Siamo onesti, il contributo tecnologico italiano all’umanità si è fermato al forno per la pizza.
Bill Bryson
Siamo onesti, il contributo tecnologico italiano all’umanità si è fermato al forno per la pizza.
Bill Bryson
Un amico nuovo è come il vino nuovo: invecchierà e lo berrai con delizia.
Ecclesiastico
Anche questo fine settimana – sabato 19 febbraio dalle 9 alle 14, per l’esattezza – negli spazi dell’antico verziere, nei Giardini Largo Marinai d’Italia, Palazzina Liberty, saranno presenti per il Mercato della Terra mensile a Milano cinquanta produttori di prossimità, provenienti dal Parco Agricolo Sud Milano, oltre che dalle aree agricole limitrofe, e dalle province di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza/ Brianza, Pavia, con ospiti dalle province di Brescia e Varese e con in primo piano il Veneto, presente a Milano con una delegazione di produzioni di eccellenza e dei Presìdi Slow Food®: saranno ospiti i produttori del radicchio trevigiano, del fagiolo gialét della Val Belluna, dell’antico orzo delle valli bellunesi e i casari dello straordinario formaggio Monte veronese di malga (e ci saranno assaggi di “sarde in saòr”e “baccalà mantecato”, preparati dal cuoco Galdino Zara, della Trattoria Da Paeto a Pianiga, nell’entroterra veneziano.
Verranno anche presentati i nuovi “Master of Food®“: VINO e FORMAGGI, a cura di Slow Food Milano.
Il volantino della manifestazione: 19_02_cartina.
http://www.mercatidellaterra.it/ita/network/milano/calendar
Negozio di design libri e angolo prodotti gastronomici.
Vasetti di pesto fatto con vari ingredienti.
Belli eleganti invitanti con tutte le garanzie di essere bio corretti eco sani.
Anche nel prezzo, non certo basso.
Ma certo è un bel barattolo, bello pesante.
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Ma…
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Ma sotto sotto…
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…certo, è un alloggiamento per permettere un impilamento dei vasetti senza rischi di crolli.
Certo, fa sembrare il vasetto più grosso e capiente.
Anche certe scatole di cioccolatini che sotto il coperchio hanno un bordo di 5 centimetri.
Confezioni ipertrofiche dai contenuti ridotti.
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Emanuele Bonati
San Valentino è il protettore della Perugina
Egidio Moretti
Nella sua accezione creola, il termine habitation indica l’insieme di una proprietà agricola e industriale. Nelle Antille francesi, sono diverse le tenute indicate con questo termine. Tra queste, immersa in un lussureggiante parco botanico di 17 ettari, l’Habitation Clément occupa un posto di rilievo nel patrimonio architettonico della Martinica. Riconosciuta Monumento Storico dal Ministero della Cultura nel 1996, oltre ai terreni dove si coltiva la canna da zucchero, comprende una splendida abitazione in stile creolo, le sue dépendances, l’antica distilleria restaurata nel 2005, i locali d’invecchiamento e i depositi del rhum.
L’Habitation Clément è l’unica nel suo genere ad essere completamente aperta al pubblico. Di particolare interesse è la visita all’abitazione principale, organizzata attorno ad un nucleo centrale risalente alla seconda metà del XVIII secolo e successivamente ampliato fino a raggiungere l’aspetto attuale. Abitata per un secolo circa dalla famiglia Clément, dalla fine degli anni ’80 è stata sottoposta a diversi interventi di restauro.
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L’altro polo d’attrazione, ovviamente, è rappresentato dal rhum. La Maison Clément, infatti, è uno dei più rinomati produttori di rhum della Martinica. L’antica distilleria, dopo i restauri del 2005, è stata trasformata nel Centre d’Interprétation du Rhum. Un’attenta ristrutturazione delle cantine, invece, ha portato alla realizzazione di un moderno spazio degustazione del famoso AOC Martinique Rhum Agricole prodotto dall’Habitation Clément.
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I cosiddetti rhum agricoli sono prodotti esclusivamente nelle Antille Francesi e sono ottenuti a partire dal puro succo di canna da zucchero, chiamato vesou. La denominazione Rhum Agricole può essere utilizzata solo se abbinata ad una denominazione di origine, ad esempio, AOC Martinique Rhum Agricole. Per ottenere questa denominazione, il rhum deve rispettare tutta una serie di norme particolarmente restrittive.
Le varietà di canna da zucchero utilizzate nella produzione sono inserite in un apposito registro e devono essere coltivate esclusivamente in aree autorizzate dal disciplinare di AOC. Mentre altrove la resa dei terreni può facilmente superare le 150 tonnellate per ettaro, in queste zone è limitata a 120 tonnellate. Questo limite è stato introdotto per evitare pratiche agricole non sostenibili come l’uso massiccio di fertilizzanti. Allo stesso modo, le tecniche d’irrigazione sono controllate nei modi e nei tempi, così da evitare una sovrapproduzione che risulterebbe dannosa sia per la qualità del rhum sia per l’ambiente. Il periodo di raccolta va dal 1 gennaio al 31 agosto.
Il succo di canna impiegato nella fabbricazione deve essere puro, ottenuto dalla macinazione e pressatura della canna da zucchero, senza alcuna aggiunta di sciroppo o melassa e senza impiegare tecniche quali l’estrazione a caldo.
Dopo la distillazione, il rhum nella denominazione AOC Martinique Rhum Agricole, si distingue in
Qualunque sia la categoria di appartenenza, però, questo non potrà essere messo in vendita con una concentrazione alcolica inferiore al 40%.
L’invecchiamento del rhum non avviene in botti nuove ma si preferisce usarne di già utilizzate per il bourbon e whiskey americano. I tannini di un legno “usato”, infatti, meglio si integrano con la struttura del rhum agricolo, senza nasconderne la personalità e la delicatezza.
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Ad influire significativamente sull’invecchiamento del rhum, accelerandone di molto il processo, è anche il clima caldo delle isole: l’invecchiamento di dieci anni sul rhum, infatti, può essere paragonato a oltre venti anni per un whisky scozzese.
Il rhum va servito a una temperatura compresa tra i 12° e i 14° C, preferibilmente in un balloon, e viene bevuto liscio, talvolta con l’aggiunta di acqua naturale fresca, nei cocktail e nei long-drink. Due sono le proposte onnipresenti in tutta la Martinica: il tradizionale Martinica T-Punch ed il fruttatissimo Planteur.
In generale, l’abbinamento con dolci al cacao, preparazioni con zucchero di canna e frutta tropicale risulta piuttosto agevole. Vista la complessità e le caratteristiche del distillato, più difficoltoso è abbinarlo a primi e secondi piatti. Lasciarlo scivolare tra gli ingredienti di una ricetta, però, può dare al palato grandi soddisfazioni … cosa ne direste, ad esempio, di una Zuppa di zucca e castagne con Rhum Clément Liqueur Créole Shrubb?
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Ingredienti
Preparazione
In un bicchiere tipo Highball, spremere leggermente e lasciare cadere la fettina di lime. Versare sul lime lo sciroppo di zucchero di canna ed aggiungere il rhum. Mescolare fino a che lo sciroppo non sia dissolto. Aggiungere un cucchiaio di ghiaccio tritato grossolanamente e mescolare brevemente per raffreddare. Talvolta, il Ti’-Punch viene preparato con rhum invecchiato.
Al posto dello sciroppo, qualcuno preferisce usare lo zucchero di canna, preparando così un dry punch.
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Antonella
Allora: prendiamo una gentile fanciulla. Mettiamo che sia anche un architetto. Dando per scontato che, come tutti gli architetti, e più in generale gli esseri umani, fanciulle o fanciulli, mangi, anzi, che non si limiti a mangiare, ma che proprio cucini, con particolare maestria – e che casualmente abbia in cucina una macchina fotografica, e magari un computer, e che nei dintorni ci siano numerose piante di aspargina o bruscandoli o Humulus lupulus – ecco che abbiamo Antonella e Il luppolo selvatico: Appunti di un architetto in cucina.
Ricette, ovviamente – rigorosamente senza frumento – ma non solo. Articoli, libri di cucina, concorsi, belle foto, idee, spunti, ricette mediterranee, un libretto di marmellate venduto a favore dell’Unicef (Le mani nella marmellata: ne avevamo parlato qui: se non lo avete ancora fatto, compratelo!!), e un sacco di altre cose.
Se poi l’architetto blogger cuciniere eccetera ama anche viaggiare, e fotografare, e conoscere il mondo e le sue tradizioni anche gastronomico-culinarie… non può che nascere L’ArchiCibVs, la nuova rubrica di blog.CibVs.com dedicata a esplorazioni di gusti, territori, espressioni artistiche e gastronomiche…
Benvenuta Antonella!
Emanuele Bonati
Ormai Identità Golose 2011 si è conclusa da diversi giorni, e la domanda è quasi spontanea: cosa ha lasciato dietro di sé?
Foto Bruno Cordioli per CibVs
http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/collections/72157625944218612/
È partito il conto alla rovescia per il mio personale non-SanValentino. Lo so, ormai dir male di questa festa è come sparare sulla Croce Rossa: ma io lo sto facendo da tempi non sospetti, per cui sono giustificata.
San Valentino è una festa relativamente recente, piuttosto ammiccante e piuttosto consumistica.
Non sono contraria alle feste. Le feste che ricordo da bambina erano il 19 marzo, perché è il mio compleanno – e sì, lo so, anche la festa del papà – e la festa della mamma. A scuola si preparava con le proprie manine il regalino da consegnare al genitore, si andava a messa al mattino (giusto per alzarsi presto anche nei giorni di festa) e poi tutti a casa a festeggiare, a tavola, con i piatti preparati dalla mamma. Prima c’era Natale, in mezzo la Pasqua. Con i rispettivi regalini hand-made. Fine delle feste comandate.
Ora invece si comincia ad allestire le vetrine ad hoc per San Valentino subito dopo l’Epifania. La vecchina con la scopa viene fatta sloggiare per lasciar posto ad un tripudio rosso fuoco che avvolge indifferentemente cioccolatini (visto il colore, un riciclone di Natale…), finte rose, confezioni di cacao al peperoncino, mutande (magari quelle non vendute per Capodanno…), profumi, rimmel e copriocchiaie (per il mattino dopo).
E il giorno dopo, via tutto dalle vetrine perché in sequenza ci aspettano Carnevale, Pasqua e Pasquetta (per la gita fuori porta).
Tutto questo in un paese nel quale la prima causa di morte (dati Istat) per le giovani donne in età fertile è per mano di un fidanzato, di un marito, di un padre, di un uomo rifiutato da un amore che non faceva battere più il cuore, mentre nel mondo è l’Aids, l’infezione profondamente subdola proprio per la sua modalità di trasmissione.
Ecco perché non trovo nulla da festeggiare a San Valentino, almeno fino a quando le cifre fornite dagli istituti di statistica continueranno a parlare di una “strage delle innocenti” in nome dell’amore…
Ma una ricetta vorrei lasciarvela lo stesso. La propone il compianto Manuel Vázquez Montalbán, l’autore dei romanzi con protagonista Pepe Carvalho, ma anche raffinato gastronomo, nel suo libro Ricette Immorali, una trattato eno-gastronomico-sessuale corredato da 62 ricette.
Montalbán consigliava, per un incontro amoroso, un cibo altamente afrodisiaco e peccaminoso: pane e pomodoro!
«Un cibo peccaminoso è tale nella sua accessibilità e nella sua semplicità: quindi pane e pomodoro per tutti.
E dopo l’amore pane, pomodoro e un po’ di salame.»
Il salame già affettato (così da non indurre in tentazione…).
Mangiate pane e pomodoro, non fate la guerra.
Anna Maria Pellegrino
Bella immagine, in un certo senso.
Densa di significati: da un lato, un memento, un monito esistenziale, una prefigurazione di un destino che ci incombe, ma se vogliamo anche una dissacrazione, mediante l’uso di un materiale “improprio” nella rappresentazione escatologica. Al tempo stesso, la doppia simbologia, del destino finale evocato da un lato dal teschio, e dall’altro dai possibilmente letali eccessi di grassi e di calorie di un’alimentazione potenzialmente scorretta evocati dalle patatine e dal contenuto del vassoio del fast food.
E ancora, l’estremizzazione del teschio di diamanti di Damien Hirst, diventato un topos dell’arte contemporanea, con la sostituzione di un materiale preziosissimo, il diamante, con un elemento alimento base…
Emanuele Bonati