrazza, il corpo del locale costituito da un’unica sala con un lungo tavolo bianco – come bianco è il colore del tutto (l’idea, diceva Christian Costardi, è quella di colorarlo con i colori dei piatti, degli ingredienti). Due pareti vetrate, a raccogliere tutta la luce possibile; la terza, anch’essa in vetro, a esagoni, motivo ricorrente nella decorazione e costitutivo del cubo che è il logo Cube. Il progetto architettonico e degli interni è dello studio Park Associati, ovvero Filippo Pagliani e Michele Rossi, logo e texture design sono dello Studio FM Milano.


Christian e Manuel Costardi ai fornelli: hanno preparato una serie di piattini di assaggio, il menu di mezzogiorno e sera mi sembra di capire non sia sempre uguale (prezzi: 200€ a mezzogiorno, 270 la sera). Il bello è che te li preparano sotto gli occhi – anche se immagino che a pranzo e cena si stia più seduti –, non c’è separazione fra cucina e sala. E cucinando ti spiegano cos’è che stanno facendo, e perché, e i loro ingredienti, e loro stessi attraverso il loro piatto. Mi piace questo desiderio di comunicazione, di farti capire cose che sono già lì tutte dentro al piatto, ma che magari non ti fermi a considerare.

I piatti:

“Semplicemente gambero”, gamberi crudi in una riduzione direi di un brodo fatto con le teste, e pistacchi sbriciolati.

Baccalà mantecato su un morbido di patate e un pizzico di noce moscata (ne avrei messo un pizzico meno pizzico e più pizzicotto….).

Riso con sugo di pomodorini pugliesi (cucinato a crudo, senza soffritto… quindi più pomodoroso: ottimo) e un pesto leggero di basilico pinoli e poco aglio;.

Spuma di grana padano con crema di birra e polvere di caffè.

Capasanta passata brevemente in forno con olio sale pepe su una crema di latte con briciole di liquirizia e limone e sopra qualche grano di sale Maldon… ehm… mi sa che mi sono mangiato anche la foto…

Piaciuti tutti, molto: i fratelli Costardi mi sono piaciuti, come i loro piatti: semplici, chiari, genuini, ricchi di sapori distinti ed equilibrati; se il giovane aiutante non avesse continuato a cucinare il risotto, mi sarei offerto di pulirne la pentola…

E ci sarebbe ancora da parlare – del pane, ad esempio, della focaccia, dei cioccolatini, ma anche, perché no, del caffè, e della caffettiera… Lo faremo l’anno prossimo.

Semplicità, qualità, ambientazione, presentazione, colore: un’esperienza esaltante.

Emanuele Bonati

Le foto di The Cube Milano sono di Bruno Cordioli

La frase della settimana

26 December 2011 - Commenti »

E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:

“I tuoi semi vivranno nel mio corpo,

E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,

La loro fragranza sarà il mio respiro,

E insieme gioiremo in tutte le stagioni.”

Kahlil Gibran

Natali di BlogVs: cVs

25 December 2011 - Commenti »

Anche noi di BlogVs, di CibVs, di Agendafood vi facciamo gli auguri – di Buon Natale, buone feste, felicità e prosperità… E lo facciamo a modo nostro, raccontandovi i nostri Natali sul filo della memoria e dell’emozione…

Dallo scoccare della mezzanotte del 25 dicembre le emozioni di amplificano. Le cose negative e tristi, lo diventano ancor più. La serenità e la felicità, aumentano. Credo che tutti noi abbiamo passato Natali sereni e spensierati, e Natali tristi, magari per la perdita di alcuni cari.

Ho un ricordo vivido di queste emozioni che mi porterò dentro per tutta la vita.
La maratona di cartoni animati della vigilia, l’albero (quello vero), gli addobbi, le luci, le aspettative per i regali da scartare. Andavo a letto prima della mezzanotte ma non riuscivo a chiudere occhio. Nel buio ascoltavo ed aspettavo che Babbo Natale arrivasse a lasciare i doni per poi alzarmi nel cuore della notte ad aprirli… quasi sempre mi addormentavo, ma mi svegliavo presto al mattino seguente.
I pennarelli, i dischi, lo stereo nuovo, i dolci, i vestiti, i libri, pochissimi giocattoli.
Poi subito in cucina a preparare. Le emozioni del Natale erano anche quelle del cibo.
Il cibo speciale solo per questo giorno speciale – e poi bisognava aspettare l’anno successivo…. L’insalata russa, gli infiniti antipasti, le tartine, la pasta fresca, il cappone, la frutta secca, i lychees, gli amati panettone e pandoro, prima una fetta di uno poi una fetta dell’altro, accompagnati da un dito mignolo di moscato dolce.
Piccole grandi indimenticabili emozioni.
cVs
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Spigolature di BlogVs: fare scarpetta?

22 December 2011 - Commento (1) »


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Emanuele Bonati

Intervista al “turista per vino” Alessandro Acerbi

20 December 2011 - Commenti (3) »

• Caro Alessandro, dopo aver letto il tuo libro – Turista per vino, edito da Mariotti Publishing – posso sintetizzare il mio giudizio in una frase breve ed essenziale: “Che delusione!” Sapendo che si trattava del libro di un medico anestesista, mi aspettavo una serie di indicazioni su quali vini e gradazioni alcoliche usare in sala operatoria appunto per anestetizzare (d’accordo, per pre-anestetizzare…) i pazienti: un passito per le plastiche facciali, una bollicina per le tonsille, un bel Merlot per le blefaroplastiche, una Bonarda per le vasectomie (ok, questa è bruttina…), … – insomma, un modo per rendere più piacevole l’approccio alla sala operatoria. E invece niente: è un libro serio, scherzoso, piacevole, ma serio.

Urka! Fantastico! Sei il primo che mi dice che si tratta di un libro serio!

Comunque, è vero che in sala operatoria entriamo sempre con almeno un paio di fiaschi di Chianti sottobraccio. Ma quello è per noi: uso rigorosamente personale. Con i Pazienti facciamo una specie di cocktail secondo l’estro e l’ispirazione del momento…

• Nel tuo libro viene ripetuto a iosa – ma visto che noi ci rivolgiamo a chi ancora non lo ha letto, non possiamo esimerci dal chiedertelo: perché un medico anestesista scrive un libro sul vino?

Perché il mio è il lavoro più bello del mondo: guardo gli altri che lavorano. Trattandosi dei chirurghi (che sono i nostri nemici naturali), il godimento è doppio.

Se non combinano casini, ho un sacco di tempo a disposizione. È vero che potevo riempirlo scrivendo il manuale del perfetto anestesista, ma mi è sembrato più divertente seguire il mio istintivo tropismo verso il mondo di Bacco.

• Emergono dalla lettura di Turista per vino – oltre a un certo qual  disincanto e a una certa voglia di smitizzare l’aura misterico-iniziatica che avvolge certe ritualità della degustazione – la passione, il piacere, e il desiderio di rendere partecipe il lettore di questa passione e piacere. Desiderio realizzato, mi sembra. Come è nata questa tua passione?

Durante un fine settimana con amici, inseguendo un vino quasi sconosciuto (il Verduno Pelaverga). Mirko, uno del gruppo, sosteneva che fosse un grande vino, imperdibile. Ci ha fatto una testa così con questo Verduno. Un giorno in cui eravamo abbastanza “pieni” di birra, abbiamo fatto una specie di scommessa e gli abbiamo dato carta bianca per esibirsi come talent scout enologico. Siamo tornati a casa col baule pieno di bottiglie di Verduno.

Poi, col tempo, ho scoperto che se ti atteggi a esperto di vini, le persone non ti guardano più come un povero alcolizzato, ma diventi un soggetto molto interessante. Quindi mi è esplosa la passione. Irrefrenabile.

• Il vino è protagonista assoluto (va beh, insieme a te…) del libro, mentre il cibo mi sembra un po’ in second’ordine; il vino viene soprattutto assaggiato, degustato. E a tavola?

Del cibo, e del mio rapporto (meravigliosissimo) con esso, ho parlato nel mio secondo libro. Ma devo ancora pubblicarlo.

• Ti è mai capitato di costruire un pranzo, o una portata, attorno a un vino?

Mi capita di peggio: quando torno a casa dall’Ospedale, prima penso a cosa mi vorrei stappare, poi a cosa vorrei mangiare insieme al vino che mi porterò su dalla cantina. Dici che è grave?

• In cucina, nella ristorazione, ci imbattiamo periodicamente in novità, di maggiore o minore portata – dall’ingrediente di moda (la rucola, i fiori…) alla cucina molecolare. Secondo te, ci si può aspettare qualcosa di “nuovo” dal mondo del vino? O le novità sono essenzialmente le mode? Che so – negli anni Ottanta si beveva il Lancers, poi è stato il momento del Bellini, a un certo punto si è iniziato a commercializzare il vino novello, il vino col fondo…

Secondo me le novità sono sempre dietro l’angolo, e penso siano solo un bene. Altrimenti sai che noia? Poi è ovvio che si creino le mode. Ma una persona che abbia un cervello degno di questo nome, beve, mangia e fa ciò che le piace, non ciò che le hanno detto che è figo.

• Leggendo il libro, si scoprono i tuoi vini del cuore, le tue simpatie e antipatie, le tue passioni.

Adesso come adesso, il mio tipo di vino preferito è un Metodo Classico. Fino a poco tempo fa preferivo i grandi vini a base Nebbiolo. Tra un paio d’anni penso ritornerò alla Cedrata Tassoni, che rimane comunque una sicurezza.

Ma questi sono cambiamenti semplici. La vera rivoluzione l’ho fatta quando sono passato dagli slip ai boxer. Mi rendo conto che può sembrare una stupidata, ma per me è stato un periodo non semplice. I cambiamenti sono sempre uno stress.

• La tua specialità sono i consigli, mi sembra di capire, in primo luogo ai tuoi colleghi d’ospedale, ma poi anche a parenti e amici, e con il tuo libro anche a noi, in ultima istanza. Ma forse il tuo consiglio migliore è semplicemente: bevete quello che vi piace, basta che siate consapevoli di cosa state bevendo, e perché si presenta così nel vostro bicchiere.

In realtà io credo che un consiglio vada vissuto come il desiderio di una persona di farti provare un’esperienza che per lui è stata piacevole. Poi ognuno fa di testa sua, ed è giusto così.

Il giorno in cui ci sarà qualcuno che, in un campo così fortemente influenzato dal gusto personale, si trovi a scegliere sempre in modo perfetto, io spero di essere già al Camposanto. E da un pezzo.

Emanuele Bonati

Le foto sono state scattate dal nostro fotografo Bruno Cordioli alla presentazione del libro a Taste of Milano, settembre 2011

Per fare un cuoco: Pietro Leemann

20 December 2011 - Commenti »

Anche un cuoco svizzero, Pietro Leemann, è fra i protagonisti della cucina intervistati da Antonio Marchello per Anforchettabol (Trenta Editore).

Pietro Leeman arriva a Milano nel 1989 dopo un lungo soggiorno all’estero, particolarmente in Cina e Giappone, dove modifica il suo pensiero e il suo modo di lavorare, oltre che di mangiare, diventando vegetariano. E a Milano apre Joia, il tempio della cucina naturale.

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Pietro Leemann fotografato da Monica Placanica.

CHEF Pietro LeemannJoia, Via Panfilo Castaldi 18, Milano

NATO A Locarno (Svizzera) nel 1961

I MAESTRI Angelo Conti Rossini, Fredy Girardet, Gualtiero Marchesi

IL RICORDO La crostata di frutta

IL PIATTO L’uovo apparente

UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Bibbia, Bhagavad Gita; Solaris di Andrej Tarkovskij

DICE “Il filo conduttore della mia cucina è lo yoga, la comunione con la natura e con Dio. [...] La mia cucina cambia perché io seguo un percorso, cambia con me.”

INGREDIENTI L’onestà

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Emanuele Bonati

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Spigolature di BlogVs: le “Soluzioni di casa” di Flavia Alfano e Titty D’Attoma (6)

20 December 2011 - Commenti »

Il libro di mia cugina Flavia Alfano e della sua amica Titty D’Attoma, edito da Vallardi, oltre a un sacco di consigli utili per la casa, ne fornisce anche per la cucina…

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Come separare il tuorlo dall’albume

Per evitare che il tuorlo dell’uovo si rompa mentre lo separate dal bianco, prendete un imbuto e ponetelo sopra la ciotola in cui dovete versare l’albume, quindi rompete l’uovo nell’imbuto: il bianco colerà nella ciotola, il tuorlo rimarrà infallibilmente nella ciotola

[pag. 88]

Emanuele Bonati

Buon CibVs col Tè: il Tè Noël

20 December 2011 - Commenti »

Le festività natalizie sono associate, oltre ai piatti tipici della tradizione, alle “bollicine”. Da metà dicembre fino a Capodanno, la bevanda più bevuta nel corso delle varie feste, party, occasioni di incontro è lo spumante.
Non voglio negarne assolutamente la bontà – anche a me piace berlo in occasione di un brindisi, o il 31 dicembre; ma, per me, la bevanda di elezione di questo periodo è il Tè Noël.

Il Tè Noël, o tè di Natale, è un tè nero, aromatizzato principalmente con scorzette d’arancia, vaniglia e mandorle. A questi ingredienti, si possono aggiungere altre spezie, quali il pepe, la cannella, l’anice stellato, i chiodi di garofano.
Di solito lo preparo partendo da un tè già aromatizzato, al quale aggiungo altre spezie, o da un tè nero puro, che aromatizzo.


Lo preparo ormai da così tanti anni, che per me, insieme ad alcune ricette tipiche della mia zona, nel corso del tempo ha finito con l’assumere un valore fortemente simbolico, diventando una vera e propria tradizione.
Quando sento l’odore del tè aromatizzato, magari accompagnato da quello dei biscotti appena sfornati, avverto, dentro di me, lo spirito del Natale.
E ritrovo la magia delle feste, che gli anni, inevitabilmente, appannano.

L’infuso presentato è stato realizzato partendo da un tè nero aromatizzato alla vaniglia, al quale ho aggiunto scorzette d’arancia, anice stellato, pepe di Sechuan, stecca di cannella e chiodi di garofano.
Una miscela profumatissima e corroborante. Deliziosa da abbinare a biscotti, panettoni, pandori, dolci tipici e tronchetto natalizio.


Tè Noel
per 1/2 litro di tè:
1/2 litro di acqua minerale
5 g di tè nero alla vaniglia
un paio di chiodi di garofano
un paio di semi di pepe di Sechuan
un paio di frutti di anice stellato
una stecca di cannella
qualche scorzetta d’arancia

In una teiera ponete i vari ingredienti, aggiungete l’acqua alla temperatura di 95°, ponete in infusione per 4 minuti, filtrate e bevete caldo.
Il tè dev’essere preparato con la teiera scoperta, in modo che possa ossigenarsi.

Giovanna
la cuoca eclettica